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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Un corso per insegnanti elementari.

Il logo della serie Giocare a scacchiIl mio secondo corso per gli insegnanti
Il 12 e 14 Luglio ho tenuto un corso di scacchi a 28 insegnanti di età varie, senza esperienza scacchistica, ma pronti a sacrificare un po’ delle loro ferie per imparare qualcosa di nuovo.

In questo corso avevo due obiettivi:
1) far comprendere quali siano i vantaggi degli scacchi a scuola e come raggiungerli;
2) metterli in condizione di sentirsi in grado di proporre un corso di scacchi. Per questo mi serve che siano abbastanza sicuri di sé nel muovere i pezzi: non dobbiamo dimenticarci che sono insegnanti, la questione competenza fa parte della loro formazione. Devono sentirsi competenti quanto basta.

Nove ore di lezione con materiale didattico nuovo. Ho utilizzato i libri della serie “Giocare a Scacchi” più il “Manuale per Insegnanti” più “I Matti”, tutti  nella nuova versione esclusivamente scolastica mirata specificatamente ai bambini delle scuole elementari. Sono giunto alla conclusione che per un insegnante non scacchista quello dei miei libri “italiani” sia un programma troppo denso e difficile per crederci.

Cos’ho imparato dal mio primo corso per gli insegnanti
Qualche anno fa tenni un corso per gli insegnanti di una scuola dove avevo appena concluso un corso di 15 ore in tre classi seconde. Classi terribili, con un sacco di problemi: tante nazionalità diverse, ragazzi che venivano a lezione un giorno si ed uno no, chi non sapeva leggere e chi non sapeva scrivere, chi non capiva l’italiano e tanti ragazzi in classe. Il corso per i bambini ebbe buoni risultati in ambito sociale e anche per il gioco, cosi decisero di far imparare il gioco agli insegnanti, visto che i corsi da parte di un esterno non erano rifinanziabili.
Complice forse anche lo stress dell’ultima settimana scolastica, il corso si rivelò poco soddisfacente. Alla fine solamente due insegnanti si sentirono di fare scacchi a scuola, ma alla fine credo non abbiano più fatto niente.
Avevo usato GS1 e 2 più il Manuale (non avevo ancora I matti) ma sembra che il materiale fosse troppo pesante per gl’insegnanti.

Perciò per questo corso recente ho cambiato strategia, e ho proposto propongo solo il materiale per il primo anno e mezzo di corso e il Manuale.

Primo giorno (6 ore): movimento dei pezzi e partite ridotte.
Come prima cosa mi interessa sapere cosa ne pensano degli scacchi. Come previsto “niente”, una signora più anziana, leggermente spaventata, mi fa subito notare che non era prevista competenza scacchistica per frequentare il corso e io la tranquillizzo subito e passiamo oltre.
Prima devo parlare dei vantaggi degli scacchi scolastici sui ragazzi, per la scuola e infine per gli insegnanti. Sono tutti molto attenti e mi lascio trasportare, poi perdo il filo e mi blocco. Mi salva la coordinatrice e proseguo con le lezioni di scacchi.
Tenuto conto del poco tempo ho deciso di limitare al minimo indispensabile ogni spiegazione teorica, di non far fare gli esercizi, che potranno fare a casa se e quando ne avranno voglia o prima dei loro eventuali corsi di scacchi a scuola. Ho dato più spazio possibile, invece, al gioco, soprattutto al gioco delle partite ridotte, cioè con solo alcuni pezzi (ne ho proposte varie nel mio Manuale per insegnanti; alcuni esempi sono riportanti anche nell’anteprima).

Partita ridotta pedoni e cavalli

Inizio le spiegazioni dal Cavallo e poi faccio subito giocare le partite ridotte. Proseguo con gli altri pezzi e dopo 6 ore ho spiegato il movimento di tutti i pezzi e spiegato cosa sia il matto.
Lascio loro la scelta di catturare il Re o meno. Può sembrare assurdo, visto che gli adulti, a differenza dei bambini, sono in grado di comprendere rapidamente questa regola. Ma spiego naturalmente loro perché lo faccio. Dico che ai ragazzi lascio la possibilità di mangiare il Re finché non si sentono abbastanza preparati a dare matto.
Gli insegnanti, ovviamente, non approfittano di questa “concessione”, perché il loro orgoglio li spinge a cercare di dare matto. L’inesperienza, però, fa sì che molti di loro non riescano a concludere una partita intera prima delle pause previste.

Come giocano gli insegnanti principianti?
Guardando come giocano, rilevo tante similitudini fra il gioco dei corsisti e quello dei bambini a scuola. Le tipiche posizioni che trovo nelle classi le ritrovo anche qui. Trovo le spinte dei pedoni laterali per uscire con la Torre e trovo anche la muraglia cinese. Trovo gli aggressivi che partono con i pedoni e trovo i timidi che proseguono una traversa per volta. Trovo quelli che muovono solo pedoni e pezzi laterali e trovo quelli che attaccano subito con la Donna e continuano finché non è catturata dall’avversario.

Il silenzio è un punto d’arrivo
Quando tengo lezioni ai bambini in classe, la mia interpretazione di disciplina permette un più alto livello di rumorosità; sono convinto che man mano che arrivano a conoscere meglio i pezzi e a fare esperienza diventano più silenziosi. Riducono il tempo per parlare, visto che devono concentrarsi sempre di più sul gioco, una volta capito come funziona. Perciò non ho bisogno di insistere sul silenzio. Menziono la regola del silenzio e del pezzo toccato pezzo mosso alla prima lezione e raramente le ripeto.
Nel corso breve con gli insegnanti, man mano che aumentavano i pezzi sulla scacchiera, cioè man mano che passavamo dalle partite ridotte alla partita con tutti i pezzi, aumentava il silenzio. Agli inizi discussioni fra avversari o meglio partners e verso la fine silenzio quasi assoluto.
Nelle chiacchierate durante le pause alcuni insegnanti sono rimasti leggermente perplessi quando ho detto loro che gli scacchi migliorano pure il loro modo di agire. Non ci avevano pensato!

Uguali ma diversi
Gli scacchi sembra producono quasi gli stessi effetti negli adulti anche se in modo diverso. Le differenze riguardano:
– diverso approccio al gioco;
– maggiore consapevolezza di sé degli adulti;
– le strutture di pensiero e la gestione dello spazio sono già formati negli adulti e perciò molto difficili da cambiare;
– la concentrazione è molto più consapevole;
– imparano più dagli errori e meno dai successi;
– l’assimilazione delle abilità/risorse ha tempi diversi, alcune cose vengono assimilate più velocemente dai ragazzi altre dagli adulti.

Il rispetto delle regole.
L’insegnante più anziana mi domanda come faccio a chiedere ai ragazzi l’osservanza della regola “pezzo toccato pezzo mosso”, visto che lei stessa ha bisogno di toccare più pezzi e pensa che per i ragazzi questo valga in maniera ancora maggiore.
Concordo con lei e spiego a tutti nuovamente il concetto di base del mio metodo:  si propone una regola, che è inderogabile per giocare a scacchi “veri”, ma non la si impone subito. Date le caratteristiche del gioco è inevitabile, soprattutto per i ragazzi, lasciarsi trasportare e infrangere le regole. Ma sono i ragazzi loro avversari che, presa confidenza con il gioco, pretendono il rispetto delle regole. Di solito le pretendono dall’avversario quando sono bene o male pronti a rispettarle a loro volta. Non ci immischiamo nel loro gioco e lasciamo decidere loro quando giocheranno a scacchi “veri”.

Il videogioco/programma per computer Scacco matto 1Il gioco/software Scacco matto.
Mi chiedono cosa ne penso del programma per computer “Scacco matto” visto che alcuni alunni lo usano. Spiego loro che il programma è fatto bene, ha ricevuto alcuni premi, e che i ragazzi ne sono affascinati e sono quasi sempre entusiasti di giocarci. Lo svantaggio è che i bambini sono catturati dai disegni e dal movimento dei personaggi e non dagli scacchi; in pratica è un cartone animato piuttosto che uno strumento didattico.
La mia piccola esperienza mi dice che i bambini che hanno giocato con Scacco matto vincono spesso conto gli altri bambini in classe, ma non hanno compreso molto del gioco. Sanno solamente più degli altri come fare per vincere, ma in modo meccanico. È un po’ come con i sapientoni in classe, che ripetono quello che hanno sentito dire da qualche parte senza sapere quello che dicono. Secondo me, in questo tipo di apprendimento manca il momento (auto)riflessivo, che è invece la cosa che più conta per far crescere davvero il bambino.

Secondo giorno (3 ore) – I matti elementari.
Le ultime tre ore del corso sono state dedicate ai matti elementari con le due torri e con la donna. Ho evitato di spiegare il matto con la Re e Torre contro Re, perché sarebbe stato troppo complicato in un corso intensivo.
Sono arrivato alla conclusione che gli insegnanti vanno trattati quasi allo stesso modo dei ragazzi: poco materiale per volta. E gli insegnanti mi hanno dato ragione. Durante l’ultima mezz’ora, riservata a feedback e commenti sul corso, la maggior parte degli insegnanti è stata d’accordo nel chiedere più tempo per digerire il materiale proposto.

Alcuni sono stati presi dallo spirito del gioco verso la fine del corso e avrebbero avuto piacere di poter assaporare più a lungo questa sensazione.

Gli scacchi, questi sconosciuti.
Un altro fattore che dovremo tenere in considerazione quando proponiamo corsi più lunghi è il fatto che gli insegnanti non sanno cosa c’è dietro. Hanno una vaga impressione che siano utili, ma niente di più, pensano agli scacchi come a qualsiasi altro gioco.
Una volta scoperto il gioco praticandolo in prima persona, gli insegnanti diventano molto più disponibili di prima.

Gli scacchi sono meglio degli esercizi scolastici!
Una insegnante di sostegno mi rivela che alcuni problemi dei bambini nel leggere correttamente un testo derivano anche dal fatto che manca loro una corretta interpretazione dello spazio (pare sia un fattore decisivo). Per intervenire su questo elemento, nella scuola si usano esercizi spaziali – gestione dello spazio che ritroviamo negli scacchi – ma da quando questa insegnante utilizza il gioco degli scacchi con questi bambini, i risultati sono stati migliori rispetto a prima, quando usava gli esercizi pensati appositamente allo scopo.
Secondo me la differenza è dovuta al fatto che i bambini negli scacchi si prendono quello che serve loro senza sapere il perché. Gli esercizi scolastici sono imposti per uno scopo preciso, migliorare un problema (difetto) che hanno, e questo probabilmente associa emozioni negative all’esercizio. E sappiamo che i bambini, più ancora che gli adulti, imparano associando emozioni e concetti. Il gioco degli scacchi cambia il modo del bambino nell’approccio all’esercizio o gioco per se stesso. In seguito con una migliore gestione dello spazio migliorerà automaticamente nella lettura e di conseguenza anche nella comprensione della lingua.

Ma questo corso servirà allo sviluppo degli scacchi scolastici?
Alla fine ho venduto tutte le scacchiere che avevo dietro e tutti i libri didattici meno uno. Non era previsto che vendessi le scacchiere.
Risultato: due scuole hanno ordinato scacchiere per fare i corsi, e tanti insegnanti hanno detto che avrebbero proposto sicuramente gli scacchi, ma dovevano ancora riflettere sul modo.
Trenta ore suggerite da me sembravano loro troppe. Il problema, dicono, che hanno solo una materia e togliere 30 ore da una materia sono tante. Ma quando ho proposto loro di mandare qualcuno a gestire il corso di 30 ore alcuni erano visibilmente contenti ed erano convinti che avrebbero trovato il modo per gestire le 30 ore. La morale: non si sentono abbastanza preparati per gestire un corso completo e se mando loro qualcuno che lo gestisce e contemporaneamente dà l’occasione all’insegnante di fare esperienza sul campo con un istruttore/insegnante di scacchi, allora vanno bene anche le 30 ore.
Sono ragionevolmente sicuro che gli studenti universitari di pedagogia ai quali farò un corso di trenta ore, si sentiranno maggiormente in grado di insegnare scacchi scolastici. Anche perché finora hanno solo la teoria e niente pratica, e comunque ci proveranno senza condizionamenti preconcettuali.
Visti i problemi nel trovare degli sponsor per poter pagare gli studenti e mandarli nelle scuole, mi rimane un tentativo per cercare di far equiparare all’università l’insegnamento degli scacchi come tirocinio pratico, che comunque gli studenti devono fare.

Il successo delle partite ridotte.
Le partite ridotte sono state il fattore vincente nel corso. Tutti gli insegnanti erano d’accordo su questo. Non conoscevano il metodo, non ci avevano pensato nemmeno quelli che già proponevano qualcosa con gli scacchi. Molti hanno espresso l’opinione che gli scacchi, insegnati cosi, siano veramente a favore degli alunni, anche in pratica.
Troppo spesso nei corsi ai quali hanno partecipato, e ne fanno almeno due o tre l’anno, la teoria era differente dalla pratica. Si sente troppo spesso parlare a favore dei ragazzi, ma alla fine quello che viene fuori è soprattutto rendimento ( e anche qualcos’altro) sulla pelle dei ragazzi.

Il corso è stato un successo.
Per concludere, il corso è stato un successone e sicuramente verrà riproposto e ampliato. Quello che voglio raggiungere ancora è far vedere, meglio esperienziare, agli insegnanti che è possibile insegnare anche senza considerare l’aspetto rendimento. E che in questo modo, se praticato correttamente, si aumenta il rendimento dei bambini senza bisogno di forzarli con sempre maggior mole di materiale.

Meno è di più (dovrei ripeterlo meno?)
Questo sistema dell’aumento di materiale (esercizi, teoria), anche se in teoria è praticabile con il bambino, è adatto invece solo a una minoranza della classe.
Locandina della versione originale del film "Sotto scacco"Voglio citare, in proposito, il film “Sotto scacco” (titolo originale “Searching for Bobby Fischer”, racconta la storia vera del bambino prodigio Joshua Waitzkin, diventato in tarda adolescenza maestro internazionale di scacchi e poi passato al Taj Chi), l’allenatore in questo film prima tenta di distruggere la personalità del bambino per portarlo poi a rendimenti superlativi.
La fase finale dell’ultima e decisiva partita, quando il bambino si ricorda la posizione analizzata dall’allenatore e poi vince la partita è emotivamente molto forte. Ma solo pochi, diciamo 1 su mille, sopravivono senza problemi personali a questo trattamento e magari diventano “geni” e creano capolavori. Non sono trattamenti che favoriscono lo sviluppo dei ragazzi, ma sono invece funzionali a creare il prodigio. Al bambino costretto a diventare un genio (qualsiasi sia il campo, dalla musica alla matematica, alle discipline sportive) non viene lasciata scelta. E se si usa lo stesso trattamente anche con gli altri 999, con la scusa di favorirne il rendimento, si fanno danni gravi.

Una Risposta

  1. […] programma del corso. Per i principianti non ho aumentato il programma (v. il resoconto del corso 2009) e con tre ore in più ce la siamo presa con più calma, ma comunque le nozioni rimangono tante e […]

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