Riferisco una storia vera che mi ha raccontato Massimo Varini, istruttore FSI e Fide che si è formato in Russia (ha anche un sito internet)
Il vecchio e il maestro.
A Trieste c’è un signore anziano (lo chiamerò “il vecchio”) che segue una sessantina di ragazzi e non supera o non raggiunge il livello di 3N.
I ragazzi giocano come giocano e hanno piacere nel giocare.
Sempre a Trieste c’è Massimo, che aveva 12 allievi giovani e non capiva come mai il vecchio ne avesse invece 60.
Il vecchio li lasciava giocare come volevano, proprio come faccio io a scuola, senza intromettersi. Rispondeva alle loro domande solamente a richiesta e neanche sempre.
A Massimo, istruttore sportivo – agonista, per usare un termine a me caro - questo sistema sembrava assurdo, non riusciva a capirne le qualità. Fino al giorno in cui tre allievi del vecchio vennero a prendere lezioni da lui.
Massimo era leggermente preoccupato, non voleva dare l’impressione di portare via gli allievi ad un altro istruttore, ma poi ha scoperto che glieli aveva mandati il vecchio.
Da quel momento i due si sono frequentati e Massimo ha scoperto che ogni tanto alle lezioni del vecchio si univa anche un suo amico candidato maestro, anche lui anziano. Anche questo candidato maestro evitava di interferire quando i ragazzi giocavano fra di loro. E quando spiegava loro qualcosa non usava mai la lavagna magnetica, ma la scacchiera da tavolo, anche nelle lezioni di gruppo.
Massimo non ci capiva più niente; gli pareva di essere in un altro mondo.
La morale della storia: meno è di più.
Se vuoi vedere effettivamente come un ragazzo si relaziona con gli scacchi, meno gli dai, più puoi essere sicuro che il ragazzo abbia una relazione con gli scacchi personale, soggettiva, e senza influenze.
Questo facilita il riconoscimento di chi è adatto a praticare l’agonismo, perché ha talento o anche solo la voglia di lavorare e impegnarsi. Non si perde tempo e soprattutto non si sforzano inutilmente i ragazzi, che sotto sotto vogliono solamente giocare, e dal gioco ricavano comunque effetti benèfici.
Ciò che accomuna tutti i giocatori indipendentemente dalla loro “forza” di gioco, è la capacità di creare un’idea e tradurla in pratica, che sia una semplice minaccia o un piano articolato a lunga gittata.
(Massimo Varini, Il pensiero autonomo)
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Il silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.







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