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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

L’importanza delle dinamiche di gruppo

Dinamiche di Gruppo

Negli ultimi cinque anni ho usato, provato, rielaborato e adattato il programma da me creato nel 2000 per l’insegnamento nelle scuole elementari. Il programma è costruito per essere il più flessibile possibile e si è rivelato essere efficace nell’istruzione dei futuri insegnanti nell’università. Alcuni Studenti hanno potuto sperimentare il programma in propri progetti nelle elementari, probabilmente, anche con più successo di me. Almeno cosi sembra dai risultati dei test fatti.

Negli ultimi cinque anni (2007 – 2012) ho proposto gli scacchi in orario curricolare a 24 classi elementari (cominciando i corsi quando i bambini avevano un’età fra i sette e gli otto anni), per un periodo di quattro anni, un’ora a settimana. Complessivamente circa 25 e 30 ore di scacchi all’anno.

La risonanza del programma è stata disparata. La causa è da ricercarsi nelle differenze fra le varie classi, in ogni classe ci sono condizioni e caratteristiche differenti. Per questo motivo cercherò in questa seconda edizione del progetto “quattro anni per pensare meglio” di focalizzare e scoprire ulteriormente gli aspetti delle dinamiche di gruppo. Non ho una competenza specifica in questo settore quindi mi limiterò semplicemente a raccontare le mie personali osservazioni ed esperienze. Può succedere che usi concetti specifici in modo improprio, quindi consiglio di prendere queste osservazioni come spunto di riflessione e per vedere se l’esperienza di chi mi leggerà le confermerà oppure no.

L’insegnante principale

Già a seconda dell’insegnante principale emergono diverse dinamiche di gruppo che sarebbe utile considerare nelle lezioni di scacchi.

1 – insegnante autoritario, equo, orientato al rendimento
L’insegnante (uso il termine generico, ma si tratta quasi sempre di UNA insegnante, vista la grande presenza femminile fra i docenti delle scuole elementari) è autoritario, orientato verso il rendimento, è equo e ha una chiara linea di insegnamento.

I bambini che dirigono il gruppo sono di solito ottimi scolari, ottimi sportivi (sono meglio coordinati e hanno maggiore padronanza del corpo), determinati e orientati al rendimento scolastico. In quale forma e in quale misura l’influenza dell’insegnante condizioni le dinamiche di gruppo non posso dirlo con precisione, ma che ci sia un rapporto appare evidente.

La classe è attenta e reagisce bene agli scacchi. I bambini sono abituati ad eseguire le indicazioni, sono relativamente tranquilli e contraddicono raramente. In queste classi posso proporre più teoria (frontale) e qualcosa in più rimane loro impresso. Le femmine hanno pareggiato il livello di gioco, dopo qualche anno di pratica, con i maschi. Se l’insegnante esce dalla classe si nota una leggera flessione nella disciplina e un minor rispetto delle mie indicazioni.

1b – insegnante autoritario, equo, orientato al rendimento, subentrato ad altro insegnante
Lo stesso insegnante in un’altra classe, che ha assunto dalla terza classe in poi.
I bambini che dirigono il gruppo erano difficili da identificare, la classe era composta da più individualisti con caratteristiche molto varie.
Le dinamiche di gruppo non sono chiaramente distinguibili. I bambini contraddicono di più ed è necessario comunicare di più e molto chiaramente per raggiungere una certa attenzione durante le lezioni. Se l’insegnante lascia la classe si alza il volume, ma alla fine seguono le indicazioni anche senza la presenza dell’insegnante. La classe è leggermente più irrequieta ma accetta bene gli scacchi; meno teoria e più pratica sono da consigliare in questo tipo di classi. Le femmine rimangono leggermente indietro ai maschi, ma è più una questione di paura quando giocano con i maschi che di competenza, che è invece equivalente.

2 – insegnante democratico, partecipativo
Capita talvolta – ma è raro – di trovare insegnanti che discutono molto con i bambini perché li considerano e lasciano che partecipino alle decisioni riguardo l’insegnamento.
In questo caso i bambini che influenzano il gruppo sono ottimi scolari, ottimi sportivi, meno orientati al rendimento scolastico e mettono più in discussione i vari temi. Se l’insegnante lascia la classe non si registrano grandi cambiamenti. Potrebbe anche darsi perché io agisco in modo simile e per loro non cambia niente oppure perché sono più tranquilli di loro, ma io penso che il rapporto instaurato con l’insegnante li porti a essere così.
Gli scacchi vengono accettati relativamente bene. Meno lezioni e più pratica è utile, ma posso anche approfondire di più le lezioni senza diminuire di molto l’interesse della classe. Le femmine rimangono fino alla fine dietro ai maschi nel livello di gioco.

3 – insegnante autoritario, orientato al rendimento, con preferenze manifeste per qualcuno
L’insegnante è autoritario, orientato verso il rendimento, non ha una chiara linea di insegnamento, non è sempre equo e preferisce alcuni bambini ad altri e trova volentieri i soliti capri espiatori.
I bambini che influenzano il gruppo non sono tutti bravi scolari, solo parzialmente orientati al rendimento, più egocentrici e hanno una tendenza maggiore ad agire con violenza.
La classe assume gli scacchi solo parzialmente bene e ci vuole molto tempo per far trovare a molti bambini un accesso migliore al gioco con alla fine effetti minori sulla personalità dei bambini. Pochissima teoria, molto gioco pratico e istruzioni individuali sono utili. Per esempio se vedo nel gioco libero una posizione interessante su cui i due giocatori pensano a lungo e che si può inserire nel programma, la propongo dopo la fine della partita alla coppia in questione. Le femmine raggiungono alla fine un livello superiore ai maschi.

4 – insegnante “mamma”
L’insegnante è quasi una mamma per tutti i bambini, ogni bambino è suo, li ama tutti, prende tutti sul serio e adatta bene la sua linea alla situazione che si presenta.
Anche qui fino alla fine non è stato possibile definire chiaramente chi influenza maggiormente il gruppo.
I bambini sono tranquilli e molto disponibili ad aiutarsi, bravi a scuola, meno orientati al rendimento e orientati più verso la musica che lo sport.
La classe è molto tranquilla e ha accettato molto bene gli scacchi. Se l’insegnante esce si alza leggermente il volume, ma i bambini seguono in egual misura le indicazioni. Tutti i candidati a influenzare il gruppo erano entusiasti del gioco.
L’effetto degli scacchi è stato piuttosto alto. Un po’ di teoria in più è accettata, anche più profondità e tanta pratica come al solito.

5 – quando l’insegnante cambia spesso
I problemi maggiori scaturiscono quando la classe cambia spesso insegnanti, quando i bambini sono costretti ad adattarsi ogni sei mesi ad un altro stile di insegnamento. È stato difficile fare scacchi in questo contesto e ha richiesto una buona dose di flessibilità per mantenere sveglio un minimo di interesse per le lezioni e il gioco.
Più conflitti per la supremazia nel dirigere il gruppo, quasi una battaglia fra ottimi scolari e “sportivi”. I bambini sono per lo più privi di orientamento e insicuri. In aggiunta ho rilevato una varietà maggiore del livello di sviluppo dei bambini, in generale e negli scacchi.
I bambini accettano gli scacchi solo relativamente bene e ci vuole più tempo per raggiungere la maggioranza della classe. Sembra necessario dare le indicazioni a ogni bambino individualmente. L’attenzione è scarsa e il volume in classe molto alto e se l’insegnante lascia la classe non li tengo più, impossibile tenere una lezione perché non mi sentono più. Anche durante le partite giocate la situazione è simile. In questo tipo di classi diminuisco la teoria e cerco di far agire il gioco dove è possibile.

Quale potrebbe essere il vantaggio di fare attenzione alle dinamiche di gruppo?

La vita di gruppo è un fattore importante nella realtà e le esperienze sulle dinamiche di gruppo possono essergli utili per migliorare la propria efficacia nell’insegnamento e nella gestione di una classe.

Sono da distinguere i fenomeni superficiali nei gruppi dai fenomeni nascosti sotto la superficie nella vita del gruppo. Quest’ultimo non è chiaramente visibile ma comunque di notevole importanza. In altre parole, può apparire che un gruppo lavori bene, sia ordinato, tranquillo ed esegua le indicazioni alla lettera, ma in realtà non succede niente, nessun cambiamento, niente è imparato. Un gruppo sano ed efficace, dove i bambini lavorano e imparano, spesso non sembra produttivo per un osservatore esterno.

Anche l’individualità deve essere considerata all’interno di un gruppo.

Gli scolari hanno una base comune di conoscenze e idee, ma imparano in modo differente a seconda delle loro capacità, esperienze ed esigenze personali. Ogni scolaro ha un proprio sistema di riferimenti e una base di conoscenze che condivide con gli altri, ma ha anche un individualissimo contesto di conoscenze e un proprio rendimento nel apprendimento unico ed esclusivo. Se il gruppo non accetta le voci individuali, può perdere il potenziale necessario ai cambiamenti, perdendo cosi l’emersione di nuove idee. Piccoli episodi agli inizi del lavoro con un gruppo possono servire a definire se è innocua e accettata la verbalizzazione di idee originali o devianti dalla visione del gruppo. Da questi episodi dipende, in futuro, se l’individuo pone  ancora le sue domande oppure rimane in silenzio e lascia scorrere su di sé le lezioni.

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