• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Gli scacchi come risorsa. Il caso di Sue.

Bambina che riflette su una scacchieraSteve Tobias, ricercatore australiano, nel suo rapporto sulla sperimentazione degli scacchi a scuola in una zona dello stato di Vittoria (Australia), riporta il caso di Sue, un bambina di 12 anni, che grazie agli scacchi riusci a integrarsi nella scuola e a trovare stimoli per imparare la matematica e le altre materie.
Gli scacchi sono stati motore dell’entusiasmo della bambina, ma prima ancora sono stati il mezzo attraverso il quale si è realizzato l’intervento didattico dei compagni di Sue. 

Sue è povera e non molto intelligente
Sue è una bambina a cui è attribuita una leggera insufficienza intellettiva e che proviene da una famiglia povera. Durante le scuole elementari ha avuto un insegnante di sostegno, ma non l’ha ottenuto al passaggio alla scuola media. Il suo inserimento è stato perciò difficile e nel momento in cui nella sua classe cominciano le lezioni di scacchi, in seconda media, è isolata e ha un rendimento scolastico scarso, in particolare in matematica.

Sue si sente inadeguata e si isola
L’insuccesso in matematica e l’isolamento dai compagni rendono depressa Sue, che evita di impegnarsi in qualsiasi attività scolastica. Il suo comportamento non crea problemi alla classe, non disturba, ma è apatica e guarda spesso nel vuoto.

Gli scacchi creano relazioni
In questa situazione, Sue frequenta il corso introduttivo agli scacchi, ma esce sopraffatta dalla quantità di informazioni ricevute nella prima lezione e rifiuta di giocare. L’insegnante non si perde d’animo e le chiede di fermarsi a guardare una partita fra due dei suoi compagni.
In questa fase i bambini sono più concentrati sul materiale catturato che non sul dare matto. Perciò contano spesso i punti del materiale catturato.
Dopo qualche minuto, l’insegnante trova Sue intenta ad osservare una partita e commenta: “Hai trovato una partita da guardare”
Sue e i due giocatori rispondono quasi insieme “Non sta guardando, sta contando i punti”.

I bambini come insegnanti
Tobias rileva come i bambini, senza l’intervento dell’insegnante, fossero riusciti
– a coinvolgere Sue;
– ad assegnarle un compito, contare i punti, che la integrava nel gioco.

 (A proposito di auto-organizzazione dei processi di apprendimento da parte degli allievi, segnalo questo video in cui il ricercatore indiano Sugata Mitra racconta come i bambini, messi a confronto con un computer e un browser, riescano ad impararne il funzionamento anche quando le condizioni di partenza sono le peggiori – bassa scolarità, ignoranza dell’inglese necessario per interagire con il computer, nessuna assistenza esterna – e come i bambini più bravi/veloci ad apprendere divengano spesso maestri degli altri)

Sue continuò a contare il materiale per le tre lezioni seguenti e ne fu contenta. Alla quarta lezione accettò di giocare, con i suoi compagni che la aiutavano mostrandole le mosse che poteva fare.

Sue sorprende insegnante e istruttore
Alla fine del primo quadrimestre l’insegnante interruppe le lezioni di scacchi nelle ore di matematica. Verso la fine del secondo quadrimestre Sue chiese varie volte di giocare a scacchi. Quando l’insegnante di matematica glielo permette, resta  stupito dalle capacità della bambina, che posiziona correttamente i pezzi sulla scacchiera e muove sempre correttamente pezzi e pedoni, giocando una partita senza l’aiuto degli altri bambini.

Quando l’insegnante chiese a Sue come avesse fatto a diventare così brava, lei, con “un sorriso raggiante”, disse che aveva giocato a scacchi con sua madre tutte le mattine prima di andare a scuola. Aveva preso in prestito scacchiera e pezzi e sua madre stava risparmiando per comprarne una.

Alla fine del primo quadrimestre Sue stava lentamente recuperando il ritardo rispetto ai suoi compagni di classe in matematica e stava cominciando a partecipare alle attività. Il suo insegnante di matematica non aveva dubbi che fossero stati gli scacchi  ad integrarla e a stimolarla a dare il meglio di sé.

L’anno successivo Sue si era completamente integrata nella classe.

Sue ce l’ha fatta
Sue è riuscita a superare il suo senso di inadeguatezza e disperazione attraverso l’autoregolazione e l’osservazione passiva che l’hanno portata ad essere una brava scacchista e una studentessa entusiasta. 

Per saperne di più
Il rapporto di Steve Tobias, Chess: Just a game or a powerful teaching strategy for learning mathematics
I documenti della Conferenza sugli scacchi nelle scuole dell’Università di Aberdeen.

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