• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Insegnare scacchi ai bambini al di fuori della scuola.

Nei corsi per principianti che tengo a bambini fuori dall’orario scolastico e su basi volontarie, velocizzo  e cambio il programma.
Nell’ultimo corso (18 ore, un’ora a settimana) non uso il libro GS1. I bambini sono 7 (da 7 anni fino a 10) fra i quali uno diagnosticato ADHD. Nelle prime 4 ore, sulla scacchiera, impariamo il movimento di tutti pezzi, iniziando con il Cavallo, i pedoni e le partite ridotte. Partite ridotte che si rivelano molto efficaci. Fino alla decima ora circa possono catturare il Re per vincere. All’undicesima ora impariamo il matto con le due Torri e con la Donna. Da quel momento in poi è necessario dare matto per vincere, ma sono previsti punti di penalità se il Re rimane sotto scacco. Finora accade spesso che vincano grazie ai punti di penalità. 

Il ragazzo con ADHD dopo 15 minuti inizia di solito a far casino e siccome sono convinto che più che la “malattia” la causa principale del suo comportamento sia da ricercare in ambito sociale, gli spiego che il suo comportamento lo interpreto come un attacco personale e che mi confronta con un sacco di problemi nel gestire le lezioni. 
Le ore seguenti si controlla per 30 minuti, ma poi inizia nuovamente a disturbare e i rimproveri verbali non funzionano, egli ha difficoltà ad accettare autorità. Gli spiego nuovamente che interpreto il suo comportamento in modo personale, lo spedisco fuori e gli vieto di tornare l’ora seguente.  Quando torna la situazione non cambia di molto, lo lascio fare per qualche minuto e poi gli spiego che ha avuto qualche minuto per esprimersi , ma ora deve cercare di giocare nuovamente in silenzio. Funziona un po’ meglio di prima, ma rimane comunque un fattore di disturbo visto che i più piccoli si lasciano trasportare.

Un fatto interessante si è presentato alla sedicesima ora, quando ho regalato loro una copia di GS1. Nelle scuole, dopo 15-20 minuti di esercizi, i bambini iniziano a perdere la pazienza e chiedono spesso “Ma quando si gioca?”. Per questo motivo a scuola fisso una base di due pagine di esercizi, a seconda delle difficoltà, e poi chi ha finito si cerca un avversario e gioca. In questo gruppo, dove tutti sono portati per il gioco e hanno piacere nel giocare, si è scatenato l’entusiasmo per gli esercizi,  e non c’è stato verso di farli giocare. Negli altri gruppi gestiti finora, dove ho accompagnato i corsi con il libro, gli esercizi erano sempre iniziati con qualche brontolio.

Il ragazzo con ADHD, una volta capito il meccanismo degli esercizi, rimane concentrato come mai prima d’ora. Dopo la fatidica mezz’ora  diventa irrequieto, ma questa volta decido di agire immediatamente e gli chiedo solamente se ha intenzione di ricominciare, mi capisce al volo e risponde di no.  Infatti è rimasto attento e ha lavorato fino alla fine anche lui, condizionato probabilmente dall’entusiasmo degli altri. Presumo che la differenza fra questo gruppo e i gruppi scolastici, sia che nel gruppo sono tutti interessati: non capita spesso un gruppo cosi omogeneo; a scuola c’è sempre un buon 30% di disinteressati.

Sulla base di questa sorpresa ho considerato l’opzione di tralasciare gli esercizi anche a scuola, velocizzare il programma, in modo da farli arrivare prima a giocare partite complete, e poi inserire gli esercizi del libro.
Alcuni fattori che hanno pesato sulla decisione di continuare con il metodo ormai consolidato nelle scuole sono stati:

  1. Il libro è un metodo diverso per spiegare gli scacchi; più metodi uso più possibilità ho di raggiungere tutta la classe.
  2. Gli esercizi mi danno la possibilità di controllare e aiutare individualmente più bambini.
  3. Gli esercizi rallentano il programma e consentono ai meno interessati e ai meno veloci di assimilare meglio la materia.
  4. La differenza fra un gruppo di bambini interessati e una normale classe scolastica è troppo ampia per fare paragoni utili. Questa differenza spesso non è tenuta abbastanza in considerazione quando, da agonisti o da insegnanti, si sviluppano programmi per la scuola.

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