• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio. 23. Valutazioni finali e prospettive future.

Martedì è stato eseguito il secondo test sui ragazzi con ottimi risultati sia nella concentrazione che nell’attenzione. Il test effettuato con questi ragazzi aveva lo scopo di farci capire cosa effettivamente comportava giocare a scacchi regolarmente e senza molte interferenze esterne. Non c’è stato un gruppo di controllo, quindi scientificamente parlando il test ha meno valore. Confrontando i nostri test con altri uguali, fatti con altri ragazzi, siamo sempre significativamente sopra la media e questo per il momento mi basta.

I ragazzi hanno avuto un significativo miglioramento nel numero di risposte esatte senza perdere in velocità di lavoro. In gran parte dei ragazzi è aumentata anche la velocità di lavoro.

Non è stato ancora valutato se i ragazzi cosiddetti “deboli” siano migliorati nelle discipline scolastiche, ma a sentire le insegnanti parrebbe di si.

Aumenta la velocità di esecuzione ma ancora di più la precisione
Si è tenuto conto nei vari test che dal primo controllo l’età dei ragazzi è aumentata di sei mesi. Mi spiego, in un test i ragazzi hanno a disposizione 90 secondi per tracciare dei segni, in relazione all’esercizio (punti, virgole, più, meno e cosi via). La media nel primo test fu intorno ai 50 segni.
In questo test generalmente i 6 mesi di differenza di età dovrebbero far aumentare  il numero di segni di circa 10. Di conseguenza i due gruppi di bambini dovrebbero, in media, avere circa 60 segni nel tempo assegnato. E invece la media registrata si aggira intorno ai 75 segni. L’aumento della velocità di lavoro è stato significativo, ma meno marcato dell’aumento della correttezza dei risultati, che è aumentata in modo più considerevole.

I migliori a scacchi non sono i migliori a scuola
Interessante il fatto che i migliori scacchisti non sono quelli che hanno raggiunto i migliori risultati nei test, confermando una mia ipotesi che la forza di gioco non influisce sui risultati sia scolastici che sociali. La forza di gioco aumenta automaticamente con la pratica del gioco, e questo aumento lento che va a pari passo con la comprensione è il fattore che fa la differenza e agevola i miglioramenti extrascacchistici, che sono in definitiva lo scopo degli scacchi scolastici.
Tutto quello che i ragazzi hanno scoperto o esplorato intuitivamente li porta a sviluppare tutte quelle qualità (o strutture di pensiero se vogliamo) utili a migliorare il proprio modo di gestire la vita, scolastica e non. E sono convinto che il fattore principale sia proprio il poter conquistare in modo naturale e ciascuno secondo i propri ritmi nuovi e superiori livelli di comprensione degli scacchi. Il bambino per migliorare deve riflettere sul suo gioco ed è portato, senza forzature, a fare lo stesso in altri ambiti, scolastici e non.

Perché i migliori a scacchi non sono (necessariamente) i migliori a scuola
Se penso a Stefano, che ha vinto il torneo finale con 7 su 7, egli già aveva un vantaggio di “sapere” (non comprensione) in partenza. Ora ho osservato nel torneo che nel mediogioco egli si è trovato più volte in svantaggio, nel mediogioco influisce di più la comprensione del gioco che la conoscenza sul come raggiungere lo scacco matto o altri elementi tattici presenti sul CD Scacco Matto. Ovviamente il fatto di conoscere più cose gli ha dato un vantaggio agonistico, alla fine è riuscito a vincere le partite (perse) grazie al fatto che la sapeva più lunga. Ma per lo sviluppo personale (non scacchistico) egli ha avuto minori vantaggi del resto dei ragazzi soprattutto riguardo la profondità di pensiero. Egli è molto superficiale, più degli altri, anche a causa della sua superiorità agonistica nel gioco; e il gioco, se facciamo attenzione, rispecchia il carattere dei ragazzi come hanno confermato anche i test.
Salvo imprevisti, visto che il padre vale un buon candidato maestro di scacchi, credo che verso la fine del secondo anno del progetto un buon numero di ragazzi riuscirà a vincere con Stefano, e da allora in poi sarà più facile per lui sfruttare le possibilità degli scacchi sul piano personale. La superiorità marcata sugli avversri nel gioco si rivela in parte controproducente per lo sviluppo personale.

 

La nota positiva è che ora anche le ragazze che finora erano restie a cimentarsi nei tornei si sentono pronte a partecipare ai tornei l’anno prossimo.
 
La scuola è finita e cosi pure il primo anno del progetto di scacchi scolastici; cercherò di pubblicare qualche grafico sui test eseguiti ma ci vorrà qualche mese ancora prima di averli.

Per le prossime settimane non scriverò più dato che l’organizzazione del CIU16, che si sta rivelando più  problematica del previsto,  occuperà tutto il tempo a mia disposizione.
Anche in questo caso, come anche negli scacchi scolastici, una cosa è la conoscenza per esempio del detto “l’idealismo non paga” e un’altra cosa è l’esperienza sulla propria pelle. L’esperienza è sempre più profonda.🙂

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