I bambini che praticano gli scacchi a scuola migliorano nelle capacità intellettive e nel comportamento rispetto a quelli che non lo fanno.
Insegnanti elementari e genitori saranno molto contenti di questa “scoperta” (o conferma?) che i ricercatori dell’università di Aberdeen, Scozia, hanno fatto studiando per un anno i bambini di due scuole elementari della città in cui si pratica il tempo pieno.
La notizia è stata segnalata ancora una volta dall’ottimo blog di di Susan Polgar, che ha ripreso il tutto dal sito del quotidiano The Scotsman. La ricerca registra i miglioramenti, ma non presenta alcuna ipotesi su come questi siano stati generati.
“La domanda importante è perché questo succede“, ha detto Dod Forrest, della School of Education [dell'Università di Aberdeen]. “Abbiamo esaminato le capacità di lettura prima e dopo che i bambini imparassero a giocare a scacchi, e abbiamo visto che migliora notevolmente, ma non riusciamo a capire bene come“
Uno studente di Edimburgo, commentando la notizia sul sito dello Scotsman che riportava la notizia, ha ricordato uno dei vantaggi degli scacchi nella scuola, e cioè che
Gli scacchi (…) sono una competizione dove i bambini possono eccellere indipendentemente da chi sono o da dove provengono.
Gli scacchi, insomma, livellano le differenze sociali o fisiche di partenza. Ma non solo: la pratica degli scacchi migliora le capacità di relazione del bambino, perché lo porta a confrontarsi e misurarsi con gli altri, e lo porta a girare per città e paesi per partecipare ai tornei.
Alexander Wild ci racconta su questo blog quanto gli scacchi aumentino la concentrazione e la tranquillità dei suoi piccoli allievi. Ma vale anche per quelli un po’ più grandi. Pochi giorni fa una mia collega, mamma di un bambino di 13 anni che gioca a scacchi solo a scuola, mi ha riferito che “è l’unica ora in cui sta fermo, perchè è molto interessato”.
immagine: elaborazione da foto di clarkstown67/Flickr
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Il silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.





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