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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio, parte seconda. 4. Quando la classe s’inchioda.

Come previsto dal programma, ho iniziato a trattare le inchiodature.
Inizio spiegando il concetto di inchiodatura, poi faccio qualche esempio semplice con pochi pezzi, poi distinguo fra inchiodature assolute (dietro al pezzo inchiodato c’è il re) e relative (dietro al pezzo inchiodato c’è un altro pezzo che vale di più).
Ma mi rendo conto subito che sarebbe stato meglio dividere le inchiodature assolute e quelle relative su due lezioni diverse, perché la comprensione lascia molto a desiderare. Probabilmente non sono più abituati alle lezioni frontali, visto che è passato molto tempo dall’ultima lezione, e decido perciò di riassumere brevemente quanto appena spiegato.

Passiamo poi all’esercizio 49 GS1 “inventa un’inchiodatura” e vedo che almeno la metà della classe non ha capito niente.


Esercizio 49 da GS1: crea ina inchiodatura posizionado adeguatamente il pezzo evidenziato a fianco del diagramma

Inventa una inchiodatura posizionando sulla scacchiera il pezzo raffigurato a fianco del diagramma

Abbiamo perso talmente tanto tempo per fare e rifare gli esercizi che a questa metà rimangono appena 10 minuti per giocare.
Nell’altra classe la situazione si ripropone identica. Devo proprio rivedere questa parte del nuovo programma e semplificarlo.

Settimana successiva
Nella prima classe l’insegnante ha usato due delle sue ore di lezione per farli esercitare sulle inchiodature. Questa si chiama collaborazione attiva, e mi fa molto piacere.
Riassumiamo quello che è stato detto nell’ultima lezione, porto qualche esempio di inchiodatura assoluta, spiego che il pezzo inchiodato non controlla le case. Faccio vedere come un altro pezzo, come per esempio la Donna, può attaccare la Torre chiodata senza temere di essere catturata.
Dopo questo prendo in mano la figura magnetica del Re (si tratta di magneti circolari) girata verso di me e spiego che il pezzo che ho in mano non può comunque mettersi sulle case dove batte la Torre, anche se questa è inchiodata e l’inchiodatura è assoluta. Chiedo di quale pezzo si tratta, e i bambini impegano un sacco di tempo per scoprire che è il Re, l’ultimo che si aspettavano!

Propongo ora l’esercizio 50 GS1 “Chi può inchiodare quale pezzo…”.
 L’esercizio si rivela troppo difficile per la maggioranza. Non avere l’indicazione su chi abbia la mossa è una difficoltà in più e prematura, sarebbe meglio proporre prima qualche esercizio dove sia chiaro chi abbia la mossa e con meno pezzi  e solo dopo l’esercizio 50.
Decido di far loro recuperare il tempo di pratica perso nell’ultima lezione e di aspettare qualche ora prima di proporre i matti tramite inchiodature.

La settimana dopo.
Nella lezione successiva decido di giocare un torneo con materiale ridotto. Oltre agli otto pedoni, i giocatori avranno due Alfieri, il Bianco, oppure due Cavalli, il Nero.
Questi tornei ridotti sono fatti in primis per allenare la concentrazione e l’attenzione, che sono maggiori nei tornei, e per far capire meglio le differenze fra Cavalli e Alfieri.
Ai ragazzi questi tornei piacciono molto e visto che non do molto peso ai risultati nel frattempo nemmeno loro sono particolarmente interessati al risultato finale del torneo.
Come in tutti i programmi anche i tornei si rivelano utili per alcuni, mentre per altri lo sono molto meno. Ci sono ragazzi che nel torneo (molti in queste due classi) si concentrano maggiormente che nel gioco libero, mentre ce ne sono alcuni che diventano talmente nervosi che giocano di rimando totalmente a caso, mentre nel gioco libero si concentrano molto di più.

Prima di iniziare il torneo chiedo quali sono le differenze fra Cavallo e Alfiere. A parte l’ovvia constatazione che muovono differentemente non salta fuori nulla. Stefano, che gioca molto di piú degli altri visto che il padre è un maestro di scacchi, mi dice che il Cavallo è forte con molti pedoni e l’Alfiere con pochi. Colgo l’occasione per spiegare che ci sono sì delle linee generali che hanno una certa validità, ma ci sono spesso anche delle eccezioni e che bisogna comunque considerare anche la posizione. Metto 6 pedoni sulla lunga diagonale e chiedo di mettere il Cavallo in posizione da evitare una promozione. Non ci riescono e allora faccio mettere l’Alfiere nella giusta posizione e ci riescono.

A sinistra, un alfiere blocca 6 pedoni. A destra, un cavallo può non bloccarne neanche uno (1.f7)

A sinistra, un alfiere blocca 6 pedoni. A destra, un cavallo può non bloccarne neanche uno (1.f7)

Faccio vedere ancora qualche posizione chiusa dove il Cavallo sembra più forte e altre dove l’Alfiere sembra più forte. Alla fine chiedo loro come si dovrebbe giocare con gli Alfieri e come con il Cavallo. Saltano fuori alcune idee buone che non commento ma che invito a tentare nel torneo. Nei primi tre turni due o tre per classe hanno mostrato qualche tentativo in questa direzione. Qualcuno ha sfruttato lo sviluppo più veloce del Cavallo per attaccare subito i pedoni avversari. La maggioranza ha continuato a giocare come sempre non tenendo conto della situazione di materiale ridotto.

Questo mi convince che i modi di giocare che sono proposti non sono accettati, ma sono anche poco capiti, dalla maggioranza del gruppo. Gli schemi che proponiamo loro sono, di fatto, una limitazione al loro gioco personale, conoscenze di seconda mano, infatti, sono più portati verso le esperienze di prima mano. Mi convinco anche che la strategia la posso tranquillamente tralasciare a lezioni future. Proverò nelle prossime ore a presentare gli esercizi di matto con le chiodature (dal libro  I matti).

6 Risposte

  1. L’altra sera ero al circolo e un ragazzo stava tenendo l’ultima lezione introduttiva (la quarta) ad un gruppo di adulti. Questi non avevano proprio mai giocato in vita loro, e faticavano proprio sulle inchiodature o su altre cose che a noi sembrano ovvie (esempio, prese obbligate).
    L’insegnante ha quindi passato un po’ di tempo a proporre e riproporre esempi di inchiodature sulle scacchiere, ma non quella murale, proprio quella davanti a loro e quindi più “in carne e ossa”. Non sarebbe meglio fare così anche per loro? Non voglio entrare in merito o comunque prendere un ruolo non mio, ma dopo qualche esempio avevano ben chiaro il concetto. Si può puntare sulle geometrie? Sul riconoscimento di linee e diagonali? Non sono un maestro, non voglio “rubare il lavoro” o impormi, visto che non so neanche come è strutturato il corso. Voglio solo dare una mano, e visto che in poco più di 20 minuti quegli adulti sapevano riconoscere un’inchiodatura penso che un metodo così “ad personam” sia proficuo…
    E’ anche da prendere in considerazione il fatto che quelle persone erano sulla cinquantina, e quindi come apprendimento di un gioco penso che siano anche più in difficoltà dei bambini… Ad esempio quella posizione coi pedoni sulla diagonale sarebbe sembrata agli occhi di queste persone come una cosa assolutamente impossibile, proprio perché erano totalmente agli inizi. Le inchiodature però le hanno assimilate in non molto tempo.
    Che ne pensi? Tu come hai fatto ad insegnare a riconoscere un’inchiodatura?

  2. Colgo l’occasione per riproporre il metodo che uso: Prima mostro alcuni esempi alla lavagna, poi i ragazzi creano un inchiodatura sulla lavagna (2 pezzi presenti più uno da posizionare) poi passiamo agli esercizi dove, nel limite del possibile, seguo ognuno personalmente.
    Chi preferisce mettere la posizione dei diagrammi sulla scacchiera può farlo, da solo o in coppia con un altro bambino.
    Poi, se necessario, metto i bambini sulla scacchiera gigante e li faccio muovere, con una lancia o un arco, per rispiegare il concetto che il pezzo inchiodato sta difendendo il Re da uno scacco.
    Per alcuni se non basta ancora si usa direttamente la scacchiera a gruppi di due o tre, a seconda di quanti mancano all’appello.

    Il problema non sta tanto a far loro capire cosa sia il concetto di inchiodatura, ma trasferire la conoscenza nella pratica, usarlo.

    Non si può paragonare un adulto, che ha gia sviluppato “tutte” le capacità cognitive necessarie, con i ragazzi ai quali mancano ancora alcune capacità.

    L’astrazione, e pensare per sequenze di più passi, non sono presenti, o lo sono in misura molto limitata, come possibilità di elaborazione nei ragazzi, mentre l’adulto questo lo ha gia imparato. Non è che a 50 anni (ci arrivo fra poco) sia più difficile capire le cose😉.

    È più facile imparare a giocare a scacchi per un adulto che per un ragazzo.
    Lo svantaggio dell’adulto (ad esempio l’insegnante che impara insieme ai ragazzi) è dato dai suoi preconcetti e dalla mancanza di pratica, che lo rendono pari ai ragazzi nel gioco, anche se ha capito meglio e prima come si muovono i pezzi.
    I ragazzi muovono i pezzi senza pregiudizi e intuitivamente, perché cosi li padroneggiano più velocemente, e si portano presto alla pari. La maggiore riflessione dell’insegnante è un vantaggio che i ragazzi recuperano presto con la pratica.

    Rimane da vedere se diamo il gruppo di esercizi con 12 posizioni di matto in una, matto che sfrutta le inchiodature, gli adulti se li trovano. Sarà comunque più facile per loro trovare la mossa giusta.

    Il problema che rilevo nell’articolo è che quando i ragazzi cercano il matto, spaendo che il tema è l’inchiodatura, vedono la possibilità di dare il matto, ma vedono anche che la casa è difesa da un pezzo inchiodato e non riescono a vedere oltre, per il fatto che il pezzo copre la casa.
    Il pezzo inchiodato si scontra con
    I ragazzi, a causa delle peculiarità del livello cognitivo in cui si trovano, non riescono a capire che il pezzo inchiodato NON può catturare sulla casa in questione.

    Questa è una certezza/schema, quando poi gli mostri che il pezzo è inchiodato ti arriva un “ahhh.. si”, ma all’occasione successiva è di nuovo la stessa storia. Eppure hanno gia circa 50 ore di scacchi alle spalle, e quattro ore di lezione sulle inchiodature, due mie e due dell’insegnante.

    Non è mancanza di comprensione o metodo di comunicazione dell’insegnante/istruttore, ma mancanza di capacità cognitive per usare il concetto imparato.
    È inoltre una questione di sicurezza, della quale hanno bisogno, devono sapere a modo loro come stanno le cose, come in un computer: o acceso o spento, o si o no, o bianco o nero.

    Grazie per le tue osservazioni
    Alex

  3. Ah ok chiarissimo🙂
    Solo un’ultima cosa: anche gli adulti quando ci si mettono non sono mica una roba da niente… quando ha fatto vedere il doppio attacco del pedone e ha poi chiesto di trovarlo nella posizione hanno mosso tutti i pezzi tranne il pedone… e ce n’era uno solo!
    Sarebbe interessante fare un confronto tra adulti e bambini, per vedere chi è più avvantaggiato e chi ha più difficoltà in particolari situazioni…

    • Butto giù qualche spunto giusto per rifletterci su.
      Presumo che sia una questione di ” Fra il dire/sapere/conoscenza e il fare/pratica c’è di mezzo il mare”
      Probabilmente le difficoltá sono uguali. Credo sia questione di gioco personale, se la posizione si scontra con il mio gioco (anche livello di gioco) non ci penso nemmeno al pedone (riferito a questo tipico esempio).
      Ma anche noi giocatori “più forti” se ti ricordi le analisi delle partite di torneo che hai disputato, quante volte non abbiamo visto una stupida mossa molto ovvia che ci avrebbe portato in vantaggio? Quante volte abbiamo perso un pezzo (combinazioni più o meno lunghe)? Quante volte non abbiamo visto una soluzione tattica (conosciuta a menadito)? Semplicemente perché non abbiamo guardato/cercato, eravamo occupati nella nostra partita da giocare a modo nostro secondo le nostre possibilità. Cambia il nostro modo di giocare/fare attenzione/seguire a seconda di cosa facciamo, se osserviamo una lezione (un modo), se risolviamo esercizi/o studiamo (un’altro modo) e se giochiamo (un’altro ancora). In ogniuno di questi modi di fare agiamo diversamente e vediamo le cose da punti di vista differenti. L’esperienza poi ci consente di cambiare/saltare da un modo all’altro e usarli meglio tutti e tre (o quanti siano) in una partita per esempio.
      Sarebbe comunque interessante vedere, in quali situazioni specifiche e se adulti e ragazzi hanno difficoltá diverse e in quale misura. Magari anche quanto ci vuole per rimediare.

  4. io volevo gli esercizi di 3 elementare ho detto ESERCIZI!!

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