Questo articolo è stato scritto da
Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari
Lezione 10 : L’umile Pedone
Seguendo sempre la traccia dal prezioso libro “I bambini e gli scacchi. Appunti per una teoria della mente” di A.Pompa, R. Miletto, M.R. Fucci, F. Morrone. presentiamo, in questa lezione, l’ultimo (non per questo meno importante ) personaggio del mondo degli scacchi: l’umile Pedone.
Riuscirà un personaggio piccolo come un bambino a catturare l’attenzione di altri bambini come sono riusciti a fare un Re, una Torre e gli altri personaggi? A rafforzare l’esile natura del Pedone ci saranno altri Pedoni, pronti a fare gruppo e a mostrare tutta la loro forza di squadra. I bambini saranno invitati a collaborare in attività di gruppo per sperimentare il senso di coesione e sincronizzazione. La vita del pedone è un’allegoria della vita di un bambino che è metamorfosi; se ben difeso e protetto potrà sfarfallare e diventare decisivo per il mondo circondante.
L’avventura cui va incontro un Pedone è intensa di significati: nel suo lento percorso è quasi sempre affiancato da altri Pedoni e sostenuto da amici più grandi di lui; partecipa alle operazioni perseguendo, oltre allo scopo comune, anche un desiderio individuale, quello di crescere e di affermarsi.
In molti contesti i personaggi degli scacchi vengono utilizzati per indicare livelli di crescita progressiva: il Pedone rappresenta il livello di partenza, lo stadio iniziale, Re e Regina quello di arrivo. Ai piccoli allievi oggi verrà spiegato che ogni percorso ha un inizio e che per arrivare da qualsiasi parte bisogna intraprendere un cammino. Il senso di solitudine scompare quando si riconosce la presenza forte degli altri e ci si sente sostenuti e protetti.
Con tranquillità e la conquistata cura componiamo, cantando, la scacchiera; ormai i bambini hanno raggiunto la capacità di costruirla senza bisogno di nessuna indicazione, con ritmo. Sono presenti due capocantieri: offrono le case della scacchiera ai loro compagni senza autorità, e i manovali le ricevono senza pretesa; sembra che ogni ruolo sia veramente compreso e accettato.
I colletti colorati

I giorni precedenti a questo incontro le maestre Valeria e Luana, insieme ai bambini, hanno preparato dei preziosi colletti di carta crespa colorata; “Sono per il nuovo personaggio degli scacchi”, hanno tenuto a precisare i bambini, un po’ per dimostrare di essere attenti e preparati, un po’ per giustificare quello strano indumento, che, a dire il vero, non tutti indossano volentieri. Anche il Mago del Mondo degli Scacchi “Mauro” indossa un colletto e, quando tutti sono pronti, racconta la natura di questo personaggio: il Pedone è soltanto un bambino, quello che conta è di essere in tanti, diversi, ognuno con il proprio talento.
Filastrocca del Pedone
Sulla scacchiera il MMS “Mauro” presenta la marcia dei pedoni mostrando che, essendo piccolini, partono sempre dalla seconda traversa (o dalla settima) in modo da essere davanti ai pezzi più grandi, come si fa per le fotografie; viene, quindi, proposta la filastrocca del Pedone con il ritornello da marcetta. Le parole del ritornello, imparate rapidamente dai bambini, serviranno per giocare con i passi; quelle delle strofe aiutano a dare valore al gruppo di pedoni.
Pin pan ma che scatto, pin pan poi pianino
Pin pan sempre dritto, pin pan nel cammino
Pin pan arrivo in fondo, pin pan ben contento
Pin pan quel che voglio, pin pan io divento
Otto fratellini bianchi, otto fratellini neri
si tengono per mano per andare avanti fieri
fanno spazio ai loro amici senza allontanarsi tanto
non è bello stare in fila, non aver nessuno accanto
(Ritornello)
Se la strada avrai sbarrata resta fermo ad aspettare
con qualcuno il tuo posto di traverso puoi scambiare
quando è libero il cammino puoi viaggiare senza affanno
i tuoi amici, attenti e forti, sempre ti proteggeranno
(Ritornello)
La canzoncina dei Pedoni è rivolta in modo molto diretto ai piccoli allievi con il colletto, e da come ascoltano, sembrano ben immedesimati nel personaggio. Quel “io divento” del ritornello diventa un intenso momento di riflessione e discussione: arrivando in fondo si diventa quello che si vuole: chi una infermiera, chi una principessa; e le bambine sembrano già più determinate per il loro futuro!
La storia: I sette corvi

I bambini ascoltano con attenzione la fiaba
La fiaba dei Sette Corvi, dei fratelli Grimm, è complessa e densa di significato. I fratellini cercano di primeggiare l’uno con l’altro per andare alla fontana mentre vanno a prendere l’acqua e, così finiscono per rompere la brocchetta; traspare, allora un comportamento antitetico dei bambini, che entrano in confusione e appaiono indecisi, e il padre che preso dall’impazienza, senza pensarci, li maledice; ogni decisione ha un proprio tempo, deve avvenire né troppo lentamente e né troppo in fretta. La sorellina, in seguito, andrà alla ricerca di tutti i fratellini, che vivono uniti; si farà aiutare dalle stelle, che anche loro, in armonia, stanno tutte insieme, e non dal rovente Sole o dalla glaciale Luna; e solo quando la bambina sacrificherà una parte di sé stessa i corvi si ritrasformano in umani. Nel racconto il MMS impersona uno dei fratelli trasformati in corvi; il senso di unione è stato rafforzato dalle belle immagini della storia: “la nostra sorellina ha fatto di tutto per ritrovarci, è fuggita dal sole e dalla luna che vivono soli nel cielo, si è seduta accanto alle stelline, tante e piccole”.
I pedoni pur non avendo una rilevante forza individuale possono, insieme, creare attacchi e difendere i pezzi più “grandi”. Non devono essere isolati o doppiati e come i corvi volano a forma di V. Le varie strutture che si possono creare con i pedoni ci permettono sulla scacchiera gigante di sperimentare diverse configurazioni, benché sarebbe stato meglio avere le case un po’ più grandi.
La marcetta

Alla partenza
Otto bambini salgono sulla scacchiera per passeggiare a ritmo di filastrocca; il MMS “Mauro” li dispone tutti in fila nella posizione di partenza; dovranno muoversi sui PIN PAN del ritornello. Ogni movimento verrà eseguito in gruppo perciò, contemporaneamente, nel primo PIN PAN, chi sta sulla casa bianca fa solo un passo e raggiunge la casa nera, mentre chi sta sulla casa nera compie due passi raggiungendo sempre una casa nera. A questo punto ad ogni PIN PAN (senza cantare le strofe) i bambini si muoveranno all’unisono, compatti, un passo alla volta, fino a terminare con “io divento”; seppur partendo sfalsati arriveranno tutti comunque alla meta.
Ripetiamo l’esercizio, con un altro gruppo; si sperimenta anche una partenza in sequenza, in modo da avanzare con una catena in diagonale; ogni bambino partirà in un momento diverso dagli altri, ma poi proseguirà con il gruppo, con un movimento coordinato.
Il passo che permette al Pedone di avanzare costituisce uno degli elementi più importanti del nostro lavoro con i bambini. Il percorso che ognuno di noi intraprende per raggiungere obiettivi più o meno ardui, assomiglia al cammino del Pedone (“io divento”); anche un giocatore di scacchi potrebbe paragonare il suo lento progredire nella pratica e nella conoscenza del gioco al modo di avanzare del più modesto dei pezzi, e a noi piace vedere i piccoli allievi del nostro laboratorio di scacchi come tanti Pedoni desiderosi di crescere restando uniti.
La lezione termina con la canzoncina di chiusura: è arrivato il momento di riporre la scacchiera che è davvero “proprio stanca”.
Questa è l’ultima lezione di presentazione dei pezzi, nelle successive lavoreremo per la preparazione della festa di fine anno.
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1 : C’era una volta un Re…a San Michele
2 : Le trasformazioni
3 : Il Re si presenta
4 : L’incontro dei Re
5 : La Solida Torre
6 : Lo Spinoso Alfiere
7 : Profumo di Regina
8 : Lezioni di compostezza
9 : Il Bizzarro Cavallo
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Il silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.













Di solito inizio un nuovo anno facendo giocare i bambini: controllo come giocano e soprattutto la velocità di gioco. Vedo così se posso continuare da dove li ho lasciati l’anno precedente o se devo riprendere qualche provvedimento in questa direzione. M’informo anche se in estate qualcuno ha giocato a scacchi. A parte due o tre bambini, i soliti noti che partecipano ai tornei giovanili, le partite giocate, con i genitori in prevalenza, si contano sulle dita di una mano. Per me va bene cosi, in estate l’attività che dovrebbe prevalere è il movimento e se vedessi in spiaggia due bambini che giocano a scacchi invece di essere in acqua, mi sembrerebbe perlomeno un po’ strano.






Ecco arriva la Regina per raccontare la fiaba di 
lei gira su se stessa e sceglie un bambino tra quelli che le stanno intorno, poi delicatamente si sposta verso di lui; il movimento del gruppo richiede un impegno notevole per non risultare scomposto. Un’altra bambina diventa Regina e l’esercizio viene ripetuto; un po’ per l’entusiasmo, un po’ per la padronanza del movimento, il nuovo sole oltrepassa i confini della scacchiera, con i bambini che in maniera compatta si muovono come la Regina. Padronanza e metodo anche in chiusura, con lo smantellamento veloce della scacchiera.

Ho scritto che la disciplina, nel senso di silenzio, arriva man mano che migliora il loro gioco. Non sempre è cosi. Conviene nella maggioranza dei casi e soprattutto nelle scuole grandi, nel senso molti bambini, o in città, affidare la disciplina all’insegnante. Si rivela molto difficile capire quali classi hanno un buon attaccamento verso l’insegnante, soprattutto all’inizio di un corso di scacchi, quando ancora non conosciamo i bambini. I bambini orientati verso l’insegnante sono più propensi ad ascoltare ed eseguire quello che l’insegnante propone. In questi casi basta poco per indirizzarli verso un comportamento utile sia a loro che a noi e con il passare del tempo il silenzio durante il gioco viene automatico (per approfondire i concetti di attaccamento e orientamento come li intendo nel testo vedere “
Premetto che sono ormai convinto oppositore dei tornei prima degli otto anni.
Spesso quando si parla di programmi a “norma di bambino” oppure “adatto per i bambini” ci si confonde spesso con “piace ai bambini” oppure “i bambini sono entusiasti”. Invece spesso quello che piace ai bambini non è identico a quello che farebbe bene ai bambini. Porto un semplice esempio con caratteristiche già note a gran parte degli istruttori, l’introduzione dell’orologio.
Ne avevo gia parlato in un
Gli esercizi per colorare le case controllate dai pezzi serve per facilitare la comprensione del controllo delle case e lo scacco al Re alla fine. È indubbiamente più facile spiegare lo scacco e i motivi per i quali il Re non può occupare le case controllate dai pezzi avversari (colorate in rosso). Non si rivela poi un grande vantaggio visto che continuano comunque ad occuparle, anche se i bambini che hanno colorato le case fanno meno errori.
Sono convinto che sia meglio insegnare senza la scacchiera murale. Ne ho parlato l’anno scorso in più occasioni (
Introdurre i pezzi e la scacchiera con una storia aiuta la spiegazione e l’assimilazione da parte dei bambini. Alcuni si ricordano meglio le specificità dei pezzi se queste sono narrate da una storia. Io non mi considero un bravo narratore, ma mia figlia – che è anche mia allieva di scacchi a scuola – è convinta del contrario. Credo abbia imparato presto ad essere diplomatica
L’esercizio 5 di 
La recensione dei libri della serie