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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quanto vale un kg di pedoni? Una polemica sul valore dei pezzi.

Un kg di pezzi mistiIo non insegno scacchi nelle scuole elementari. I ragazzi che vengono al circolo sanno già giocare, e se pure mettono pezzi in presa, conoscono la forza relativa dei pezzi.

Per questo motivo, fino al recente corso per istruttori di base del Comitato Regionale Scacchi del Veneto, non mi ero mai posto il problema del valore dei pezzi. Io non avevo imparato con i numeri, come capita invece oggigiorno alla maggior parte dei bambini, ma è anche vero che la mia formazione scacchistica autodidatta degli anni giovanili, prima della lunga pausa, è stata decisamente “selvaggia”. Il mio primo libro fu quello di Bobby Fischer, 60 partite da ricordare: bello, ma inadatto ad un principiante che sapeva appena le regole. E i libri successivi – allora pubblicava solo la Mursia – erano tradotti dalla scuola sovietica, quindi non davano alcun valore ai singoli pezzi. Però i manuali per bambini li riportano quasi tutti, anche quelli che giudico meglio curati. E la cattiva abitudine risale ad oltre un secolo fa:

Alcuni scienziati hanno calcolato il valore matematico approssimativo dei pezzi così come segue: prendendo il pedone come unità, il Cavallo vale 3,05, l’Alfiere 3,50, la Torre 5,48 e la Donna 9,94
Wilhelm Steinitz, campione del mondo di scacchi dal 1886 al 1893

ed è proseguita negli anni fino ai giorni nostri. 

Dicevo che tutti i manuali che conosco riportano i valori dei pezzi. C’è un’eccezione, ed è il libro di Roberto Messa e Maria Teresa Mearini, Il gioco degli scacchi, che così affronta la questione:

La forza dei pezzi
Giocando ti sarai già accorto che non tutti i pezzi hanno la stessa forza: il Pedone è sicuramente il più debole perché le sue possibilità di movimento sono molto limitate.
Al contrario, la Donna è il pezzo più potente, quello più pericoloso per il Re avversario. In mezzo ci sono la Torre, l’Alfiere e il Cavallo, che hanno circa la stessa forza (fra i tre vale un po’ più la Torre).

Con poche e semplici parole sono stabilite le gerarchie “normali” fra i pezzi, ma senza quantificarne un valore. (15.12.07: ma la terza edizione inserisce anche i valori, vedi sotto)

Ho riflettuto su questa modalità di insegnamento dopo che il prof. (ma forse lui  preferisce essere chiamato maestro) Rosino ha proposto il suo vecchio articolo sulla valutazione funzionale dei pezzi al recente corso per istruttori elementari tenuto a Padova.

Sostiene Rosino (riassumo sperando di non distorcere troppo) che:

  • gli scacchi sono un sistema di segni che diventa sistema linguistico

  • quindi agli scacchi si può applicare quello che si è scoperto a proposito del linguaggio, e cioè che la formazione del senso (in ambito scacchistico, della posizione) sia dato dalla relazione in cui stanno i pezzi, cioè dalla funzione che in quel momento (posizione) stanno svolgendo.

Citando Carlo Salvioli, forte giocatore e teorico degli scacchi, attivo fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900,

per entrare nello spirito del giuoco, non tanto sarà necessario conoscere la forza e la natura di ogni singolo pezzo in via assoluta, quanto studiarne la differente attività in ogni stadio differente della partita, e collo studio delle partite e dei finali dei grandi maestri.

Rosino propone il suo approccio pedagogico agli scacchi:

fin dalle prime lezioni sul gioco e in modo particolare nelle fasi immediatamente successive, ogni pezzo va presentato assieme ad altri, nel luogo “convenzionale” degli avvenimenti scacchistici, la scacchiera, mostrandone le funzioni in rapporto con le altre presenze e facendo verificare “sperimentalmente” come sia la disposizione dei pezzi sulla scacchiera a rendere dinamico e fortemente variabile il loro valore.

Io penso che anche un bambino piccolo (7-8 anni) possa imparare e migliorare senza avere bisogno di sapere se un alfiere vale 3 oppure 3,3 punti. E Rosino mi ha convinto che se il bambino impara a valutare la forza dei pezzi in relazione alla funzione svolta in quel momento (cioè in quella posizione) crescerà con maggiore autonomia di pensiero e sarà facilitato nella sua crescita scacchistica. E spero, in un tempo ragionevole,  di riuscire a pubblicare un po’ di materiali su questo argomento.

Aggiunta (15 dicembre 2007)

La terza edizione di Giocare a Scacchi riporta anche i valori numerici dei pezzi. Sarebbe interessante sapere perché.

4 Risposte

  1. sono d’accordo con Rosino: è necessario sottoporre fin dall’inizio la scacchiera completa, anche se poi bisognerà “smontarla” per insegnare, pezzo per pezzo, le mosse pertinenti.
    Così infatti è il mio metodo. (Clicca qui per leggere il metodo di Mariolina)
    Però …. detto questo, mi rendo conto che il mio metodo (in sei tappe) si ferma all’insegnamento delle mosse e della posizione e poi ci sarebbe bisogno di un qualche iniziazione alla strategia. In questo senso mi pare funzioni bene Alex Wild, sebbene abbia una qualche riserva, per una mia mancanza di pratica del suo metodo, rispetto all’assegnare un “valore” ai singoli pezzi … E’ possibile che, in effetti, sia utile gratificare i ragazzi (ormai di 10-12 anni a mio parere) e il chiedersi “come?” è doveroso per ogni insegnante. Certo, la conquista di una qualche elementare strategia deve aspettare che i ragazzi abbiano almeno 13-15 anni! FATTI SALVI I GENI Le risposte, come sempre, non sono mai del tutto esaustive e tocca essere umili!
    Perchè non dar vita ad una rubrica inchiesta: “quando e come ho imparato a giocare a scacchi?”. Potrebbe essere fruttuoso enumerare esperienze!

  2. Mariolina ha scritto:

    e poi ci sarebbe bisogno di un qualche iniziazione alla strategia. In questo senso mi pare funzioni bene Alex Wild, sebbene abbia una qualche riserva, per una mia mancanza di pratica del suo metodo, rispetto all’assegnare un “valore” ai singoli pezzi …

    I libri di Alex Wild, che spero di recensire presto, funzionano anche se si ignorano i valori dei pezzi. …peccato che l’autore non riesca a convicersene.
    Detto questo, non vedo alcun motivo per introdurre un valore numerico dei pezzi. Lasciamolo a chi crea programmi per computer per giocare a scacchi.
    Grazie per essere intervenuta (e complimenti per i tuoi blog).
    Stefano

  3. Intanto vorrei capire chi diavolo sono questi scienziati che diceva steinitz…. non avevano altro da fare?🙂 Storicamente comunque il valore dei pezzi aveva senso ai tempi di Steinitz, dal momento che era l’esponente della prima scuola posizionale della storia ma oggi credo che bisognerebbe considerare esclusivamente la posizione. Esempio banale: finale di pedone contro cavallo. La forza del pedone varia proprio in base a considerazioni sulla posizione corrente (il re supporta o no il cavallo? Il pedone è di torre? etc.) e quindi non vale più 1 in senso assoluto. Esempio un po’ portato all’estremo ma dovrebbe far capire cosa intendo.

  4. SONO UNO SCACCHISTA E MI SONO LETTO TUTTO QUANTO SOPRA.
    Che c’entra il “valore numerico dei pezzi”? Mi sembra una cosa da pazzi: io ho imparato da piccolo e giocato sempre con i miei fratelli: tutti abbiamo partecipato a tornei e talvolta vinto. Non c’è stato mai, ma proprio mai, nelle nostre vite, bisogno di conoscere “quanto vale un pezzo” in numeri!

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