• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
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    .

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    Wild, i matti

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Lo sgobbone batte l’intelligente

Mentre ricercavo documentazione sulla pratica intenzionale, mi sono imbattuto in una presentazione dello psicologo Fernan Gobet (che è anche MI di scacchi con Elo attuale di 2398) intitolata What does research into chess expertise tell us about education? (Clicca qui per scaricarla).

Non è un documento, ma una presentazione con diapositive che riassumono alcuni risultanti importanti di studi sull’apprendimento degli scacchi e lo sviluppo della competenza scacchistica.

Ad un certo punto Gobet mostra due grafici, che ho cercato di riassumere in un’unica immagine qui sotto. I due grafici sono intitolati “Il ruolo dell’intelligenza nell’acquisizione delle abilità” e mostrano chiaramente come una quantità maggiore di pratica (nello studio in questione, 200 ore annue contro 50) possa annullare in meno di tre anni la differenza nel quoziente di intelligenza (si parla di intelligenza logico-matematica).

Fernand Gobet, 2007

fonte: Fernand Gobet, 2007

L’allenamento e lo studio sono dunque più importanti dell’intelligenza logico matematica, che possiamo considerare una approssimazione del talento.

Una conferma ulteriore della teoria della pratica intenzionale (che, sia detto per inciso, Gobet contesta, ritenendo la pratica necessaria ma non sufficiente. Ma di questo parleremo più avanti).

Ho mostrato il grafico ai bambini del circolo. Non so se sono riuscito a convincerli dell’importanza di dedicare agli scacchi tempo e impegno costante, ma confido che almeno alcuni possano essere motivati a lavorare con più criterio.

6 Risposte

  1. Probabilmente sarà anche per questo che i ragazzi più intelligenti non sono necessariamente i giocatori di scacchi più forti😉

  2. […] cognitivo che possono avere gli scacchi a scuola. Dalla sua relazione emergeva chiaramente che la pratica era molto più importante del talento per raggiungere la maestria a scacchi (e non solo a scacchi), e che sostanzialmente la differenza […]

    • Ho scritto due righe sul mio blog perché un tizio ha strumentalizzato il vostro post per sostenere tesi stravaganti del tipo che non bisogna essere intelligenti per giocare a scacchi (sic!)
      Non ti conoscevo, quasi quasi ti linko!

      Jazztrain

  3. […] La chiave è la pratica intenzionale: non semplicemente farlo ancora e ancora, ma impegnarsi in un compito appena oltre le proprie abilità, provare, analizzare il proprio rendimento mentre e dopo l’esecuzione e correggere gli errori. Quindi ripetere. E ripetere ancora. (Vedi l’articolo “Lo sgobbone batte l’intelligente“) […]

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