Oggi dobbiamo fare delle foto e un rapporto su cosa abbiamo fatto finora e la valutazione degli insegnanti se ci sono stati risultati o no. Tutto questo è necessario per eventuali finanziamenti per l’anno prossimo, dato che il primo anno è un anno di prova.
Approfitto dell’occasione per controllare la comprensione dei ragazzi sul programma svolto. So già come muovono i pezzi, quindi voglio controllare come sanno dare matto con due Torri e con la Donna, dop 26 ore di corso complessivo di cui 7 di solo gioco.
Decido di fare due gruppi, scelgo Stefano e Luca, che sono i due più forti e si esercitano a casa fra di loro, faccio loro scegliere i componenti del gruppo e li faccio sedere. Stefano e Luca giocheranno ognuno co il solo re nero contro un gruppo di ragazzi che, con re e due torri bianche, cercherà di dare il matto. Lascio che i ragazzi possano proporre mosse scorrette, per capire quante volte la controparte se ne accorgerà. I tentativi di “imbrogliare” ma vengono immediatamente scoperti.
Stefano è il più furbo e con il re nero riesce a trovare le mosse migliori per difendersi; Luca invece manca di esperienza e non si difende al meglio, così il suo gruppo riesce alla fine a dare il matto con le due torri.
Faccio giocare Stefano con le due torri contro il gruppo per due volte e ad ogni mossa utile gli chiedo perché l’abbia giocata, così che lui possa spiegarne la ragione, aiutando così tutti a comprendere meglio. Poi faccio giocare Stefano con il re nero, e il gruppo, con molte difficoltà riesce infine a dargli matto.
Con la Donna la storia si ripete. Il gruppo di Luca, leggermente più debole, riesce alla fine a dare il matto a Luca, dato che la sua difesa era un po’ più debole di quella di Stefano.
L’esercizio ha impegnato i ragazzi per una buona mezzora con i matti in questione, è ora di farli giocare.
Nella seconda classe cambio strategia, visti i risultati precedentemente esposti, e decido di formare 3 gruppi da 4 e mi cerco tre ragazzi che dicono di sapere come si dà il matto con le due torri e gioco in simultanea con loro. Il risultato uno dei gruppo dopo un tira e molla, con qualche suggerimento riesce infine a darmi il matto con le due torri. Gli altri due gruppi nonostante avessi loro ricordato come si posizionano le torri, e di cambiare lato quando esse sono attaccate dal Re, impiegano ancora un sacco di tentativi infruttuosi prima di riuscire a dare il matto.
Con la Donna funziona leggermente meglio, ma ho dovuto ricordare loro alcuni dettagli della lezione sul tema.
Due gruppi infine sono riusciti, non senza qualche problema, a darmi il matto. Il terzo ha avuto molte difficoltà.
L’acquisizione della tecnica di matto è però ancora faticosa per molti ragazzini. Due giorni dopo, ai GSS, qualcuno di loro si è trovato in finali di donna e re contro re, ma, complice anche la nervosità, non è riuscito a vincere e l’arbitro ha assegnato la patta. I bambini non riuscivano più a ricordarsi la lezione di due giorni prima.
Ora, analizzando la cosa, devo dire che in seconda elementare i ragazzi vivono soprattutto nel presente e pensano una mossa alla volta e vanno avanti per tentativi, mossa per mossa. Se trovano situazioni familiari, trovano una o due mosse adatte, ma appena la situazione diventa strana trovano mosse per tutta un’altra direzione. Il loro livello di sviluppo non permette loro di gestire schemi, anche molto semplici, che richiedono più mosse. Potrei anche forzarli a giocare queste posizioni fino alla nausea, ma non comprenderebbero lo stesso. Imparerebbero forse ad eseguire meccanicamente le mosse giuste, ma non comprenderebbero la base e una forzatura di questo tipo non mi sembra in linea con lo spirito scolastico e sarebbe anche una mancanza di rispetto verso i ragazzi. Nessuno trarrebbe piacere a giocare cosi.
Credo che continuerò ancora a farli giocare per tutta l’ora di lezione.
foto: Infosix, Flickr
Postato in: WilDiario | Messo il tag: didattica, Esperienze didattiche, scacchi scolastici






Il silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.





La recensione dei libri della serie