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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Secondo corso per insegnanti elementari a Bolzano.

Ho appena finito due corsi per insegnanti.
Il corso principianti, riservato a chi non conosce ancora gli scacchi è durato 12 ore; il corso avanzato, a cui hanno preso parte gli insegnanti che hanno frequentato il corso base nel 2009, è durato 9 ore. Molti dei partecipanti al corso avanzato hanno già proposto gli scacchi ai loro alunni nell’anno scolastico 2009-2010.

Il gioco fine a se stesso.
Lo scopo che mi sono prefisso in questi corsi di formazione è trasmettere agli insegnanti una precisa filosofia sul modo di insegnare ai bambini le regole degli scacchi.

Cerco di spiegarmi meglio. Sappiamo che il gioco assume un ruolo importante non solo per i bambini. Il gioco migliore per i bambini è il gioco che inventano loro stessi secondo le loro disposizioni e necessità. Poi i giochi senza vincitori né vinti. Mentre gli scacchi svolgono un ruolo particolare di addestramento e gestione delle risorse del cervello umano. Però ….
Giocare per il gusto di giocare, senza additivi ha aspetti positivi. Solamente in questo caso  troviamo dimensioni etico-sociali, come modelli ed esempi di esperienze positive e alternative. Solamente in questo caso possiamo ottenere un trasferimento dagli scacchi di abilità, competenze e modi di essere sul bambino. Solamente cosi possiamo dare a tutti i bambini di una classe un aiuto in più a raggiungere la loro individualità. Gli scacchi servono solamente a giocare, non a vincere medaglie. La differenza è enorme se considerata sul piano personale o eventualmente, perché no, anche filosofico.
Qualsiasi cosa noi aggiungiamo al gioco (come competizione, sport, premi, sistemi motivazionali e di ricompense, valutazioni, strategie di gioco e tanti altri additivi sono possibili) porta inevitabilmente ai risultati opposti. Portano all’individualismo e distolgono l’attenzione dal gioco per se stesso.
Non esiste nessun vantaggio per i bambini nell’aggiungere qualsiasi cosa all’aspetto puramente ludico.  Se guardiamo nel vocabolario dei significati delle parole “individualità” e “individualismo” notiamo e capiamo la grande differenza che c’è fra le due parole, ma nella vita osservare la differenza e distinguere le due parole nei fatti risulta, evidentemente, estremamente difficile.
Un fatto che mi conferma e mi meraviglia è per esempio: sappiamo che il “gioco ludico” è positivo ha uno scopo ed è utile sia ai bambini che all’adulto, questo sapere lo colleghiamo o trasferiamo anche su tutte quelle attività, che si lasciano definire come gioco, ma che di ludico non hanno più niente. Giusto per citare qualche esempio: l’agonismo (sport?) nel calcio, nuoto, sci, basket eccetera.
Visto che non serve altro allo scopo, eliminiamo completamente qualsiasi additivo inutile e questo richiede anche uscire dal ruolo dell’insegnante e diventare il “giocatore di scacchi ludico”, che osserva ma non interferisce, che non valuta il gioco dei bambini ma eventualmente la funzionalità del gioco e le proprie lezioni.

 

Il programma del corso.
Per i principianti non ho aumentato il programma (v. il resoconto del corso 2009) e con tre ore in più ce la siamo presa con più calma, ma comunque le nozioni rimangono tante e forse anche troppe per i partecipanti. In dodici ore abbiamo appreso il programma contenuto nel Manuale per insegnanti e in Gs1 (per gli esercizi), vale a dire il programma dei primi due anni di scacchi scolastici.

Per il corso principianti ho alternato l’esposizione teorica alla pratica di gioco;  gli insegnanti devono acquisire giocando (partite ridotte) una minima padronanza dei pezzi e dei loro movimenti; devono esercitarsi a gestire gli esercizi, a leggere le soluzioni e a controllare le soluzioni dei bambini.
Ogni insegnante ha a disposizione il “Manuale per insegnanti” e i libri degli esercizi “Giocare a scacchi” 1 e 2, cioè il mio programma completo per quattro anni di corso dalla seconda elementare alla quinta. A fine corso circa il 70% si sente in grado di gestire gli scacchi scolastici in proprio. Più di metà dei partecipanti prevede di proporre realmente gli scacchi a scuola. In caso di problemi o domande possono rivolgersi a me tramite mail.
Non richiedo espressamente come condizione di eseguire il programma alla lettera, né condiziono il programma pretendendo un numero minimo di ore. Ovviamente se vogliono avere risultati coerenti con il programma proposto devono prepararsi ad un progetto a lungo termine e regolare, altrimenti i vantaggi e lo scopo di questo programma/filosofia saranno pressoché nulli.

 

Le esperienze di chi ha partecipato al corso insegnanti del 2009
Più interessante, per i feedback degli insegnanti del corso dell’anno scorso che hanno già fatto esperienza con il programma.
Vari sono stati gli approcci con il gioco degli scacchi.

Corso lungo, come da programma.
Un insegnante ha proposto un’ora di scacchi a settimana senza chiedere niente a nessuno. Ha semplicemente attuato il programma in ambito matematico. Con un collega di educazione civica e geografia si sono divisi l’ora. 30 minuti da matematica e 30 minuti sono stati tolti all’insegnante di geografia.  25 ore in quarta classe. L’esperienza è stata positiva senza problemi di sorta e l’anno prossimo si continuerà a giocare a scacchi. Un partecipante ha raccontato dei GSS –  purtroppo contro le convinzioni della società non ho potere – e l’insegnante ha subito voluto saperne di più e ha  fatto richiesta di orologi.

Poche ore, corso incompleto.
Un’altra insegnante ha avuto a disposizione 12 ore in una classe seconda ed ha seguito alla lettera il manuale per insegnanti proponendo tutti i suggerimenti contenuti. È riuscita a proporre “solo” i primi  tre pezzi al completo. Siccome ha fatto giocare ai bambini le partite ridotte e negli ultimi 10 minuti giocavano come volevano (cosi avevo suggerito già l’anno scorso) l’insegnante era convinta che ai bambini fosse piaciuta l’esperienza e che avrebbe continuato quest’anno. L’insegnante in questione ha partecipato nuovamente al primo corso perché non si sentiva abbastanza sicura.

Senza scacchiera murale, sulla lavagna!
Un altro insegnante (in una terza) non ha avuto a disposizione la scacchiera murale e per supplirne la mancanza ha disegnato i pezzi sulla lavagna. La soluzione non ha funzionato molto bene ma i bambini comunque hanno imparato le regole e sia lui che loro si sono divertiti. Colgo l’occasione per  spiegare brevemente come si possa spiegare il tutto direttamente sulla scacchiera. Riferisco che mi sono convinto che sia meglio lavorare direttamente sulla scacchiera con i bambini e dall’anno prossimo aggiungerò questo metodo al manuale per insegnanti. Non come unico metodo, visto che è più difficile da gestire, ma come possibilità aggiuntiva.

Doposcuola e bambini di età diverse: non funziona.
Due insegnanti raccontano la loro esperienza nel doposcuola, insieme c’erano i bambini di seconda e terza e in un altro gruppo quelli di quarta e quinta. Nell’insieme un’ esperienza positiva ma non troppo. Le insegnanti vogliono essere diplomatiche, ma ormai conosco bene o male i problemi che sorgono nel doposcuola. Il mio programma non è adatto né al doposcuola né a gruppi non omogenei per età. Il programma, cosi com’è, è pensato per la seconda elementare, con proseguimento negli anni a seguire. Probabilmente non hanno sentito questa parte l’anno scorso, oppure avevano bisogno di esercitarsi prima in un percorso meno impegnativo. Ironia della sorte il percorso supposto meno impegnativo si è rivelato più arduo. Seguire il manuale alla lettera è il sistema meno impegnativo, poi con l’esperienza s’impara a gestire meglio e si può usare più individualmente. I vari modi per insegnare le regole non sono indispensabili e possono anche in parte essere tralasciati a seconda delle preferenze dell’insegnante. Le insegnanti erano concordi nell’affermare che qualche risultato è stato raggiunto comunque e che avrebbero riproposto nuovamente il gioco degli scacchi, ma questa volta durante l’orario di lezione. Soprattutto dopo aver sentito pareri favorevoli dagli altri insegnanti presenti.

Chi interferisce troppo si trova male.
Un altro insegnante che quest’anno avrà una seconda classe, classe piuttosto debole in matematica, dubita che gli scacchi possano aiutare in questo senso e chiede come gestire il programma. A prima vista suppongo che questo insegnante sia uno che aiuta in modo sbagliato i bambini (l’impressione è stata successivamente confermata), suggerendo troppo presto la soluzione e interferendo spesso nel lavoro dei bambini. Credo di essere riuscito a spiegare il motivo per il quale NON interferiamo mai nel gioco dei bambini se non espressamente richiesto e nemmeno allora diamo le soluzioni, ma cerchiamo di portarli col ragionamento a trovare loro la soluzione, almeno quando questo è possibile. È anche importante dare una risposta precisa su domande precise.
Viceversa è necessario lasciar perdere suggerimenti sul modo “corretto” di giocare (non mi riferisco al rispetto delle regole, ma alla scelta delle mosse e degli impianti di gioco). Devono astenersi perché – glielo dimostro – non hanno la competenza (nemmeno io del resto) e comunque i bambini non accetterebbero imposizioni, perché non sono in grado di capire la differenza fra una strategia “corretta” di gioco e una non corretta (ad esempio, non capiscono – non possono capire – la differenza fra aprire con la spinta di un pedone centrale e aprire spingendo un pedone di torre, ecc.).

 

Gli scacchi scolastici aiutano i più deboli.
In linea di massima tutti gli insegnanti concordano sull’utilità del gioco e sul fatto che aiuta i più “deboli”, che aiutati dal ritmo lento del programma riescono a seguire bene e finiscono col migliorare anche il rendimento nelle materie scolastiche.
Gli insegnanti vedono, durante e dopo il corso di scacchi, qualche bambino con occhi diversi, spesso più positivi. Visto che anche l’idea o opinione che l’insegnante ha del bambino influisce sull’apprendimento e sulla personalità dello stesso, e questo anche su altri bambini, l’insegnante ha anche migliorato se stesso, almeno dal punto di vista del bambino. È fra l’altro questo che intendo quando dico che gli scacchi migliorano anche l’insegnante, unica condizione tenere aperti gli occhi😉.

Non c’è mai tempo abbastanza.
Le ore sono poche, riesco a fare i capitoli su attacco e difesa, inchiodatura, matti in uno con inchiodatura, leggere e scrivere gli scacchi, leggere le varianti, modi di attacco e difesa e difendersi da una minaccia di matto.
Non abbiamo molto tempo per gli esercizi e per leggere le soluzioni. Concordo con il coordinatore del corso che avrei riflettuto sul come gestire eventualmente queste necessità per il prossimo corso. Probabilmente invece di fare due corsi ne dovremo fare tre, altrimenti non bastano le ore.

Due corsi molto graditi dai partecipanti.
Il questionario finale sulla comprensibilità, gestione e utilità del corso è stato un successo in piena linea.  Condizione necessaria a continuare con i corsi.

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