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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

C’era una volta un Re…a San Michele (10) L’umile Pedone

Questo articolo è stato scritto da
Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari

Lezione 10 : L’umile Pedone


Seguendo sempre la traccia dal prezioso libro  “I bambini e gli scacchi. Appunti per una teoria della mente” di A.Pompa, R. Miletto, M.R. Fucci, F. Morrone. presentiamo, in questa lezione, l’ultimo (non per questo meno importante ) personaggio del mondo degli scacchi: l’umile Pedone.

Riuscirà un personaggio piccolo come un bambino a catturare l’attenzione di altri bambini come sono riusciti a fare un Re, una Torre e gli altri personaggi? A rafforzare l’esile natura del Pedone ci saranno altri Pedoni, pronti a fare gruppo e a mostrare tutta la loro forza di squadra. I bambini saranno invitati a collaborare in attività di gruppo per sperimentare il senso di coesione e sincronizzazione. La vita del pedone è un’allegoria della vita di un bambino che è metamorfosi; se ben difeso e protetto potrà sfarfallare e diventare decisivo per il mondo circondante.

L’avventura cui va incontro un Pedone è intensa di significati: nel suo lento percorso è quasi sempre affiancato da altri Pedoni e sostenuto da amici più grandi di lui; partecipa alle operazioni perseguendo, oltre allo scopo comune, anche un desiderio individuale, quello di crescere e di affermarsi.
In molti contesti i personaggi degli scacchi vengono utilizzati per indicare livelli di crescita progressiva: il Pedone rappresenta il livello di partenza, lo stadio iniziale, Re e Regina quello di arrivo. Ai piccoli allievi oggi verrà spiegato che ogni percorso ha un inizio e che per arrivare da qualsiasi parte bisogna intraprendere un cammino. Il senso di solitudine scompare quando si riconosce la presenza forte degli altri e ci si sente sostenuti e protetti.

Con tranquillità e la conquistata cura componiamo, cantando, la scacchiera; ormai i bambini hanno raggiunto la capacità di costruirla senza bisogno di nessuna indicazione, con ritmo. Sono presenti due capocantieri: offrono le case della scacchiera ai loro compagni senza autorità, e i manovali le ricevono senza pretesa; sembra che ogni ruolo sia veramente compreso e accettato.

I colletti colorati

I giorni precedenti a questo incontro le maestre Valeria e Luana, insieme ai bambini, hanno preparato dei preziosi colletti di carta crespa colorata; “Sono per il nuovo personaggio degli scacchi”, hanno tenuto a precisare i bambini, un po’ per dimostrare di essere attenti e preparati, un po’ per giustificare quello strano indumento, che, a dire il vero, non tutti indossano volentieri. Anche il Mago del Mondo degli Scacchi “Mauro” indossa un colletto e, quando tutti sono pronti, racconta la natura di questo personaggio: il Pedone è soltanto un bambino, quello che conta è di essere in tanti, diversi, ognuno con il proprio talento.

Filastrocca del Pedone

Sulla scacchiera il MMS “Mauro” presenta la marcia dei pedoni mostrando che, essendo piccolini, partono sempre dalla seconda traversa (o dalla settima) in modo da essere davanti ai pezzi più grandi, come si fa per le fotografie; viene, quindi, proposta la filastrocca del Pedone con il ritornello da marcetta. Le parole del ritornello, imparate rapidamente dai bambini, serviranno per giocare con i passi; quelle delle strofe aiutano a dare valore al gruppo di pedoni.

Pin pan ma che scatto, pin pan poi pianino
Pin pan sempre dritto, pin pan nel cammino
Pin pan arrivo in fondo, pin pan ben contento
Pin pan quel che voglio, pin pan io divento

Otto fratellini bianchi, otto fratellini neri
si tengono per mano per andare avanti fieri
fanno spazio ai loro amici senza allontanarsi tanto
non è bello stare in fila, non aver nessuno accanto

(Ritornello)

Se la strada avrai sbarrata resta fermo ad aspettare
con qualcuno il tuo posto di traverso puoi scambiare
quando è libero il cammino puoi viaggiare senza affanno
i tuoi amici, attenti e forti, sempre ti proteggeranno

(Ritornello)

La canzoncina dei Pedoni è rivolta in modo molto diretto ai piccoli allievi con il colletto, e da come ascoltano, sembrano ben immedesimati nel personaggio. Quel “io divento” del ritornello diventa un intenso momento di riflessione e discussione: arrivando in fondo si diventa quello che si vuole: chi una infermiera, chi una principessa; e le bambine sembrano già più determinate per il loro futuro!

La storia: I sette corvi

I bambini ascoltano con attenzione la fiaba

La fiaba dei Sette Corvi, dei fratelli Grimm, è complessa e densa di significato. I fratellini cercano di primeggiare l’uno con l’altro per andare alla fontana mentre vanno a prendere l’acqua e, così finiscono per rompere la brocchetta; traspare, allora un comportamento antitetico dei bambini, che entrano in confusione e appaiono indecisi, e il padre che preso dall’impazienza, senza pensarci, li maledice; ogni decisione ha un proprio tempo, deve avvenire né troppo lentamente e né troppo in fretta. La sorellina, in seguito, andrà alla ricerca di tutti i fratellini, che vivono uniti; si farà aiutare dalle stelle, che anche loro, in armonia, stanno tutte insieme, e non dal rovente Sole o dalla glaciale Luna; e solo quando la bambina sacrificherà una parte di sé stessa i corvi si ritrasformano in umani. Nel racconto il MMS impersona uno dei fratelli trasformati in corvi; il senso di unione è stato rafforzato dalle belle immagini della storia: “la nostra sorellina ha fatto di tutto per ritrovarci, è fuggita dal sole e dalla luna che vivono soli nel cielo, si è seduta accanto alle stelline, tante e piccole”.

I pedoni pur non avendo una rilevante forza individuale possono, insieme, creare attacchi e difendere i pezzi più “grandi”. Non devono essere isolati o doppiati e come i corvi volano a forma di V. Le varie strutture che si possono creare con i pedoni ci permettono sulla scacchiera gigante di sperimentare diverse configurazioni, benché sarebbe stato meglio avere le case un po’ più grandi.

La marcetta

Alla partenza

Sfalsati

 

 

 

 

 

Otto bambini salgono sulla scacchiera per passeggiare a ritmo di filastrocca; il MMS “Mauro” li dispone tutti in fila nella posizione di partenza; dovranno muoversi sui PIN PAN del ritornello. Ogni movimento verrà eseguito in gruppo perciò, contemporaneamente, nel primo PIN PAN, chi sta sulla casa bianca fa solo un passo e raggiunge la casa nera, mentre chi sta sulla casa nera compie due passi raggiungendo sempre una casa nera. A questo punto ad ogni PIN PAN (senza cantare le strofe) i bambini si muoveranno all’unisono, compatti, un passo alla volta, fino a terminare con “io divento”; seppur partendo sfalsati arriveranno tutti comunque alla meta.

Ripetiamo l’esercizio, con un altro gruppo; si sperimenta anche una partenza in sequenza, in modo da avanzare con una catena in diagonale; ogni bambino partirà in un momento diverso dagli altri, ma poi proseguirà con il gruppo, con un movimento coordinato.

Il passo che permette al Pedone di avanzare costituisce uno degli elementi più importanti del nostro lavoro con i bambini. Il percorso che ognuno di noi intraprende per raggiungere obiettivi più o meno ardui, assomiglia al cammino del Pedone (“io divento”); anche un giocatore di scacchi potrebbe paragonare il suo lento progredire nella pratica e nella conoscenza del gioco al modo di avanzare del più modesto dei pezzi, e a noi piace vedere i piccoli allievi del nostro laboratorio di scacchi come tanti Pedoni desiderosi di crescere restando uniti.

La lezione termina con la canzoncina di chiusura: è arrivato il momento di riporre la scacchiera che è davvero “proprio stanca”.

Questa è l’ultima lezione di presentazione dei pezzi, nelle successive lavoreremo per la preparazione della festa di fine anno.

♦♦♦

Le puntate precedenti:

1 : C’era una volta un Re…a San Michele
2 : Le trasformazioni
3 : Il Re si presenta
4 : L’incontro dei Re
5 : La Solida Torre
6 : Lo Spinoso Alfiere
7 : Profumo di Regina
8 : Lezioni di compostezza
9 : Il Bizzarro Cavallo

C’era una volta un Re…a San Michele (9) Il Bizzarro Cavallo

Questo articolo è stato scritto da
Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari

Lezione 9 : Il Bizzarro Cavallo

La vita, istruzione per l’uso di G. Perec Percorso del cavallo scacchiera 10x10

La lezione sul Cavallo appagherà molto i bambini, così come è stata tanto apprezzata, dalle bambine, quella sulla Regina.  Il Cavallo è un pezzo il cui movimento è molto particolare, alterna ad ogni mossa il bianco con il nero e per un bambino prevedere la successiva posizione non è poi cosi’ banale.

Nell’immaginario di molti, il cavallo degli scacchi è l’emblema della mutevolezza improvvisa, il compagno di viaggio verso direzioni nuove e inesplorate, affascinanti e irrinunciabili. I giocatori di scacchi di tutte le epoche subiscono il fascino delle manovre combinate dei pezzi e con essi intraprendono un viaggio che è quasi un’avventura; spesso vivono la solidità della Torre o l’introversia dell’Alfiere; ma ancora di più cercano e sperimentano il voler essere Cavalli bizzarri, quasi illogici, per spezzare la regolarità in cui rischiano di fossilizzarsi. Ai bambini verrà presentato un personaggio con uno spirito estremamente vitale, più scalmanato di loro.

Iniziamo la lezione costruendo la scacchiera accompagnati dalla ormai nota Filastrocca di Apertura al “Mondo degli Scacchi”; come nel precedente incontro e’ stato designato il capocantiere pero’ qualcuno si mette seduto vicino a lui e a Mauro, il Mago del Mondo degli Scacchi, ad osservare e commentare il lavoro svolto dagli altri. Per costruire la scacchiera impiegano circa due minuti con grande concentrazione e partecipazione di tutti; si percepisce che iniziano a sentire e a vivere la scacchiera come spazio proprio.

Il modo con il quale i bambini costruiscono la scacchiera ne svela il temperamento: alcuni mostrano grande cura e pacatezza mostrando attenzione a non lasciare spazi tra le case, altri depongono le case velocemente e alla rinfusa, altri, invece, con sicurezza e decisione, infine alcuni rimangano a guardare.

Il cavallo del Re

“Oggi viene a trovarci il Cavallo del Re!”  - esclama MMS. I bambini rispondono entusiasti, in particolare i maschi, che cominciano ad imitarlo saltellando dappertutto. Siamo in un asilo della campagna marchigiana e in famiglia qualcuno lo possiede pure un cavallo. Non hanno, pero’, capito che ogni volta arriva un nuovo personaggio, e aspettano sempre l’arrivo del Re; egli occupa ogni spazio nel loro cuore.

Il MMS esce a chiamare il cavallo che sembra trovarsi di fuori e fa credere ai bambini che sia enorme, poi entra e invece e’ piccolo piccolo: un cavallino di lana impaurito e un po’ timido, pronto a catturare l’affetto dei bimbi e desideroso di raccontare la sua storia piena di peripezie, sono tutti molto emozionati.

Mauro chiede ai bambini di indovinare il nome del cavallo e tutti propongono nomi improbabili. Il Mago del Mondo degli Scacchi, usandolo come una marionetta, intavola un siparietto con lui, svelando cosi’ il suo nome : Luce.

La storia di Luce (storia araba)

La storia, una fiaba araba piena di simbolismi, è presa dal libro “Storie di cavalli” di N. Vézinet e R. Causse; riguarda una coppia di genitori, ormai in età avanzata, che desiderano tanto avere un figlio. La donna andando al mercato incontra una vecchia che le offre un’arancia(e qui Mauro mostra una bell’arancia) predicendole l’arrivo del tanto desiderato figlio, pero’  se sarà femmina, sarà di sua proprietà al compiere di 6 anni. Nasce proprio una bellissima bambina.,Aida, che verrà sottratta dalla strega come era stato predetto e portata in un palazzo in mezzo al deserto, lontano da qualsiasi contatto umano. Dopo qualche tempo la ragazza (ormai cresciuta) si accorge di non essere sola in quel luogo desolato e scopre che in una delle innumerevoli stanze è rinchiuso un principe con il suo cavallo, che si chiama Luce; purtroppo stanno morendo d’inedia, così di nascosto dalla strega gli porta del cibo fino a che non siano abbastanza forti da poter sopportare la fuga. Ad un certo punto riescono a fuggire in groppa a Luce, che si rivela davvero speciale. La strega li insegue e per tre volte Luce riesce a sconfiggerla ergendo delle barriere,dei fronti, che nascono allo scalpitio degli zoccoli: la prima volta una siepe spinosa, la seconda una catena altissima di montagne e infine una grande onda che sotterra definitamente la strega. Ogni volta che Luce sconfigge la strega riparte al galoppo (i bambini tutte le volte imitano il rumore dei zoccoli con la voce e battono ritmicamente i piedi  tutti insieme).

Finalmente i ragazzi si salvano raggiungendo la casa paterna e si sposano vivendo per sempre felici e contenti insieme a Luce, ora il cavallo del Re.

Filastrocca del Cavallo

Quando si chiede ai bambini di prepararsi a cantare un nuovo ritornello, partecipano sempre contenti, un po’ per fare felice il personaggio che è venuto a trovarli, un po’ perché vogliono prendere parte della musica e della poesia ritmata, senza rendersi conto di essere essi stessi a generarle. Tutto questo entusiasmo e energia verranno trasformati in attività vocale e motoria. Il Mago MMS “Mauro” introduce la filastrocca creata per il cavallo e dopo averne mostrato il suo movimento fuori dalla scacchiera, chiede a tutti i bambini di imitarlo al ritmo della nuova canzoncina: tanti piccoli cavalli dritti sulle zampe posteriori sono pronti a fare due salti, a girarsi da una parte e a completare la mossa con un terzo salto.

Opplì Opplì Opplà
L’allegro cavallo si muoverà
Opplì Opplì Opplà
Salta due case e svolta di la’

Il Re e la Regina hanno i loro cavalli
Con cui attraversano monti e valli
Volano al vento le belle criniere
Su case bianche e su case nere.

(Ritornello)

Nessun ostacolo potrà fermarlo
Se vuoi che scappi, prova a domarlo
Quando alla fine stanco sarai
Che bella sorpresa, accanto lo avrai.

(Ritornello)

Le passeggiate dei Cavalli

Sale sulla scacchiera, nella posizione A2, la maestra Sbagliona che mostra la mossa del cavallo, ovviamente sbagliando, mentre i bambini non vedevano l’ora di correggerla.

Ora salgono quattro bambini alla volta ed effettuano, al ritmo della canzoncina, il movimento ocorretto  due salti nella stessa direzione e poi un salto girandosi a destra o a sinistra; arrivano alle case centrali scalpitando con le mani/zampe e poi ritornano al punto di partenza (con alcuni si tentano delle coreografie).

Le parole della filastrocca aiutano molto e fanno sembrare il movimento abbastanza semplice, ma coordinare la sequenza di piccoli salti non è affatto facile. Sono tentato a rallentare la musica per regalare pause utili, ma forse l’esecuzione veloce obbliga a fare movimenti meno ragionati e comunque quasi sempre corretti.

Il MMS  ”Mauro” invita a salire anche i bimbi di quattro anni che hanno qualche difficoltà con questo strano movimento, e, condotti dal mago li facciamo incontrare sui bordi, effettuando un percorso diverso dai grandi.

Quando tutti i bambini hanno completato l’esperienza, vengono fatti salire tutti sulla scacchiera e eseguendo il movimento del cavallo si accorgono subito che è possibile scegliere contemporaneamente la stessa casa di altri bambini, così si finisce tutto con un bell’abbraccio che viene sciolto da un saltellamento convulso sia da cavallo che da ranocchio.

Un tenero abbraccio

Il percorso del cavallo è tra i piu’ affascinanti e largamente studiati in matematica e permette di operare con con svariate geometrie.

Quadrati e Diamanti

Vari usi delle fasce laterali

Alla fine smantellano come cavalli impazziti la scacchiera, mentre le fasce laterali diventano la stola di un cardinale o le briglie di un cavallo. Dello smantellamento amano molto il ripiegare con cura il tessuto che viene messo sotto la scacchiera per non farlo scivolare. La scacchiera come il maiale,si apprezza tutto!

♦♦♦

Le puntate precedenti:

1 : C’era una volta un Re…a San Michele
2 : Le trasformazioni
3 : Il Re si presenta
4 : L’incontro dei Re
5 : La Solida Torre
6 : Lo Spinoso Alfiere
7 : Profumo di Regina
8 : Lezioni di compostezza

Oristano: Incontro sulla psicomotricità.

Nello scorso fine settimana il Comitato Regionale Sardegna della Federazione Scacchistica Italiana, grazie alla preziosa disponibilità logistica della Società Operaia di Mutuo Soccorso (SOMS) di Oristano, ed alla gentilissima collaborazione della maestra Paola Russo di Savigliano, Alessandro Pompa di Roma e del sottoscritto, ha potuto illustrare ad una platea composta da circa 30 insegnanti di ogni ordine e grado della scuola, una prima esposizione teorica della psicomotricità su scacchiera gigante.

Si tratta del primo evento che il Comitato Regionale sardo, presieduto da Giovanni Mascia di Cagliari,  ha pensato per inaugurare la costituenda “Struttura degli istruttori sardi”, che avrà lo scopo di colmare una lacuna: quella della formazione permanente degli istruttori, sia scolastici, sia sportivi sia “sociali”.

Ma torniamo all’evento. La mattina in qualità di coordinatore dell’incontro ho introdotto gli splendidi lavori di Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari – ottimamente testimoniati in questo sito – che purtropppo non siamo riusciti economicamente ad invitare di persona ad Oristano: ma siamo già daccordo che al prossimo appuntamento non mancheranno.

Ciò che ho voluto sottolineare di tutta l’esperienza nelle Marche è stata la grande condivisione coi bambini, in una creatività costruttiva che segna un vero modello didattico per tutti coloro che vorranno sperimentare la psicomotricità coi bambini dai 4 anni un su: la costruzione della scacchiera; l’introduzione della musica; le filastrocche; i giochi motori utilizzati; i momenti di attenzione, riflessione e comprensione… Non credo di esagerare nel dire che Maria Beatrice e Mauro, al loro primo anno di sperimentazione, hanno tratto il meglio dalle idee precedenti (Lazio, Piemonte, Sardegna)  ed abbiano introdotto a pieno merito le Marche all’avanguardia rispetto a questa innovativa pratica!Un momento dell'incontro.

Metodo ideografico.

Con l’ausilio di una mia scacchiera ideografica, ho voluto fare un quadro delle potenzialità formative della psicomotricità. Nel mio personale approccio alla psicomotricità non posso non citare il “quaderno” che ho sviluppato grazie al mio prezioso collaboratore Michele Devilla, che ha la funzione di “raccordare ” l’esperienza motoria a quella “scolastica” e viceversa, poichè gli esercizi proposti nel quaderno (puzzle, labirinti, pre-grafismi, disegni…) sono poi riportati nella “mappa” della scacchiera ideografica (con le solite icone delle orme, dei muri, dei fuochi ecc.) per poi essere eseguiti in coinvolgenti giochi corporei all’interno della scacchiera gigante. Il metodo ideografico, come ho scritto anche altrove, si completa realmente con questa pratica psicomotoria, perchè si passa dall’idea più astratta a delle immagini o dei suoni, quindi alla manipolazione di oggetti sullo sfondo di una griglia ben definita (la scacchiera 10×10!), infine nell’azione o rappresentazione anche plateale della stessa!

Gli scacchi come terapia.

Alessandro Pompa

Nel primo pomeriggio Alessandro Pompa, molto apprezzato da tutti i presenti, ha fatto una splendida premessa a partire dal convegno “Giocare a scacchi con la mente” svoltosi a Pomezia lo scorso anno, sulla potenzialità degli scacchi per l’inclusione di soggetti diversamente abili (“come noi tutti siamo” ha affermato Alessandro), sulla possibilità di riprogrammare le attività didattiche con un’azione di mediazione tra docente e discente (metodo Feuerstein, brillantemente esposto sempre a Pomezia dal Prof. Mauro di Mauro dell’Università Cà Foscari di Venezia).

L’esposizione di Alessandro, non scevra di continui giochi di parole secondo un suo ormai riconoscibile stile, ha poi illuminato i presenti sul valore educativo del gioco degli scacchi, ripercorrendo anche storicamente la funzione della FSI come ente morale e facendo degli omaggi a personaggi che si sono particolarmente distinti  nell’ambito della formazione.

La psicomotricità, secondo Pompa, può fungere benissimo un ruolo diagnostico non solo sulle capacità di apprendimento dei bambini, ma persino sulla capacità del sistema scolastico di rinnovarsi e di individuare buone pratiche per la didattica relativa allo sport ed alla consapevole cittadinanza delle future generazioni: iniziando con una condivisione – mettendosi in gioco – delle basilari regole. Proprio questo è stato il senso di una esemplificazione pratica che lo stesso Pompa ha mostrato, con l’aiuto di un suo vecchio allievo (Francesco Pes, venuto proprio per salutarlo) e della campioncina regionale Under 8 Maria Cristina Pannella. Il gioco consisteva nel togliere le case al Re (Alessandro) alzando le mani (Francesco e Maria Cristina) ogni volta che questi finiva sotto scacco.

Paola Russo

La scacchiera come palestra!

Nel pomeriggio ci ha raggiunto – dopo una breve “odissea” aerea – anche Paola Russo, che ha fatto una interessantissima relazione agli insegnanti (molti di loro insegnano proprio educazione fisica) sull’utilizzo della scacchiera gigante per fare interiorizzare concretamente molti concetti astratti curriculari di materie come la matematica, geometria, storia, geografia e motoria. L’enfasi della relazione di Paola era posto soprattutto nella ricerca di soluzioni adeguate di fronte alle molteplici difficoltà che si incontrano nel quotidiano, mostrando una costante di tutti gli approcci didattici: una sincera attenzione alla formazione globale dei giovani.

La struttura dell’intervento di Paola Russo è la suddivisione del metodo didattico in due distinti moduli di 8-10 lezioni ciascuno: nel primo modulo si passa dalla spontanea esplorazione dello spazio alla consapevolezza dei primi concetti spaziali, ritmici e numerici. Si passa alle prime esperienze guidate, all’assegnazione di istruzioni di gioco, al problem solving, promuovendo emotività e accentundo il momento creativo, relazionale e le competenze acquisite per consentire la trasferibilità ad altri contesti.

Gli strumenti proposti sono in genere facilmente reperibili: una scacchiera di stoffa, corde, cappelli, coni, palle, tamburelli e fischietti (persino una vera canna da pesca!); coi quali sono possibili molteplici varianti ai giochi proposti per graduarne la difficoltà e tenere sempre viva l’attenzione dei partecipanti.

Nel gioco poi vengono “tirati in ballo” i vari blocchi emotivi e relazionali, e vengono risolti grazie alla consapevole guida dell’istruttore che li usa come espedienti per fornire i “giocatori” di nuovi strumenti psicologici, per arricchire la formazione del carattere.

Quattro anni per pensare meglio, quarto anno. 1. L’importanza delle regole.

I bambini non giocano a scacchi a casa

Di solito inizio un nuovo anno facendo giocare i bambini:  controllo come giocano e soprattutto la velocità di gioco. Vedo così se posso continuare da dove li ho lasciati l’anno precedente o se devo riprendere qualche provvedimento in questa direzione. M’informo anche se in estate qualcuno ha giocato a scacchi. A parte due o tre bambini, i soliti noti che partecipano ai tornei giovanili, le partite giocate, con i genitori in prevalenza, si contano sulle dita di una mano. Per me va bene cosi, in estate l’attività che dovrebbe prevalere è il movimento e se vedessi in spiaggia due bambini che giocano a scacchi invece di essere in acqua, mi sembrerebbe perlomeno un po’ strano.

Scacchi speranza
Quest’anno però, per la prima volta, posso continuare da dove li avevo lasciati. Nella seconda ora ripresento il finale, trattato l’anno scorso con Re e pedone in quinta traversa conto Re. Considerando anche che all’incirca metà classe riesce a giocare in prevalenza senza mettere in presa troppi pezzi in una mossa decido di iniziare ad insegnare loro a pensare in avanti e considerare anche le mosse avversarie. Il gioco della classe è ancora al livello di “eseguo questa mossa, vediamo cosa succede e speriamo vada bene”. C’è ancora il pensiero dominante che l’avversario può sbagliare le proprie mosse e delle partite pari si possono vincere tramite l’errore dell’avversario. Convincere i bambini che nell’analisi non si calcola l’errore dell’avversario non è cosi semplice. Penso di dedicare questo ultimo anno soprattutto all’analisi.

Le regole non piacciono ai bambini.
Mettiamo la posizione del finale sulla scacchiera, una scacchiera per due bambini e tutt’e due dalla parte del Bianco, e inizio chiedendo quali siano le regole da avere in mente per gestire bene questo finale. Due le regole utili, prima condizione per vincere il finale, il Re davanti al pedone e la seconda il pedone in settima senza scacco. Le abbiamo imparate in quattro lezioni con simultanea finale, dopo ogni lezione, con Stefano. Aspettavano tutti che Stefano fornisse le regole ma Stefano non dice niente. Non ci sono nemmeno tentativi di indovinare qualche regola, niente. Alla fine delle lezioni dell’anno scorso una buona parte è riuscita a vincere la loro partita in simultanea e a pareggiare con il Nero. La posizione messa sulla scacchiera era: pedone bianco in d5 e Re in d4, il Re nero in e8. Non meraviglia più di tanto se non si ricordano le regole, una buona parte dei bambini odia le regole perché spiegano come si deve giocare, mentre loro preferiscono, caratteristica dell’età, trovare da se i modi per vincere. Un altro fattore che influisce a far loro dimenticare subito queste regole è la mancanza di occasioni per sfruttarle. Raramente in questo livello di gioco arrivano a un finale simile e sappiano che per imprimere le regole ci vogliono un sacco di partite vere che terminano in una situazione tipica. Non ho ancora visto una sola partita con un simile finale nelle due classi. 
Constatiamo alla fine che il Re deve stare davanti al pedone e vediamo la posizione finale da raggiungere. Rimettiamo la posizione di partenza e richiedo se la posizione è vinta o meno. Ci vuole un po’ di tempo prima che qualcuno chiede a chi tocca muovere. Muove il Bianco, ma nemmeno Stefano riesce a calcolare correttamente la posizione. Andiamo ora ad analizzare la posizione. I pezzi non vengono toccati e devono concentrarsi e risolvere il problema in mente. Ricerchiamo prima le mosse possibili del Bianco, eliminiamo quelle mosse che ovviamente non sono utili e poi calcoliamo due mosse in avanti con tutte le possibili mosse del Nero.

Se guardano me che spiego non imparano bene.
Io dirigo le varianti e tutti mi seguono con lo sguardo. Questo non va bene e chiedo loro di mettere la posizione corrente sulla scacchiera.
Il compagno di Stefano faceva affidamento sulle sue capacità di memorizzare ed è rimasto deluso quando Stefano non si è mosso. Risultato finale una sola posizione corretta su otto coppie. Chiariamo subito come fare per seguire con profitto la lezione. I bambini guardano la scacchiera e non l’istruttore e si concentrano solo sulla posizione e le mosse. Mi servono ancora due tentativi per far capire il modo di lavoro e poi continuiamo con le analisi.
Alla fine ci sono rimasti 10 minuti per giocare.

Nell’altra classe qualche idea sulla regola l’avevano, del tipo il Re deve stare davanti o forse dietro il pedone? Il resto della lezione è stato identico alla classe precedente. Verso la fine ho voluto controllare la mia opinione sulle regole e ho chiesto quali fossero le regole o piani per dare Matto con Donna e Re contro Re.
I sistemi per dare Matto con i pezzi pesanti li ho riproposti all’inizio del secondo anno e anche all’inizio del terzo anno e non prevedevo di ricontrollare nel quarto. Chiedo come siano i piani per dare Matto.  Mi arriva la gabbia dal Matto con una Torre, fino alla Donna difesa che si piazza di fonte al Re, ma niente sul Matto con la Donna. Regola uno: portare il Re sui lati della scacchiera, regola due: mettere la Donna ad un salto di Cavallo dal Re per costringerlo ai lati. Non rispiego le regole, ma chiedo loro di dare un’occhiata nel libro GS1.
Anche in questo caso manca la pratica su partite “vere” per ricordarsi le regole.
Mi viene qui in mente che nel sistema scolastico, ma anche nell’insegnamento degli scacchi, le valutazioni dei bambini si effettuano spesso sulla loro conoscenza delle regole. Anche se in pratica riescono ben o male ad usarle, definire  la regola si rivela fuori dalle loro caratteristiche, arrivare dalla pratica alle regole e non viceversa si avvicina di più alle loro caratteristiche.

C’era una volta un Re…a San Michele (8) Lezioni di compostezza

Questo articolo è stato scritto da
Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari

Lezione 8 : Lezioni di compostezza

Il Mago del Mondo degli Scacchi “Mauro” ha deciso che che è giunto il momento di chiedere ai bambini un pochino più di impegno e ordine nella partecipazione alle attività; ascoltare con più attenzione oppure saper aspettare il proprio turno, se anche c’è da pazientare un po’, sono qualità importanti per ogni età; egli ha, quindi deciso di provare ad entusiasmarli con esercizi più pacati dei precedenti, pronto a ripiegare sulla linea “allegra” nel caso la lezione fosse sembrata troppo pesante e noiosa.

Una costruzione ordinata

Si comincia a far costruire la scacchiera, in maniera diversa dalla precedente, questa volta richiedendo lo sforzo di seguire  “Il capocantiere F.” che, seduto su una sedia, consegnerà due case alla volta ai bambini, sistemati ordinatamente in fila indiana. L’esercizio di costruzione della scacchiera (apertura) e decostruzione (chiusura) della stessa sono due momenti che si intende curare in modo particolare.

Durante il posizionamento i bambini discutono sul come metterle giungendo ad una soluzione diversa dalla precedente: hanno messo prima le case intorno al bordo poi hanno proceduto a riempire l’interno.

Il lavoro è svolto in modo calmo e ordinato, con un leggero ritardo rispetto alle volte precedenti, e con una riuscita eccellente (gli errori di posizionamento, frequenti quando si inizia contemporaneamente da più punti, questa volta non ci sono stati, e non dovendo rimaneggiare le case, gli accostamenti erano meglio eseguiti); al MMS “Mauro” è bastato congratularsi con i piccoli operai per far capire loro quanto fosse stato importante organizzarsi con il capo cantiere; ora avevamo una scacchiera perfetta per giocare tutti insieme!

La volta scorsa avevamo presentato una Regina “molto” affascinante e in questa lezione, vista l’importanza di questo pezzo, la incontreremo di nuovo, approfondendone i movimenti in verticale, in orizzontale e  in diagonale .

Regina Reginella

Molti giochi classici possono essere utilizzati nel gioco degli scacchi, iniziamo a giocare sulla scacchiera proponendo un riadattamento ad un classico dei giochi dell’infanzia Regina Reginella :

Regina Reginella
quanti passi devo fare
per raggiungere il tuo castello
tutto d’oro, tutto bello?

Regine Reginelle

Nel nostro adattamento due bambine interpretano una Regina d’Oro e una d’Argento con dei copricapo in testa e sono posizionate sulle loro case di partenza (case “d1” e “d8”); ad ogni Regina sono affiancati due bambini: due soldatini; i due soldatini si muovono in coppia secondo un certo numero (uno o due o tre) ed un tipo (Alfiere o Torre) di passi stabilito dalla Regina opposta, recitando la filastrocca Regina Reginella e cercando di raggiungerla.

Nel percorso gli altri soldatini potranno essere d’ostacolo, perciò la Regina dovrà prestare attenzione se effettivamente la sua richiesta è efficace, mentre il bambino, a cui tocca muoversi, sceglie liberamente la direzione da prendere.

Dopo sei turni (tre movimenti per ogni schieramento) tutti i bambini arrivano a destinazione; tra l’applauso generale e le congratulazioni molto sentite del MMS “Mauro”, questi piccoli protagonisti sorridono contenti, dimostrando di non aver sentito il peso del lungo e faticoso esercizio (per esempio nel porre attenzione che un passo equivale ad una casa). La successiva edizione del gioco, con gli altri sei bambini, riscuote altrettanto successo; gli spettatori, come i giocatori, sono rimasti composti per tutto il tempo.

La scelta di muovere le coppie dei bambini alternativamente in modo che raggiungano la meta allo stesso tempo nasce nel cercare di limitare la competizione, che a nostro avviso non è appropriata per questa fascia di età.

I Colori della Frutta

Inizialmente, per questo gioco avevamo pensato di utilizzare la frutta, poi, purtroppo, i kiwi che avevamo portato non hanno avuto una buona sorte, perciò abbiamo ripiegato su dei mattoncini colorati.

Sulla scacchiera sono stati disposti dodici mattoncini colorati: tre rossi, tre gialli, tre blu e tre verdi; dopo aver assegnato ognuno dei quattro colori ad altrettanti bambini (per iniziare abbiamo scelti i bambini più grandi) marcandoli con dei nastrini colorati, questi sono invitati a posizionarsi sulle case d’angolo; muovendosi come una Torre, ogni bambino deve raggiungere in due mosse la casa di un mattoncino del suo colore, raccoglierlo e portarlo in un cestino posto accanto alla scacchiera; dopo averlo depositato, torna nella casa d’angolo per dirigersi verso il prossimo mattoncino del proprio colore. Ogni movimento è scandito da un tamburello (il “gong”), per cui ogni giocatore è invitato a scegliere preventivamente il mattoncino da raggiungere, e a focalizzare la casa su cui deve terminare il primo movimento (in corrispondenza della traversa contenente il mattoncino). Quando tutti i mattoncini sono raccolti MMS conta chi ne ha raccolti di più e …magicamente risulta che hanno raccolto tutti tre mattoncini (per essere sicuri del risultato anche i bambini li contavano ).

Seguendo le quattro ultime mosse della bambina vestita di fucsia che raccoglie i mattoncini gialli:

La partenza: individuazione del percorso

La partenza: I bambini devono individuare il percorso per arrivare  in due mosse al mattoncino che gli compete.

Prima mossa :l'avvicinamento al mattoncino

Prima mossa: la bambina si deve muovere fino al punto dove sarà possibile prendere il mattoncino con mossa da Torre. Non è scontato e i bambini si muovono con incertezza, finché arrivano alla casa corretta con eureka!

Seconda mossa: la cattura del mattoncino

Seconda mossa: il mattoncino è raggiunto e per raccoglierlo (o mangiare nel caso della frutta) bisogna andare proprio sopra la casella del mattoncino.

L'arrivo: deposizione del mattoncino

L’arrivo:  il mattoncino raccolto viene depositato in un contenitore che si trova fuori dalla scacchiera e si ricomincia da capo nel caso ci siano altri mattoncini da raccogliere.

Nel preparare il gioco occorre fare attenzione quando si posizionano i mattoncini in modo che non ci siano scontri nel percorso. Successivamente, come variante è stato proposto la possibilità di recuperare i mattoncini seguendo un percorso continuativo, senza bisogno di riposizionarsi nelle case di partenza.

Lo stesso gioco viene proposto ai bambini più piccoli e infine  con le mosse dell’Alfiere.

Tre gruppi di quattro bambini si sono succeduti in questo gioco non poco impegnativo; inutile dire che hanno giocato tutti con compostezza, e il MMS ne è stato molto gratificato. Sarebbe stato veramente troppo proporre lo smantellamento della scacchiera con tanto di capo cantiere: lo faremo le prossime volte; per oggi si raccolgono le case in piena libertà e con la canzoncina di chiusura.

 

Le puntate precedenti:

1 : C’era una volta un Re…a San Michele
2 : Le trasformazioni
3 : Il Re si presenta
4 : L’incontro dei Re
5 : La Solida Torre
6 : Lo Spinoso Alfiere
7 : Profumo di Regina

C’era una volta un Re…a San Michele (7) Profumo di Regina

Questo articolo è stato scritto da
Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari

Lezione 7 : Profumo di Regina

In questa lezione presentiamo la tanto attesa (soprattutto dalle bambine) Regina, e non la Donna; pur seguendo nella presentazione dei personaggi lo schema  proposto nell’illuminante libro “I bambini e gli scacchi” di A. Pompa, F. Morrone, R. Miletto, M.R. Fucci, preferiamo parlare ai bambini usando il termine Regina, in quanto evoca l’immagine di potenza e bellezza.  Sembrerebbe che il termine fosse stato sostituito in quanto era improponibile, nella cultura cristiana, l’avere più regine ovvero più mogli (il caso del Pedone che si trasforma in Regina); in realtà la regina non era inizialmente così potente ed aveva meno possibilità di movimento, simboleggiava il consigliere o il generale in grado di comprendere e suggerire la tattica migliore per giocare la partita. E dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna.

I bambini mostrano in maniera molto concreta la loro “fretta” di conoscere il nuovo personaggio: iniziano a costruire da soli la scacchiera (sanno gestire con molta autonomia il materiale necessario, estraendolo dal borsone in cui era stato riposto la settimana scorsa) e la completano molto rapidamente  (per la canzoncina non hanno neanche bisogno dell’accompagnamento).

Il pezzo della Regina viene presentato, come è stato fatto fino ad ora, da una nuova dolce filastrocca musicata che ispira serenità e calma; tra le canzoni proposte risulterà quella più amata. Mentre il Mago del Mondo degli Scacchi “Mauro” si prepara per suonarla si lascia sfuggire un “Devo correggere un accordo”,  allora F. sussurra ad un altro bambino “Ha detto che deve correggere l’accordo. Mauro ha studiato tanto!”. Molti bambini hanno trovato interessante la chitarra vedendola suonare dall’amato MMS; anche se non vorranno giocare a scacchi magari vorranno suonare uno strumento.

Filastrocca della Regina

Regine reginelle
Brillate come stelle
Seguite gli otto venti
Nei vostri movimenti

Danzate sui raggi del sole
Belle come le fresche viole
Con coraggio andate avanti
Tra cavalli torri e fant
i

(Ritornello)

Prima del vostro viaggio
Scegliete in modo saggio
Con tanta attenzione
La giusta direzione

(Ritornello)

Biancaneve

Le bambine s’immedesimano immediatamente nella canzone e mentre il MMS va a chiamare la Regina (e si trasforma) e si mettono una accanto all’altro intonando, come un piccolo spettacolo, la canzoncina facilmente orecchiabile. Sembrano affascinate dalle parole che accompagnano la melodia e che suggeriscono movimenti circolari, morbidi ed eleganti; le stelle numerose e i venti che arrivano da tutte le direzioni sono elementi molto utili per descrivere l’ampiezza e la forza con cui agisce la Regina.

Ecco arriva la Regina per raccontare la fiaba di Biancaneve e, ad annunciare il suo arrivo, si sente nell’aria un forte profumo (spruzziamo a loro insaputa un’essenza di lavanda e timo). La Regina è bellissima (!!) e con grazia fa il suo ingresso. Tra tutti i personaggi in cui il MMS si è trasformato, questo è senza dubbio il più difficile da smascherare (ci sono addirittura due grandi ciglia finte che spiazzano anche i più grandi): giocando con una voce in falsetto a volte tradita da un tono basso e rauco, riesce a provocare nei bambini più intraprendenti una interessante perplessità, a metà strada tra lo scherzo da accettare e il ruolo da attore da riconoscere. Comunque, alla fine, tutti vengono rapiti dal racconto, pronti ad associare nuovi sentimenti al mondo degli scacchi. Riuscire a entrare in un mondo immaginario accompagnati da nuovi personaggi per conoscere le loro storie e provare nuove emozioni, corrisponde perfettamente al desiderio più intimo di un giocatore di scacchi. E intendere questo desiderio quando si dice “giocare a scacchi” significa anche saper riconoscere la straordinaria bellezza di quel mondo e dei suoi personaggi.

La fiaba nella versione originale è molto complessa, benché D. dimostri di ricordarsi perfettamente tutti i particolari; nonostante siamo appena entrati in primavera, il giorno prima di questa lezione è nevicato e la fiaba, all’inizio, descrive proprio la Regina (la vera mamma di Biancaneve) che vede cadere i fiocchi di neve. In un’atmosfera di forte coinvolgimento, i bambini rivivono gli stati d’animo di Biancaneve, nuova autentica Regina che la matrigna vuole annientare; per fuggire, ha imparato a correre (nel bosco) in tutte le direzioni (piccola licenza che aiuterà a giustificare il movimento sulla scacchiera), e alla sua bellezza luminosa fa eco la saggezza dei sette nani, pronti a proteggerla dalle insidie della strega malefica.

I raggi del sole: le otto direzioni

Ba Gua

La Regina si muove nelle otto direzioni, perciò abbiamo cucito una gonna (verde, ma per la recita saranno preparate una d’oro e una d’argento) formata da otto lunghe strisce rappresentanti proprio le direzioni.

A. indossa per prima la gonna e otto bambini prendono una striscia ognuno; MMS chiede a cosa assomiglia e i bambini rispondono convinti “Al sole”. “E queste?” domanda MMS indicando le strisce distese dai bambini, “Ai raggi del sole !”. La trasformazione della piccola Regina sulla scacchiera in un sole raggiante è un momento molto bello, una coreografia ben riuscita.Con un piccolo aiuto gli otto bambini riescono a posizionarsi sulle linee e sulle diagonali che partono dalla casa occupata dalla Regina;

lei gira su se stessa e sceglie un bambino tra quelli che le stanno intorno, poi delicatamente si sposta verso di lui; il movimento del gruppo richiede un impegno notevole per non risultare scomposto. Un’altra bambina diventa Regina e l’esercizio viene ripetuto; un po’ per l’entusiasmo, un po’ per la padronanza del movimento, il nuovo sole oltrepassa i confini della scacchiera, con i bambini che in maniera compatta si muovono come la Regina. Padronanza e metodo anche in chiusura, con lo smantellamento veloce della scacchiera.

Nell’ultima fase, intorno ai cinque anni, il vocabolario grafico infantile si amplia e troviamo proprio il simbolo della doppia croce immersa nel cerchio; si tratta di un simbolo antichissimo,  e lo possiamo trovare sia in molte incisioni rupestri, come simbolo solare-lunare, che negli antichi calendari (cinese, ma anche nuragico). Questo tema avrebbe meritato un ulteriore approfondimento.

Riferimenti
Roberto Carretta “Lo scenario conquistato”, Leone Verde, 2001
Michaela Strauss “Il linguaggio degli scarabocchi”, Filadelfia Editore
Le puntate precedenti:

1 : C’era una volta un Re…a San Michele
2 : Le trasformazioni
3 : Il Re si presenta
4 : L’incontro dei Re
5 : La Solida Torre
6 : Lo Spinoso Alfiere

Secondo corso per insegnanti elementari a Bolzano.

Ho appena finito due corsi per insegnanti.
Il corso principianti, riservato a chi non conosce ancora gli scacchi è durato 12 ore; il corso avanzato, a cui hanno preso parte gli insegnanti che hanno frequentato il corso base nel 2009, è durato 9 ore. Molti dei partecipanti al corso avanzato hanno già proposto gli scacchi ai loro alunni nell’anno scolastico 2009-2010.

Il gioco fine a se stesso.
Lo scopo che mi sono prefisso in questi corsi di formazione è trasmettere agli insegnanti una precisa filosofia sul modo di insegnare ai bambini le regole degli scacchi.

Cerco di spiegarmi meglio. Sappiamo che il gioco assume un ruolo importante non solo per i bambini. Il gioco migliore per i bambini è il gioco che inventano loro stessi secondo le loro disposizioni e necessità. Poi i giochi senza vincitori né vinti. Mentre gli scacchi svolgono un ruolo particolare di addestramento e gestione delle risorse del cervello umano. Però ….
Giocare per il gusto di giocare, senza additivi ha aspetti positivi. Solamente in questo caso  troviamo dimensioni etico-sociali, come modelli ed esempi di esperienze positive e alternative. Solamente in questo caso possiamo ottenere un trasferimento dagli scacchi di abilità, competenze e modi di essere sul bambino. Solamente cosi possiamo dare a tutti i bambini di una classe un aiuto in più a raggiungere la loro individualità. Gli scacchi servono solamente a giocare, non a vincere medaglie. La differenza è enorme se considerata sul piano personale o eventualmente, perché no, anche filosofico.
Qualsiasi cosa noi aggiungiamo al gioco (come competizione, sport, premi, sistemi motivazionali e di ricompense, valutazioni, strategie di gioco e tanti altri additivi sono possibili) porta inevitabilmente ai risultati opposti. Portano all’individualismo e distolgono l’attenzione dal gioco per se stesso.
Non esiste nessun vantaggio per i bambini nell’aggiungere qualsiasi cosa all’aspetto puramente ludico.  Se guardiamo nel vocabolario dei significati delle parole “individualità” e “individualismo” notiamo e capiamo la grande differenza che c’è fra le due parole, ma nella vita osservare la differenza e distinguere le due parole nei fatti risulta, evidentemente, estremamente difficile.
Un fatto che mi conferma e mi meraviglia è per esempio: sappiamo che il “gioco ludico” è positivo ha uno scopo ed è utile sia ai bambini che all’adulto, questo sapere lo colleghiamo o trasferiamo anche su tutte quelle attività, che si lasciano definire come gioco, ma che di ludico non hanno più niente. Giusto per citare qualche esempio: l’agonismo (sport?) nel calcio, nuoto, sci, basket eccetera.
Visto che non serve altro allo scopo, eliminiamo completamente qualsiasi additivo inutile e questo richiede anche uscire dal ruolo dell’insegnante e diventare il “giocatore di scacchi ludico”, che osserva ma non interferisce, che non valuta il gioco dei bambini ma eventualmente la funzionalità del gioco e le proprie lezioni.

 

Il programma del corso.
Per i principianti non ho aumentato il programma (v. il resoconto del corso 2009) e con tre ore in più ce la siamo presa con più calma, ma comunque le nozioni rimangono tante e forse anche troppe per i partecipanti. In dodici ore abbiamo appreso il programma contenuto nel Manuale per insegnanti e in Gs1 (per gli esercizi), vale a dire il programma dei primi due anni di scacchi scolastici.

Per il corso principianti ho alternato l’esposizione teorica alla pratica di gioco;  gli insegnanti devono acquisire giocando (partite ridotte) una minima padronanza dei pezzi e dei loro movimenti; devono esercitarsi a gestire gli esercizi, a leggere le soluzioni e a controllare le soluzioni dei bambini.
Ogni insegnante ha a disposizione il “Manuale per insegnanti” e i libri degli esercizi “Giocare a scacchi” 1 e 2, cioè il mio programma completo per quattro anni di corso dalla seconda elementare alla quinta. A fine corso circa il 70% si sente in grado di gestire gli scacchi scolastici in proprio. Più di metà dei partecipanti prevede di proporre realmente gli scacchi a scuola. In caso di problemi o domande possono rivolgersi a me tramite mail.
Non richiedo espressamente come condizione di eseguire il programma alla lettera, né condiziono il programma pretendendo un numero minimo di ore. Ovviamente se vogliono avere risultati coerenti con il programma proposto devono prepararsi ad un progetto a lungo termine e regolare, altrimenti i vantaggi e lo scopo di questo programma/filosofia saranno pressoché nulli.

 

Le esperienze di chi ha partecipato al corso insegnanti del 2009
Più interessante, per i feedback degli insegnanti del corso dell’anno scorso che hanno già fatto esperienza con il programma.
Vari sono stati gli approcci con il gioco degli scacchi.

Corso lungo, come da programma.
Un insegnante ha proposto un’ora di scacchi a settimana senza chiedere niente a nessuno. Ha semplicemente attuato il programma in ambito matematico. Con un collega di educazione civica e geografia si sono divisi l’ora. 30 minuti da matematica e 30 minuti sono stati tolti all’insegnante di geografia.  25 ore in quarta classe. L’esperienza è stata positiva senza problemi di sorta e l’anno prossimo si continuerà a giocare a scacchi. Un partecipante ha raccontato dei GSS –  purtroppo contro le convinzioni della società non ho potere – e l’insegnante ha subito voluto saperne di più e ha  fatto richiesta di orologi.

Poche ore, corso incompleto.
Un’altra insegnante ha avuto a disposizione 12 ore in una classe seconda ed ha seguito alla lettera il manuale per insegnanti proponendo tutti i suggerimenti contenuti. È riuscita a proporre “solo” i primi  tre pezzi al completo. Siccome ha fatto giocare ai bambini le partite ridotte e negli ultimi 10 minuti giocavano come volevano (cosi avevo suggerito già l’anno scorso) l’insegnante era convinta che ai bambini fosse piaciuta l’esperienza e che avrebbe continuato quest’anno. L’insegnante in questione ha partecipato nuovamente al primo corso perché non si sentiva abbastanza sicura.

Senza scacchiera murale, sulla lavagna!
Un altro insegnante (in una terza) non ha avuto a disposizione la scacchiera murale e per supplirne la mancanza ha disegnato i pezzi sulla lavagna. La soluzione non ha funzionato molto bene ma i bambini comunque hanno imparato le regole e sia lui che loro si sono divertiti. Colgo l’occasione per  spiegare brevemente come si possa spiegare il tutto direttamente sulla scacchiera. Riferisco che mi sono convinto che sia meglio lavorare direttamente sulla scacchiera con i bambini e dall’anno prossimo aggiungerò questo metodo al manuale per insegnanti. Non come unico metodo, visto che è più difficile da gestire, ma come possibilità aggiuntiva.

Doposcuola e bambini di età diverse: non funziona.
Due insegnanti raccontano la loro esperienza nel doposcuola, insieme c’erano i bambini di seconda e terza e in un altro gruppo quelli di quarta e quinta. Nell’insieme un’ esperienza positiva ma non troppo. Le insegnanti vogliono essere diplomatiche, ma ormai conosco bene o male i problemi che sorgono nel doposcuola. Il mio programma non è adatto né al doposcuola né a gruppi non omogenei per età. Il programma, cosi com’è, è pensato per la seconda elementare, con proseguimento negli anni a seguire. Probabilmente non hanno sentito questa parte l’anno scorso, oppure avevano bisogno di esercitarsi prima in un percorso meno impegnativo. Ironia della sorte il percorso supposto meno impegnativo si è rivelato più arduo. Seguire il manuale alla lettera è il sistema meno impegnativo, poi con l’esperienza s’impara a gestire meglio e si può usare più individualmente. I vari modi per insegnare le regole non sono indispensabili e possono anche in parte essere tralasciati a seconda delle preferenze dell’insegnante. Le insegnanti erano concordi nell’affermare che qualche risultato è stato raggiunto comunque e che avrebbero riproposto nuovamente il gioco degli scacchi, ma questa volta durante l’orario di lezione. Soprattutto dopo aver sentito pareri favorevoli dagli altri insegnanti presenti.

Chi interferisce troppo si trova male.
Un altro insegnante che quest’anno avrà una seconda classe, classe piuttosto debole in matematica, dubita che gli scacchi possano aiutare in questo senso e chiede come gestire il programma. A prima vista suppongo che questo insegnante sia uno che aiuta in modo sbagliato i bambini (l’impressione è stata successivamente confermata), suggerendo troppo presto la soluzione e interferendo spesso nel lavoro dei bambini. Credo di essere riuscito a spiegare il motivo per il quale NON interferiamo mai nel gioco dei bambini se non espressamente richiesto e nemmeno allora diamo le soluzioni, ma cerchiamo di portarli col ragionamento a trovare loro la soluzione, almeno quando questo è possibile. È anche importante dare una risposta precisa su domande precise.
Viceversa è necessario lasciar perdere suggerimenti sul modo “corretto” di giocare (non mi riferisco al rispetto delle regole, ma alla scelta delle mosse e degli impianti di gioco). Devono astenersi perché – glielo dimostro – non hanno la competenza (nemmeno io del resto) e comunque i bambini non accetterebbero imposizioni, perché non sono in grado di capire la differenza fra una strategia “corretta” di gioco e una non corretta (ad esempio, non capiscono – non possono capire – la differenza fra aprire con la spinta di un pedone centrale e aprire spingendo un pedone di torre, ecc.).

 

Gli scacchi scolastici aiutano i più deboli.
In linea di massima tutti gli insegnanti concordano sull’utilità del gioco e sul fatto che aiuta i più “deboli”, che aiutati dal ritmo lento del programma riescono a seguire bene e finiscono col migliorare anche il rendimento nelle materie scolastiche.
Gli insegnanti vedono, durante e dopo il corso di scacchi, qualche bambino con occhi diversi, spesso più positivi. Visto che anche l’idea o opinione che l’insegnante ha del bambino influisce sull’apprendimento e sulla personalità dello stesso, e questo anche su altri bambini, l’insegnante ha anche migliorato se stesso, almeno dal punto di vista del bambino. È fra l’altro questo che intendo quando dico che gli scacchi migliorano anche l’insegnante, unica condizione tenere aperti gli occhi ;) .

Non c’è mai tempo abbastanza.
Le ore sono poche, riesco a fare i capitoli su attacco e difesa, inchiodatura, matti in uno con inchiodatura, leggere e scrivere gli scacchi, leggere le varianti, modi di attacco e difesa e difendersi da una minaccia di matto.
Non abbiamo molto tempo per gli esercizi e per leggere le soluzioni. Concordo con il coordinatore del corso che avrei riflettuto sul come gestire eventualmente queste necessità per il prossimo corso. Probabilmente invece di fare due corsi ne dovremo fare tre, altrimenti non bastano le ore.

Due corsi molto graditi dai partecipanti.
Il questionario finale sulla comprensibilità, gestione e utilità del corso è stato un successo in piena linea.  Condizione necessaria a continuare con i corsi.

Alcune cose che ho imparato quest’anno (3)

La disciplina
Disciplina: esempio di punizione in scuola dell'800Ho scritto che la disciplina, nel senso di silenzio, arriva man mano che migliora il loro gioco. Non sempre è cosi. Conviene nella maggioranza dei casi e soprattutto nelle scuole grandi, nel senso molti bambini, o in città, affidare la disciplina all’insegnante.  Si rivela molto difficile capire quali classi hanno un buon attaccamento verso l’insegnante, soprattutto all’inizio di un corso di scacchi, quando ancora non conosciamo i bambini.  I bambini orientati verso l’insegnante sono più propensi ad ascoltare ed eseguire quello che l’insegnante propone. In questi casi basta poco per indirizzarli verso un comportamento utile sia a loro che a noi e con il passare del tempo il silenzio durante il gioco viene automatico (per approfondire  i concetti di attaccamento e orientamento come li intendo nel testo vedere “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Gordon Neufeld, si trova pure qualche video su You Tube).
Quando i bambini cambiano, durante l’anno, più volte insegnante o l’insegnante non riesce ad instaurare un buon rapporto (attaccamento o orientamento verso l’adulto) con la classe, diventa estremamente difficile guidare i bambini senza diventare autoritari. I bambini diventano, come dire, privi di orientamento. Questo implica anche il dover spiegare le cose più volte, ma diventa anche più difficile raggiungerli. Nelle inevitabili piccole pause fra una spiegazione individuale e l’altra  l’attenzione dei bambini sparisce, non sanno più che fare (mancanza di orientamento) e abbiamo un bel caos. Per ristabilire ordine in questi casi ci vuole una brutale dose di autoritarismo. Il risultato sarà alla fine il silenzio, ma è controproducente per stabilire un buon contatto con i bambini, alla prossima occasione la situazione sarà tale e quale.
Quando le classi sono cosi “irrequiete” conviene lasciare all’insegnante la responsabilità per la disciplina, avremo cosi il tempo di instaurare un rapporto di attaccamento con i bambini.  A un’ora a settimana ci vorranno almeno un paio d’anni, se agiamo correttamente, ma anche di più a seconda delle classi. Il libro sopra citato offre alcune spiegazioni che si avvicinano molto alle mie impressioni degli ultimi anni ed è stato molto utile a comprendere meglio come interagire meglio con i bambini.

 

Tornei premi e ricompense
PremioPremetto che sono ormai convinto oppositore dei tornei prima degli otto anni.
Il primo torneo interno, alla classe, lo propongo verso la fine del secondo anno di scacchi a scuola. Un semplice torneo di prova senza premi o ricompense, semplicemente per “addomesticare” l’orologio.
Quest’anno nelle quarte classi (Scuola San Giorgio di Brunico,  progetto 4 anni per pensare meglio) propongo un torneo tutti contro tutti con 15 minuti di riflessione. Nella quarta A Stefano l’agonista (almeno una categoria superiore agli altri) si propone come arbitro con grande sollievo della classe ma anche mio. I bambini rendono di più se non partecipa. Il torneo non prevede premi ne ricompense e dopo il 2. e il 3. turno intravedo una sempre maggior concentrazione e attenzione dei bambini anche alle mosse avversarie. I bambini iniziano a ricordare lezioni precedenti e ad usarle sempre più spesso correttamente. Il torneo dura sette settimane e questo Stefano non lo aveva considerato, credo la prossima volta non ci starà più a fare l’arbitro. Nella quarta B il miglioramento durante il torneo è stato più leggero, spiegabile da un non chiaro orientamento della classe.
Questi tornei hanno dei vantaggi, nel senso che l’impostazione mentale dei bambini verso il modo giusto di giocare a scacchi aumenta, diventano più riflessivi e mantengono questa impostazione per un lungo periodo e si rafforzano le conoscenze precedentemente finora acquisite.
Non è cosi nel torneo di fine anno con 15 minuti a testa 7 turni in una giornata con premi per tutti.
I bambini delle due classi giocano insieme, maschi e femmine divisi in due tornei. Saranno i premi o il maggior numero di partecipanti oppure la presenza di bambini dell’altra classe, ma in questo torneo non ci sono vantaggi, solamente svantaggi. La maggior parte muove i pezzi e basta, il gioco cala di parecchio, poca concentrazione e meno attenzione. Pochi fanno eccezione.
Questi tornei sono assolutamente inutili per la maggioranza dei bambini, mentre piacciono molto alla direzione scolastica che ha piacere e soddisfazione nel venire a guardare cosa hanno imparato!
Una eccezione la fa il torneo scolastico. Gioca la squadra! Si divide il rischio e la gioia. Anche qui la concentrazione, l’attenzione e il gioco sono ai massimi livelli. Credo sia utile anche questo torneo.
Credo tutti i tornei per bambini con premi o ricompense (anche i corsi con ricompense sono controproducenti, anche se non sembra all’inizio) che si svolgo fuori dalla classe non siano utili per lo sviluppo dei bambini. Ovviamente con sviluppo non intendo lo sviluppo scacchistico!

Ancora sui premi e ricompense
Il libro sopra citato prende ad esempio uno studio fatto al riguardo. Due gruppi di studenti (nei bambini è ancora più incisivo) sono stati scelti per fare una attività sportiva. Ad un gruppo si dava delle ricompense e premi per partecipare all’attività mentre all’altro No. Questo per un certo periodo di tempo. Verso la fine del periodo osservato il gruppo che riceveva premi non ne riceveva più diventando cosi pari all’altro gruppo. La conclusione dello studio dice: Anche coloro che avrebbero fatto l’attività volontariamente alla fine condizionavano la partecipazione con i premi e ricompense, finiti i premi e le ricompense hanno smesso di partecipare all’attività.
Un po’ come la brutta abitudine di portare regali ai nipoti, quando si faceva visite ai parenti. Se lo zio veniva a trovare il nipote senza regali il nipote era contento se arrivava lo zio e giocava con lui, ogni volta che arrivava era una gioia per l’arrivo dello zio. Se pero lo zio inizia a portare ogni volta un regalo la gioia per l’arrivo dello zio si trasforma in gioia per il regalo e in secondo luogo per l’arrivo dello zio. Nel rapporto è cambiato qualcosa per il bambino, lo zio non se ne accorge.
Ma dopo un certo periodo che lo zio porta sempre regali, il regalo acquista la parte del leone nell’equazione zio – regalo. Se per un qualsiasi motivo lo zio non portasse più regali per due tre volte, la delusione è tale che non gli importa più di vedere lo zio. Si sente tradito, lo zio non gli vuole più bene. Ricostruire il rapporto di prima diventa ora estremamente difficile. Sembrava una buona cosa portare dei regalini, quando si fa visita ai parenti, invece non va bene per il rapporto personale. Molto meglio fare con il bambino, a sua esclusiva disposizione, qualsiasi cosa piaccia a lui, che sia giocare a pallone o anche a scacchi o nascondino. Basta concederli un periodo di tempo esclusivamente suo e il bambino sarà sempre contento di vedere lo zio e non si corre il rischio (certezza) di perdere il rapporto per il regalo.
Lo stesso vale nei miei corsi di scacchi, si gioca per il piacere di giocare e non per ricevere un premio. Il giorno che i premi non ci sono più che si fa? Smettono di giocare? Credo molti smetterebbero. Questa è anche una mia esperienza personale. Ovviamente non sempre deve andare cosi  ;) .

L’orologio è “a norma di bambino”?
Bambini e orologi da torneo di scacchiSpesso quando si parla di programmi a “norma di bambino” oppure “adatto per i bambini” ci si confonde spesso con “piace ai bambini” oppure “i bambini sono entusiasti”. Invece spesso quello che piace ai bambini non è identico a quello che farebbe bene ai bambini. Porto un semplice esempio con caratteristiche già note a gran parte degli istruttori, l’introduzione dell’orologio.
Quando introduco l’orologio, verso la fine del secondo anno di corso, affermazioni tipo “figo”, “grande” oppure “molto meglio del gioco normale” sono la norma. Tutti si divertono un sacco per un buon periodo di tempo.
Piace ai bambini!
Ma fa male ai bambini!
Per averne conferma basta osservare il loro gioco. Il gioco regredisce a un mero muovere i pezzi e premere sul orologio, gli scacchi diventano un mezzo per poter premere sull’orologio. Non conta più niente la riflessione e nemmeno i ragionamenti sul gioco. I bambini con una buona dose di individualità, da non confondere con individualismo, sono i primi ad accorgersene e i primi a mettere da parte l’orologio quando possono. Seguono poi man mano anche gli altri. Ovviamente ci sono anche quelli che insistono e prima o poi si abituano bene o male. Morale della storia: non tutto quello che piace ai bambini è loro utile. Meglio controllare sempre, fare un “dietro front” e ammettere uno sbaglio, non è niente di negativo.

Alcune cose che ho imparato quest’anno (2).

Il libro degli esercizi e le ore da 50 minuti.

Ne avevo gia parlato in un precedente  articolo su questo blog dove ho notato che nei corsi fuori dall’ambito scolastico il libro degli esercizi non è cosi ben accettato all’inizio del corso mentre lo è se lo presento verso la fine del corso, dopo parecchie ore di gioco. In due seconde classi nuove a Brunico si è rivelato efficace interrompere gli esercizi dopo il numero 5 per concentrare le lezioni solo su pezzi e gioco. Mantengo i primi esercizi per introdurre i bambini al linguaggio scacchistico di base che gli consente di seguire le mie istruzioni quando passiamo a lavorare sulla scacchiera.
Il vantaggio di introdurre gli esercizi dopo un congruo numero di ore di lezioni e pratica è che posso lasciare liberi i bambini di eseguirli in un tempo prefissato di 20 minuti, ma senza imporre un numero specifico di esercizi. I bambini sanno che trascorso questo tempo li faccio giocare.
Un ulteriore vantaggio è che si trovano più a loro agio a fare gli esercizi adesso che hanno una migliore esperienza pratica sui pezzi.
Last but not least, ognuno procede alla sua velocità.

Niente istruzioni orali.
Non devo dare indicazioni al gruppo in merito agli esercizi, devono imparare da soli a leggere le istruzioni e a  eseguirle alla lettera. Naturalmente ci vuole del tempo affinché ci riescano tutti, ma questo non è un problema.

Le ore ristrette da 50 minuti.
Più difficile era la situazione nelle classi con le ore da 50 minuti, un po’ perché non mi  trovavo a mio agio con questa improvvisa mancanza di tempo (10 minuti mancano più di quanto prevedessi) e in aggiunta abbiamo iniziato tardi e sono mancate delle ore. Un altro fattore, soggettivo, è che le classi in città sono più irrequiete che nei paesi più piccoli ed è più difficile motivarli senza usare espedienti vari che però allontanano i bambini dagli scacchi verso gli espedienti, che in nessun caso voglio usare perché sono convinto che siano controproducenti per i miei scopi. Ci sono volute 4 lezioni di esercizi in più e adesso bene o male ci riescono, ma non sono troppo soddisfatto. Probabilmente era troppo presto per le due classi tradizionali, meglio è andata nella Montessori dove non ci sono stati grandi problemi in questo senso.

Lasciare che capissero da soli le indicazioni scritte ha richiesto molto più tempo per le spiegazioni individuali su come svolgere gli esercizi ed è anche capitato che dopo 20 minuti sotto pressione continua mi accorgessi di qualche bambino che o non aveva ancora iniziato oppure aveva sbagliato tutto. 
Il problema maggiore è il bambino che sbaglia tutto e marca le case a caso. Pian piano gli spiego le indicazioni scritte, perché se ancora non le comprende da sé non ci riflette nemmeno sopra, rendendosi più complicata qualsiasi ricerca della soluzione. Ci vuole più tempo, ma alla fine ognuno arriva – più o meno rapidamente – a risolvere i problemi. Per questo sono generalmente soddisfatto di questo sistema, che offre però qualche spazio per ulteriori miglioramenti.

Due bambine problematiche.
Forse a causa della maggiore pressione nel dare indicazioni individuali mentre alcuni già arrivano a far controllare le loro soluzioni, per almeno tre lezioni non ho visto le difficoltà di due bambine, una per classe. Si tratta di scuole di città con lezioni da 50 minuti; nelle classi ci sono molti individualisti e sono restii ad eseguire semplicemente un ordine. Si rende necessario un maggiore intervento dell’insegnante (autoritario ma giusto) perché mi riesce difficile mantenerli sotto controllo. Quando mi sono reso conto dei problemi delle due bambine, la situazione particolare mi ha reso leggermente nervoso. Nella lezione successiva ho seguito personalmente le due bambine per tutto il tempo necessario, anche se sono stato interrotto continuamente dagli altri che vogliono suggerimenti o solamente controllare le loro soluzioni. L’esercizio assegnato chiedeva di trovare una casa dalla quale il Cavallo potesse attaccare due pezzi contemporaneamente.  Quando la pressione è troppo alta divento meno tollerante, meno capace di “sentire” i bambini e sbaglio più facilmente. Nessun modo ha funzionato con questa bambina e mi sono sentito frustrato per la mia incapacità di aiutarla. La bambina continuava a guardare in giro e a non considerarmi nemmeno quando spiegavo la situazione sulla scacchiera e l’ho giudicata una via di mezzo fra bambini assenti e bambini invisibili. Ho per questo insistito sulla necessità di finire la pagina (sei esercizi) prima di lasciarla giocare. Non è servito a niente cosi l’ho comunque lasciata giocare. In momenti come questi mi sento talmente inerme che non rifletto quasi più e smetto i tentativi, abbandono. La bambina in questione ha simili problemi in classe. A volte va bene altre non combina niente.

La bambina nell’altra classe ha passato probabilmente troppo tempo davanti al televisore in età prescolare e ha gravi difficoltà a concentrarsi. Anche qui sono costretto ad abbandonare ogni velleità di aiuto; due abbandoni nello stesso giorno sono troppi.

Queste cose però non mi danno pace e mi seguono per il resto della settimana. Dopo tante riflessioni mi torna in mente – come ho fatto a dimenticarlo non lo so proprio – che quando i bambini iniziano a guardare in alto, ai lati o in tutte le direzioni eccetto che sulla scacchiera non hanno la più pallida idea su cosa io voglia da loro e sperano in un’intuizione divina o simile. Il loro cervello non lavora più (per eccesso di stress) e diventa quasi sempre impossibile comunicare con loro.  Perciò nella lezione successiva siedo vicino alla bambina, che vedo già un po’ preoccupata per questo, e sfoglio il libro fino ad arrivare agli esercizi con i pedoni. Le dico che per il momento passiamo oltre l’esercizio del Cavallo e continuiamo con i pedoni e chiedo se sa come si muovono. Spiego ed eseguo il primo esercizio e la lascio fare. Dopo un po’ si trasforma, si illumina ed esegue gli esercizi raggiante e con un’ottima velocità.
La morale è che ci sono cose che a volte un bambino proprio non capisce e prima ce ne accorgiamo meglio è.
La bambina nell’altra classe ha ricevuto lo stesso trattamento che ha funzionato pure in questo caso, anche se non cosi bene, ma qui i problemi sono diversi e più gravi. Questa bambina avrebbe bisogno di tempi più lunghi prima di passare agli esercizi e dovrei seguirla più da vicino, cosa molto difficile in questa classe e con le ore da 50 minuti…

Le case controllate da colorare in verde e rosso.
Scacchiera con case colorate di rosso e di verdeGli esercizi per colorare le case controllate dai pezzi serve per facilitare la comprensione del controllo delle case e lo scacco al Re alla fine. È indubbiamente più facile spiegare lo scacco e i motivi per i quali il Re non può occupare le case controllate dai pezzi avversari (colorate in rosso). Non si rivela poi un grande vantaggio visto che continuano comunque ad occuparle, anche se i bambini che hanno colorato le case fanno meno errori.
Lo svantaggio, quello che non mi piace, è che la scacchiera e il gioco reale non hanno colori e la situazione dalla teoria (colorare le case) alla realtà non combacia, sono due cose diverse. Per me la realtà, il mondo reale ha la priorità e non propongo più questi esercizi.
Anche la storia (v. la prima parte di questa serie  articoli) si potrebbe definire non conforme alla realtà, ma credo sia leggermente diverso visto che non insegna ma racconta solamente. La storia non dice ai bambini riflettete o state attenti a…, la storia si limita a nascondere in sé alcune caratteristiche dei pezzi raccontati e lascia ognuno libero di usare quello che interpreta.
Ovviamente non sono sicuro al 100% che l’argomentazione sia valida o meno.

(segue)

Alcune cose che ho imparato quest’anno (1)

Nell’anno scolastico appena concluso ho avviato nuovi corsi di scacchi in 5 classi seconde delle primarie (4 tradizionali e 1 Montessori). Con 5 primi corsi lunghi un intero anno scolastico ho potuto sperimentare piccole e grandi innovazioni didattiche. Vi racconto di seguito com’è andata.

Ho eliminato completamente la scacchiera murale dal programma.
No scacchiera muraleSono convinto che sia meglio insegnare senza la scacchiera murale. Ne ho parlato l’anno scorso in più occasioni (qui, qui e qui). Nei corsi base appena conclusi ho provato a farlo dal principio.

Inizio la prima ora con i bambini posizionati a coppie uno vicino all’altro. Racconto l’inizio della storia di Gilgamesh che parla della scacchiera (v. il mio Manuale per  insegnanti)  poi ogni coppia riceve una scacchiera. Spiego che ci sono due modi per posizionarsi con la scacchiera. Il primo è la posizione di lavoro/apprendimento, il secondo è la posizione di gioco. Nella posizione di lavoro/apprendimento due bambini siedono vicini, si dividono la scacchiera e collaborano insieme. I pezzi sono messi ai lati della scacchiera, fuori di essa. Io detto le posizioni o do indicazioni su dove bisogna mettere i pezzi e poi impartisco le istruzioni successive. Nella posizione di gioco i bambini si mettono l’uno di di fronte all’altro. I pezzi sono posti sulla scacchiera. 
Dopo questa introduzione passo agli esercizi e la prima ora finisce velocemente. Sono necessarie tre lezioni prima di iniziare a giocare partite ridotte.
Sfrutto l’entusiasmo iniziale, per la novità dell’argomento, per insegnare le basi comunicative e pratiche per le future lezioni.

I vantaggi del metodo senza scacchiera murale sono:
1. i bambini possono agire concretamente
Avere la scacchiera davanti dà maggiore concretezza alle spiegazioni: per i bambini è più reale e sono più coinvolti, nel senso che possono toccare e muovere direttamente i pezzi, oppure mettere le posizioni. Lavorano con le proprie mani sulla realtà.
2. è più facile capire se i bambini seguono l’insegnante
Diminuiscono i bambini che sembrano seguirti quando tieni una lezione frontale, ma che in realtà non ti seguono. Scopro abbastanza velocemente chi non segue, perché la posizione sulla scacchiera non è conforme alle istruzioni. Perciò dopo un breve periodo di adattamento al metodo, aumenta l’attenzione verso le istruzioni date.
3. l’insegnante controlla meglio il livello di apprendimento
Con questo metodo riesco a vedere molto meglio i limiti e le capacità effettive di ogni coppia di bambini. 

Gli svantaggi sono:
1. Aumenta il lavoro per l’insegnante
Il mio lavoro aumenta di parecchio, ma questo è un problema relativo, perché il tempo e la volontà non mi mancano.
2. È difficile
All’inizio è davvero difficile; ci vuole parecchio tempo prima che i ragazzi siano pronti per recepire le istruzioni, e altrettanto o di più perché si abituino a lavorare in questo modo. Devono ancora imparare a prestare attenzione maggiore quando parlo.
3. I bambini si stancano ad aspettare
Un problema di difficile soluzione è che devo aspettare che tutti abbiano trovato la soluzione alla posizione o istruzione prima di continuare con una nuova posizione. I bambini aspettano il mio ordine prima di effettuare la loro mossa sulla scacchiera; i più portati trovano la soluzione per primi e devono aspettare gli ultimi. A volte il tempo di attesa si allunga talmente tanto che i bambini faticano a stare tranquilli. È un problema più che altro disciplinare, che probabilmente si ridurrà man mano che i bambini crescono e progrediscono; più probabilmente è il prezzo da pagare quando si sceglie di non usare la scacchiera murale. Non sono propenso a dare ai più talentati il libro degli esercizi mentre con gli altri continuo sulla scacchiera. Non mi convince, a fondo, l’idea di creare due gruppi diversi perché potrebbe influire negativamente nel rapporto del gruppo, ma comunque vale la pena di fare qualche esplorazione in questo senso.

 

Usare una storia come integratore
Principessa sulla scacchieraIntrodurre i pezzi e la scacchiera con una storia aiuta la spiegazione e l’assimilazione da parte dei bambini. Alcuni si ricordano meglio le specificità dei pezzi se queste sono narrate da una storia. Io non mi considero un bravo narratore, ma mia figlia – che è anche mia allieva di scacchi a scuola – è convinta del contrario. Credo abbia imparato presto ad essere diplomatica ;) .
Bravo o no, ho riscontrato che in alcune classi almeno la metà dei bambini preferirebbe passare direttamente alla spiegazione del pezzo,  saltando la storia, per poter giocare prima. Credo però che un buon contastorie riuscirebbe a raggiungere più bambini.
La mia esperienza mi dice, e cosi ho fatto negli ultimi corsi, che le storie della scacchiera, del Cavallo, dei pedoni, dell’Alfiere e della Torre siano utili per la comprensione anche se non le ritengo indispensabili. Non racconto più le storie sulla Donna e il Re, che spesso tratto insieme velocemente in pochi minuti.
Un fatto curioso ma comprensibile se si conosce un po’ (poco in verità) il sistema Montessori.
Su trenta classi gestite con il programma “Giocare a scacchi” solo la classe Montessori ha chiesto che raccontassi la conclusione della storia. Gli altri non se ne sono nemmeno accorti che non era completa, anche se è possibile che alcuni, interessati a sentire il proseguimento, non abbiano avuto il coraggio di chiedere.

 

 Il valore dei pezzi
Una torre = 5 pedoniL’esercizio 5 di Giocare a scacchi, vol. 1, dove i bambini sommano i pezzi catturati assolve diversi compiti. Mi fa capire chi memorizza bene e chi meno, mi fa capire se sono in grado di fare somme mentalmente senza numeri scritti e a parte che piace agli insegnanti piace anche a gran parte dei bambini. Anche se il “piace ai bambini” non necessariamente vuol dire che sia utile ai bambini (ne parleremo in seguito).
Non menzioni più i valori di scambio dei pezzi fino alla fine del secondo anno (dopo una cinquantina di ore) o agli inizi del terzo anno di corso quando inizio con le spiegazioni di attacco e difesa dei pezzi. Dopo quattro o cinque ore (più di un mese dopo), se proponessi un test sul valore dei pezzi credo solamente due o tre bambini si ricordano il loro valore di scambio.
In alcune classi ho tralasciato l’esercizio per un altro motivo, mi sembrava in corsi fuori dall’ambito scolastico, che i bambini si divertono di più con gli esercizi se hanno prima acquisito esperienza di gioco, ma ne parleremo in seguito e ho gia scritto qualcosa in merito nel blog.
Lo svantaggio nel non eseguire questo esercizio, ma solamente nel corso della presentazione dei pezzi spiegare perché un pezzo è più forte (senza valore numerico, ma in base alle possibilità di muoversi e controllare case) di un altro è che continuano leggermente più a lungo a fare catture negative rispetto ai bambini con più dimestichezza con i punti. La differenza non è molto grande e non è questa differenza la causa principale a farmi continuare con l’esercizio 5, ma i vantaggi prima menzionati e semplicemente perché mi piace l’esercizio e farlo o meno non influisce in modo decisivo sul gioco dei ragazzi nel prossimo futuro (il livello di gioco dove sono si protrarrà ancora a lungo. Ovviamente su richieste da parte dei bambini sul valore dei pezzi do in qualsiasi momento loro un valore preciso, hanno bisogno di riferimenti sicuri a questa età. In un eventuale futuro agonistico, di questi bambini, che non sono ancora indirizzati, nel senso che non hanno ancora certezze teoriche e sono ancora molto malleabili e aperti a tutte le novità, sarà compito dell’eventuale allenatore (quando sarà il momento) proporre alternative.

(continua)

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