• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
    Il blog è aperto ai contributi dei ragazzi e dei loro genitori e agli interventi di altri istruttori e insegnanti.

    Per domande, interventi o collaborazioni ci potete contattare ai seguenti indirizzi di posta elettronica:


    Stefano Tescaro stefano.tescaro@gmail.com
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    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Il professionismo possibile. Intervista a Sebastiano Paulesu.

Sebastiano Paulesu ad una manifestazione dimostrativa

Arriva un po’ in ritardo, ma arriva. Ecco l’intervista a distanza a Sebastiano Paulesu.

Come e quando hai incontrato gli scacchi?
Gioco a scacchi da 29 anni (ne ho 40 suonati!) e come molti dei miei coetanei ho appreso quasi contemporaneamente l’arte dell’insegnamento, perché, essendo allora il gioco assai poco diffuso, per poter giocare con qualcuno bisognava prima istruirlo sui movimenti e le regole.
Mi accorsi ben presto di avere una certa inclinazione per l’insegnamento e soprattutto una grande pazienza, virtù che mi difetta invece nel gioco vivo!
Il rapporto con l’agonismo è sempre stato ambivalente, perché per carattere sono molto diplomatico e votato a “missioni” di mediatore: più che vincere mi interessa convincere. Questo non mi ha impedito nel tempo di raggiungere comunque il livello di Candidato Maestro, con performances che mi avvicinano alla forza magistrale (se non concedessi ai tanti amici delle patte dal sapore “natalizio”…)

Quando hai incominciato ad insegnare scacchi?
Nel 1998 diventai ufficialmente istruttore giovanile della FSI  e tirai – agonisticamente parlando – i remi in barca: compresi che l’aspetto ludico e la soddisfazione estetica erano prevalenti sulla ricerca determinata del risultato.
Negli stessi anni mi impegnai costantemente per la crescita del movimento scacchistico sardo, ricoprendo cariche in seno al Comitato Regionale e seguendo e sviluppando soprattutto il settore giovanile. L’insegnamento versi i bambini fu per me una vera e propria rivelazione: fui tra i primi a spingere verso l’alfabetizzazione nelle scuole, promuovendo anche corsi gratuiti.
Una bellissima esperienza presso l’oratorio di un quartiere difficile mi fece capire la grande potenzialità sociale del gioco degli scacchi: i salesiani furono i primi a stupirsi nel vedere tanti piccoli “bulli” trasformarsi in diligenti scacchisti.
La gratuita del mio insegnamento (allora il mio lavoro me lo permetteva) fece moltiplicare la frequenza all’oratorio di giovanissimi, una trentina tra cui anche bambini di 5 anni!
Così da allora scelsi questo ruolo come divulgatore, trascurando invece i corsi avanzati per agonisti, che furono comunque seguiti da altri istruttori del Circolo.

Come sei arrivato ad utilizzare le carte?
L’introduzione di sussidi didattici, fra cui le carte, è cresciuta nel tempo evolvendesi sino ad oggi: inizialmente utilizzavo dei bottoni magnetici colorati per evidenziare certi concetti (case vietate, deboli, forti…), poi scoprii il puntatore laser (con punti luminosi, linee, figure…), infine approdai al più comodo videoproiettore.
Ben presto però mi resi conto che la rapida successione degli argomenti col videoproiettore non è l’ideale per i bambini e mi inventai nuovi metodi.
In questo ti trovi d’accordo con Alex Wild, che  ha eliminato anche lui videoproiettore dai suoi corsi. (vedi ‘intervista)
Per anni (già dal 1994) fantasticavo su una scacchiera murale che mi consentisse di “pasticciare” col pennarello cancellabile, ma accantonai l’idea sino a quando non feci la scelta di vita di dedicarmi completamente agli scacchi.

Quando e come sei diventato un istruttore professionista?
Essendo sempre partecipe alla vita del Comitato Regionale Scacchi Sardegna (anche quando non rivestivo incarichi ufficiali presenziavo sempre alle riunioni del direttivo) colsi l’attimo in cui mi parve che la Federazione Scacchistica Italiana – grazie alla collaborazione col CONI e con la Scuola – avesse creato i presupposti per una figura professionale dell’Istruttore.
Così iniziai a svolgere la mia occupazione principale (ragioniere) a tempo parziale, dedicando il pomeriggio all’insegnamento nelle scuole. Contemporaneamente, durante il mandato di presidenza nel Comitato regionale dell’amico Ing. Roberto Abis, iniziai a contribuire alla formazione degli istruttori sardi.
Due anni fa la svolta: un salto nel buio (come provano tutti gli istruttori di scacchi in Italia) per fare la scommessa di cui parla Alessandro Dominici in un recente post.
I primi frutti di tanto appassionato lavoro stanno cominciando a vedersi solo ora: oltre alla soddisfazione di raccogliere ottimi risultati a livello giovanile (che pure non era il nostro obiettivo primario), grazie al mio esempio si stanno avvicinando alla pratica dell’insegnamento molti scacchisti esperti, inoltre si sono integrati nel nostro mondo molti insegnanti della scuola, ed il mio obiettivo è di coinvolgerne sempre di più.

grazie al mio esempio si stanno avvicinando alla pratica dell’insegnamento molti scacchisti esperti, inoltre si sono integrati nel nostro mondo molti insegnanti della scuola

Contemporaneamente ho scoperto una grande passione anche per lo studio della pedagogia e della didattica e negli ultimi anni, grazie all’introduzione del metodo “ideografico” sto sperimentando una integrazione degli scacchi nelle materie curriculari delle scuole primarie, con grande apprezzamento delle maestre.

Quindi il professionismo è possibile?
A mio parere il professionismo degli istruttori di scacchi passa proprio da qui: far capire al mondo dell’istruzione la grande potenzialità formativa del gioco relativamente allo studio.
Grazie al lavoro sulla memoria, sull’attenzione, sul rispetto delle regole, sul senso critico, sul problem-solving, sulla creatività, sulla logica (e non finirei mai di elencare…) il corso degli scacchi dà una marcia in più agli studenti.
Purtroppo – e veniamo alle dolenti note – le risorse economiche ci vengono spesso negate dal mondo istituzionale, unica eccezione che mi riguarda la recente misura contro la dispersione scolastica della Regione Autonoma della Sardegna (di cui mi piacerebbe parlare prossimamente) che ha finanziato un gran numero di laboratori extra-curricolari, tra cui gli scacchi.
Per il resto le nostre Associazioni sportive non vengono mai invitate ufficialmente a partecipare a progetti di istituto, o comunali, o ministeriali (come “Scuole aperte” per esempio), così ci dobbiamo dividere in istruttori e manager per poter far breccia nella disponibilità dei dirigenti scolastici.
Ma anche da questo punto di vista vorrei concludere con un po’ di ottimismo, visto che è necessaria innanzi tutto una maggiore visibilità del nostro sport, e mai come negli ultimi anni c’è stato tanto interesse per gli scacchi in Italia.

Grazie a Sebastiano per l’intervista. Speriamo di leggere presto i suoi annunciati contributi.

2 Risposte

  1. Salve!

    Abito in provincia di Varese,

    amo l’insegnamento.
    A 16 anni insegnavo il gioco degli scacchi al Circolo di Tradate ora non più esistente.
    Ora ho 39 anni. Sono iscritto alla federazione grazie al circolo scacchistico di Varese.
    Ma la mia passione per l’isegnamento non è terminata.
    Vorrei andare avanti, mi piacerebbe diventare anche un professionista. Terrò il mese prossimo un corso di otto lezioni… ma vorrei farne altri… cosa mi consigliate?
    Grazie
    Giulio

  2. Caro Giulio,
    sarò lieto di articolarti meglio i miei consigli al mio indirizzo di posta: scacchitorres@tiscali.it
    A presto!

    Sebastiano

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