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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. Seconda settimana.

alex_header_wildzeit.jpgQuesta volta inizio dopo la pausa con una breve ripetizione dell’ultima lezione fatta dai ragazzi. Le classi sono molto disciplinate per il momento. Può ancora cambiare,  perché la curiosità e le aspettative dei ragazzi, che sono sempre alte all’inizio, si attestano dopo alcune ore a valori più bassi. Dipenderà da me se rimangono interessati o se perdono interesse.

In questa seconda ora di lezione voglio spiegare il Cavallo. Mentre aspettiamo che ci facciano le fotocopie dei primi esempi tratti dal Manuale per Insegnanti da far colorare ai ragazzi e poi appendere in classe, spiego lo schieramento di partenza, i lati di Donna e di Re, la definizione dei “simboli” usati nel libro Giocare a Scacchi, vol. 1, e il valore relativo dei pezzi. 

Simbolo è una parola nuova che non conoscono ancora

Qui penso sempre al GM Ortega in un suo intervento in un corso in Piemonte che affermò che noi istruttori non dovremmo quantificare il valore dei pezzi nei nostri corsi, dato che loro (allenatori) poi devono sudare le proverbiali sette camicie per togliere questo pregiudizio in seguito nella preparazione agonistica dei “ragazzi”. Da una parte condivido quello che dice Ortega (e anche altri), dall’altra penso all’esigenza dei ragazzi in seconda elementare ad avere delle certezze, al fatto che i concetti troppo astratti entrano in un orecchio ed escono dall’altro senza nemmeno essere registrati. E anche che il progetto non punta a forgiare agonisti, ma a dare nuovi strumenti di pensiero a TUTTI i bambini.

Sarebbe interessante sentire i pareri di altri istruttori su questo argomento, e vedere se qualcuno non abbia trovato un sistema migliore e più flessibile di punteggio. Personalmente non ho ancora visto niente di superiore. Spero nei suggerimenti e commenti di chi mi leggerà.

Dare un punteggio ad ogni pezzo limita la capacità futura di valutare le posizioni dei giovani (Lexy Ortega) ma non non ho trovato un sistema migliore per spiegare ai bambini le differenze di valore fra i pezzi.

Continuo con l’esercizio 5 GS1 con i soliti problemi di interpretazione dei ragazzi. Il punteggio che scrivono a lato dei simboli di colore bianco (e viceversa per il colore nero) anziché indicare il valore dei pezzi catturati, per la maggioranza  vuole dire vantaggio per il Bianco. Questo nonostante avessimo eseguito alcune righe insieme. Non ho cambiato (semplificato) l’impostazione dell’esercizio per vedere se riescono a seguire le mie direttive (spiegazioni), avevo gia fatto notare che da ora in avanti bisogna seguire le spiegazioni altrimenti negli esercizi si lavora più del necessario.  Nota che scoprono subito vera.
Nel frattempo sono arrivate le fotocopie degli esercizi del Manuale e parto con il primo che mi serve per vedere come e in che modo lavorano e pensano.  Nello svolgimento dell’esercizio guardo con quale forza premono la matita o il colore, il modo in cui colorano (ordinato, con quale sistema, la cura dei particolari, la concentrazione e cosi via). Se volete sapere perché, leggete questo altro post dove parlo di intelligenze multiple.

Partiamo dal gruppo A, quello meno omogeneo, dove esistono almeno tre diverse velocità di soluzione degli esercizi.
3 ragazzi partono dalle diagonali e premono poco e sono anche veloci gli altri partono linearmente o prima i lati o sistematicamente una colonna dopo l’altra e la meta di loro preme con forza il colore con diverse velocità di lavoro. Tengo d’occhio quei 3, perché credo siano quelli più propensi a seguire le indicazioni impartite durante la lezione. Infatti, nell’esercizio 2 M sono quelli che procedono in modo sistematico a scrivere i nomi nelle case (in tutte le case) mentre il resto della classe scrive prima nelle case contrassegnate da un cerchio (sono le case nere dove ho messo un cerchio bianco per poter scrivere meglio), e più della metà pensa di dover scrivere solo nelle case con il cerchio benché avessi spiegato di scrivere i nomi di tutte le case.

Nel gruppo B 2 ragazzi partono con la diagonale, 2 ragazze colorano le case come dal diagramma sottostante, con le righe (molto più veloce e pratico). Scopro verso la fine che uno dei due copia dall’altro quindi non vale. Una ragazza colora persino le case Bianche in giallo (si vede che le piace colorare) tutti e 5 premono poco e gli altri usano i colori con molta forza e diverse velocità. Tengo d’occhio i primi 5 ragazzi citati dato che non stanno nella media. Anche qui i due ragazzi che sono partiti con la diagonale svolgono l’esercizio 2 M in modo sistematico e completo come pure i due che usavano le righe per colorare le case, anche se uno dei due copiava dall’altro). Mentre gli altri senza eccezione pensavano di aver finito nominando solo le case con il cerchio bianco.
In questo gruppo per il momento ho notato un ragazzo in particolare da seguire più attentamente nelle prossime ore, il “copione”. Ho notato che mentre aspettava che la compagna iniziasse gli esercizi, guardava dappertutto eccetto che sul foglio con l’esercizio. Potrebbe darsi che avesse troppa paura di sbagliare oppure che sia stato immerso in un’avventura nella mente. Mi ripropongo di indagare alla prossima occasione riguardo a quello che pensa durante gli esercizi. Mi dice l’insegnante che, quando si tratta di giocare egli è sempre attivamente presente, ma nella lezione tenta sempre di farsi dare le soluzioni dall’insegnante. Vedremo come si mette appena inizieremo a muovere qualche pezzo.
Invece nell’altro gruppo c’è una ragazza che è seguita più degli altri dall’insegnante, che le da quasi immediatamente le soluzioni degli esercizi e che mi dice che ha qualche problema nella comprensione. Non mi sembra cosi, credo sia solo più lenta, ma che capisca bene se le lascio più tempo e magari se la seguo un po’ più da vicino. Verificherò nelle prossime ore.

Nel frattempo l’insegnante ha colorato gli esempi 1 e 2 M e le chiedo intanto di appenderle in classe e rivelo ai ragazzi verso la fine dell’ora il programma per la prossima volta. 

 

2 Risposte

  1. Intervengo io per primo sulla richiesta di pareri sul sistema di punteggi per valutare la forza dei pezzi.
    Personalmente sono convinto che sia un male necessario e faccio il parallelo con il nuoto. Quando ti insegnano a nuotare la bracciata a dorso e a stile è rigida, a braccio teso. Il perché è semplice, stai imparando a galleggiare e devi prestare attenzione a troppe cose per aggiungere anche il carico della bracciata corretta. Dopo un po’ di tempo ti spiegano anche come va fatta la “vera” bracciata a dorso/stile.
    Temo che Ortega dovrà rassegnarsi.
    Unica avvertenza, segnalare sempre ai bambini che quello dei punteggi di forza è un sistema facile per stabilire chi sta meglio, ma è anche un sistema imperfetto e che col tempo dovranno imparare ad affinare le loro capacità di valutazione.

  2. […] ripenso alla omogeneità nei livelli di apprendimento (ne ho scritto nella seconda puntata del diario) sono portato a credere che nel primo gruppo ci siano bambini “lenti” ma bambini […]

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