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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

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Insegnare gli scacchi ai bambini piccoli. La mia esperienza con Juliane.

Alex e JulianeProseguo nel racconto della mia esperienza con mia figlia Juliane da cui ho tratto alcune riflessioni sull’insegnamento individuale ai bambini piccoli (5-6-7 anni). Ovviamente si tratta di ragionamenti ancora provvisori, che non hanno la pretesa di verità assoluta.

Ho già raccontato sia di come ho insegnato a giocare a scacchi a mia figlia (e quali consigli mi sento di dare agli altri genitori che vogliano insegnare il gioco a bambini piccoli). Ora vi racconto cosa ho fatto da novembre 2007 ad oggi. Considerate che Juliane ha compiuto 6 anni lo scorso gennaio, quindi è ancora molto piccola, ma ha vinto lo stesso il campionato provinciale under 8.

Una cosa sola per volta, lentamente e ripetuta più volte.
La situazione è ottimale, dato che mi prendo il tempo necessario (lo posso gestire) e spesso sono assistito anche dalla mia compagna, che ha il tempo per controllare le espressioni di Juliane e, più importante ancora, per controllare me. Controlla soprattutto la mia pazienza e la velocità con cui mostro le cose.
Molti istruttori, me compreso, hanno la tendenza a voler dare ai piccoli tutto quello che sanno nel minor tempo possibile. Per questo, spesso, ci dimentichiamo chi abbiamo davanti e di conseguenza quando mostriamo qualcosa ad un certo punto ci lasciamo trasportare ed eseguiamo le mosse troppo velocemente o vogliamo spiegare più cose (che scaturiscono dalla posizione) nella stessa lezione.
Questo può andar bene per ragazzi più grandi che hanno alle spalle qualche anno di pratica agonistica, ma non per i bambini fra i 5 e gli 8 anni. A loro va spiegata una cosa alla volta. È difficile ma attuabile. Accelerare le lezioni non solo non serve ma è dannoso per l’evoluzione del loro gioco. Meno, qui, è quasi sempre di più.

Il bambino determina le modalità dell’allenamento.
Juliane sceglie quando, dove, come e cosa fare. Si alternano fasi in cui preferisce posizioni di matto, con fasi dove preferisce posizioni di vantaggio materiale, di finali oppure fasi dove preferisce semplicemente vedermi rigiocare partite prese dal materiale a mia disposizione. Ovviamente ci sono giorni in cui non facciamo assolutamente niente e giorni in cui richiede più volte al giorno di fare qualcosa.

Juliane ha risolto i problemi del programma “Fritz & Chester 1, 2 e 3“ fra Ottobre e Dicembre (in italiano si chiama “Scaccomatto” ed è disponibile solo nelle versioni 1 e 2).
Il programma è a mio avviso il migliore in circolazione, ma ha le sue pecche, è strutturato troppo a modo videogame per andare bene in questa età. Non è consigliabile lasciarli fare da soli, io sto davanti al computer e gestisco il mouse ed eseguo le parti del programma tipicamente “videogame”  e lascio gestire a lei gli esercizi. Una volta finiti i programmi raramente torna a cimentarsi con Fritz & Chester, credo sia in prevalenza il movimento sullo schermo ad interessare i ragazzi, meno gli scacchi.

160 ore di allenamento in quattro mesi
In quattro mesi io e Juliane abbiamo dedicato agli scacchi qualcosa come 160 ore:
– circa 60 ore di matti in una mossa (da sei a 700 posizioni messi sulla scacchiera);
– circa 30 ore di matti in due mosse (400 diagrammi messi sulla scacchiera);
– una ventina di ore di partite rigiocate (aperture adatte ai bambini giocate da bambini);
– una decina di ore di finali semplici (una posizione tipica alla volta, altrimenti è troppo);
– una decina di ore di posizioni d’attacco semplici (con vantaggio materiale in una mossa messi sulla scacchiera);
– e una trentina di ore di gioco pratico.
Pochi bambini hanno la possibilità e gli stimoli per dedicare così tanto tempo agli scacchi.

Le caratteristiche di Juliane come giocatrice di scacchi
Juliane preferisce ancora gli esercizi al gioco pratico, ma probabilmente se le posizioni sono messe sulla scacchiera la situazione si avvicina maggiormente al gioco pratico.
Il suo stile di gioco è atipico rispetto a bambini nelle età comprese fra i 5 e gli 8 anni: è molto riflessiva e cerca dall’inizio il matto, di conseguenza pratica un gioco molto aggressivo. Presumo sia da attribuire alle tante posizioni di matto che abbiamo fatto. Di solito sviluppa tutti i pezzi e mette al sicuro il Re prima di attaccare, ma se la partita dura troppo a lungo (verso i 40 minuti) la concentrazione (naturalmente) si abbassa notevolmente ed inizia a perdere pezzi. È già un successo che la concentrazione duri cosi a lungo. Vede una buona parte delle minacce avversarie e nella maggior parte dei casi vede le mosse irregolari degli avversari. Nelle posizioni chiuse ha ancora delle difficoltà, che penso di risolvere con posizioni di attacco semplice. Non ha ancora senso proporre strategie per aprire posizioni chiuse dato che servirebbe la comprensione di schemi con più mosse, anche se ha una buona conoscenza delle tecniche di base i limiti imposti dall’età sono sempre da considerare al primo posto. In questa fase evolutiva, i bambini cambiano ad ogni mossa strategie e bersagli.
Se vogliamo mantenere il piacere dei ragazzi nel gioco, dobbiamo sempre mantenere il livello delle lezioni alla portata dei ragazzi, non troppo facile, ma soprattutto non troppo difficile, e non farci abbagliare dalla forza di gioco raggiunta. I limiti imposti dallo sviluppo cognitivo rimangono comunque. Non è consigliabile forzarli, il gioco migliorerà comunque giocando.

Analizzare è un peso che è meglio evitare
L’analisi della partita è fuori discussione con Juliane (ma anche con la maggior parte dei bambini di questa età) è più scocciata che interessata. Conviene lasciar perdere le analisi ed eventualmente “a caso” inserire una posizione simile in qualche lezione futura. Non ci sono vantaggi nel voler spiegare dove hanno sbagliato a caldo (subito dopo la partita), va bene per i più grandi con alcuni anni di esperienza, ma i piccoli sono quasi sempre scocciati e questo non favorisce la comprensione.

È preferibile inserire i temi che osserviamo nel gioco del ragazzo dopo un certo lasso di tempo.
Voglio proporre qualche esempio sulle possibilità e sui limiti comprensivi emersi dalla pratica con Juliane.

Esempi di lezione
La definizione dello schema o tema trattato deve stimolare la curiosità del bambino e avremo cosi la massima attenzione possibile, ma non per molto. Questo vuol dire parlare poco e quello che si dice deve essere chiaro, preciso e semplice.
Un esempio di definizione per la regola dei pedoni bloccati potrebbe essere “pedoni montone” (suona meglio in tedesco “Widderbauern”) ma si può probabilmente anche trovare definizioni migliori che colpiscono l’immaginazione dei bambini.

Zugzwang reciproco

È ovviamente più facile trovare definizioni nelle lezioni individuali, perché possiamo intuire meglio cosa colpisce l’immaginazione del bambino, mentre nelle lezioni di gruppo dove possiamo solo sperare di raggiungere la maggior parte (è lo svantaggio del gruppo). Ora pedoni montone, o altra definizione appropriata, suona meglio per i bambini di pedoni bloccati isolati e io ricevo tutta l’attenzione di Juliane. Lei vuole ora sapere perché montone, vuole sapere che cosa hanno di particolare (due montoni , stambecchi o altri animali che si scontrano è un’immagine che ha già visto più volte) e vuole vedere come funziona. Adesso basta spiegare una volta la tecnica e portare un paio di esempi e lei se li ricorda.
1. Il Re che attacca per primo il pedone da dietro, vince il pedone.
2. Il Re che attacca per primo il pedone al lato perde il proprio pedone.
Riesco ancora a mostrare che anche se si cattura il pedone non sempre si vince, ma se il pedone Bianco è in quinta traversa si promuove sempre (riferito alla posizione vincente del pedone in quinta e il re in sesta davanti al pedone). Poi basta, si nota subito quando la piena attenzione se n’è andata.

Nella lezione successiva propongo una posizione critica per controllare la comprensione. Si tratta di una posizione difficile in cui è facile sbagliare per i bambini, ma anche per molti adulti.

Una posizione difficile

L’ unica mossa per mantenere possibilità di vittoria è giocare 1.e5 (posizione vincente del pedone più Re in sesta) Juliane la trova e dopo 1…Rf7 2.Rc5 Rg6 Juliane gioca 3.Rd6?? questo errore è frequente, soprattutto quando si gioca d’istinto senza calcolare. Considerando la posizione del Re in b4 e che si porta in c5 la casa d6 si propone automaticamente, la diagonale va da b4 a d6, una questione lineare, sono le mosse che saltano all’occhio. Gioco 3…Rf5 e subito si accorge dell’errore. Rimetto la posizione prima della terza mossa e dopo una breve riflessione gioca 3. Rc6 Rg5 4. Rd7 Rf5 e 5. Rd6 e vince. Ricapitoliamo le regole 1 e 2 al che lei poi risponde con una terza: “il secondo che attacca il pedone dal lato vince”!
Stavo per ribattere automaticamente “no il primo che …” Ma mi accorgo in tempo che la terza regola è corretta ed è segno che l’attenzione è ancora molto alta dato che in proprio è riuscita a definire una terza regola, anche se complica le cose, che a lei probabilmente suona bene e le è necessaria.

In opposizione a questo schema, la posizione vincente (ovviamente questa definizione non colpisce la sua immaginazione come i pedoni montone) del pedone in quinta traversa con il Re davanti al pedone in sesta, come traguardi nei finali simili è stato molto più difficile da insegnare. Ci sono volute più lezioni e più esempi per farle comprendere questa posizione.
Le difficoltà nelle due posizioni sono simili, magari leggermente più difficile la posizione con i pedoni bloccati.

Morale se troviamo le definizioni giuste, non quelle scacchisticamente più corrette, ma quelle più adatte a colpire l’immaginazione o le immagini che i bambini  hanno già) l’insegnamento sarà più efficace.

I limiti imposti dallo stadio di sviluppo del bambino
Ora un esempio sui limiti dello sviluppo dei bambini, nonostante il gioco sia ad un livello più alto.
Ho già detto varie volte che spiegare strategie o schemi di aperture è inutile, quando non addirittura dannoso per il bambino di 5-8 anni, dato che non riesce a seguire schemi che includono più mosse.

Stavo mettendo posizioni di attacco semplice in una mossa, quando ho trovato la posizione del diagramma seguente.

Attacco da due direzioni

Se la posizione si presenta in partita e i bambini si accorgono che il Cavallo è attaccato due volte e non c’è possibilità di difenderlo con pedoni o pezzi e la Donna inchiodata si spaventano e spostano di solito la Donna.
Invece nelle posizioni di allenamento sanno che qualcosa deve esserci e spostano il Cavallo in e6 con scacco, ma dopo 1…Rf6 spostano la Donna!
Hanno ancora in mente la posizione precedente, con la Donna attaccata dalla Torre. Non vedono, se non per caso o dopo attenta riflessione, che di solito manca in questa fase di gioco, che anche la Torre avversaria è in presa. Difendono perciò il Cavallo spostando la Donna. In questa posizione Juliane ha giocato 2.Df4, impedendo la cattura del Cavallo da parte della Donna e pensando che se la Donna nera cattura quella bianca, il Cavallo in e6 ricattura senza perdite. Non ha visto che ora il Re attacca a sua volta il Cavallo e può catturarlo.
Questo è un altro limite nel ragionamento che è tipico dei ragazzi in questa fase di gioco. Difendono contro un attacco ma non considerano sequenze alternative di mosse.
Dopo alcuni esempi simili (e simili errori) Juliane ha finalmente memorizzato lo schema, ma se passa troppo tempo senza ripetere questo tipo di esercizi, le difficoltà rimangono. In questi casi ci vuole un po’ di aiuto e prima o poi avviene anche la comprensione.

Matto in uno più uno = matto in due!
Un altro tipico esempio che ci induce a credere che abbiano compreso certi meccanismi sono i matti in due. Juliane risolve correttamente e senza aiuto circa il 70% degli esercizi di matto in due. Questo potrebbe indurci a credere che veda un matto in due mosse. Ma per la maggioranza delle posizioni messe sulla scacchiera non è cosi!
Riesce a vedere il matto in una dopo aver fatto la prima mossa, ma non prima.
Dato che sa che c’è un matto cerca la prima mossa che le sembra più promettente, la esegue e poi trova il matto.
Visualizzare una posizione, dopo la prima mossa, è estremamente difficile in questa età; credo diventi più facile solamente a partire dagli 8 anni, ma ovviamente la pratica del gioco influisce molto sulla “precocità”.

Dare ordine alle mosse di attacco è ancora troppo difficile.
In partita quando attacca il Re, Juliane procede per tentativi, scegliendo le mosse che le sembrano più promettenti, una mossa alla volta (secondo il metodo “naturale” per i bambini della prova e dell’errore).
Di solito usa i pezzi più vicini al Re, dato che sono i primi a sembrare promettenti.
Individuare la giusta sequenza delle mosse d’attacco è ancora troppo difficile per Juliane, e gli errori si sprecano. Prendiamo ad esempio la posizione del diagramma seguente.

Un matto che crea confusione

In questo tipo di posizioni è facile che sbagliano in più della metà dei casi. I pezzi più vicini al Re sono la Donna e l’Alfiere; la Donna sono restii a scambiarla, e piuttosto di scambiarla la lasciano in presa, rimane quindi l’Alfiere. Il ragionamento è: se vado con l’Alfiere in f8 la Torre prende ed io ricatturo con la Torre ed è scacco matto. Cosi si trova la mossa più promettente. Capita però anche che vedono le Torri doppiate sulla colonna (tema tattico già visto in precedenza) e partano con la Torre in f8. È però più facile (naturale muovere l’Alfiere).

Rimane comunque il fatto che conviene proporre esercizi e lezioni adatte (si perde meno tempo) che sono alla portata dei bambini in questione piuttosto che proporre schemi e lezioni dove è necessario un aiuto da parte nostra per risolverli. Se riescono a risolverli da soli cresce l’autostima, sicurezza e la comprensione.

Anche se dopo tante ore si potrebbe presupporre che Juliane sia in grado di capire più cose, i limiti cognitivi dell’età rimangono sempre presenti anche a dispetto della forza di gioco. Quando mi “dimentico”  di questo con Juliane e perdo la pazienza (l’agonista in me.. sic), lei mi ricorda semplicemente “ hai dimenticato che ho appena 6 anni?”. Finora ha funzionato abbastanza bene.

In riserva c’è sempre la mia compagna pronta a rifilarmi una gomitata/pedata, questo funziona sempre!

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