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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Tortura cinese, ovvero, l’importanza di essere Franco.

PuzzleC’è un signore di origine cinese  che ha sviluppato un metodo che parte dagli scacchi per sviluppare le capacità matematiche dei bambini delle scuole elementari e medie.

Nel sito  scacchi e matematica, si trovano alcuni opuscoli di presentazione. Io ho letto questo qui, ricavandone pessime impressioni. Vediamo perché.

Penso che sia condivisibile che gli scacchi:
– sono piacevoli e stimolanti per il bambini in età scolare;
– sono basati su regole rigide e favoriscono perciò paralleli con il formalismo matematico;
– una volta insegnati a scuola, creano una base comune di conoscenze simboliche per tutta la classe.
È questo terzo punto quello su cui poggia il metodo del sig. Frank Ho, questo il nome del tizio in questione: le conoscenze simboliche acquisite dai ragazzi possono essere usate per sviluppare le conoscenze e abilità matematiche dei bambini.

Il suo percorso didattico è sintetizzato in una breve presentazione del suo corso, riportata nell’opuscolo citato sopra. Il punto di partenza è l’utilizzo delle figurine che simboleggiano i pezzi degli scacchi per costruire quiz aritmetici, a partire dal valore dei pezzi.

Nel 1995 ho incorporato il valore dei pezzi degli scacchi nella matematica scolastica (il valore usato è quello adottato dai corsi della Federazione scacchistica del Canada);

Con modestia il sig. Frank Ho sostiene di essere stato un pioniere dell’aritmetica con il valore dei pezzi (!!). Lo fa, perché è in attesa di brevetto per questo utilizzo didattico. Di fronte a tanto genio non posso rinunciare ad un commento fotografico.
Dall’opuscolo di presentazione citato sopra ho tratto qualche esempio. Cominciamo con una equazione scaccoalgebrica in cui il valore dei pezzi è, in realtà, irrilevante.

Esempio 3

Si passa poi ad  un esempio di aritmetica (scacchistica ??) dove, invece, la conoscenza del valore medio convenzionale della donna è necessaria per ottenere le somme con i numeri 1, 2 e 3.:

esempio 1

Per concludere la breve rassegna con un esempio che di scacchistico ha solo lo sfondo a quadri bianchi e grigi.

esempio 2

Non so quanto questi quiz possano aiutare i bambini.
Ma vediamo come il sig. Ho ha migliorato e potenziato il suo metodo.

Nel luglio del  2004 ho creato un formato a due colonne, una con una domanda di scacchi, l’altra con un quiz matematico. Le due prove sono abbinate in modo da mostrare le relazioni fra scacchi e matematica. Questa è la versione 2 del mio manuale.

Nel febbraio  2005 ho usato per la prima volta le figure degli scacchi in quiz matematici per insegnare il concetto di variabili. Questa è la versione 3 del mio manuale.

Le premesse possono essere interessanti, ma l’applicazione mi spaventa assai, forse perché sono un vecchio dinosauro.
Innanzitutto usare i valori dei pezzi per operazioni di aritmetica è uno stravolgimento degli scacchi che nulla aggiunge alla matematica. Tanto vale usare i gol delle partite di calcio, o il valore delle carte di Pokemon o Dragon Ball. O, per le bambine, far contare i morosi delle Winx. Se il signor Frank Ho per 9 anni ha fatto solo questo, per giunta con la convinzione di essere il primo, non ha fatto molto per la matematica, e nulla per gli scacchi.

Inoltre, fatico ad apprezzare il passaggio da figure astratte, tipico dei giochini e quiz di logica a quiz analoghi con le figure dei pezzi degli scacchi. 
Qui sotto  le figure degli scacchi sono usate per rappresentare la geometria dei movimenti, che a sua volta diventa simbolo e segno. Se l’intenzione è quella di inserire elementi che facciano parte delle esperienze di vita dei bambini, l’utilizzo di simbologia scacchistica non mi pare molto indovinato.

Esempio 5homath_4.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Il tutto mi sembra l’ennesima forzatura, oltre che un buon sistema per far odiare gli scacchi ai bambini. Una tortura (cinese) per loro.
Ma proseguiamo nella scoperta del metodo. Il signor Ho pensa che sia meglio far imparare simultaneamente più operazioni ai bambini:

Ho rilevato che nella vita reale, gli studenti non imparano le quattro operazioni (+−×÷) in modo sequenziale. Ad esempio, quando un bambino prende una mela da un gruppo di quattro, sta compiendo una operazione di addizione (ha preso una mela), ma anche una di sottrazione (nel gruppo di partenza ne sono rimaste 3). Ho pensato che sarebbe una buona idea che gli studenti potessero imparare più operazioni e più concetti nello stesso momento, per rispecchiare le esperienze di vita.

Ed ecco come  realizza il suo obiettivo.

homath_3.jpg

Non so a voi, ma a me l’esercizio qui sopra non pare di immediata comprensione. Magari per i bambini di Vancouver è semplicissimo, ma per i dinosauri di Vicenza no!

Per il sig. Frank Ho l’importante è cercare di brevettare i simboli matematici applicati agli scacchi e poi rivendere in franchise a 2.000 dollari l’anno il suo manuale. Pare anche che qualcuno lo stia pagando per questo.
C’è chi regala esperienza e chi cerca di brevettare gli scacchi; devo proprio dirvi chi mi è simpatico e chi no? chi aiuta i bambini o chi aiuta (forse) il suo conto in banca?

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