• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. 14. Scaccomatto con la donna.

Matto!Oggi comincio con il matto con re e donna contro re. Il tempo stringe e per domenica – data del camponato provinciale giocanile – devo dare almeno una piccola base sul come si dà scaccomatto. Ovviamente tre ore di lezione per far loro padroneggiare il matto con la Donna e quello con le due Torri sono pochine. Decido anche di controllare la capacità dei ragazzi di eseguire la sequenza che porta al matto con le due Torri. Un disastro! Persino Stefano, che si è esercitato con Fritz & Chester, ha delle difficoltà, e degli altri non parliamo nemmeno.
A parte la fretta, che ha probabilmente influito negativamente sulla lezione, credo esista anche un problema a livello cognitivo. Mi spiego meglio: i ragazzi in seconda elementare (o giù di lì) hanno problemi a seguire schemi che si protraggono per più passaggi. Cioè ora fai questo, poi quest’altro, e se succede quello, allora fai questo, altrimenti quest’altro e cosi via. Gli stessi schemi usati anche nel basket, nella pallamano o nel calcio, per citarne alcuni, prevedono una sequenze di più azioni. A questa età i ragazzi riescono tutti a seguire la prima azione; ma sono meno, molti di meno, quelli che proseguono anche con la seconda, e alla terza sono tutti altrove, talmente presi dal gioco che gli schemi previsti dagli allenatori spariscono dalla mente. Gli allenatori di bambini under 10 che avevano nel gruppo alcuni miei ragazzi mi hanno confermato che gli scacchisti riuscivano a seguire gli schemi mentre il resto del gruppo si bloccava  al secondo o al terzo passaggio. 

La pratica è il miglior insegnante
Sono convinto che perché i ragazzi possano comprendere i matti dei finali elementari, debbano prima fare molta pratica di gioco – ovviamente non solo due tre ore – e solo dopo capire la tecnica. Per questo motivo voglio sperimentare prima le sequenze di matto con due soli pezzi  e una mossa soltanto; poi matti in una mossa con tre pezzi e schemi di matto tipici e alcuni elementi tattici di base, ma sempre in una mossa. Ho notato in un altro corso con lezioni di due ore (non era possibile avere due volte un’ora) con ragazzi di età simile che per risolvere i primi 12 diagrammi la maggioranza ci ha messo un’ora, mentre adesso, dopo cinque incontri, impiegano 40 minuti per fare 18 diagrammi. Comunque la comprensione non è ancora il massimo (dopo 5 volte e un’ora circa di esercizi) quindi posso proseguire su questa linea ancora un bel po’ senza correre il rischio di annoiarli.

Mentre i più duri a comprendere, dopo 4 esercitazioni, sempre con 12 diagrammi, incominciano a lavorare autonomamente, senza tanti aiuti da parte mia, e riescono a fare i 12 diagrammi in un’ora.

Per dare un idea delle difficoltà dei ragazzi a collegare più pezzi sulla scacchiera per dare matto, devo dire che in un gruppo di 15 ragazzi almeno tre dopo 20 minuti non avevano trovato nemmeno una soluzione e 2 avevano disegnato mosse senza senso a casaccio, giusto per fare qualcosa. La difficoltà sta nel dare indicazioni senza dare le soluzioni dato che spesso non sono abituati a insistere su un problema se non trovano subito una soluzione.

Esercizi solo in classe: il tempo perso per seguire adesso i ragazzi è tempo guadagnato in futuro. 
Soprattutto per questo motivo non do quasi mai compiti a casa, ma faccio sempre fare gli esercizi sotto la mia personale supervisione, solo cosi sono sicuro di come svolgono gli esercizi e quali sono le loro difficoltà. Il tempo necessario per seguirli negli esercizi non è assolutamente tempo perso. Alla fine una base più solida mi fa recuperare il tempo, usato in più per la base, nelle lezioni più specifiche.

Le bambine sono meno competitive
Tornando al discorso delle femmine, che a mio parere non si sentivano ancora in grado a partecipare al torneo di domenica, l’insegnante ha parlato con le ragazze e sono emerse le stesse motivazioni da me descritte in precedenza. Le ragazze sanno che non hanno ancora la padronanza del gioco e non sanno cosa le aspetta e per prudenza non vogliono ancora partecipare a tornei. I ragazzi invece non riflettono sul proprio gioco, ma si buttano subito nella mischia e poi si vedrà quanto vale il loro gioco.

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