• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Scacchi e sviluppo della personalità. Appunti e impressioni dal convegno di Torino.

Gli scacchi, un gioco per crescereScacchi un gioco per crescere” il convegno svoltosi recentemente a Torino è stata una grande occasione per un proficuo confronto di dati sperimentali sul ruolo cognitivo che possono svolgere gli scacchi a Scuola, ma anche sulle fantastiche metodologie didattiche e sportive che si stanno adottando nelle scuole – in special modo quelle primarie – grazie alla creatività degli istruttori e degli insegnanti!
Come istruttore sono stato attratto proprio dalle esperienze didattiche, pertanto questo mio post risentirà chiaramente del “filtro” che le mie aspettative hanno operato sulla mia attenzione.
Per avere considerazioni più approfondite ed obiettive sugli atti dei tre giorni di convegno bisognerà aspettare le iniziative editoriali che il Comitato regionale scacchi Piemonte ha già in cantiere: un CD rom con tutte le presentazioni in Power Point, un DVD con molte ore rappresentative dei lavori e infine un libro in lingua inglese con tutti i documenti del convegno corredati dalle ricerche condotte in tutto il mondo sugli scacchi a Scuola. Nel frattempo esporrò le mie personali impressioni e considerazioni (in più post naturalmente) sulle 3 entusiasmanti giornate di Torino.

Prima di tutto devo fare un doveroso ringraziamento alla Federazione scacchistica italiana (FSI) molto presente al Convegno (oltre al presidente Gianfranco Pagnoncelli c’erano i componenti della Commissione didattica e scuola Marcello Perrone, Giuliano d’Eredità ed Emilio Bellatalla), che grazie al Concorso “Scacchi: un gioco per crescere” ha consentito a molti istruttori – fra i quali il sottoscritto – di poter far conoscere le proprie metodologie didattiche. Un ringraziamento lo devo anche all’amico Alessandro Dominici, che oltre a prodigarsi nell’organizzazione della manifestazione è sempre stato disponibile con i suoi consigli ed indicazioni prima e durante i lavori del convegno. Inoltre devo confidare che è stata per me una gratificazione personale approfondire la conoscenza di istruttori eccezionali come Alex Wild, Carlo Alberto Cavazzoni, Lexy Ortega, Rikard Medancic e Carmelita Di Mauro.

Scacchi e sviluppo della personalità
Goran Antunac, Federazione Scacchistica Croata

Goran AntunacInizierò la rassegna di “esposizioni” (ribadisco che è la “mia” versione ricostruita sugli appunti presi sul campo…) in ordine cronologico, articolando l’intervento di Goran Antunac, Maestro internazionale rappresentante della Federazione Scacchistica Croata, che ha parlato di “Scacchi e sviluppo della personalità”.

L’intervento di Goran è stato molto costruttivo circa la possibilità di mettere i presupposti per istituire la figura professionale dell’Istruttore di scacchi.

La sua analisi parte dalla fondamentale differenza tra scuola pubblica e privata: quest’ultima è caratterizzata dalla esclusività implicita nel suo statuto (non tutti hanno le possibilità economiche per accedervi, come sottolineato anche in un altro intervento da Graham Lee) e quindi in una mancanza di trasmissione delle sue esperienze verso l’esterno; spetta pertanto alla scuola pubblica una condivisione delle metodologie didattiche di cui Antunac auspica una standardizzazione dei processi (delle “best practices” di cui ha parlato Marley Kaplan in conclusione di convegno).

Serve un programma e una didattica degli scacchi
Goran ha proposto un approccio globale, una formazione generale dell’individuo per un sano sviluppo della personalità a prescindere da qualsiasi carriera professionale possibile. In tal senso ritiene che come uno scacchista quando fa la sua mossa deve essere in grado di pianificare gli sviluppi successivi, l’istruttore deve assolutamente avere un programma didattico consapevole dei fini che si vogliono ottenere.

L’accento quindi viene posto sulla disciplina dell’insegnamento grazie allo strumento privilegiato del gioco, che consente, grazie ad una continua simulazione del confronto, una facilitazione della padronanza delle capacità.

Gli scacchi metafora della vita
L’autore ha poi proposto gli scacchi come metafora della vita (un concetto ribadito da altri relatori) enfatizzando la loro componente temporale che aiuta a sviluppare l’intelligenza emotiva degli allievi  ponendo loro concreti problemi decisionali sotto la pressione dell’orologio.

In conclusione del suo intervento Goran Antunac ha poi parlato dell’apporto tecnologico rappresentato dai computer come strumento didattico (in tal senso si è espresso più diffusamente il prof. Domenico Parisi, che ha presentato anche un software di autoapprendimento sul gioco degli scacchi).

L’augurio finale del relatore è stato quello di agire in collaborazione coi genitori in direzione di una maggiore consapevolezza della potenzialità del gioco degli scacchi sulla crescita intellettuale delle nuove generazioni.

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