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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Dalla pratica all’astratto e ritorno

Pratica con la scacchiera giganteNelle seconde classi dove ho cominciato un nuovo corso, faccio lavorare i bambini alla scacchiera, prima spiegando il matto (uso il mio libro “GS I Matti” ) e poi dettando le posizioni degli esercizi. Riusciamo a fare fra i sei e gli otto diagrammi per lezione, a seconda della classe. Alcune classi hanno avuto l’anno scorso 20/25 ore altre 25/30 ore. 

Lavorare direttamente sulla scacchiera
I bambini si dividono una scacchiera e “lavorano” insieme. Ci ho messo un po’ di tempo a far distinguere la “posizione da lavoro/studio” con la “posizione di gioco”.

Inizialmente occorrevano dieci/quindici minuti perché la classe fosse pronta al dettato. Ora abbiamo raggiunto un sistema abbastanza veloce: il bambino alla sinistra della coppia va a prendere la scacchiera; quando è ritornato, il bambino a destra va a prendere i pezzi e insieme li sistemano ai lati della scacchiera.

Dopo quattro o cinque lezioni le difficoltà di guardare la scacchiera e contemporaneamente ascoltare l’insegnante sono relativamente sparite, così come le difficoltà a trovare velocemente le case dettate.

La mia intenzione è di lavorare prevalentemente sulla scacchiera da tavolo. Sono convinto che lavorare sulla scacchiera sia più immediato, più vicino alla realtà dei bambini. Si riducono anche i costi, perché basta una copia di Giocare a Scacchi anziché 20 per classe. In questo modo è più facile inserire gli scacchi nelle classi.

A gentile richiesta, si passa ai diagrammi
In alcune classi che l’anno scorso hanno avuto 20 ore di lezione di scacchi,  abbiamo appena finito di studiare sulla scacchiera gli esercizi 31, 32 e 33 di GS1 (bisogna inserire un pezzo sulla scacchiera in modo da creare un matto). Un bambino mi chiedeva ogni volta quando avremmo di nuovo usato il libro degli esercizi. Decisi cosi di usare i libri e diedi le disposizioni del caso, menzionando il sistema usato nelle lezioni precedenti, per creare un collegamento dalla scacchiera ai diagrammi. Sapevo che i diagrammi, l’anno scorso, erano di uso comune e non c’erano più difficoltà nel risolverli.

foto di bambino che pensa

Prima detto la posizione che i bambini devono costruire sulla scacchiera e poi indico il pezzo che deve essere aggiunto per ottenere il matto. I bambini lo prendono e lo tengono in mano mentre cercano la casa dove metterlo per dare matto.
Una volta trovatala, i bambini devono controllare se è davvero matto o se ci siano difese. Nella lezione precedente almeno la metà di loro hanno capito la tecnica, perciò ero sicuro che, facendoli lavorare in coppia e abbinandoli in modo opportuno – uno forte e uno debole – trovare la casa giusta non richiedesse molto tempo.

Dopo aver creato il collegamento con gli esercizi svolti sulla scacchiera, dico loro di leggere anche le istruzioni in cima alla pagina di GS1 con i diagrammi dell’esercitazione, poi di iniziare a svolgerli.

Non funziona!
Sono stato molto sorpreso, perché entrambe le classi hanno avuto grandi difficoltà nel trovare le soluzioni sui diagrammi. Una classe ha poi superato questa difficoltà, mentre l’altra non c’è ancora riuscita.

È una settimana che ci penso e non riesco a togliermi dalla mente questa curiosità. Non sono riusciti a collegare gli stessi esercizi effettuati sulla scacchiera con quelli proposti nei diagrammi.
Non sono riusciti a passare dalla pratica all’astrazione.

Cause possibili della difficoltà a passare dal concreto all’astratto
Mi vengono in mente alcune possibili cause:
1) un limite legato all’età e allo sviluppo cognitivo, che implica difficoltà a creare collegamenti fra pratica e astrazione. Non hanno ancora sviluppato queste capacità. Con la memorizzazione o per meglio dire con l’automatizzazione, continui esercizi in ripetizione, riescono comunque ad eseguire gli esercizi in modo abbastanza corretto e veloce. Quando viene a mancare questo automatismo, non ci sono ripetizioni con i diagrammi in questo caso, la memorizzazione non è abbastanza se non c’è la comprensione di questi schemi memorizzati. Alla prima occasione dove ci vuole pensiero autonomo, per creare un collegamento con la memoria e una situazione definita non abituale, falliscono. I bambini di una classe, se sono aiutati inizialmente, ritrovano i collegamenti imparati l’anno precedente e iniziano a risolvere i problemi. Meno nell’altra classe più caotica.
2) Ho sbagliato io a valutare le loro capacità di risoluzione degli esercizi sulla scacchiera. Può essere che io “volessi” vedere che erano tutti capaci di risolvere i diagrammi senza problemi, mentre in realtà non era ancora cosi.

È più facile passare dall’astratto alla scacchiera che viceversa.

Ancora non mi è chiaro perché
Forse il modo diretto, lavorare sulla scacchiera non è cosi efficace come credo. Ci vogliono più ore di gioco pratico per facilitare il trasferimento dalla pratica all’astratto. Forse ragazzi più agonisti hanno questo vantaggio e non hanno nessun problema a trasferire sui diagrammi le loro conoscenze, memorizzate precedentemente, testate più a lungo nella pratica e di conseguenza assimilate meglio.
Non mi è ancora chiarissimo quale causa, o più cause insieme, abbiano portato a questa situazione.

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