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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. 20. Matti e pause benefiche.

Lezione di scacchiDato il salto di qualità registrato nelle ultime ore decido di procedere con esercizi tratti da “I Matti”.
Prima di incominciare richiamo le nozioni sul matto. Lo faccio chiedendo ai ragazzi cosa ricordano o sanno e scopro che la teoria (le definizioni) non è il loro forte, ma sulla scacchiera va molto meglio.
Parto con le spiegazioni sul matto aggiuntivo. Mi piace dividere i matti in aggiuntivo e sostenuto. Nel matto aggiuntivo uno o più pezzi chiudono le case di fuga del Re (come nel caso del matto con le due Torri) e il pezzo che si aggiunge da scacco matto. Il matto sostenuto è caratterizzato da un pezzo che difende (sostiene) la casa dalla quale il pezzo (sostenuto) dà matto. Un esempio per tutte due le definizioni che uso è Re nero in c8, Re bianco in c6 e Donna in f7. Se la Donna si porta sull’ottava traversa lo definisco un matto aggiuntivo (il Re chiude le case di fuga e la Donna si aggiunge e da scacco matto. Se la Donna da matto in c7 lo definisco un matto sostenuto.
Inizio con il matto con le due Torri, che già conoscono abbastanza, e varie posizioni di matto aggiuntivo con gli altri pezzi. Spiego per ultimi i matti con la Donna dato che questa si adatta molto bene a dimostrare la differenza fra matto aggiuntivo e sostenuto, getto cosi un ponte verso il matto sostenuto che tratterò più avanti.

Esaurita la spiegazione propongo i primi 24 esercizi che la maggior parte risolve senza grandi problemi. Qualche difficoltà sorge nelle posizioni con la Donna, dove ci sono più possibilità di dare scacco, ma in linea generale impiegano 15 minuti a risolvere gli esercizi.

Il secondo gruppo è lievemente indietro nella velocità e nella comprensione e impiego 10 minuti in più per la spiegazione e gli esercizi. Inoltre sono di più, rispetto all’altra classe i ragazzi che non riescono a finire gli esercizi nell’arco di 15 minuti (non posso darne di più perché almeno 20 minuti sono riservati al gioco).

Se ripenso alla omogeneità nei livelli di apprendimento (ne ho scritto nella seconda puntata del diario) sono portato a credere che nonostante nel primo gruppo ci siano bambini “molto lenti” ma anche un bambino particolarmente “veloce”. Sono proprio questi, nettamente superiori agli altri nel gioco, a fare da traino, invogliando gli altri a raggiungerli. Questo processo di emulazione produce maggiore attenzione, sia quando giocano, sia quando spiego.
Credo però che influisca anche l’insegnante principale della classe, dato che volentieri, anche senza volerlo o senza accorgersene, gli insegnanti si orientano spesso sui ragazzi più forti per definire il livello della lezione successiva. In una classe più omogenea dove manca il molto bravo, che tira la classe, l’insegnante tende comunque ad orientarsi sui più bravi ma il livello sarà leggermente più basso o più facile, dato che il migliore è meno bravo per esempio del ragazzo a velocità 4. Questo è uno dei problemi principali a scuola, in questo modo gli scolari deboli possono rimanere deboli per sempre. Gli scacchi scolastici hanno successo proprio per il motivo che migliorano il rendimento scolastico degli scolari cosiddetti deboli, aumentando la media della classe, mentre i più bravi rimangono più o meno sullo stesso livello scolastico. Per loro, infatti, il gioco è una possibilità in più per esprimere la loro bravura, perché hanno gia acquisito gran parte delle capacità che gli scacchi aiutano a sviluppare.
Nel secondo gruppo manca il ragazzo nettamente superiore nel gioco degli scacchi al resto del gruppo; la differenza fra il migliore e gli altri è meno marcata, il suo livello è più facile da raggiungere e di conseguenza l’impegno necessario potrebbe essere considerato minore dai ragazzi in questo gruppo. Anche se sono solo supposizioni mi sforzo comunque di trattare gli argomenti sullo stesso livello in tutte e due le classi e cerco di tenere conto sia dei più deboli che dei più forti.

Separare teoria e pratica.
Nel corso del progetto sono giunto alla convinzione che sia indispensabile alternare un periodo in cui fare lezione, con spiegazione per 10-15 minuti e poi spazio alla pratica, con un periodo lungo di pratica senza alcuna intromissione, né teorica né di suggerimenti sul gioco, salvo quando richiesto.
Nelle mie lezioni tratto a fondo un certo argomento per qualche lezione, ad esempio i movimenti dei pezzi per almeno 15 lezioni, il matto aggiuntivo per almeno tre lezioni con esercizi a seguire la teoria. Conclusa la trattazione teorica dell’argomento, per spezzare il ritmo, dedico tutto il tempo solamente alla pratica di gioco, senza teoria.

Secondo me c’è una differenza fra il presentare una teoria o un argomento nuovo ad ogni lezione e il gioco pratico senza intromissioni. Questo anche se lo spazio della spiegazione non supera di solito i 15 minuti.
Per questo motivo separo le cose: brevi lezioni teoriche con pratica, e pratica soltanto. Sono convinto che la teoria necessiti di una pausa più o meno lunga, a seconda della velocità di apprendimento della classe, per permettere alle nozioni acquisite di adagiarsi sul fondo, di riposare, e infine di entrare a far parte del pensiero dei bambini che arrivano a comprenderla a fondo. Solo cosi si ottiene il massimo dagli scacchi, sia nel gioco che nella scuola.

Tre motivi per la sepazione di teoria e pratica
Faccio questo per tre motivi principali:
1) si allena la memoria a lungo termine;
2) si evita di sovraccaricare i bambini, togliendo loro il piacere degli scacchi;
3) le pause aumentano l’attenzione quando si riprendono le lezioni.

La memoria a lungo termine è facilitata.
Separare teoria e pratica allena meglio la memoria a lungo termine. I bambini sono hanno la possibilità di usare nel gioco le nozioni acquisite e si misurano su e con esse, per un lungo periodo sufficiente a far restare impressa nella loro memoria.

Non si sovraccaricano i bambini.
Il secondo è che se non diamo il tempo alle nozioni di assestarsi e continuiamo a proporre cose nuove ad ogni lezione li sovraccarichiamo e perdono il piacere di giocare e la voglia di imparare nuove nozioni. In questo modo si raggiunge al massimo il 10% dei ragazzi (i talenti o portati per gli scacchi), mentre nella scuola è d’obbligo cercare di raggiungere la maggior parte possibile di ragazzi.

Aumenta l’attenzione.
Quando presento un argomento nuovo ho una maggiore attenzione dalla classe e riesco a raggiungere al primo tentativo un maggior numero di ragazzi, sia perché un argomento nuovo non è la norma (diventa normale) sia perché nel frattempo hanno acquisito una maggiore padronanza del gioco e riescono a seguire più facilmente la lezione.

Come si capisce quando la fase di solo gioco è conclusa?
Non è difficile accorgersi di quando i bambini fanno un salto di qualità in classe.
Di solito si rivela nella maggiore concentrazione e riflessione durante le partite e nel modo più attento di giocare: impiegano più tempo per finire la partita. Inoltre cominciano a seguire un piano per almeno due mosse consecutive, mentre prima eseguivano una mossa per uno scopo e dopo la risposta avversaria avevano già dimenticato la mossa che hanno fatto precedentemente e il motivo per la quale avevano eseguito quella mossa e passavano ad un altro piano, sempre in una mossa per poi di nuovo dimenticarsene e trovarne un altro ancora. La qualità si è innalzata anche quando i bambini iniziano a cercare il matto, quando non catturano più o meno di frequente, con svantaggio materiale.
Per l’istruttore è necessario osservarli attentamente mentre giocano, per cogliere questi segnali, e basterebbe anche solo questo motivo per giustifcare la separazione della pratica di gioco con la teoria.

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