• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Contro il logorio della vita moderna, scacchi a scuola!

Contro il logorio della vita modernaSe la pratica degli scacchi a scuola  è non impositiva, si possono osservare meglio le caratteristiche dei ragazzi, come pensano, come creano autonomamente, poco a poco, le loro strategie di gioco.

I ragazzi dei due corsi del progetto “Quattro anni per pensare meglio” giocano impostando configurazioni di pezzi e pedoni poco ortodosse per noi scacchisti. Queste posizioni hanno una base sostanzialmente visiva, in quanto risultano di aspetto piacevole alla vista. I ragazzi trovano poi modi originali per sfruttarle, spesso con la collaborazione da parte dell’avversario.

Per esempio la struttura pedonale i ragazzi la definiscono “El Condor”  con i pedoni in a4,b3,c3,d2,e2,f3,g3,h4, i Cavalli in a3 e h3 e un Alfiere in b2 e il Nero in simmetria (per attaccare meglio il Re avversario!?:)) oppure la muraglia cinese avanzata con tutti i pedoni in 4. e 5. traversa e appena l’ultimo pedone raggiunge la sua posizione parte la grande abbuffata  e il gioco con i pochi pedoni rimasti diventa più lento e riflessivo!

El Condor
El Condor

La concentrazione e l’attenzione stampata sui volti dei ragazzi ricorda vagamente i bambini piccoli quando per ore e ore studiano e manipolano un unico oggetto o giocattolo senza registrare alcun fattore esterno. Proprio in momenti simili sono molto soddisfatto di aver abbandonato l’agonismo negli scacchi scolastici. Osservare i tentativi dei ragazzi di elaborare strategie è molto interessante ed istruttivo e non ha importanza, per ora, se siano strategie che funzionano (agonisticamente parlando) oppure no, qui si stanno creando semplicemente una base per poter poi in futuro comprendere le prime lezioni di strategia.

Osservare il gioco dei ragazzi porta alla luce i limiti imposti loro dallo sviluppo cognitivo tipico per questa età. Il loro pensiero è estremamente lineare e concetti come perdere un tempo, la collaborazione di più pezzi per uno scopo lontano, l’elaborazione di un piano che tenga conto anche di una risposta dell’avversario sono al di fuori delle loro attuali possibilità. Solo il matto con le due Torri riescono ad eseguirlo solo meccanicamente, perché l’hanno visto tante di quelle volte che alla fine lo eseguono automaticamente e se incappano in un ostacolo imprevisto (una posizione diversa da quelle conosciute) si bloccano, giocano da un’altra parte della scacchiera fino a quando la posizione non ridiventa familiare.
Se ci poniamo una domanda come per esempio: Come e perché gli scacchi funzionano e raggiungano effetti in ambiti cosi vasti, potremmo giungere anche ad una conclusione meta-filosofica della serie “ Gli scacchi funzionano proprio per il semplice motivo che non abbiamo ancora scoperto il come e il perché funzionano”. Oppure possiamo tentare di trovare una spiegazione più terrena o pratica se vogliamo, osservando bene i ragazzi e i loro comportamenti.

Incastrati fra una società sempre più veloce, la televisione (che non contribuisce ad aumentare l’attenzione ma anestetizza il pensiero, dato il susseguirsi senza sosta e molto velocemente di azioni e l’impossibilità di rifletterci sopra per dirne una..) e i videogiochi (idem come sopra), i ragazzi sono talmente sotto pressione, stressati e difficilmente trovano momenti di pace e tranquillità.

Gli scacchi sono una compensazione per i ragazzi contro questi fattori.
Giocando regolarmente a scacchi imparano a riprendersi il tempo necessario per l’attenzione, per riflettere, tranquillizzarsi e per comprendere meglio. Non meraviglia più di tanto se poi i risultati si riflettono anche sul rendimento scolastico. Chiunque di noi sa della differenza che passa fra il cimentarsi con un problema con calma e attenzione oppure incalzati dal tempo a disposizione e stressati; i risultati nel primo caso saranno di gran lunga superiori.
La calma e la tranquillità devono costituire la base di qualsiasi programma di insegnamento scacchistico scolastico. Non ci sono il 100% di talenti in classe ma solamente il 100% di curiosi, oppure lo diventano se lasciamo loro il tempo e la tranquillità necessaria per capire. La curiosità è una parte propria a tutti i ragazzi, anche se oggigiorno hanno poche occasioni di usarla. Ricevono tutto già preconfezionato, già finito, con la soluzione bell’e pronta,  e di rimando perdono la visione dei piccoli piaceri e della sorpresa di fronte al mondo: un verme che si infila nella terra oppure i cristalli di ghiaccio sui vetri… .

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