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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Drop The Pilot! Bambini, adulti e “piloti automatici”.

Interesse, motivazione, pilota automatico e illusioni

Sembra ormai assodato che senza interesse non si impara niente o comunque che le lezioni ascoltate senza interesse si dimenticano rapidamente.

È anche risaputo che la maggior parte dei bambini non è interessata alla teoria, nel nostro caso, scacchistica. Essi non aspettano altro che la fine della lezione per poter giocare e per poter giocare sanno che devono sorbirsi prima le nostre lezioni.

Se noi siamo motivati, probabilmente lo saranno anche i bambini
Sono convinto che l’unico modo per motivarli sia la nostra personale motivazione e il nostro personale entusiasmo che si rispecchia poi nei bambini. La motivazione riguarda però il giocare a scacchi ma non la teoria, che rimane comunque poco interessante. Il cervello dei bambini una volta constatato che “sanno già giocare” decide che le lezioni teoriche non valgono la pena di venir seguite con attenzione; questo vale per maggioranza dei bambini.

Multimedialità? solo un’espediente (dannoso)
Gli espedienti – multimediali e non – servono per catturare la loro piena attenzione. Funzionano …apparentemente.
Troviamo la loro attenzione, ma non ci chiediamo minimamente in che direzione essa si rivolge. Io credo che non si rivolga alla materia della lezione, ma si rivolga in primis versi gli espedienti, che si presumono motivazionali. Se mostro un cartone animato, un video, delle foto, o li sorprendo con effetti speciali o mi invento particolari metodi emotivi avrò sicuramente la loro attenzione, ma sono convinto che, a parte memorizzare schemi o riflessi automatici, non abbiano imparato di più. Tutto il lavoro in questa direzione potrebbe essere una perdita di tempo, visto che l’obiettivo dovrebbe essere di risvegliare l’interesse verso il gioco in quelli che non hanno interesse nemmeno nel gioco, figurarsi alla teoria.

La prima fonte di motivazione è il gioco
Il tempo che mi servirebbe per proporre “effetti motivazionali” credo sia meglio investito se li faccio semplicemente giocare per tutta l’ora, anche se all’inizio risulta difficile per i bambini giocare a scacchi per un’ora intera. Con il tempo aumenta la convinzione di saper giocare, ma anche la comprensione che la “fatica” di giocare a scacchi, una volta allenati, si può rivelare piacevole. Non dimentichiamoci che in una classe, agli inizi, sono molti i bambini non interessati o poco interessati agli scacchi, ma comunque la maggioranza preferisce l’ora di scacchi a quella di lezione sulle materie scolastiche. Questo fatto non deve illuderci che la classe abbia un interesse attivo ad imparare a giocare “meglio” secondo il nostro punto di vista da adulti.

Il pilota automatico nella pratica
Provo a fare un esempio, utilizzando il comportamento dei bambini in relazione all’insegnamento del Matto delle spalline di cui ho scritto in “Stress positivo e apprendimento consapevole.
Dopo un certo numero di mosse simili (le Torri muovono in alternanza, sempre uguale) il cervello dei bambini si spegne e prosegue con il pilota automatico. Il pilota automatico entra in gioco quando il cervello non vede novità e riesce a presumere le mosse future, nel senso che non c’è più niente di nuovo da imparare. Questo automatismo è tipico nella scuola, dove i bambini vengono – ahiloro – abituati agli automatismi. Il problema è che il pilota automatico non impara, e solamente quando si verifica una sorpresa, non contemplata negli automatismi, si risveglia il cervello e l’attenzione attiva necessaria per imparare.
Nel primo esempio il Re si difende passivamente, e per il bambino quest’ultimo non c’entra nella sequenza di mosse. Quando propongo il secondo esempio, per far vedere che il Re può influire sulla sequenza di mosse e che vale la pena di controllarlo, il pilota automatico è pienamente in funzione, non si intravede nulla di nuovo all’orizzonte. Questo spiega in parte  che appena il Re attacca una Torre, quasi tutti i bambini continuano con la sequenza di mosse automatiche e perdono una Torre. Questa è una sorpresa e il cervello si risveglia per vedere che succede, ma ormai è tardi.
I bambini di solito non imparano a rimanere vigili, appena possibile inseriscono il pilota automatico.
Dal mio punto di vista anche in questo senso gli scacchi aumentano l’attenzione dei bambini appunto per le continue sorprese che il gioco genera. Soprattutto quando non c’è ancora teoria del gioco (automatismi). Meno ne sanno più possibilità di sorprese ci sono e più aumenta l’attenzione.
Negli scacchi a questo livello le sorprese si presentano molto spesso e la sveglia suona continuamente.
Nell’articolo citato sopra ho già parlato dei problemi dei bambini a trasferire lo schema dei movimenti della Torre nel gioco pratico, dove le posizioni imparate, di solito, non si presentano identiche sulla scacchiera.
Anche se insisto sullo schema usando tecniche motivazionali non miglioro la loro conoscenza sui movimenti alternati delle Torri, visto che già le mosse le hanno comprese (pilota automatico inserito). Forse imprimo maggiormente nella memoria lo schema, ma credo che l’attenzione dei bambini non si rivolga allo schema, ma verso la tecnica motivazionale usata. Con le tecniche in questione raggiungiamo forse una più facile gestione della classe, ma attiriamo verso le tecniche motivazionali anche quei bambini già interessati agli scacchi e distogliamo la loro attenzione dagli scacchi verso le tecniche usate. Generiamo cosi anche in loro i soliti automatismi, utili forse a migliorare la forza di gioco, ma inefficaci nell’apprendimento e trasferimento personale dei vantaggi che scaturiscono dal gioco.

Se voglio l’attenzione dei bambini, niente soluzioni già pronte
Ora se voglio attenzione dai bambini, non devo dare loro soluzioni già pronte, che inseriscono ovviamente di nuovo il pilota automatico, ma un sistema di base di facile comprensione, in questo caso l’alternanza delle mosse delle torri, e costringerli ad esplorare e trovare proprie soluzioni alle posizioni proposte. Solo in questo caso imparano qualche cosa di nuovo, altrimenti memorizzano bene ma razzolano male nelle situazioni che si presentano in pratica.
Se poi lasciamo passare qualche settimana una buona parte dei bambini ha già dimenticato lo schema, se li interrogo sui principi generali. Fatto da attribuirsi anche, se non soprattutto, alla mancanza di interesse e al pilota automatico.

Il pilota automatico degli insegnanti (un esperimento all’università)
Ma anche noi istruttori e insegnanti abbiamo un pilota automatico, che ci fa illudere di aver conseguito ottimi risultati quando magari è vero il contrario.
Vi racconto a proposito una parte di una lezione all’università, una delle ultime del corso per laureandi in Scienze della formazione. Avevo appena ricevuto degli scritti di bambini che avevano avuto un corso di scacchi a scuola. Ho mostrato agli studenti i disegni e i testi ricevuti (v. immagine qui sotto) e ho chiesto loro: “Avete appena finito un corso di scacchi a scuola e chiedete ai bambini di scrivere o disegnare qualcosa al riguardo. Questi testi e disegni che vi ho mostrato sono il risultato. Sareste soddisfatti dai risultati?”

Affermazioni tipiche tratte dai commenti di alcuni bambini sul corso di scacchi appena frequentato. Sono sottolineate le parole o frasi che probabilmente nessun bambino userebbe al di fuori dell'ambito scolastico.

Ebbene,  quasi tutti i 18 laureandi si sono dichiarati molto soddisfatti!
Solo una studentessa che ha già insegnato a scuola e ha qualche anno di più dei suoi colleghi ha osato andare contro la maggioranza e mi ha detto che a lei non sembrava che i bambini fra di loro parlassero in questo modo.
Le ho dato ragione.  Quando insegnamo a giocare a scacchi ai bambini è assolutamente fuori luogo spiegare (o tentare di insegnare!)  loro il motivo per il quale devono giocare a scacchi, visto che ripetono solamente –   pilota automatico! – quello che diciamo loro. Senza nessun tipo di comprensione, solo memorizzazione.

Le frasi spontaee dei bambini
Ma un bambino lasciato a se stesso cosa potrebbe scrivere degli scacchi?
Frasi tipiche sono, ad esempio,

Si possono giocare con gli amici!

Questa frase dice molto di più di quel che appare.
Altre frasi:

Mi piace perché c’è quel figo di un Cavallo (Donna, Re, Alfiere, Torre) e mi piacerebbe essere come lui..

Mi piace perché posso mangiare i pezzi degli altri.

Mi piace perché mi piacciono i pezzi

Meglio gli scacchi che matematica,

Perché il maestro è uno spiritosone,

A me non piace perchè è noioso

e cosi via.
Bisogna stare sempre all’erta, se persino all’università il pilota automatico la fa da padrone😉

2 Risposte

  1. […] ieri ho letto l’interessante articolo di Alex Wild su Scacchi012, sul rischio di indurre i bambini a non riflettere quando giocano “meccanicamente” le […]

  2. Caro Alex, ottimo articolo: come sempre!
    Sono daccordissimo che il primo compito dell’istruttore sia quello di suscitare interesse: e anche secondo la mia esperienza non sono interessati alla “teoria” e la subiscono come una penitenza.
    Però la “teoria” può essere raccontata in tanti modi, e se si trova la chiave giusta si divertono addirittura…
    Non sono daccordo sulla “multimedialità”, o per lo meno per come la intendo io: una molteplicità di approcci e materiali didattici è la strategia migliore proprio verso quei bambini che paiono poco interessati al gioco… Proprio stamattina ho “conquistato” una bambina di seconda elementare che sembrava proprio insofferente a dover “subire” la lezione di scacchi in classe: ho vantato una sua mossa (un semplice attacco di scoperta!) e le ho chiesto di spiegarla ai compagni (convinto che non avrebbe svelato la minaccia!), con mia sorpresa ha sorriso ed ha rivelato il tranello… sono rimasto stupito due volte!

    Dici che la prima fonte di motivazione è il gioco: in questo sono ancora più “sperimentatore” e spesso propongo giochi che quasi nulla hanno a che fare con gli scacchi: oggi per esempio, ho proposto degli anagrammi! Ai bambini piace il gioco in sè!

    Sul gioco meccanico sono daccordissimo con te. Quando i bambini padroneggiano un metodo per dare matto, spesso mi ingegno per fargliene imparare uno più rapido!

    Sulle frasi dei bambini io sarei stato con la maggioranza che avrebbe espresso “viva” soddisfazione; che ci vuoi fare, sono ingenuo!
    😀

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