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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni parte seconda. 2. Istinto di conservazione.

Oggi entro in classe e dopo un breve riassunto della lezione precedente distribuisco i fogli con gli esercizi. Non hanno ancora il libro (l’edizione in lingua tedesca di Giocare a scacchi, vol. 1), perché prima di pubblicarlo voglio testarlo per tutto, ma hanno un raccoglitore dove inseriscono i fogli che consegno loro.

Non faccio in tempo a distribuirli che Stefano, che l’ultima volta ha fatto due fogli di esercizi nello stesso tempo durante il quale gli altri ne hanno risolto bene o male uno, mi chiede subito “Ma devo fare sempre due fogli, mentre gli altri solo uno?”. Cosi quando ha finito il primo gli faccio controllare gli altri ragazzi. Credo lo preferisca e continuerò in questo modo.
Questo fatto, però, mi fa riflettere sull’opportunità di impegnarlo di più, visto che è decisamente più avanti degli altri, perché ha maggiore pratica, in quanto gioca da solo e con il computer. Avevo previsto di dargli esercizi conformi alla sua velocità, rendendo il suo percorso parimenti difficile agli altri. Ovviamente ci sono ragazzi e ragazzi e quello che può andar bene a uno non va bene all’altro.  Stefano non mi ha chiesto di dargli qualcosa di più impegnativo, ma mi ha fatto sapere indirettamente che preferisce aiutare gli altri e di conseguenza mi devo adattare alle sue esigenze. La prossima volta gli chiederò se preferisce un altro esercizio o se mi da una mano a controllare i risultati dei suoi compagni.

Quanto è difficile cambiare
Oggi i ragazzi hanno grandi difficoltà a risolvere correttamente le posizioni che ho dato loro. Sono quelle dell’esercizio numero 42 di Giocare a scacchi, volume 1, che chiede di trovare la mossa del Bianco: “Muove il Bianco, difendi un pezzo attaccato. Scrivi la mossa.” Nonostante l’indicazione sia chiara (“difendi”) e nonostante io gliela faccia leggere, anche per abituarli a prestare maggiore attenzione nella lettura, la maggior parte di loro sposta sempre il pezzo quando è possibile, anche quando si potrebbe mantenerlo dove sta.
Vige la convinzione che difendere sia non dare il pezzo, perciò lo spostano. Il concetto di scambio alla pari non è stato ancora recepito, farsi catturare un pezzo ha per loro una valenza leggermente negativa. Credo sia dovuto al fatto che ancora non riescono a considerare più di una mossa per volta. Non riescono ancora bene ad immaginarsi una risposta avversaria e quindi cercano la soluzione più sicura e meno faticosa (c’è meno da calcolare!) e spostano il pezzo attaccato. Considerare la posizione dopo la mossa avversaria bene o male ci riescono ancora, ma poi prevedere la propria risposta è difficilissimo, almeno per il momento.

La situazione peggiora quando passiamo all’esercizio 43 di GS1, che chiede “Muove il Nero, difendi un pezzo attaccato, vedi se puoi mantenerlo in posizione o devi spostarlo. Scrivi la mossa”. Qui sono confortati dall’istruzione che prevede ANCHE la possibilità di spostare il pezzo (e in realtà va spostato il più delle volte).
Prendiamo ad esempio il diagramma 1 (GS1 esercizio 43).

1...Ta6

1...Ta6

La Torre è attaccata dall’Alfiere e non ha mosse dove non venga catturata. La maggior parte dei ragazzi non trova la soluzione. Non considerano che la Torre in a6 è difesa, considerano solamente che anche li verrà catturata.

Anche nella posizione del diagramma 7 i bambini considerano soprattutto lo spostamento della Torre, e non trovano una soluzione che prevede la cattura di un pezzo.

 

1...Txh4

1...Txh4

Interpretano l’indicazione “difendi un pezzo” come se significasse “sposta il pezzo attaccato”. Non viene loro in mente di considerare anche la cattura come difesa di conseguenza non trovano una mossa come Txh4. Ovviamente dopo aver fatto qualche esercizio in proposito una buona parte ha capito che può usare i concetti imparati prima in più situazioni diverse.

Concludendo credo che dovrò riproporre nel riassunto della prossima ora il concetto di scambio alla pari e la differenza fra perdere e scambiare un pezzo.

Genitori in classe
Oggi l’insegnante mi ha fatto una proposta molto positiva.
Dovete sapere che in questa scuola i genitori a volte partecipano alle lezioni in classe; l’ho scoperto solo adesso anch’io. Ricevono una sedia e si possono sedere accanto al figlio/a e seguire la lezione in questione. Ovviamente solo su prenotazione.
Oggi l’insegnante mi ha chiesto se avessi qualcosa in contrario a che una mamma partecipasse alla lezione.
Mi sembra una proposta molto positiva riguardo anche all’importanza degli scacchi e ho acconsentito volentieri.

Magari l’istinto di primo acchito può far nascere un piccolo disagio, sia perché ci si sente osservati, sia per la possibilità di interferenza da parte del genitore, ma credo che mi abituerò presto e nel giro di un paio di lezioni il disagio sparirà e rimarrà solo il fattore positivo.
Dipende solamente dai propri punti di vista. Non vedo l’ora di avere qualche genitore in classe insieme ai bambini, visto che aumenta l’importanza degli scacchi scolastici e sicuramente anche la motivazione dei piccoli.

Una Risposta

  1. Mentre nel primo esercizio ho trovato la soluzione al primo colpo, nel secondo esercizio ho visto la presa in h4 un po’ in ritardo.

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