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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. 16. Riflessioni sui primi risultati del progetto.

giocoaterra.jpgDopo 17 settimane di lezione è il caso di  esaminare quali effetti abbia prodotto finora questo progetto di insegnamento scolastico degli scacchi.

Le ultime ore erano incentrate sul gioco pratico, niente teoria né ripetizioni, solamente gioco. Dopo 17 lezioni da un’ora ciascuna, la parte teorica e di soluzione diagrammi è stata all’incirca di 10 ore, mentre il gioco effettivo di 7 ore.

La parte teorica si basava esclusivamente sulle regole di movimento dei pezzi, pezzo toccato pezzo mosso, i nomi delle case, il valore relativo dei pezzi e il matto con le due Torri, che ha richiesto 3 lezioni per dare una comprensione basilare alla maggioranza della classe.

Hanno imparato le regole del gioco
Quasi tutti:
– muovono i pezzi correttamente e con sicurezza (il Re crea ancora qualche problema, perché lo mettono e lasciano spesso sotto scacco);
– hanno piacere nel giocare riuscendo a stare in silenzio per tutta l’ora.
La maggioranza dei miei allievi riesce a dare scacco matto con le due Torri o con torre più donna. Matti con altre configurazioni di pezzi sono ovviamente ancora fuori dalla loro portata, ma possono comparire per caso sulla scacchiera.
I matti con altri pezzi saranno introdotti gradualmente in un secondo tempo.

Giocano ignorando l’avversario 
I ragazzi giocano prevalentemente da soli, cioè senza vedere o calcolare le mosse avversarie. Qualche volta calcolano che se catturano un pezzo, l’avversario può ricatturare a sua volta, ma di norma non prendono in considerazione la mossa avversaria (“non conta, gioco comunque quello che avevo previsto…”) a meno che non interferisca con la minaccia che stanno portanto.

Sono ancora nella fase materialistica
Siamo ovviamente ancora nella prima fase di sviluppo della loro competenza di gioco: attaccare, catturare e ritirarsi. Pensare di proporre lezioni più impegnative si rivelerebbe una perdita di tempo a scapito del gioco, dato che si raggiungerebbe solamente un esiguo numero di ragazzi. Nelle due classi (30 ragazzi) forse due o tre trarrebbero profitto da queste lezioni e seguire due tre ragazzi individualmente non dovrebbe creare problemi. Per questo motivo al momento penso di proporre solamente gioco pratico senza lezioni e osservare attentamente lo sviluppo del gioco degli alunni. Credo inoltre che giocando di più i risultati che saranno evaluati saranno maggiori. Quando poi vedrò apparire una fase di gioco superiore nella maggioranza dei bambini, reintrodurrò lezioni sui sistemi di matto in una mossa. Prevedo sarà verso la fine dell’anno scolastico, cioè fra 10 o 15 ore.
Questa mia scelta è sempre ossequiosa del principio che meno è di più; in questo caso meno teoria e più spazio al gioco producono un miglioramento più rapido delle abilità scolastiche e cognitive dei bambini.

Le fasi nel gioco a scacchi dei bambini

Gli scacchi hanno conquistato (quasi) tutti i bambini
Ci sono al momento ancora due o tre ragazzi, nelle due classi, che preferirebbero anche fare a meno degli scacchi, ma sono fiducioso che per la fine dell’anno acquistino anche loro una sicurezza nel gioco e nelle proprie capacità e di conseguenza anche il piacere di giocare. Che sono sulla buona strada lo dimostra il fatto che nel frattempo la maggior parte degli alunni, nelle ore di gioco libero  scelgono gli scacchi. Questa scuola riserva una parte dell’orario complessivo al gioco libero. In queste ore i ragazzi scelgono liberamente il gioco che preferiscono. Non era cosi appena 8 lezioni fa. Infatti, dopo le prime 8-9 ore del mio corso, alla proposta dell’insegnante se qualcuno volesse giocare a scacchi, pochi hanno preso una scacchiera e la maggioranza ha invece scelto altri giochi. Adesso, invece, durante le ore libere sembra di essere a lezione di scacchi, tanti sono i bambini che scelgono di giocarvi.

Non dobbiamo sottovalutare questo effetto in ambito scolastico, dove è difficile trovare attività che suscitino e mantengano a lungo l’interesse dei ragazzi. Gli insegnanti sono sorpresi dall’attrazione e dedizione che suscitano gli scacchi. Nelle conversazioni con gli insegnanti questo fatto, che i ragazzi scegliessero liberamente (durante l’orario scolastico erano imposti) gli scacchi rispetto agli altri giochi, è stato un fattore determinante nella decisione di continuare con il progetto anche per l’anno prossimo.
Questo progetto, infatti, è sì quadriennale, ma è soggetto a verifica ogni anno e gli insegnanti della scuola lo hanno accettato con rispetto ma con scetticismo, pronti a lasciar perdere l’anno successivo qualora non funzionasse. La proposta, infatti, non è stata del corpo insegnante, che non l’ha osteggiata, ma che l’ha accolta con scetticismo, a causa delle troppe promesse che non sono state mantenute finora da quanti avevano, in passato, proposto attività alternative.

Però è bastato che l’ambiente non fosse ostile  perché il progetto potesse produrre risultati positivi già a metà anno scolastico. E l’accoglienza via via più favorevole di genitori e insegnanti ha potenziato il successo del programma. Come ho già scritto in precedenza questi tre soggetti (insegnanti, genitori e la scuola) insieme mettono gli scacchi in una sorta di classifica valori che i ragazzi, intesi come gruppo, sentono e seguono. Se la scuola, l’insegnante e i genitori concordano, aumentano l’importanza del progetto “Scacchi”. Se poi si aggiunge che il gruppo sente che non c’è alcuno tipo di pressione o imposizione (traguardi da raggiungere) e che tutti ma proprio tutti, riescono a partecipare al progetto con successo, allora il progetto balza in cima alle priorità del gruppo e tutti partecipano attivamente.

Scacchi scolastici e scacchi agonistici, due mondi diversi e poco intersecati
Il progetto conferma la mia ipotesi che non sono i tornei di scacchi e neppure la forza di gioco dei ragazzi a determinare gli effetti positivi degli scacchi come la concentrazione, l’attenzione, la tranquillità e il favorire lo sviluppo cognitivo precoce. I tornei sono utilissimi in primis come fattore motivazionale a seguire con più attenzione le lezioni dell’istruttore e di rimando migliorano il loro gioco. Ma questo discorso vale al massimo per il 10-15% dei ragazzi e non per tutta la classe.

Se il traguardo è l’agonismo il progetto non permette a tutti di cimentarsi con gli scacchi con successo. In ogni gruppo ci sono dei ragazzi molto appassionati agli scacchi fin dall’inizio, ma per tutti gli altri ci vuole tempo e pratica. E se vogliamo sfruttare la psicologia di gruppo ogni elemento deve trovare il suo ruolo.

Siccome i tornei non hanno influenzato la maggior parte dei ragazzi in queste classi, i vantaggi scolastici e comportamentali, soggettivamente già constatati, sono emersi per tutti i ragazzi e nemmeno sono emersi maggiormente nei ragazzi che hanno partecipato al torneo, anche se hanno una forza di gioco leggermente superiore. 
Possiamo dedurne che il ruolo principale nel determinare i miglioramenti riscontrati l’abbia avuto il gioco pratico, attività comune a tutti i ragazzi. Gioco pratico e libero, senza suggerimenti da parte dell’istruttore, che loro avrebbero vissuto come imposizioni sul modo di giocare, e assoluta libertà di esplorare modi di gioco o posizioni preferite.

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