• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Alcune cose che ho imparato quest’anno (2).

Il libro degli esercizi e le ore da 50 minuti.

Ne avevo gia parlato in un precedente  articolo su questo blog dove ho notato che nei corsi fuori dall’ambito scolastico il libro degli esercizi non è cosi ben accettato all’inizio del corso mentre lo è se lo presento verso la fine del corso, dopo parecchie ore di gioco. In due seconde classi nuove a Brunico si è rivelato efficace interrompere gli esercizi dopo il numero 5 per concentrare le lezioni solo su pezzi e gioco. Mantengo i primi esercizi per introdurre i bambini al linguaggio scacchistico di base che gli consente di seguire le mie istruzioni quando passiamo a lavorare sulla scacchiera.
Il vantaggio di introdurre gli esercizi dopo un congruo numero di ore di lezioni e pratica è che posso lasciare liberi i bambini di eseguirli in un tempo prefissato di 20 minuti, ma senza imporre un numero specifico di esercizi. I bambini sanno che trascorso questo tempo li faccio giocare.
Un ulteriore vantaggio è che si trovano più a loro agio a fare gli esercizi adesso che hanno una migliore esperienza pratica sui pezzi.
Last but not least, ognuno procede alla sua velocità.

Niente istruzioni orali.
Non devo dare indicazioni al gruppo in merito agli esercizi, devono imparare da soli a leggere le istruzioni e a  eseguirle alla lettera. Naturalmente ci vuole del tempo affinché ci riescano tutti, ma questo non è un problema.

Le ore ristrette da 50 minuti.
Più difficile era la situazione nelle classi con le ore da 50 minuti, un po’ perché non mi  trovavo a mio agio con questa improvvisa mancanza di tempo (10 minuti mancano più di quanto prevedessi) e in aggiunta abbiamo iniziato tardi e sono mancate delle ore. Un altro fattore, soggettivo, è che le classi in città sono più irrequiete che nei paesi più piccoli ed è più difficile motivarli senza usare espedienti vari che però allontanano i bambini dagli scacchi verso gli espedienti, che in nessun caso voglio usare perché sono convinto che siano controproducenti per i miei scopi. Ci sono volute 4 lezioni di esercizi in più e adesso bene o male ci riescono, ma non sono troppo soddisfatto. Probabilmente era troppo presto per le due classi tradizionali, meglio è andata nella Montessori dove non ci sono stati grandi problemi in questo senso.

Lasciare che capissero da soli le indicazioni scritte ha richiesto molto più tempo per le spiegazioni individuali su come svolgere gli esercizi ed è anche capitato che dopo 20 minuti sotto pressione continua mi accorgessi di qualche bambino che o non aveva ancora iniziato oppure aveva sbagliato tutto. 
Il problema maggiore è il bambino che sbaglia tutto e marca le case a caso. Pian piano gli spiego le indicazioni scritte, perché se ancora non le comprende da sé non ci riflette nemmeno sopra, rendendosi più complicata qualsiasi ricerca della soluzione. Ci vuole più tempo, ma alla fine ognuno arriva – più o meno rapidamente – a risolvere i problemi. Per questo sono generalmente soddisfatto di questo sistema, che offre però qualche spazio per ulteriori miglioramenti.

Due bambine problematiche.
Forse a causa della maggiore pressione nel dare indicazioni individuali mentre alcuni già arrivano a far controllare le loro soluzioni, per almeno tre lezioni non ho visto le difficoltà di due bambine, una per classe. Si tratta di scuole di città con lezioni da 50 minuti; nelle classi ci sono molti individualisti e sono restii ad eseguire semplicemente un ordine. Si rende necessario un maggiore intervento dell’insegnante (autoritario ma giusto) perché mi riesce difficile mantenerli sotto controllo. Quando mi sono reso conto dei problemi delle due bambine, la situazione particolare mi ha reso leggermente nervoso. Nella lezione successiva ho seguito personalmente le due bambine per tutto il tempo necessario, anche se sono stato interrotto continuamente dagli altri che vogliono suggerimenti o solamente controllare le loro soluzioni. L’esercizio assegnato chiedeva di trovare una casa dalla quale il Cavallo potesse attaccare due pezzi contemporaneamente.  Quando la pressione è troppo alta divento meno tollerante, meno capace di “sentire” i bambini e sbaglio più facilmente. Nessun modo ha funzionato con questa bambina e mi sono sentito frustrato per la mia incapacità di aiutarla. La bambina continuava a guardare in giro e a non considerarmi nemmeno quando spiegavo la situazione sulla scacchiera e l’ho giudicata una via di mezzo fra bambini assenti e bambini invisibili. Ho per questo insistito sulla necessità di finire la pagina (sei esercizi) prima di lasciarla giocare. Non è servito a niente cosi l’ho comunque lasciata giocare. In momenti come questi mi sento talmente inerme che non rifletto quasi più e smetto i tentativi, abbandono. La bambina in questione ha simili problemi in classe. A volte va bene altre non combina niente.

La bambina nell’altra classe ha passato probabilmente troppo tempo davanti al televisore in età prescolare e ha gravi difficoltà a concentrarsi. Anche qui sono costretto ad abbandonare ogni velleità di aiuto; due abbandoni nello stesso giorno sono troppi.

Queste cose però non mi danno pace e mi seguono per il resto della settimana. Dopo tante riflessioni mi torna in mente – come ho fatto a dimenticarlo non lo so proprio – che quando i bambini iniziano a guardare in alto, ai lati o in tutte le direzioni eccetto che sulla scacchiera non hanno la più pallida idea su cosa io voglia da loro e sperano in un’intuizione divina o simile. Il loro cervello non lavora più (per eccesso di stress) e diventa quasi sempre impossibile comunicare con loro.  Perciò nella lezione successiva siedo vicino alla bambina, che vedo già un po’ preoccupata per questo, e sfoglio il libro fino ad arrivare agli esercizi con i pedoni. Le dico che per il momento passiamo oltre l’esercizio del Cavallo e continuiamo con i pedoni e chiedo se sa come si muovono. Spiego ed eseguo il primo esercizio e la lascio fare. Dopo un po’ si trasforma, si illumina ed esegue gli esercizi raggiante e con un’ottima velocità.
La morale è che ci sono cose che a volte un bambino proprio non capisce e prima ce ne accorgiamo meglio è.
La bambina nell’altra classe ha ricevuto lo stesso trattamento che ha funzionato pure in questo caso, anche se non cosi bene, ma qui i problemi sono diversi e più gravi. Questa bambina avrebbe bisogno di tempi più lunghi prima di passare agli esercizi e dovrei seguirla più da vicino, cosa molto difficile in questa classe e con le ore da 50 minuti…

Le case controllate da colorare in verde e rosso.
Scacchiera con case colorate di rosso e di verdeGli esercizi per colorare le case controllate dai pezzi serve per facilitare la comprensione del controllo delle case e lo scacco al Re alla fine. È indubbiamente più facile spiegare lo scacco e i motivi per i quali il Re non può occupare le case controllate dai pezzi avversari (colorate in rosso). Non si rivela poi un grande vantaggio visto che continuano comunque ad occuparle, anche se i bambini che hanno colorato le case fanno meno errori.
Lo svantaggio, quello che non mi piace, è che la scacchiera e il gioco reale non hanno colori e la situazione dalla teoria (colorare le case) alla realtà non combacia, sono due cose diverse. Per me la realtà, il mondo reale ha la priorità e non propongo più questi esercizi.
Anche la storia (v. la prima parte di questa serie  articoli) si potrebbe definire non conforme alla realtà, ma credo sia leggermente diverso visto che non insegna ma racconta solamente. La storia non dice ai bambini riflettete o state attenti a…, la storia si limita a nascondere in sé alcune caratteristiche dei pezzi raccontati e lascia ognuno libero di usare quello che interpreta.
Ovviamente non sono sicuro al 100% che l’argomentazione sia valida o meno.

(segue)

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