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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. 5. Non ancora a cavallo.

Quattro anni per pensare meglio. Diario settimanale.Oggi dopo un veloce ripasso della lezione precedente, metto due pedoni sulla scacchiera magnetica, do ai ragazzi un Cavallo e lo faccio mettere su case dove attacca i due pedoni contemporaneamente. Sto cercando di spiegare gli esercizi da 18 a 21 di GS1 che riprendono il tema e allenano a risolvere meglio l’esercizio 24. Oltre che servire a familiarizzarli con il movimento del cavallo, l’esercizio vuole far loro scoprire che ci sono strade diverse per raggiungere lo stesso punto.

Il cavallo sa sempre dove andar, ma il bambino no 

Il cavallo sa, sempre dove andarAlmeno la metà della classe ha problemi a risolvere correttamente l’esercizio. I bambini segnano due case in cui mettere il cavallo, una per ogni pedone da attaccare! Passo di banco in banco e da ogni parte arrivano domande di conferma. Rispiego perciò come risolvere gli esercizi.
Aiuto prima i più veloci, poi i più lenti dato che necessitano di maggior tempo e attenzione. Ci mettiamo 25 minuti per risolvere la maggior parte degli esercizi; due o tre ragazzi non hanno ancora finito, ma volentieri li faranno successivamente, a casa o in un momento libero durante l’orario scolastico.Ci facciamo una foto di gruppo, che mi serve per i colloqui con i genitori per la prossima settimana, e poi si passa al gioco pratico con le partite ridotte con il Cavallo. Gli ultimi 10 minuti possono giocare come preferiscono, anche con tutti i pezzi  e quasi tutti sfruttano questa libertà e mettono tutti i pezzi. Purtroppo, quando i genitori insegnano alla meglio le mosse ai ragazzi, questi vogliono giocare subito con tutti i pezzi, e la qualità del loro apprendimento ne risente, perché avrebbero bisogno di concentrarsi sulle mosse di un solo pezzo per volta.

Genitori troppo premurosi = ragazzi passivi 

Nel gruppo B seguo lo stesso programma, con gli stessi esercizi nella stessa sequenza. Osservo una ragazza, la chiamerò Sara, e vedo che non lavora. Mi avvicino e mi dice che non sa cosa fare, va bene vediamo insieme come fare. Mi dice che non sa come si muove il Cavallo, ma non mi convince appieno e le do altri suggerimenti che aiutano la ragazza a riflettere per arrivare alla soluzione. Ci vogliono sei diagrammi affinché acquisti sicurezza e risolva da sé gli esercizi.
Nel gioco pratico, però, Sara conferma la mia impressione che conoscesse le mosse del Cavallo abbastanza bene. Se le avessi dato qualche soluzione poi sarebbe toccato a me fare anche gli altri esercizi per lei. La conferma poi viene dall’insegnante che mi dice che Sara non scriverebbe niente e lascerebbe fare tutto all’insegnante se assecondata, anche se dopo un anno si sta lentamente abituando a partecipare di più alle lezioni. Questo capita spesso a ragazzi con genitori troppo premurosi e troppo desiderosi di mostrare alla figlia come vivere (tantissime regole, poca libertà) e come fare i compiti. Di solito è il genitore che svolge i compiti (senza rendersi nemmeno conto di farlo) e la ragazza li lascia fare, perché sicuramente lo fanno giusto il compito. Questo comportamento dei genitori rende insicuro il bambino, che finisce per non fare più niente, così almeno non sbaglia!
Per Sara gli scacchi scolastici saranno certamente di grande aiuto per l’autostima; i primi successi li ha avuti giocando le prime partite ridotte. Devo fare però molta attenzione, quando dovrò aiutarla nelle prossime lezioni, a indicare vagamente il percorso da seguire e a non dare soluzioni.

La morale della quinta lezione: non dare niente per scontato. Fra la scacchiera murale e il diagramma degli esercizi c’è una grande differenza.
Probabilmente non sono riuscito a spiegare bene il concetto del Cavallo che attacca contemporaneamente due pedoni. Ho presupposto, dato che avevamo risolto degli esempi sulla scacchiera murale, che capissero il concetto “contemporaneamente”. Quando ho dato loro le indicazioni per svolgere l’esercizio, non ho accompagnato le mie parole con esempi concreti. Ho pensato che bastasse dire che gli esercizi erano da risolvere come avevamo fatto sulla lavagna, ma questo ha causato qualche incomprensione.

Ho notato anche un’altra “stranezza”. Se i pedoni da attaccare sono in b4 e c3 (diagramma 1 dell’esercizio 20 di GS1), i bambini trovano la soluzione abbastanza in fretta. Ma quando si trovano,  nel diagramma successivo, con i pedoni  in d6 ed e5, fanno più fatica, finché non dico loro di guardare la posizione precedente. È una conferma ulteriore della difficoltà che hanno ancora a collegare cose simili in situazioni diverse. Imparare gli scacchi li aiuterà moltissimo ad acquisire e a potenziare questa capacità.

foto by Nesster, Flickr.com

Una Risposta

  1. Quanto affermato in questo articolo è verissimo. Spesso chi insegna tende a dare lui stesso la soluzione del problema al bambino, forse perchè non ha voglia di aspettare, forse perchè ritiene che vedendo la risposta corretta il bambino capisca il procedimento. Questo è vero solo talvolta. E’ invece sempre vero che trovando la soluzione autonomamente si comprende anche il ragionamento dalla quale scaturisce.

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