• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
    Il blog è aperto ai contributi dei ragazzi e dei loro genitori e agli interventi di altri istruttori e insegnanti.

    Per domande, interventi o collaborazioni ci potete contattare ai seguenti indirizzi di posta elettronica:


    Stefano Tescaro stefano.tescaro@gmail.com
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    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Something Wild

Alex WildAlexander (Alex) Wild è un mio amico.
L’ho conosciuto per caso, l’anno scorso, dopo che sul sito del CSV Palladio avevamo pubblicato le soluzioni degli esercizi del suo bel libro “Giocare a scacchi, vol. 1” e lui aveva scritto al webmaster per contattare chi le aveva preparate.
Da quel momento è nata una conoscenza epistolare fatta di discussioni sull’insegnamento degli scacchi ai bambini. Lui portava anni e anni di esperienza, io un po’ di conoscenza libresca e internettiana. Inutile dire chi abbia vinto. Potevo coglierlo in castagna sulle questioni formali, ma sulla sostanza non c’era gara. Manteniamo opinioni diverse su alcune cose, ma questo è un elemento che ci tiene in relazione.

Gli ho chiesto di partecipare a questo blog e lui ha accettato. Cominciamo con una (lunga) intervista in cui lui si racconta e ci spiega come ha maturato le attuali convinzioni in materia di insegnamento degli scacchi. Riporto qui la prima parte, il resto nei prossimi giorni. Buona lettura.

Intervista ad Alexandex Wild, prima parte 

Quando e come ti sei avvicinato agli scacchi?

A 12 anni ho imparato le regole, neanche corrette, perché, ad esempio, i pezzi che davano scacco erano costretti a spostarsi.  Ho giocato qualche partita con chi me le aveva insegnate. Poi niente più scacchi fino a 18 anni, quando mio fratello mi chiese di insegnargli a giocare e io gli risposi che era troppo stupido per imparare questo gioco. Purtroppo per me, Peter abitava a Brunico, così ha imparato da Carlo Micheli e dopo poco tempo mi ha dato una lezione come si deve.
Da allora ho iniziato a studiare gli scacchi con le edizioni tedesche dei libri di Suetin e Kotov e il manualone di Euwe/Kramer “il Mediogioco” e i risultati vennero subito. Studiavo solo per  poter battere mio fratello, e ad ogni sconfitta studiavo di più. Beh, non era proprio studio. Rigiocavo velocemente le partite e le posizioni dei libri, e questo era tutto. Ma anche così riuscivo ad afferrare i concetti più importanti e qualcuno di essi mi restava.
Ovviamente questo approccio ha lasciato molte lacune nella mia formazione.
Io e Peter partecipavamo ad un torneo di scacchi all’anno e al campionato provinciale. Giocando così poco ho impiegato una decina di anni a diventare prima nazionale. Ma gioco a scacchi per divertirmi e rilassarmi e l’agonismo mi toglie buona parte del divertimento.


Tu insegni scacchi ai bambini. Raccontaci come sei diventato istruttore.

Quando riaprii il circolo scacchi della Val Gardena iniziai subito a insegnare ai bambini. Ne ha fatto le spese Ivan, il mio fratello minore che avrà avuto 9 anni all’epoca. Tra me e Peter  lo abbiamo distrutto ed infatti ha smesso di giocare. Mi disse parecchio tempo dopo che gli scacchi come li intendevamo noi allora erano stati troppo pesanti per lui. Se non fosse stato per noi avrebbe anche continuato a giocare! Purtroppo insegnare ai bambini richiede molto di più che saper giocare

insegnare ai bambini richiede molto di più che saper giocare.

Ne ho fatto esperienza un anno dopo quando insegnai a ragazzi che avevano partecipato ad un corso di base. Dato che i libri di Suetin sono stati i miei primi libri di scacchi, mi hanno aiutato molto a migliorare il mio gioco e mi piacevano molto, li presi come base per l’insegnamento.
L’avessi mai fatto! Dopo sei settimane non era rimasto nemmeno un bambino. Ci misi un bel po’ a capire che l’errore stava nel materiale troppo complesso e nella mia incapacità di accorgermi che si stavano annoiando perché non potevano capire quello che dicevo.

Poi mi sono trasferito a Merano e ben presto un’insegnante, madre di due ragazzi che istruivo al circolo, mi chiese di fare un corso di scacchi nella sua scuola elementare. Le mie lezioni erano diventate più adatte all’età dei ragazzi, ma questo era il mio primo corso nella scuola, così preparai un bel programmino e acquistai un puntatore laser. Fu un’esperienza allucinante.
Arrivai a scuola, entrai in classe pieno di entusiasmo e …mi ritrovai più di 30 ragazzi e l’insegnante che mi disse che doveva andare ad una riunione e mi chiese se mi poteva lasciare da solo. Dissi “nessun problema”; le ultime parole famose! Come ho detto il puntatore laser mi salvò per un po’, ma quando si trattò di far giocare i ragazzi cominciò l’inferno. Non facevo in tempo a rispondere ad uno che dall’altra parte della classe già si alzavano altre mani e cosi via. Dopo due ore ero distrutto e il mio bel programmino non mi sembrava più molto adatto.
Per fortuna nelle lezioni  seguenti c’era l’insegnante e bene o male siamo riusciti a farli giocare, ma il programma usato per l’insegnamento continuava a non piacermi.
Da allora ho sempre cercato nuove idee o spunti per migliorare, e le ho provate tutte, persino l’uso di un proiettore (costato un mucchio di soldi) che si rivelò una pessima idea. da allora non l’ho più usato.

Questa affermazione mi incuriosisce. Puoi spiegarci perché ritieni che il proiettore non sia adatto alle lezioni di scacchi?

Il proiettore è utile quando si deve mostrare la stessa minestra, vedi posizioni tipiche, in salse diverse e ha il vantaggio di coinvolgere tutta la classe, cosa che sulla scacchiera murale non succede nello stesso modo. Si perde tempo a mettere la posizione e nel frattempo alcuni se ne vanno altrove con la mente ed è difficile farli tornare indietro. Il proiettore è comodo per l’istruttore (aumenta la pigrizia)  ma poco flessibile alle esigenze momentanee che possono sorgere verso i ragazzi e si corre il rischio di portare troppo materiale, soprattutto agli inizi.

La velocità è molto elevata e la maggior parte delle cose è dimenticata subito.  È  preferibile proseguire più lentamente e dare la preferenza al toccare con mano, cioè al gioco o comunque ad esercizi pratici. Anche la scacchiera murale è da usare con parsimonia e possibilmente coinvolgendo i ragazzi, con il video è più una presentazione che un coinvolgimento. Prima di tutto serve la pratica.

Altra cosa importante, nell’immagine proiettata manca una dimensione, la profondità. Per ragazzi piu avanti nello sviluppo mentale, parliamo di scuole medie e superiori, il proiettore può anche andare bene. Ma per ragazzi in seconda elementare il proiettore è il mezzo meno adatto per insegnare gli scacchi, perchè a questa età non hanno ancora la capacità cognitiva per collegare l’informzione bidimensionale che vedono proiettata con i pezzi sulla scacchiera che hanno davanti.
I ragazzi di seconda elementare hanno bisogno di toccare e vedere gli effetti pratici per capire i concetti astratti.

Tu sei dichiaratamente a favore degli scacchi come materia scolastica e non come attività elettiva breve e per i soli interessati (le 10 ore di corso più o meno standard in  molte scuole).  Come e perché sei  giunto a questa  convinzione?

Io parto dal presupposto che gli scacchi siano di aiuto allo sviluppo personale dei ragazzi e che, data la loro natura complessa, sia necessario insegnarli nella scuola. Infatti nelle prime classi sono pochi i ragazzi che riflettono volontariamente. Molti di più sono quelli che preferiscono il movimento e il fare.
Se vogliamo dare pari opportunità a tutti, gli scacchi devono divenire un’attività regolare per tutta la classe per tutto l’anno scolastico. Meglio ancora se l’insegnante di classe, sempre lo stesso, segue i ragazzi in questa attività.
Ci sono due opzioni possibili: nel primo caso l’insegnante è un giocatore agonista e insegna gli scacchi ai ragazzi; nel secondo l’insegnante non sa giocare a scacchi e impara con i ragazzi a giocare a scacchi. La seconda opzione è la migliore sia per la scuola che per i ragazzi.

Ci sono due opzioni possibili:
– un giocatore agonista che insegna gli scacchi ai ragazzi;
– l’insegnante che impara con i ragazzi a giocare a scacchi.
La seconda opzione è la migliore sia per la scuola che per i ragazzi.

Spiega perché l’insegnante che non sa giocare a scacchi sarebbe da preferire.

Non sa giocare a scacchi è un’esagerazione. Diciamo che l’insegnante non conosce il gioco quanto lo conosce l’istruttore, e questo lo rende più vicino ai ragazzi, meno estraneo. Inoltre se l’insegnante è coinvolto ci sono maggiori possibilità che l’insegnamento degli scacchi abbia continuità, che è la cosa più importante per lo sviluppo cognitivo dei ragazzi.

Tornando agli scacchi scolastici, la convinzione che 10-15 ore, e qualche volta anche di meno dalle nostre parti, non serva a niente viene semplicemente da un confronto diretto con la materia più simile agli scacchi e cioè la matematica. Prova a insegnare la matematica (in seconda elementare) in dieci ore e poi più nulla!  Tutto quello che la matematica porta di buono ai ragazzi sparisce dopo un mese o due, sappiamo che le basi matematiche, o meglio, l’orientamento alla matematica,  si creano negli anni delle elementari. È importante come si indirizzano i ragazzi verso la materia perché questo determina se comprenderà la matematica oppure sarà sempre scarso.
La stessa cosa succede negli scacchi, tutti i fattori benefici che seguono gli scacchi scolastici saranno annullati nel breve periodo. Lo possiamo osservare quando facciamo questi corsi nelle scuole per più anni. Il 90% dei ragazzi volontari dopo il corso smettono di giocare e quando arrivano l’anno successivo al corso avanzato è già molto se si ricordano le mosse e rincominci daccapo, da zero.
Come nella matematica ci vuole qualche anno per interiorizzare e usare gli elementi che gli scacchi (o la matematica) hanno contribuito a creare.

Probabilmente la nostra società crede ancora che basti cimentarsi un attimo con una pratica per avere degli effetti positivi. Ma l’esperienza insegna che ci vuole pratica e impegno costante in tutte le cose che vogliamo saper usare o fare.
Gli scacchi scolastici creano un rapporto o un filo conduttore fra matematica , arte e filosofia insomma fra le materie che definiscono l’essere umano, insegnano a collegare queste materie fra di loro e questo a livello intuitivo. Da tutto questo segue, per me, la necessità di inserire gli scacchi scolastici nel curriculum scolastico. Parola d’ordine è continuità. 

Che rapporti hai con gli insegnanti elementari?

I rapporti sono in linea di massima buoni. Essi concordano che gli scacchi producono effetti positivi ma di norma hanno difficoltà a cedere delle ore per “un gioco”. Il problema delle ore è più rilevante nelle nostre scuole dato che è obbligatorio lo stesso numero di ore per ciascuna delle due lingue principali, il Tedesco e l’Italiano, mentre le scuole Italiane (nel territorio nazionale) non hanno questo obbligo. Ne consegue che le scuole italiane hanno un problema minore nel cedere delle ore a favore degli scacchi.
Un altro fattore che differenzia le scuole di lingua Tedesca da quelle di lingua Italiana è il fatto che in Alto Adige c’è una vastissima scelta di formazione extrascolastica per gli insegnanti, ci sono talmente tanti progetti sia per le attività extrascolastiche dei ragazzi che per gli insegnanti che l’imbarazzo della scelta diventa un bel problema. Più vasta è la scelta più difficile diventa pescare i progetti più validi dal mucchio.
Se discuto con gli insegnanti e spiego loro che le ore perse all’inizio si recuperano con l’aumento della concentrazione dei ragazzi e cosi via, mi accorgo che, anche se pochi lo dicono apertamente, il pensiero che prevale è : “Dicono tutti cosi…;  Promettono tutti risultati straordinari, ma spesso la pratica rivela che non è cosi…”. Purtroppo non sono un Dottore! Ci vorrebbe qualcuno con un alto titolo a dire queste cose e sarebbero accettate molto prima.
Quindi rimane come unica alternativa  quella del provare per credere, non tento più in prima linea di convincere gli insegnanti dei vantaggi degli scacchi ma a provare per credere. Il problema è soprattutto la mancanza di conoscenza reale degli scacchi e delle loro possibilità e qui tento di informare.
Magari riesco anche a convincerne un paio, almeno cosi sembra, ma di solito, appena verso la fine di un corso mi confessano che non credevano che avrebbe funzionato all’inizio…
I preconcetti sono duri a morire!
Il problema maggiore consiste nel fatto che gli insegnanti che sono disposti a insegnare scacchi nelle loro classi partecipano a un corso di formazione dove scoprono la complessità e la vastità della
Materia e improvvisamente non si sentono più in grado di farlo. Temono di non avere la competenza necessaria, quando negli scacchi scolastici come li intendo io non ne hanno bisogno, almeno non nella misura che credono.
Il rapporto più positivo è l’interazione degli insegnanti, ho imparato molte cose durante le lezioni dagli insegnanti. L’istruttore (competenza scacchistica) e l’insegnante (competenza pedagogica) se lavorano insieme e riflettono sul corso e durante il corso sono un’ottima accoppiata per sviluppare riflessioni, programmi e modi di insegnamento.

(Fine della prima parte dell’intervista. Clicca qui per leggere la seconda parte)

Una Risposta

  1. […] d’accordo con Alex Wild, che  ha eliminato anche lui videoproiettore dai suoi corsi. (vedi ‘intervista) Per anni (già dal 1994) fantasticavo su una scacchiera murale che mi consentisse di […]

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