• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
    Il blog è aperto ai contributi dei ragazzi e dei loro genitori e agli interventi di altri istruttori e insegnanti.

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    - 2008
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    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Primo corso per bambini. Lavorare sulla scacchiera.

Lavorare sulla scacchieraNei miei corsi alle seconde elementari, finito di trattare il Re, invece di far fare gli esercizi direttamente sui diagrammi del libro, li faccio fare a coppie sulla scacchiera, con i pezzi.

L’ideale sarebbe avere una scacchiera per ragazzo, ma di solito non è possibile.

Procedo con le istruzioni, mettere la scacchiera in mezzo con la prima traversa rivolta verso di loro e mettere i pezzi ai lati della scacchiera. Le prime volte, dipende anche dal tipo di classe, ci mettiamo da dieci a quindici minuti per raggiungere la condizione per poter dettare la posizione del primo pezzo. Il tempo poi si riduce a cinque dieci minuti dopo alcune ore.

Abituare i bambini al punto di vista del Nero
Cerco di cambiare la posizione della scacchiera da una lezione all’altra. Una volta è la prima traversa ad essere davanti a loro e l’altra volta l’ottava. Questo per evitare automatismi non favorevoli nel riconoscere le case della scacchiera. Durante i miei “allenamenti” personali mi ritrovavo dei libri con le posizioni sempre dal punto di vista del bianco, la prima traversa dalla mia parte. Se poi giocavo partite da torneo con il nero, dopo un mese di allenamento con il bianco, mi incasinavo con il nome delle case nella trascrizione delle mosse.
Per evitare questo ai ragazzi, faccio cambiare loro spesso la posizione della scacchiera. Una lezione con il bianco e l’altra con il nero.
Ho notato che adottando fin dall’inizio questo sistema, i ragazzi non fanno fatica a riconoscere le case, indipendentemente da come è posizionata la scacchiera. Essi riconoscono automaticamente le case giuste, mentre io ancora mi incasino a volte (anche più volte).

Soprattutto per questi motivi ho cercato di cambiare la posizione della scacchiera anche negli esercizi dei miei libri, cosi evito di creare automatismi inefficaci. Sono solo piccoli dettagli, ma nell’insieme credo faccia una differenza.

Dettato scacchistico in classe
Dare ai bambini le posizioni dei pezzi sulla scacchiera è un po’ come fare un dettato in classe ed è molto utile sia per vedere chi ti ascolta e chi no (le prime volte scopri, spesso, nemmeno la metà ti ha ascoltato), sia per allenare l’attenzione dei ragazzi.

Un altro vantaggio nell’uso della scacchiera è che i bambini sperimentano la concretezza fisica degli scacchi, mentre i diagrammi sui libri e anche la lavagna magnetica richiedono capacità di astrazione.

Ai ragazzi “equilibrati” piace il metodo e sono molto attenti, essi stanno di norma con i piedi ben saldi in terra e con comportamenti consoni alle varie situazioni. Sono abbastanza sicuri di sé e hanno una naturale curiosità che non necessita di motivazioni aggiuntive.

Gli “assenti” e i “casinisti” hanno difficoltà a adattarsi alla situazione e spesso non riescono a seguire le posizioni sulla scacchiera e si ritrovano con posizioni errate ad ogni cambio dettato.

Con i più piccoli è meglio evitare la lavagna magneticaPotrei usare fumetti o altre scorciatoie extrascacchistiche per motivare i bambini, renderebbe la mia vita più semplice. Però ogni due tre lezioni dovrei inventare qualcosa di diverso per mantenere la loro motivazione sufficientemente alta.
E, soprattutto, li lascerei al punto in cui ora sono, scacchisticamente confusi,  invece di aiutarli a crescere in maniera consapevole. Devono capire che non tutto è dato, ma che molte attività richiedono impegno.
Ci vorrà del tempo, ma anche se ogni anno si aggiungessero solo cinque minuti in più di attenzione, potrei dirmi soddisfatto. Spero capiscano anche altre cose naturalmente.

La scacchiera rivela se sono attenti
Usare la scacchiera ti toglie al principio l’illusione che ti stiano a sentire (per chi ancora ce l’ha).
Ma in cambio si abituano i bambini ad essere attenti per partecipare. Se bisogna agire, è più difficile nascondersi all’insegnante/istruttore.

Ci vuole molto più tempo
Lo svantaggio del metodo consiste nel fatto che in venti o trenta minuti riesci a proporre al massimo cinque o sei posizioni, mentre se proponi i diagrammi nel libro ne fanno da dodici a ventiquattro. Serve un sacco di tempo in più, ma in primis me lo posso permettere visto che la velocità, a scuola ovviamente, è relativamente importante. La comprensione però è maggiore usando la scacchiera e l’effetto collaterale è che imparano ad ascoltare.

Una volta pronti con i pezzi ai lati della scacchiera, li mettono bene in riga ai bordi della scacchiera come in posizione di partenza, inizio a dettare la posizione.
Quando la posizione è corretta su tutte le scacchiere, faccio ripetere la posizione ai “casinisti” o “assenti”, che hanno una voce chiara e forte, ripetere la posizione. Scelgo apposta questi bambini per occuparli e coinvolgerli il più possibile.
Le prime volte gli “assenti” non si accorgono di avere una posizione errata neanche quando i compagni la ripetono ad alta voce. Devo farglielo notare direttamente, intervenendo anche due o tre volte prima che abbiano una reazione.
Via via che aumenta la pratica riescono a impostare almeno le posizioni iniziali corrette.

Con gli occhi, non con le mani!
Dopo essermi assicurato che le posizioni siano corrette chiedo ai bambini di non mettere le mani sui pezzi o sulla scacchiera, ma di usare solamente gli occhi per trovare la soluzione.
Ovviamente, salvo rare eccezioni, mettono subito le mani sui pezzi. Quindi devo ripetere ancora un sacco di volte che le mani devono rimanere inattive fino a quando non chiederò loro di eseguire, insieme e contemporaneamente, la mossa che hanno trovato.
Non sortisce effetto nei più “duri” e chiedo loro se devo cambiare lingua per farmi capire. I corsi sono tenuti in Tedesco, perciò propongo loro l’alternativa di Inglese, Italiano o Ladino (da non confondere con il Latino che non conosco).
Chiedono quasi sempre il Ladino, dato che non hanno altra occasione per sentirlo; più raramente chiedono l’italiano o l’inglese. Anche se non capiscono il Ladino, capisocno poco l’Italiano (hanno un’ora alla settimana in prima e poi quattro ore in seconda) e quasi niente l’Inglese, il cambio di lingua funziona abbastanza bene e mettono meno spesso la mano sulla scacchiera.

Analisi
Una volta eseguita la mossa su tutte le scacchiere partiamo con l’analisi delle mosse, ben consapevole che la mossa eseguita è ancora presente sulla scacchiera. A volte faccio posizionare il pezzo che ha effettuato una mossa nella posizione analizzata e a volte lo lascio dove lo hanno posizionato e calcolano la posizione mentalmente.
Quasi sempre analizziamo per prime tutte le mosse sbagliate che hanno indicato, e solo alla fine faccio fare a tutti la mossa corretta sulla scacchiera e li lascio osservare e concentrarsi un attimo sulla posizione.

Una volta finito così un argomento, propongo di risolvere gli esercizi nel libro e poi si prosegue di nuovo con la scacchiera davanti a loro.

Al momento sono convinto che usare la scacchiera davanti ai ragazzi, in coppia, anziché la scacchiera murale magnetica, sia più utile per i ragazzi e mi ripropongo di utilizzare questo metodo d’ora in poi.

Anche nel programma di formazione degli insegnanti ho già inserito questo metodo, constatato che è anche un ottimo allenamento per l’attenzione.
Il punto focale degli scacchi scolastici, che insegnerò agli studenti dell’università (di questo progetto scriverò più avanti), è usare gli scacchi come uno strumento per rendere più facile la vita sia ai ragazzi che agli insegnanti, con la pretesa di armonizzare i ragazzi ma non solo loro.

4 Risposte

  1. Spero Alex che tu gradisca il mio personale punto di vista anche su questo argomento. Intanto un suggerimento: le scacchiere sono sempre sufficienti, perchè basta abbinare due compagni (uno bianco e uno nero) oppure quattro per ogni scacchiera differenziando i compiti, il che potrebbe anche essere utile per inserire al meglio i cosiddetti ragazzi “assenti” o “invisibili” del post precedente!
    Il metodo di cui parli l’ho sperimentato varie volte e sempre con buoni risultati, ma ritengo che debba essere un diversivo proprio per evitare i fenomeni di “eccessiva” manipolazione che diventa difficile controllare, oltre ad una naturale dispersione di tempo che anche tu hai constatato.
    Per quanto riguarda l’abituare i bambini al punto di vista del nero sono solo in parte daccordo, semmai meglio abituarli da subito a riconoscere i temi di matto su tutti i lati della scacchiera (come fai splendidamente nel tuo libro “Scacchi matti”), perchè spesso i bambini perdono la bussola e non riescono a dare neppure il matto con le due torri.
    Ottima l’idea del dettato scacchistico in classe (sempre come lezione alternativa: io uso ad esempio giochi di memoria presentandogli diagrammi con pochi pezzi e dopo aver girato la scacchiera murale chiedendo ai bambini di ricordare l’esatta posizione!)
    In compenso ti esorto a non esitare ad usare fumetti o quant’altro per migliorare la loro motivazione, se temi di non averne la fantasia è sufficiente dar libero sfogo a quella dei bambini…
    La scacchiera murale è indispensabile (presto parlerò della mia scacchiera “ideografica”) ma alle volte la lezione può essere una simultanea contro coppie di bambini, altre volte persino la lavagna tradizionale con il gesso (che è un esempio di integrazione degli scacchi nella didattica scolastica).

    • Era ora ci fosse di nuovo un commento e ti ringrazio per averlo messo. Abbiamo creato (cioè Stefano ha….) il blog appositamente per portare tanti punti di vista differenti, permettendo cosi ai nuovi istruttori o insegnanti di trovare il maggior numero di informazioni possibile per poi trovare o inventarsi il metodo a lui più congeniale.

      Bisogna sapere che in ogni classe dove teniamo corsi per tutto l’anno, ci sono sempre per tutto l’anno, presenti in classe scacchiere per tutti i ragazzi diviso due. Cioè una scacchiera ogni due ragazzi. Non mi è ancora possibile mettere una scacchiera per ogni ragazzo. Questo lo riterrei un sufficiente numero di scacchiere dato che per questi “dettati” o esercizi di visualizzazione (probabilmente ho usato la parola visualizzazione in modo errato. Quando ho usato il termine pensavo che visualizzazione fossero quello che chiami “giochi di memoria” credo d’ora in poi gli chiamero esercizi di memoria) una scacchiera per ragazzo sarebbe l’ideale.

      Probabilmente non mi sono fatto capire riguardo al concetto di “perdere tempo”, io cerco di prendere tempo, di rallentare, come posso dire, la forza di gioco? Nel senso che dare più tempo, non affinché le cose udite dall’istruttore divengano anche cosa loro, ma che abbiano il tempo per provare, controllare ed esplorare quello che l’istruttore non dice, questo vuole anche dire rallentare il loro insegnamento verso un gioco più forte a favore della sperimentazione libera.
      Ho già rallentato di parecchio il programma che è presente nei volumi “giocare a scacchi 1 e 2 più il Manuale negli ultimi corsi e pensavo di inserire, sulla base delle osservazioni fatte, nei nuovi corsi almeno una volta al mese esercizi di memoria visto che li ritengo importanti ( non necessariamente per la forza di gioco, ma semplicemente per la memoria) per le mie lezioni. Una volta al mese significa una lezione su quattro. Il tempo necessario me lo prendo in partenza e anche i metodi visto che non è possibile tenere i piedi in due staffe. O mi prendo tempo e non posso fare forti giocatori o faccio agonismo e non posso raggiungere tutti, e non voglio, perché non credo che funzioni, fare un ibrido (o via di mezzo) fra i due, altre possibilità non ci sono.

      Per quanto riguarda la mia avversione per i fumetti e altro, non è questione di mancanza di fantasia, credo che se usassi qualcosa di aggiuntivo userei le tue/vostre carte che trovo estremamente ben fatte ( e imparerebbero anche un pó di italiano in più ;)),è più una questione di scopi o forse posso anche dire metodo.
      Sono sicuro che se usassi le tue carte l’attenzione dei ragazzi aumenterebbe parecchio e anche la lavagna ideografica mi piace e sicuramente piacerebbe anche ai ragazzi. Il problema è che si va troppo verso una linea ben precisa a discapito di altre linee presenti negli scacchi. Questa linea, secondo la mia opinione, tende molto verso l’agonismo (sicuramente diventano più forti prima) mentre io voglio prima avere gli scacchi senza niente di aggiunto e appena alla fine, dei quattro anni, quando non saranno più sotto la mia guida, chi vorrà aggiungerà l’agonismo al proprio gioco. L’agonismo già entra anche senza il mio aiuto nella mente dei ragazzi.
      In questo mio metodo “senza fattori esterni agli scacchi”, nell’ambito del possibile ovviamente, vale la regola: gli scacchi motivano da sé e se non basta prenditi (ragazzo) tutto il tempo necessario per scoprirlo. I fattori esterni siano essi fumetti o carte o altro distolgono, a mio parere, l’attenzione dagli scacchi verso i fumetti o verso le carte. Cerco di spiegare meglio il concetto, il punto cruciale non è che distoglie la mente del ragazzo dagli scacchi, anche se lo fanno, ma distolgono l’impercepibile impatto degli scacchi sulla personalità dei ragazzi. Gli scacchi perdono il loro potere di cambiare il ragazzo da dentro. I ragazzi sono in una fase di sviluppo dove avere o non avere è un punto centrale della vita. Della serie: “Se mi dai qualcosa che voglio io farò cose che vuoi tu”, ma invece gli scacchi dicono “No, tu fai qualcosa per te e nel farlo dovrai fare dei sacrifici, dovrai combattere con te stesso per diventare autonomo, caparbio e sicuro delle tue capacità”. È naturalmente molto più dura la lezione anche per l’istruttore, ma i ragazzi devono passarci per forza se vogliono diventare autonomi e critici e sicuri di sé. Il ragazzo deve trovare la forza da dentro di se per capire che deve darsi da fare per se stesso e non per regali esterni. Il giorno che non avrà regali per motivarlo a fare qualcosa che farà? Per me usare fumetti o altro è rafforzarlo nel suo concetto del fare per …., che è esattamente il punto dove si trova e lo lasciamo li, invece di portarlo lentamente a capire come fare per sviluppare le sue doti e a migliorare le sue debolezze che tramite gli scacchi affiorano visibilmente. Anche qui ci vuole molto più tempo, ma solo dall’interno puó modificare il suo modo di essere, con convinzione e non per condizione.
      Anche se gli aggiuntivi hanno successo verso i ragazzi, manca pur sempre qualcosa. Credo anche che la differenza stia nel imparare o venire istruiti. Nel primo caso si impara da soli, si esplora e si trova la motivazione sufficiente a continuare. Nel secondo si è più passivi e si viene istruiti più dal esterno. Come dissi già parecchie volte non sono gli scacchi il mio scopo, anche se imparano a giocare a scacchi.
      Ovviamente il “mio” sistema non procura vittorie ai GSS e non funziona nel creare giocatori forti nell’immediato, ma credo funzioni soprattutto per altre cose. Altre cose che stiamo ancora verificando e dobbiamo ancora verificare, ma le prime impressioni soggettive fanno ben sperare in questo senso.
      E non è detto che una volta catturati dall’anima/spirito degli scacchi, anche se perdono qualche anno di istruzione tecnica, non possano recuperare in fretta e diventare comunque forti giocatori agonisti, ma nel frattempo gli scacchi hanno lavorato impercepibilmente dall’interno.
      Può essere che io abbia dato l’impressione di frenare i più bravi, su tredici classi annuali nel 2009 ce né uno di nettamente superiore e due o tre leggermente superiori alla media, ma non è esattamente cosi. Si frenano da soli, nel senso che io ho sempre dietro qualche esercizio adatto a loro, ma non sempre anzi di rado vogliono saperne, preferiscono essere più bravi degli altri all’avere una lezione particolare dove devono impegnarsi e possono sbagliare come gli altri. Sono anche convinto che se fra loro ci fosse un potenziale campione lo diventerà comunque e quando vorrà esserlo lo mando al circolo adatto più vicino.

      Comunque alla fine il discorso è sempre quello: Ogni istruttore deve riuscire ad immedesimarsi nel sistema che usa, cioè ci deve credere per essere credibile, ma senza identificarsi con il sistema per rimanere flessibile.
      Si può sempre discutere sui particolari, ma le questioni principali si accettano oppure non si accettano, e a seconda del caso si usa uno o l’altro sistema. Alcune cose proprio non posso usarle.

      Non voglio dare l’impressione, con questo post, che ci sia qualcosa di sbagliato nell’usare tecniche aggiuntive per migliorare prima la loro forza di gioco, anzi sono sicuramente efficaci sia nel mantenere la disciplina che per divertirli, voglio solo dire che si tratta di un altro sistema che non si combina, non con il mio programma, ma con la base sul quale poggia il mio programma e cerco di spiegarne i motivi. O l’uno o l’altro e non si può o non credo ci siano le premesse per poter definire se uno sia migliore dell’altro, dipende sempre dalle tendenze o caratteristiche dell’istruttore, quale dei due sia meglio per lui o si adattano meglio agli scopi prefissati.

  2. Caro Alex, in realtà io condivido completamente le tue premesse psicologiche, ed in 4 anni di corsi per istruttori che io tengo in Sardegna ti ho sempre citato come il mio esempio ideale per l’insegnamento degli scacchi a scuola.
    Persino molte delle mie idee innovative provengono da applicazione di spunti ispirati da te.
    I miei appunti sui tuoi post vogliono avere proprio il valore aggiunto che ogni scambio di vedute può apportare al nostro lavoro. Sono profondamento daccordo con te che non dobbiamo puntare all’agonismo quando siamo a scuola (e ti assicuro che nella quasi totalità dei miei laboratori i bambini non partecipano alle fasi sportive: su circa 500 bambini coinvolti lo scorso anno solo una ventina sono stati tesserati e avviati allo sport e solo per loro scelta!).
    Anche io considero poco importante per questa età scalare le classifiche nazionali (ma da un paio di anni non mi adopero neppure per fare il contrario…) ritenendo che a scuola i bambini devono solo appassionarsi al gioco, tanto che spesso durante le mie lezioni propongo giochi di parole, di memoria, di fantasia che esulano completamente dagli scacchi.
    Io sono pienamente daccordo con la conclusione di Lexi Ortega a Torino quando parlava dei due istruttori: uno si vantava orgoglioso di tutti i campioni che era riuscito a tirare su; l’altro (quello che piace a noi!) rispondeva che non aveva altrettanti campioni, ma dei 5000 suoi allievi nessuno aveva lasciato il gioco degli scacchi!

  3. […] insegnare senza la scacchiera murale. Ne ho parlato l’anno scorso in più occasioni (qui, qui e qui). Nei corsi base appena conclusi ho provato a farlo dal […]

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