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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. 19. Un errore utile.

Il Campionato Italiano U16 di Merano in luglio e il Campionato Regionale U16 svoltosi in Alto Adige in gennaio hanno influito sulle lezioni del progetto quadriennale e mi hanno portato a commettere un errore, o come minimo a tenere lezioni non in linea con gli scacchi scolastici.
Per consentire ad un numero maggiore di ragazzi a partecipare al campionato regionale, ho velocizzato la parte delle lezioni che riguardavano il Re, la Regina, il matto con le due Torri e il matto con la Donna.
Ho esercitato molta pressione (velocità superiore al solito) nelle lezioni. Eccettuato due o tre ragazzi, non è servito a molto.
Ho pagato le conseguenze in una scarsa comprensione dei pezzi in questione e una piccola frenata dell’entusiasmo, soprattutto nelle ragazze. La capacità di dare matto con due Torri e Regina, necessaria per i tornei, era stata acquisita solamente da due o tre ragazzi in tutto il gruppo.

Questo errore mi ha fornito ulteriore conferma della supposizione che forzare i tempi di insegnamento del matto porti solo maggiore incertezza nel gioco dei ragazzi.

Ormai si sa che permetto di catturare il Re per vincere a tutti quelli che non sono ancora in grado di dare scacco matto, e molti ragazzi ne approfittano volentieri agli inizi, anche se sanno che per vincere bisogna dare scacco matto e che il Re non può mettersi su case attaccate da pezzi avversari. Due sono i fattori importanti. Primo i ragazzi hanno delle grandissime difficoltà a capire che il Re non può portarsi in queste case e secondo non hanno ancora la capacità di elaborare un piano a lungo termine. Siccome però alcuni riescono già a dare scacco matto, gli altri si sentono sempre più in dovere di imparare e di conseguenza imparano più in fretta. Cercano di non mangiare il Re se possibile. Dopo 25 ore non tutti riescono ancora a dare il matto, ma nessuno mangia ancora il Re e non ho avuto bisogno di insistere su questo, che invece in altri corsi resta a lungo un problema serio.

Nelle ultime ore di lezione, che sono però state dedicate al gioco, ho notato dei cambiamenti nella classe: i bambini stanno diventando più riflessivi e collaborativi e gli insegnanti mi dicono che questo accade anche durante le “normali” lezioni scolastiche.
Bene, questo miglioramento è esattamente lo scopo degli scacchi scolastici!

Durante il corso mi è sembrato che trattare il matto con le due Torri e la Donna non fosse adatto alla seconda elementare e mi riproponevo di posticipare di molto questi due punti, per favorire i matti semplici in una mossa, quelli che magari il bambino trova casualmente sulla scacchiera ma che non richiedono l’elaborazione di un piano, come invece accade per il matto con le due Torri o la Donna.
Per questo motivo i matti trattati da ora e fino alla fine dell’anno scolastico saranno sempre quelli in una mossa, cercando di far imparare schemi differenti.
Solo molto più tardi presenterò il matto con la Donna e le due Torri, aspettando quando il loro sviluppo cognitivo e scacchistico renderà loro abbastanza facile  riuscire ad elaborare un piano.

Minimizzare gli interventi esterni aiuta l’apprendimento
Nelle due classi seconde del progetto “Quattro anni per pensare meglio”, una buona parte dei ragazzi non riesce a dare con sicurezza il matto con le due torri senza che io debba intervenire nei momenti critici con un piccolo suggerimento. Si tratta di suggerimenti rivolti esclusivamente a ricordare loro che abbiamo studiato il sistema in gruppo qualche lezione fa e ad aiutarli a ricordare.
Non voglio farli esercitare fino a quando non riescono a usare i due sistemi di matto. Questo è il tipico consiglio della maggior parte degli insegnanti o istruttori che conosco, ma è una modalità di insegnamento basata sul potere (ne ho scritto in un post precedente) che non  mi piace. Io preferisco usare altri sistemi. Come teorizza Masanobu Fukuoka  per l’agricoltura naturale (La rivoluzione del filo di paglia Libreria Editrice Fiorentina) cosi io sto cercando di minimizzare gli interventi esterni  (dell’istruttore o dell’insegnante) per permettere ai ragazzi di scoprire gli scacchi in modo “naturale”, da soli, con una minima interferenza direzionale da parte mia ma lasciando che sia la pratica del gioco a sviluppare capacità utili anche in altri campi.
I fatti mi stanno dando ragione al punto che gli insegnanti, ormai convinti dai risultati, anche e soprattutto quelli in campo scolastico, che non prevedevo sarebbero arrivati cosi presto, vorrebbero aggiungere l’anno prossimo 5 nuove classi al progetto. Evidentemente si sono convinti della validità del progetto, se sono disposti a investire almeno 100-150 euro all’anno per ogni ragazzo coinvolto.

Mi rendo conto che questi costi sono proibitivi per molte scuole. Perciò l’unica alternativa percorribile mi sembra sia quella di convincere gli insegnanti che possono fare da soli, almeno per i primi due anni di scacchi scolastici. E per i due anni successivi l’insegnante potrebbe essere affiancato dai ragazzi che si dedicano all’agonismo e che frequentano il circolo scacchistico per migliorare il loro gioco più rapidamente (sono 1-3 per classe). Il quarto anno potrebbe contemplare lezioni tecniche da parte di un istruttore esperto inframezzata da pratica con l’insegnante elementare e i ragazzi che fanno agonismo.
I costi sarebbero molto più bassi e i risultati simili se non maggiori.
Proprio per questo cercherò di definire un programma per la seconda elementare. Quando sarà pronto – non aspettatelo prestissimo – lo pubblicherò qui nella sezione materiali.

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