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    .

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Il pedone

Il pedone (illustrazione dai volumi del corso della Kasparov Chess Foundation)Dopo le solite domande su quanto fatto nella lezione precedente, inizio la nuova lezione con un episodio della storia di Gilgamesh. Oggi tocca al Pedone.

In alcune classi devo interrompere il racconto, dato che non c’è un grande interesse, la maggioranza si dedica ad altro. Interrompo la storia facendo notare che con questo volume e questo interesse non riesco a continuare a narrare.

Bambini affiancati

Dopodiché creo gruppi da due che si dividono una scacchiera e i bambini siedono affiancati davanti alla scacchiera. Non li faccio sedere uno di fronte all’altro per consentire loro di avere la stessa prospettiva.

I pezzi vengono posizionati ai lati della scacchiera, ormai hanno capito abbastanza bene cosa devono fare all’inizio. Inizio a spiegare i movimenti del pedone senza mostrare nulla, solo a voce. Senza scacchiera murale mi accorgo subito e più chiaramente come lavora la classe. Mi accorgo del grado di attenzione dei singoli bambini, della disposizione ad ascoltare e di come riescono a eseguire le indicazioni. Da notare che non sono abituati a lavorare in questo modo e difficoltà iniziali sono normali.

Faccio posizionare un pedone in e2 e spiego che il pedone muove sempre sulla stessa linea (colonna), colgo l’occasione per avere conferma che sappiano cos’è una colonna, che il pedone si può muovere solo in avanti e mai tornare indietro né spostarsi a sinistra o destra. Spiego che il pedone si muove di una casa per volta e poi lascio muovere il pedone alternativamente ai bambini di ogni coppia. Fin qui un bambino era responsabile per i bianchi e uno per i neri, perciò l’istruzione di operare tutti e due, alternativamente, sullo stesso pedone non è recepita immediatamente. Approfitto della situazione per ripetere l’indicazione di muovere il pedone in avanti di una casa e spiego che questo si chiama “fare una mossa”. Adesso funziona e i bambini eseguono la loro mossa. Ora tocca al compagno eseguire la sua mossa con lo stesso pedone. Questa indicazione non viene recepita da molti bambini che prendono in mano un pedone nero e aspettano che dica loro dove metterlo. Rispiego che muovono lo stesso pedone già presente sulla scacchiera e già funziona meglio. Ripeto le indicazioni fino a quando il pedone non raggiunge l’ottava traversa (e8) e spiego la promozione. Poi mettiamo un pedone bianco in e4 e uno Nero in e5. Se un pedone incontra un ostacolo sulla sua strada si ferma e non può più proseguire. Negli scacchi si chiama “bloccato” il pedone è bloccato e non ha più mosse a sua disposizione. Poi spiego che il pedone ha due tipi di movimento a disposizione, uno come si muove e uno come cattura. Per  dimostrarlo faccio posizionare i pedoni bianchi in e4 e d4 e i pedoni neri in e5 e d5 e indico loro di catturare un pedone. Ancora qualche esempio poi posizioniamo i pedoni bianchi in seconda traversa e quelli neri in settima. Spiego ancora il passo doppio iniziale, mentre l’en-passant lo tratteremo in seguito. Ora possiamo giocare con i pedoni. Vince il primo che riesce a portare un pedone in promozione.

Questa classe era una buona classe, al di sopra della media per quanto riguarda l’attenzione e l’osservanza delle indicazioni. Le due classi seguenti si rivelano invece l’esatto contrario. Con lo stesso programma non c’è stato quasi nessun progresso e alla fine non è rimasto tempo per giocare. È stato necessario dare spiegazioni ulteriori a ogni singola coppia, i pedoni venivano spostati a casaccio e ogni 5 minuti sono stato costretto a cercare di recuperare l’attenzione dei bambini sul tema trattato. In una classe, l’insegnante voleva essere deciso per quanto riguarda la disciplina e ha tolto alcuni bambini dalla classe occupandoli con altre attività. Il fatto si rivela uno svantaggio, dato che dovrebbero essere proprio questi i bambini ad avere i maggiori vantaggi dagli scacchi. In aggiunta la classe senza insegnante non era ben gestibile da parte mia, non sono riuscito a portare un po’ di tranquillità.

Bambini di fronte

Per questi motivi ho cambiato programma nelle classi successive. Ho messo i bambini uno di fronte all’altro e fatto posizionare un pedone bianco in e3 e uno nero in c7, dando loro l’istruzione di muovere in alternanza fino alla promozione. Qualche ripetizione, a seconda dei casi, poi mettiamo i pedoni sulla stessa colonna e li faccio muovere fino a quando non sono bloccati, per spiegare il concetto di pedone bloccato. Alla fine disponiamo i pedoni in seconda e settima traversa e si rivela che i concetti di colonna e traversa non sono ancora stati compresi da tutti, ma non ci vuole tanto tempo per sistemare correttamente. Spiego ancora il passo doppio del pedone e possiamo iniziare a giocare. Vince chi porta per primo un pedone in promozione.

L’attenzione è un fattore di lingua (e cultura)?

La mia prima impressione è: nel senso di attenzione, la propensione ad ascoltare e seguire le indicazioni, ho due classi sopra la media, cinque classi nella media e due classi sotto la media. Le classi di madrelingua italiana sono più vivaci, il volume è più alto, sono meno attenti e ascoltano meno. Mi serve un bel po’ di tempo e impegno aggiuntivo per presentare la stessa materia che peraltro viene recepita in modo minore. Può naturalmente essere un caso, ma i casi aumentano e presumo che sia veramente cosi. Probabilmente il motivo è semplicemente culturale, uno sfondo culturale diverso dalle classi in lingua tedesca. Mi sembra plausibile un maggior grado di medialità nei bambini, intendo che i bambini di lingua italiana passino più ore con i media (TV,Computer, cellulari, I-Pod ecc) rispetto ai loro coetanei di lingua tedesca in Alto Adige. Probabilmente anche l’ambiente più vivace nel senso di volume più alto fa la sua parte. Il rapporto volume maggiore dei bambini e volume maggiore dell’insegnante non è chiaro se parte dall’insegnante o dai bambini. È colpa dei bambini se l’insegnante è “costretto” ad urlare o viceversa? Un fattore aggiuntivo potrebbe essere una parte maggiore di bambini extracomunitari in classe.

Le classi con una maggiore disponibilità ad ascoltare sono ovviamente più facili da gestire, sono più silenziose e questo dovrebbe avere effetti positivi sull’apprendimento, anche se non necessariamente nella misura che ci si può aspettare. Presumo, come ho già spiegato nell’articolo sulle dinamiche di gruppo, che anche se sembra ci sia più attenzione non sempre è effettivamente cosi. L’apparenza a volte inganna. C’è più silenzio in classe e probabilmente più concetti rimangono in mente, ma dall’altra parte fino alla prossima ora passa del tempo e molto può essere e sarà dimenticato.

2 Risposte

  1. Il pedone è senza dubbio l’unità didattica più difficile da insegnare: è l’unico che muove diversamente da come cattura; l’unico che promuove e l’unico che non torna indietro. Come ti ho già detto più volte anche io generalmente comincio dal pedone, sia per sfruttare le analagie con la dama (che generalmente è più conosciuta dai bambini), sia per ottimizzare la loro capacità di attenzione (molto più grande all’inizio del corso e di ogni lezione).
    Le partite ridotte di soli pedoni poi possono essere un diversivo praticamente sempre: io le uso anche quando mancano pochi minuti al termine dell’ora di scacchi e due bambini hanno appena finito la loro partita classica.
    Sulla disciplina invece dobbiamo sempre inventarci qualcosa di nuovo: sistemi di incentivi e disincentivi (il bastone e la carota ) spesso funzionano. Ho provato con successo anche il far perdere il turno (ai bambini che vogliono sempre intervenire al posto dei compagni); togliere pedoni dallo schieramento di gioco quando parlano durante le partite (idea dell’amico istruttore Isacco Ibba); ritirare tutte le scacchiere e terminare la lezione (una decina di minuti prima) e riprendere la lezione “teorica” alla scacchiera murale, riprendendo uno per uno tutti i motivi che li hanno visti bisticciare.

    • Riguardo alla disciplina ho osservato negli ultimi anni il seguente: Sto tenendo una lezione e i bambini sono vivaci, come sempre;), forse al momento un po’ di più e sento risuonare un “gong”, al che i bambini zitti e a guardare la maestra. Non si sente volare una mosca! Sono perplesso! Dopo un po’ l’insegnante dice che c’è troppo rumore e che stiamo giocando a scacchi, ci vuole silenzio e cosi via… il solito monologo che passa per dialogo dal punto di vista dell’insegnante. Anche in altre classi osservo lo stesso fenomeno, sembra diventata una prassi usare il gong oppure un suono particolare per zittire i bambini. Sembra funzionare alla meraviglia ma so sia per esperienza sia per apprendimento teorico, che non può durare a lungo. I bambini si abituano a queste prassi soprattutto se usate regolarmente. Funzionano solo se usati con molta parsimonia.
      Infatti l’anno seguente al suono del gong vedo addirittura i bambini fermarsi e alzare le mani. Gli insegnanti hanno dovuto inventarsi una novità, magari i bambini si erano assuefatti al semplice gong.
      Alla prossima occasione useranno una frusta? Sono perplesso e mi vengono in mente i cani di Pawlov. Non credo che questa prassi sia nel senso di rinforzare nei bambini un concetto di autoregolazione, ma non posso impedire queste cosidette azioni disciplinari.
      Di una cosa credo siamo sicuri entrambi; man mano che la loro esperienza nel gioco aumenta dovrebbe anche migliorare la concentrazione e diminuire il volume in classe. Non hanno tempo di chiacchierare quando le partite si fanno più impegnative.
      Forse nei miei articoli do l’impressione che il caos mi disturbi molto, in realtà mi disturba, ma anche mi rendo conto che è un male necessario se voglio che siano loro a comprendere che anche il silenzio a volte è utile. Finche li punisco non impareranno mai da sé l’utilità del silenzio durante le partite. Magari fanno silenzio per paura delle rappresaglie ma non per convinzione. Lo svantaggio è che spesso non mi accorgo quando mi stanno sfuggendo di mano e poi non li fermi più. Per fortuna in questo caso ci sono le maestre che rimediano; anche se non sempre.
      Non ho soprattutto la voglia né il tempo per inventare sempre nuove situazioni o metodi per mantenere la calma e preferisco usare il tempo per osservare i bambini che tirano la classe verso il rumore. Probabilmente si può raggiungerli in qualche modo e farli riflettere. Dialogo e non monologo, cerco di comprendere insieme a loro con domande del tipo “come fai a giocare bene e parlare contemporaneamente, io non ci riesco tanto bene?”, oppure “quale motivo o situazione ti costringe a comportarti in un modo oppure in un altro (..a seconda del caso)” e poi “cosa secondo te dovrebbe succedere o essere disponibile affinché la situazione non ti catturi?” più o meno secondo la teoria della comunicazione non violenta o comunicazione collaborativa . Cerco di usare delle strategie “Win-Win” dove tutti guadagnano e nessuno ci perde. Soprattutto domande, poche risposte, sono utili nel dialogo con i bambini. Le nostre convinzioni o risposte sono da considerare nella maggior parte dei casi dei monologhi e non funzionano con i bambini. Basta osservarli in viso mentre l’insegnante spiega loro i motivi per i quali devono fare silenzio per constatarlo. Poi alla fine tutti i vari sistemi funzionano bene in alcune classi e meno bene in altre, ma nessuno è perfetto;)

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