• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Bambini invisibili, bambini assenti e bambini senza pace.

Studenti disegnati da "La Vostra Prof" - Flickr

Gl’invisibili
Ci sono dei ragazzi che, quando fai lezione sono inappariscenti, ti guardano sempre e quando parli, sono sempre silenziosi e non si muovono. Stanno seduti e non fanno nessuna mossa, sono talmente abili che non ti accorgi di loro. Non chiedono mai niente, non alzano la mano e quando chiedi alla classe se sei stato chiaro o se hanno capito il concetto non li senti mai. Fanno quello che devono fare senza proteste o richieste. Se la classe è abbastanza grande (numericamente) può succedere, visto che teniamo lezione una volta a settimana in tante classi diverse, che non li vedi. Nel senso che non ti accorgi di loro. Non ne conosci né il volto e men che meno il nome.

Ora succede che ogni tanto sono “deconcentrati” e si lasciano andare ed è quello il momento in cui, con un po’ di fortuna, se per caso guardi da quella parte li scopri occupati a fare altro mentre tu spieghi un concetto o tema.

All’inizio possono venir scambiati con ragazzi, come dire senza benzina nel motore, oppure non interessati oppure svogliati, ma sono differenti.

Gli assenti
I bambini “scarichi” sono recuperabili e cerco sempre di coinvolgerli nelle spiegazioni chiedendo loro un po’ di supporto, o rivolgendo loro spesso delle domande su quanto è stato detto o fatto qualche attimo prima.

Se non rispondono, suppongo che non abbiano sentito e quindi non siano in grado di rispondere, perciò passo ad un altro bambino “assente” (in una classe ce ne sono sempre più d’uno) ed eventualmente ad un altro ancora se non ricevo risposte dai primi.
Le prime volte va a finire che devo chiedere a qualcuno che so che ha capito e faccio rispiegare il concetto da lui. Poi torno a chiedere agli “assenti” se hanno capito meglio ed eventualmente propongo un altro esempio da risolvere.
Tutto questo senza brontolare o specificare che devono stare attenti se vogliono capire o discorsi simili. Non devo esprimere niente di negativo riguardo al fatto che non sono attenti o svogliati visto che lo capiscono anche da soli.
Quando sono colti in “castagna” hanno, chi più chi meno, una leggera sensazione di disagio. Spesso sono disinteressati all’inizio, ed essendolo non riescono a seguire adeguatamente le lezioni. Questo fa scendere ulteriormente l’interesse nelle lezioni successive, perché tanto meno si capisce e tanto meno si “sa fare” in una materia, tanto meno ce se ne interessa.

Visto che il tempo non mi manca e non ho pressioni riguardo alla capacità di gioco dei ragazzi posso permettermi di rimanere abbastanza a lungo ad un livello cosi basso da permettere anche a questi “assenti” di poter comunque partecipare al gioco. Al limite lascio che giochino fra loro, visto che tendono ad aggregarsi.  Verso la fine dell’anno, ma a volte anche prima, dipende sempre dalla classe, questi “assenti” sono molto meno assenti.

immagine rielaborata da foto di "chang 66" Flickr.com

Cosa fare con gl’invisibili
Torniamo agli invisibili, che a differenza degli  assenti sono pochi e rari, tanto che   spesso confondo inizialmente un invisibile con un assente. A differenza dei ragazzi “assenti” non c’è alcuna reazione alla mia domanda, l’invisibile rimane impassibile e non dice alcuna parola. Non parla nemmeno se chiedo: “Non lo sai?” oppure “Sai quello che voglio sentire?”.
Niente! Zero! Nada!

Gli “assenti” invece, dopo qualche tentativo di dire “No non lo so” e constatato che non succede niente a dire di no, non hanno alcun problema a dire no non lo so o non ho capito niente. A volte sono troppo veloce nelle spiegazioni e non me ne accorgo.

Gli invisibili invece niente, ti guardano per dire “che vuoi da me, lasciami in pace” il loro sguardo ti passa da parte a parte senza fermarsi in nessun punto, perso nel vuoto.

Il bambino assente ha la mente volta altroveNon posso fermare la lezione e quindi proseguo e mi ripropongo di seguire da vicino l’invisibile, che questa volta è una ragazza. La osservo personalmente dato che presumo non abbia capito visto che era voltata dall’altra parte, mentre lei e gli altri bambini stanno svolgendo gli esercizi.
Da una parte sono rimasto piacevolmente sorpreso nel constatare che non solo aveva capito la lezione, bene o male come gli altri ragazzi, ma spiegava il tema alla compagna di banco/gioco.
Dall’altra mi chiedo il motivo per il quale non risposto alla mia domanda precedente, visto che ovviamente ha capito.
La mia teoria è che probabilmente non voleva interferenze, voleva imparare da sola, a modo suo. Il suo modo forse si scontra con il mio modo e non voleva essere vista da me per evitare appunto queste interferenze – ma possiamo anche chiamarli suggerimenti per non dire imposizioni – su come e quando fare che cosa.
Gli insegnanti nella scuola mi confermano che la ragazza è cosi anche nelle altre materie.

Come risultato ogni tanto mi costringo a guardare gli “invisibili” più spesso e da lontano, senza farmi scoprire ovviamente, per verificare la comprensione senza interferire nemmeno quando sbagliano. Il tempo e l’esperienza correggeranno gli errori eventualmente presenti, io interferisco solamente se perseverano nello stesso errore.
Spero che i prossimi anni mi faranno capire qualcosa in più su questi ragazzi e i loro motivi.

I senza pace
Sono ragazzi senza pace quei ragazzi cosiddetti “casinisti” (anche ragazze, ma loro reagiscono in modo diverso, meno esteriore) che aumentano notevolmente se la classe è numerosa. Avere tre o quattro ragazzi di questo tipo in un gruppo di venti è l’incubo più frequente degli istruttori/insegnanti.
Finora ho riscontrato che più grande è la città o la scuola, maggiore è il numero di ragazzi con queste problematiche.

Da quello che ho capito io finora, tutti i ragazzi necessitano di fasi di raccoglimento, o per dirla in altre parole delle fasi dove riposano la mente, dove non pensano a niente, dove semplicemente lasciano spaziare la mente dove vuole. Svuotano per cosi dire il cestino della carta straccia: pensieri, concetti, emozioni, esperienze da eliminare e cosi via. Una volta svuotato sono pronti per il prossimo giro e tutto va bene.
Se però manca il tempo per raccogliersi, il cestino non ce la fa a raccogliere tutta la carta straccia, o non si svuota abbastanza, e non ci sono altri modi adatti per svuotarlo e poter ripartire con brio verso nuovi compiti. Anche il cestino svuotato parzialmente non basta a lungo.
Questa saturazione produce i ragazzi cosiddetti casinisti, ovviamente non sempre nello stesso modo .

Questi ragazzi per un motivo o un altro stanno continuamente sul chi vive e devono controllare tutto quello che fanno gli altri. Devono sempre essere pronti a difendersi o alla prima occhiata storta a reagire o a esprimere un comportamento non adatto alla situazione. Essi traducono gli stimoli, provenienti dal loro raggio di influenza, in modo errato e reagiscono di conseguenza in modo errato, precipitando cosi nel ruolo di “casinisti”. Non riescono a concentrarsi né alle lezioni né in fase di gioco o esercizio, devono sempre vedere cosa succede nella classe.

Non si riesce a portare tranquillità nella classe, almeno non abbastanza da tenere una lezione fruttuosa per tutti (considerando il concetto “fruttuoso” anche dal punto di vista dell’istruttore).

Si riesce, bene o male, a risvegliare la pace in uno e magari anche ad un secondo, anche se posso metterli abbastanza lontani l’uno dall’altro aiuta un po’, ma sicuramente arriva il terzo e questo riesce a coinvolgere con grande facilità gli altri due e siamo d’daccapo.

Il problema è che influenzano tutta la classe e l’ora degli scacchi è molto più rumorosa del solito, sia in fase di lezione che nella fase di gioco. È come l’onda nello stadio, parte in sordina e aumenta di intensità man mano. Non c’è verso di interrompere questo sviluppo men che meno alzando la voce. Non serve a niente aspettare in silenzio, fino a, quando non si calmano per continuare.

Aspettare in silenzio va benissimo con classi relativamente già tranquille per sé. In classi dove i ragazzi “casinisti” sono più di due e magari qualcuno “senza benzina” allora il silenzio degli “istruttori” può prolungarsi tranquillamente fino alla fine dell’ora senza aver raggiunto il benché minimo risultato. La teoria del silenzio suona bene, ma la pratica è diversa. È meglio pensarci molto bene prima di mettere in pratica delle teorie visto che potrebbero rivoltarsi contro di noi.

Quest’anno mi sono ritrovato alcune classi da “incubo” e non è veramente un piacere gestirle, visto che sei continuamente in tensione, minuto per minuto, sempre sul chi vive destreggiandoti fra le esigenze di tenere sotto controllo (si tenta ma non ci si riesce in modo soddisfacente) i casinisti e dare una mano ai più lenti o ai più curiosi.

Siccome ci sono sempre due facce della medaglia, in queste classi l’insegnante e l’istruttore imparano molto di più rispetto alle classi tranquille. Si impara soprattutto a comprendere la comunicazione non verbale dei ragazzi.
La comunicazione non verbale molto importante per gli adulti, circa il 70% della comunicazione passa da lì, secondo gli psicologi, ma lo è ancora di più per i bambini, che hanno meno parole adatte a definire sensazioni, sentimenti, emozioni.
Ma di questo racconterò in un altro articolo.

immagini:
disegni de LaVostraProf, da Flickr.com
elaborazione da foto di Cheng 66, da Flickr.com

3 Risposte

  1. Caro Alex, grandioso come sempre!
    Il tuo articolo mi è piaciuto tantissimo, perchè anche io mi interrogo costantemente sul feedback che i bambini danno all’istruttore. Confermo che anche nelle mie classi ci sono le categorie di bambini che tu indichi oltre a numerose altre più o meno problematiche.
    Pensa che sto pensando (dopo l’introduzione di un nuovo fantomatico pezzo degli scacchi “il petulante” da tirare in ballo esattamente nei confronti dei bambini che anticipano continuamente gli argomenti delle lezioni) di inventare tutta una serie di personaggi fantastici che sono la caricatura esatta dei caratteri dei bambini: l’Eclatante o Roboante (colui che all’improvviso esulta o schiamazza); il Saltinbanco (chi vuole far ridere i compagni); l’Assorto o Pisolino (quelli che tu chiami gli invisibili); Girellone (quelli che si alzano continuamente o hanno la “minzio frequens”); lo Sbandieratore (coloro che alzano sempre la mano); Scarabocchione (coloro che pasticciano continuamente, specie alla lavagna); l’Infingardo (i pigri e forse anche i tuoi ragazzi “assenti”); Tiraemolla (gli iperattivi); Masticabrodo (chi biascica le risposte); Cacciafarfalle (chi alza la mano e se n’esce con interventi non pertinenti alla domanda fatta). Insomma questa è solo una lista per difetto di tutte le loro peculiarità…
    Ma veniamo appunto alle categorie che hai affrontato nel tuo post: “assenti”, “invisibili” e “senza pace”. Intanto sono pienamente daccordo con la tua conclusione che proprio questi siano “pane” per i nostri denti di istruttori, e che si impara molto di più da loro che da quelli disciplinati che non fanno altro che imparare la nostra lezione.
    Secondo la mia esperienza è molto utile variare la modalità delle lezioni (tutte devono essere comunque interattive e non frontali) anche introducento altri giochi non scacchistici che diano la possibilità ai meno interessati (ci saranno sempre nell’ambito delle classi) di essere partecipi.
    Inoltre è molto utile fare continuamente domande a tutti i bambini esattamente nell’ordine in cui sono seduti e cercare di fare molti complimenti quando danno buone risposte e molti incoraggiamenti o attenuanti quando sbagliano (tipo “la domanda era davvero difficile”).
    Questo lavoro – e concordo con te anche che non dobbiamo avere nessuna fretta – è indispensabile soprattutto nei primi anni di scuola, tanto che io inizio i contenuti dei corsi di scacchi propriamente intesi intorno alla terza elementare, mentre nei primi due anni mi soffermo molto sull’aspetto ludico in modo da appassionare più bambini possibili.
    Con i “senza pace” io ho in parte risolto con i premi (anche delle semplici carte scacchistiche, ma anche piccoli gadget personalizzati) che utilizzo sempre per rinforzare gli atteggiamenti che voglio stimolare; confesso che la conquista di questi bambini è la cosa che più mi dà soddisfazione nell’insegnamento!

    • Bell’intervento, Sebastiano.

      Puoi elaborare la parte che riguarda i personaggi caricatura dei comportamenti dei bambini?
      Li usi come personaggi o come nomignoli? (e in questo caso, con quali avvertenze per non ferire i bambini?)

      Magari ci scappa un post🙂

      • Caro Stefano lo farò senz’altro… intanto ti anticipo che si tratta di personaggi (sto convincendo un grande artista a disegnarmi i fumetti per metterli nelle carte) che ho già sperimentato in una prima elementare con grande apprezzamento da parte dei bambini che non capiscono affatto che è una loro caricatura: inoltre i nomi un po’ altisonanti e desueti servono proprio a non trasformarli in soprannomi per i compagni in questione; sarebbe controproducente se si apostrafassero con epiteti simili…😀
        Presto ti manderò un post col mio intervento a Torino!

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