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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

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    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Pedoni e cavalli

Il cavallo sa, sempre dove andar

Cavalli (e) pedoni

Normalmente la sesta lezione è tutta dedicata al gioco con pedoni e cavalli (v. fig. 8 dell’articolo precedente).

Nella settima lezione ripetiamo i temi delle ultime lezioni e poi proseguiamo con gli esercizi. Alcune classi devono ancora fare pratica prima di passare agli esercizi. Le classi iniziano a divergere di più fra di loro, man mano che avanziamo nel programma. Mantengo pero, nel rapporto, la sequenza che uso nelle classi ottimali con delle buone predisposizioni.

Attacco doppio

Proseguiamo come sempre facendo i primi esercizi insieme fino a quando ci sono abbastanza bambini in grado di fare da soli. Si tratta di trovare la casa dalla quale il cavallo può attaccare i due pedoni contemporaneamente. Constatiamo prima il colore delle case dove si trovano i pedoni in modo da capire il colore della casa in cui dobbiamo mettere il cavallo per attaccare i pedoni avversari. Pedoni che si trovano su case bianche devono essere attaccate da case nere e viceversa.

Wild_lez6-7_fig1         Wild_lez6-7_fig2

 Alcuni risolvono gli esercizi molto velocemente e per evitare troppa confusione lascio loro risolvere anche gli esercizi 21 e 22 (Giocare a scacchi, volume 1, terza edizione).Wild_lez6-7_fig4

Wild_lez6-7_fig5

Qui devo far loro notare che non cerchiamo più le case (da indicare con un segno) ma una sequenza di mosse da contrassegnare con i numeri delle mosse. Una diversa prospettiva che non crea problemi ai bambini più veloci.

È troppo presto per farli giocare e gli altri bambini non devono sentirsi troppo svantaggiati rispetto ai più veloci. Nel frattempo seguo e aiuto dove mi sembra necessario. A seconda del grado di attenzione della classe il tempo necessario per questi esercizi varia molto. In alcune classi ci mettiamo un’ora intera mentre in altre quasi tutti riescono a giocare.

Le difficoltà riscontrate con questi esercizi
Difficoltà che possono emergere sono:
– barriere linguistiche
alcuni non capiscono la lingua e aspettano che io (o l’insegnante) arrivi da loro oppure segnano case a casaccio nei diagrammi. Con un po’ di pazienza risolviamo qualche diagramma insieme e funziona relativamente bene.
Alcuni bambini, senza problemi linguistici, segnano pure loro alcune case secondo un principio non definibile e devo anche con loro risolvere qualche diagramma insieme.
Alcuni hanno i loro schemi geometrici personali pure non definibili chiaramente, perché variano da diagramma a diagramma. A volte riesco a capire questi schemi a volte no e sono necessari vari tentativi per rimetterli sulla giusta via.
Alcuni bambini non vanno d’accordo con i diagrammi, troppo astratti forse, cosi metto a loro disposizione una scacchiera e mettiamo la posizione dal diagramma sulla scacchiera e quando trovano la soluzione trasferiscono la risposta sul libro. È a volte necessario spiegare loro come assicurarsi di trasferire una posizione correttamente. Devono nominare le case dove sono posti i pedoni e trovare il loro corrispettivo sulla scacchiera.
A volte capita che trovi bambini molto “individualisti” che si rifiutano persino di provare a risolvere gli esercizi. In alcuni casi la ragione per la quale si rifiutano è semplicemente che la soluzione non si fa trovare immediatamente e abbandonano subito altri tentativi. “Non lo so fare, punto e basta!” è spesso la giustificazione che trovano. Dopo aver seguito tutti coloro che tentano di risolverli mi rivolgo a questi casi particolari. Mi devo sedere vicino a loro e seguirli diagramma per diagramma fino alla fine. Credo ci vorranno alcune ore di esercizio, ma poi dovrebbero aver accettato il fatto che si può risolvere i diagrammi senza trovare subito e velocemente la soluzione.

Purtroppo alcuni bambini non riescono a finire in tempo per giocare, ma agli inizi devo essere leggermente più severo, altrimenti molti bambini aspettano fino a quando possono riporre il libro e andare a giocare senza impegnarsi negli esercizi. Capiscono cosi che giocano quando finiscono gli esercizi e prima finiscono prima giocano. Naturalmente ci sono anche bambini che si impegnano ma che sono ancora troppo deboli per avanzare rapidamente nella risoluzione degli esercizi. Mi accorgo che l’impegno c’è ma manca solamente la velocità e li mando a giocare comunque. Gli esercizi che mancano li recuperiamo in seguito. Di norma vogliono recuperarli loro stessi.

Gli esercizi da 18 a 22 avevano lo scopo di trasmettere qualche tecnica di attacco senza menzionarlo direttamente. Un’indicazione diretta non ha un effetto maggiore e preferisco, quando possibile, non dare segnalazioni dirette.

Intermezzo dove dichiaro il disaccordo con Richard James
In “The Chess Instructor 2009” (ne aveva parlato Stefano in un articolo qualche anno fa) c’era un articolo di Richard James (reperibile in internet)  in cui si tratta delle capacità cognitive dei bambini riguardo agli scacchi. In breve dice che i bambini non sono capaci di seguire procedure logiche complesse né di scoprirle da soli. Pensava anche a semplici combinazioni. Ne consegue  che non si può lasciare che i bambini imparino da soli ma bisogna dare loro adeguata e appropriata istruzione – cioè “allenarli” – se vogliamo che da adulti diventino pubblico scacchistico. Posso capire il vantaggio di questo “allenamento” dal punto di vista agonistico e anche in parte condividerlo. Nella scuola però ci sono tanti bambini che involontariamente devono partecipare alle lezioni di scacchi e i traguardi devono per forza di cose essere diversi. I bambini (tutti se possibile) devono trarre vantaggio dal gioco degli scacchi e in questo “allenamento” vedo solo che manca completamente il bersaglio sugli scacchi scolastici. Se per esempio le capacità cognitive mancano allora nemmeno le indicazioni dirette servono per tracciare un sentiero nel cervello (M. Spitzer, 2006). È possibile che in alcuni bambini si formino degli automatismi (skills), ma questo ben poco ha a che fare con lo sviluppo nel bambino.
Trovo che il bambino debba prima trovare ed esplorare le proprie vie per gestire il gioco, anche per permettergli di creare una base sulla quale poggiare eventuali indicazioni future, almeno fino a quando non sia pronto, nel suo personale sviluppo, a gestire la situazione in proprio. La pratica mi ha dimostrato spesso che non sbaglio in questo senso. I bambini pensano in modo diverso dagli adulti e se possono te lo fanno anche notare. Nell’agonismo questo mio sistema probabilmente non funzionerà a creare precoci campioni, ma con le scuole affermiamo che non vogliamo fare campioni di scacchi, ma che vogliamo un trasferimento delle particolarità del gioco sulla personalità del bambino. Vorrei consigliare di attenerci meticolosamente a questa strategia per gli scopi prefissati. Può sempre succedere che qualche insegnante o direttore indaghi sulle motivazioni, scopi ed esecuzione dell’insegnante di scacchi e poi ci manca una buona spiegazione.

Torniamo agli esercizi. Anche se gli esercizi sono stati risolti  dalla maggioranza dei bambini, non ho riscontrato un trasferimento delle competenze  sul gioco pratico dei bambini (il gioco è quello illustrato nell’articolo precedente: muovono solo i cavalli e vince chi cattura per primo tutti i pedoni dell’avversario).

Fig. 8 - Partita semplificata con 4 cavalli

Partita semplificata con 4 cavalli

Raramente tutti i pedoni sono stati catturati (condizione per vincere) e raramente le strategie sono rivolte a catturare pedoni. Nemmeno dopo una indicazione diretta sul colore dove il cavallo deve porsi per catturare i pedoni avversari. È più facile che catturino i due cavalli avversari piuttosto dei pedoni. Questo nelle partite ridotte dove i pedoni non si muovono ancora. Ci serve qualche ora di pratica prima che un semplice piano di gioco venga preso in considerazione. Bambini portati per gli scacchi elaborano piccole strategie abbastanza presto, ma gli altri hanno bisogno di molto tempo in più. Bisogna accompagnarli tutti sulla via del gioco per conseguire e mantenere una partecipazione attiva di tutti i bambini.

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