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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
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    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Tiriamo le somme

Simbologia e valore dei pezzi

La quarta ora di lezione inizia, come al solito con 10 minuti di ripetizione della lezione precedente. Passiamo poi al valore dei pezzi e alla spiegazione dei simboli presenti  nel libro.

Prima impariamo come indicare con una lettera o con una figurina i pezzi e alla fine vediamo il valore di scambio dei pezzi. Anche se il Re è il pezzo più importante negli scacchi, egli non ha un valore di scambio perché non si può catturare.  Il Pedone serve da base per il calcolo dei valori di scambio e vale un punto, seguono Alfiere e Cavallo con tre, la Torre con cinque punti e la Donna con nove punti. Contemporaneamente scrivo i valori sulla lavagna e permetto ai bambini di sfogliare il libro. Là, infatti trovano una tabella completa, e quando passiamo all’esercizio possono ricontrollare i valori e  i simboli che corrispondono a ciascun pezzo.

Propongo ancora un paio di esercizi alla lavagna per vedere un tipico errore, che però mostra la direzione del pensiero dei bambini, che tendono a CONTARE i pezzi piuttosto che a sommarne i valori. Quando chiedo: “Chi ha catturato più punti?” i bambini sono portati a indicare il colore che ne ha catturati di più. Una volta spiegata la differenza passiamo a un nuovo esercizo  (in italiano è l’esercizio n. 5 del mio libro  Giocare a scacchi, vol. 1 terza edizione)

A. Wild, Giocare a scacchi vol. 1, esercizio 5

In alcune classi ho posticipato questo esercizio perché  non hanno fatto abbastanza pratica e mi è sembrato  opportuno lasciarli giocare ancora un po’ prima di trattare il valore dei pezzi.

Prima spiego il significato delle colonne nella tabella e poi risolviamo le prime righe insieme. In classi più piccole faccio provare a tutti, ma in quelle più numerose non va bene, troppi si perdono per strada, perciò dopo un po’ di prove lascio che proseguano da soli. Sfrutto l’occasione per seguire più da vicino i bambini che hanno visibili difficoltà, non hanno ascoltato le spiegazioni o semplicemente non hanno capito cosa mi aspetto da loro.

I livelli di conoscenza variano da classe a classe. Alcuni hanno già iniziato a imparare le tabelline, altri non ancora. Alcuni hanno già iniziato a calcolare mentalmente altri non ancora, alcuni hanno bisogno di usare le dita e sbagliano facilmente quando si supera un totale di dieci. Alcuni hanno barriere linguistiche e non mi capiscono, ma con l’assistenza individuale risolvo relativamente presto il problema. Mi serve tutta l’ora per le spiegazioni e l’esercizio e ci sono sempre bambini che non riescono a finire. Non ha molta importanza dato che possono finire l’esercizio in un’altra occasione e comunico loro PRIMA dell’esercizio che non peso che si riesca a finire oppure no.

Negli scacchi scolastici questa lezione non è strettamente necessaria, ma un collegamento fra scacchi e matematica dà agli scacchi un valore aggiunto per l’insegnante. Piace agli insegnanti. Non ho molta considerazione verso questi collegamenti fra gli scacchi e le altre materie perché sono convinto che diminuisce il valore degli scacchi. Credo che negli scacchi le varie materie siano già comprese di per sé e collegare gli scacchi alle materie è come ridurre un insieme in una sua parte. Considero per questo motivo l’esercizio giusto un intermezzo per alleggerire un po’ e per conoscere più da vicino le caratteristiche dei bambini.

Tante difficoltà

Le difficoltà incontrate dai bambini sono le seguenti:
– il numero dei pezzi viene sommato invece di calcolare il loro valore;
– alcuni scrivono risposte che sembrano casuali; non si capisce secondo quali criteri siano stati calcolati, non corrispondono né a un confronto del numero dei pezzi né alla somma del loro valore;
– l’errore più comune è scambiare il Nero per il Bianco quando si tratta di definire chi ha catturato di più;
– alcuni scambiano i simboli, l’Alfiere con la Torre o con il Cavallo, perché non controllano nella tabella se sono insicuri;
– alcuni aspettano semplicemente che il tempo passi. Questi ultimi li costringo a risolvere qualche riga dell’esercizio con me. Li guido ponendo loro una domanda dietro l’altra, facendo in modo di portarli a trovare da sé la soluzione. Capiscono così, senza che glielo dica, che se vogliono riescono facilmente a risolvere questo tipo di esercizi.

Devo comunque cercare di aiutare un po’ tutti, affinché almeno una parte dell’argomento trattato rimanga in memoria.

In alcune classi alcuni bambini più veloci nel risolvere questo esercizio riescono a giocare un po’.

3 Risposte

  1. Caro Alex, grazie come sempre per la generosa condivisione!
    Voglio indicarti una diversa modalità per “sfruttare” la caratteristica dei calcoli aritmetici per coinvolgere più attivamente i bambini. Il problema, che tu hai riscontrato, nasce forse dal fatto che il materiale cartaceo avvicina troppo l’esperienza alla tradizionale didattica dell’aritmetica scolastica. Si potrebbe ovviare in un modo molto più corporeo, che ti assicuro renderà più partecipi anche i bambini che hanno un blocco di fronte al quaderno degli esercizi.
    Si tratta di chiamarli verso di te, uno per uno, e dargli in mano due pezzi uno per la mano destra e uno per la sinistra e chiedere loro di fare da “bilancia” portando in alto la mano con meno valore e in basso quella con più valore. Questo esercizio si può variare chiamando contemporaneamente una coppia di bambini e dopo aver distribuito loro del materiale a caso chiedere di mostrarlo alla classe e poi di abbassarsi quello che pensa di possedere più valore. Insomma, queste sono solo due variazioni, ce ne sono altre e si può spaziare con la fantasia.
    Per quanto mi riguarda utilizzo generalmente il sistema dei calcoli quando un bambino non sta giocando perché la classe è in numero dispari, o anche quando una coppia ha finito la partita e siamo in attesa di abbinarli con nuovi compagni. In tali casi porto con me i bambini tra i banchi dei compagni e chiedo loro di calcolare il materiale catturato. Se sono bambini di prima elementare faccio domande semplici (somme di un pezzo alla volta); se sono in seconda inizio a chiedergli di fare la somma di gruppi di pezzi; se sono in terza introduco le moltiplicazioni (2 Cavalli e 2 Alfieri sono 4×3); se sono in quarta chiedo di fare la differenza tra il materiale catturato dal Bianco e quello catturato dal Nero; se sono in quinta chiedo una maggiore astrazione: devono fare tutti i calcoli a mente, cioé senza toccare con le mani i pezzi. Se poi sono alle scuole medie arriviamo ad equazioni e a trucchi per fare il calcolo a mente, utilizzando anche i pezzi presenti sulla scacchiera.
    Questo per dire che anche il semplice “far di conto” può essere uno strumento non solo apprezzato dalle maestre, ma anche dagli stessi alunni!

    • Il mio problema quando li prendo uno per uno, o a coppie, e il resto della classe sta a guardare (anche se hanno in mano dei pezzi presumo), è che il resto della classe si perde..Alcuni partecipano e il resto sembra partecipare ma con la mente sono altrove e altri iniziano a chiacchierare. Questo problema mi ha convinto a togliere la scacchiera murale e farli lavorare insieme sulla scacchiera. Almeno cosi vedo meglio chi c’è e chi non c’è.

      • E’ vero: in questi casi la rapidità è essenziale. Da anni utilizzo un espediente per velocizzare le loro risposte ed evitare che i compagni si spazientiscano… Porto platealmente la mia mano sulla guancia e conto silenziosamente – ma inesorabilmente – 5 o massimo dieci secondi…
        Questo attira di nuovo l’attenzione dei compagni e permette di non cadere in imbarazzanti “impasse” dei bambini chiamati a rispondere.
        Al termine del conteggio esclamo: “Tempo scaduto!” e passo la parola ad un nuovo bambino.
        Per mia esperienza ho notato che questa “pressione esterna” stimola ancora di più i bambini, che spesso – quando mi dimentico di contare – mi richiamano all’ordine esortandomi: “Maestro, il tempo!”

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