• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
    Il blog è aperto ai contributi dei ragazzi e dei loro genitori e agli interventi di altri istruttori e insegnanti.

    Per domande, interventi o collaborazioni ci potete contattare ai seguenti indirizzi di posta elettronica:


    Stefano Tescaro stefano.tescaro@gmail.com
    Alex Wild: sasschach@gmx.net
    Sebastiano Paulesu: sebpaul@tiscali.it

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  • Istruttori

    Sito degli istruttori di Federscacchi

    Il Forum degli istruttori del sito/blog Scacchierando

    Gli istruttori premiati dalla FSI per il 2010:

    FOTO: Gli istruttori dell'anno 2010: Roberta De Nisi, Olga Zimina, Eugenia Di Primio, Andrea Rebeggiani, Sebastiano Paulesu, Giuseppe Rinaldi

    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Oristano: Incontro sulla psicomotricità.

Nello scorso fine settimana il Comitato Regionale Sardegna della Federazione Scacchistica Italiana, grazie alla preziosa disponibilità logistica della Società Operaia di Mutuo Soccorso (SOMS) di Oristano, ed alla gentilissima collaborazione della maestra Paola Russo di Savigliano, Alessandro Pompa di Roma e del sottoscritto, ha potuto illustrare ad una platea composta da circa 30 insegnanti di ogni ordine e grado della scuola, una prima esposizione teorica della psicomotricità su scacchiera gigante.

Si tratta del primo evento che il Comitato Regionale sardo, presieduto da Giovanni Mascia di Cagliari,  ha pensato per inaugurare la costituenda “Struttura degli istruttori sardi”, che avrà lo scopo di colmare una lacuna: quella della formazione permanente degli istruttori, sia scolastici, sia sportivi sia “sociali”.

Ma torniamo all’evento. La mattina in qualità di coordinatore dell’incontro ho introdotto gli splendidi lavori di Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari – ottimamente testimoniati in questo sito – che purtropppo non siamo riusciti economicamente ad invitare di persona ad Oristano: ma siamo già daccordo che al prossimo appuntamento non mancheranno.

Ciò che ho voluto sottolineare di tutta l’esperienza nelle Marche è stata la grande condivisione coi bambini, in una creatività costruttiva che segna un vero modello didattico per tutti coloro che vorranno sperimentare la psicomotricità coi bambini dai 4 anni un su: la costruzione della scacchiera; l’introduzione della musica; le filastrocche; i giochi motori utilizzati; i momenti di attenzione, riflessione e comprensione… Non credo di esagerare nel dire che Maria Beatrice e Mauro, al loro primo anno di sperimentazione, hanno tratto il meglio dalle idee precedenti (Lazio, Piemonte, Sardegna)  ed abbiano introdotto a pieno merito le Marche all’avanguardia rispetto a questa innovativa pratica!Un momento dell'incontro.

Metodo ideografico.

Con l’ausilio di una mia scacchiera ideografica, ho voluto fare un quadro delle potenzialità formative della psicomotricità. Nel mio personale approccio alla psicomotricità non posso non citare il “quaderno” che ho sviluppato grazie al mio prezioso collaboratore Michele Devilla, che ha la funzione di “raccordare ” l’esperienza motoria a quella “scolastica” e viceversa, poichè gli esercizi proposti nel quaderno (puzzle, labirinti, pre-grafismi, disegni…) sono poi riportati nella “mappa” della scacchiera ideografica (con le solite icone delle orme, dei muri, dei fuochi ecc.) per poi essere eseguiti in coinvolgenti giochi corporei all’interno della scacchiera gigante. Il metodo ideografico, come ho scritto anche altrove, si completa realmente con questa pratica psicomotoria, perchè si passa dall’idea più astratta a delle immagini o dei suoni, quindi alla manipolazione di oggetti sullo sfondo di una griglia ben definita (la scacchiera 10×10!), infine nell’azione o rappresentazione anche plateale della stessa!

Gli scacchi come terapia.

Alessandro Pompa

Nel primo pomeriggio Alessandro Pompa, molto apprezzato da tutti i presenti, ha fatto una splendida premessa a partire dal convegno “Giocare a scacchi con la mente” svoltosi a Pomezia lo scorso anno, sulla potenzialità degli scacchi per l’inclusione di soggetti diversamente abili (“come noi tutti siamo” ha affermato Alessandro), sulla possibilità di riprogrammare le attività didattiche con un’azione di mediazione tra docente e discente (metodo Feuerstein, brillantemente esposto sempre a Pomezia dal Prof. Mauro di Mauro dell’Università Cà Foscari di Venezia).

L’esposizione di Alessandro, non scevra di continui giochi di parole secondo un suo ormai riconoscibile stile, ha poi illuminato i presenti sul valore educativo del gioco degli scacchi, ripercorrendo anche storicamente la funzione della FSI come ente morale e facendo degli omaggi a personaggi che si sono particolarmente distinti  nell’ambito della formazione.

La psicomotricità, secondo Pompa, può fungere benissimo un ruolo diagnostico non solo sulle capacità di apprendimento dei bambini, ma persino sulla capacità del sistema scolastico di rinnovarsi e di individuare buone pratiche per la didattica relativa allo sport ed alla consapevole cittadinanza delle future generazioni: iniziando con una condivisione – mettendosi in gioco – delle basilari regole. Proprio questo è stato il senso di una esemplificazione pratica che lo stesso Pompa ha mostrato, con l’aiuto di un suo vecchio allievo (Francesco Pes, venuto proprio per salutarlo) e della campioncina regionale Under 8 Maria Cristina Pannella. Il gioco consisteva nel togliere le case al Re (Alessandro) alzando le mani (Francesco e Maria Cristina) ogni volta che questi finiva sotto scacco.

Paola Russo

La scacchiera come palestra!

Nel pomeriggio ci ha raggiunto – dopo una breve “odissea” aerea – anche Paola Russo, che ha fatto una interessantissima relazione agli insegnanti (molti di loro insegnano proprio educazione fisica) sull’utilizzo della scacchiera gigante per fare interiorizzare concretamente molti concetti astratti curriculari di materie come la matematica, geometria, storia, geografia e motoria. L’enfasi della relazione di Paola era posto soprattutto nella ricerca di soluzioni adeguate di fronte alle molteplici difficoltà che si incontrano nel quotidiano, mostrando una costante di tutti gli approcci didattici: una sincera attenzione alla formazione globale dei giovani.

La struttura dell’intervento di Paola Russo è la suddivisione del metodo didattico in due distinti moduli di 8-10 lezioni ciascuno: nel primo modulo si passa dalla spontanea esplorazione dello spazio alla consapevolezza dei primi concetti spaziali, ritmici e numerici. Si passa alle prime esperienze guidate, all’assegnazione di istruzioni di gioco, al problem solving, promuovendo emotività e accentundo il momento creativo, relazionale e le competenze acquisite per consentire la trasferibilità ad altri contesti.

Gli strumenti proposti sono in genere facilmente reperibili: una scacchiera di stoffa, corde, cappelli, coni, palle, tamburelli e fischietti (persino una vera canna da pesca!); coi quali sono possibili molteplici varianti ai giochi proposti per graduarne la difficoltà e tenere sempre viva l’attenzione dei partecipanti.

Nel gioco poi vengono “tirati in ballo” i vari blocchi emotivi e relazionali, e vengono risolti grazie alla consapevole guida dell’istruttore che li usa come espedienti per fornire i “giocatori” di nuovi strumenti psicologici, per arricchire la formazione del carattere.

Matematica e scacchi! Il metodo di Carmelita Di Mauro.

La copertina di "Scacchiera e regoli guida" di Carmelita Di MauroAl Convegno di Torino “Gli scacchi: un gioco per crescere” ho avuto il piacere di conoscere personalmente la maestra di Gela Carmelita Di Mauro con la quale è iniziata una bella amicizia. Fin da subito ho apprezzato il suo fantastico metodo scolastico, che nella sua preziosa multidisciplinarietà penso sia d’esempio a tutti noi istruttori di scacchi nelle scuole, soprattutto quelle primarie.
È stato un piacere, dopo 7 mesi,  rincontrarci con Carmelita a Pomezia, il 3  ottobre 2009,  in occasione del convegno, “Giocare con la mente”, ad opera di Roberto Miletto e Alessandro Pompa. Confrontare le nostre idee ed esperienze con studiosi del settore, è stato un ulteriore motivo di crescita; ma del convegno  parlerò prossimamente.
Approfittando del convegno ho chiesto a Carmelita di descrivere il suo metodo ai lettori di scacchi012. Ecco cosa mi ha raccontato.

Il metodo di Carmelita Di Mauro.
Il metodo di Carmelita è basato sui regoli matematici, ma è strutturato in modo che in maniera molto graduale i bambini imparino a costruire la scacchiera e contemporanemente costruiscano la loro mappa mentale di rappresentazione della conoscenza, nel rispetto delle fasi dello sviluppo: fase ludica, iconica, simbolica; il gioco, il disegno e l’astrazione. Emblematico in tal senso è il gioco di associazione di memoria, con il quale i bambini imparano senza troppe difficoltà a memorizzare sino a 100 informazioni in pochi minuti… ma andiamo con ordine!

L’importanza del colore.
L’uso appropriato dei colori aiuta a rafforzare  i concetti topologici, tanto utili per l’orientamento spaziale: attività come colorare, ritagliare, comporre e scomporre puzzle sulla scacchiera sono alla base del metodo.

Anche  bambini che non padroneggiano ancora la cardinalità dei numeri e non conoscono necessariamente le lettere dell’alfabeto, possono  venire coinvolti, e così pure i bambini diversamente abili. Giocare con i colori, infatti,  è una proposta sempre bene  accolta dal bambino, come un’occasione stimolante e di facile applicabilità, in quanto si tratta di qualcosa con cui egli ha fatto  esperienza sin dalla più tenera età.

Scacchi e regoli.
L’intuizione, che rappresenta una vera novità, è quella di associare ad ogni traversa il rispettivo colore del regolo matematico:

Colonne e traverse sono associate ad un colore   Marrone per l’8.
   Nero per il 7
   Verde scuro per il 6,
   Giallo per il 5,
   Fucsia per il 4, 
   Verde chiaro per il 3,
   Rosso per il 2,
   Bianco per il n°1,
  

Poi si ripete l’operazione per le colonne, così da abbinare ad ogni casa due colori. Questa semplice trasposizione, così come più astrattamente le coordinate alfa-numeriche, consente all’insegnante di matematica di porre le basi per far comprendere ai bambini concetti fondamentali di logica e persino di algebra!

Se comprendo e voglio ricordare devo associare.
Con un  gioco di associazione di numeri, colori, immagini, viene attivata la memoria a lungo termine,  cosicché  i bambini imparano senza troppe difficoltà a memorizzare sino a 100 informazioni nuove,  in pochi minuti.
Ma soprattutto è stato lo spunto per far imparare ai suoi allievi un sistema di mnemo-tecnica che ricorda quello del mnemotista di fama mondiale Gianni Golfera: grazie alle lettere iniziali di ogni colore le case possono essere assegnate a dei nomi, per esempio la casa a1 (Bianco-Bianco= BB= Babbo) la casa a2 (Bianco-Rosso=BR=Bara) ecc. in modo che ogni associazione sia il più forte possibile. Sempre secondo Giovanni Golfera (che Carmelita però non conosceva!) più assurde e più vissute sono le immagini maggiore è la possibilità di ricordarle.
Ambedue i metodi sono  una strategia d’apprendimento metacognitivo , che aiuta a formare categorie mentali che servono ad imparare oggi il gioco degli scacchi, domani quant’altro sapremo adattare al metodo associativo.
Ambedue i metodi operano  nel rispetto delle fasi dell’età evolutiva: ludica, iconica e simbolica, con il gioco, il disegno e l’astrazione.

I regoli creano una mappa cognitiva.
I regoli colorati formano la scacchieraQuesta sorta di mappa cognitiva costruita con i colori dei regoli,  diventa il mezzo per mediare l’apprendimento di contenuti di conoscenza e di attività metacognitive che vanno ben oltre il gioco degli scacchi: es. la mnemotecnica dei loci, la tombola dei numeri, dei colori, dei nomi, delle forme, l’applicazione dell’abaco virtuale, l’apprendimento della geometria piana e dell’algebra nonché la possibilità di svariati raccordi interdisciplinari.

I pezzi assumono il colore della colonna di partenza.
Ovviamente essendo il colore l’elemento principe del metodo”Scacchi e regoli”,  anche i pezzi della scacchiera verranno influenzati dai colori dei regoli e precisamente assumeranno  il colore della colonna di partenza.
Al posto dei classici pezzi, bianchi e neri, i personaggi colorati, vengono contraddistinti da nomi propri, con proprie caratteristiche fisiche (sesso e colore) e appellativi.
Esercitazioni e regole e filastrocche sono raccolte nel fascicolo Scaccolandia. I personaggi di Scaccolandia hanno:
          – nome proprio
          – caratteristiche fisiche (sesso e colore)
          – appellativo
Carmelita insegna gli scacchi sfruttando al meglio la “storificazione” del gioco:  nomi e caratteristiche dei personaggi, giochi propedeutici, storie, filastrocche, balli ecc. In particolare il nome, dato ad un personaggio degli scacchi,  consente al bambino di conoscerlo,  riconoscerlo e studiarlo, comprenderlo e ricordarlo! (questa cosa mi ricorda che Alessando Pompa fa agire i suoi piccoli bambini chiamandoli col nome del pezzo e il loro nome di battesimo: AlfierGiulio, TorreAntonio, ecc.)

Donnabona, la regina di ScaccolandiaTramite appellativi che  accompagnano il personaggio e  brevi filastrocche, il bambino  fisserà bene nella sua memoria regole, valori, sottili trategie, caratteristiche di azione del pezzo, (quasi attribuibili ad una sorta di personalità del personaggio stesso): es. Donnabona la mangiona (per la regina).

 

 

Maschile e femminile aiutano a dividere la scacchiera.
La scacchiera, idealmente viene divisa in due parti: in ala delle femmine o ala di regina e ala dei maschi o ala di re. Così, le due torri, i due cavalli e i due Alfieri, saranno dei distinti protagonisti nella partita.
Ad esempio l’Alfiere campo chiaro e quello campo scuro non potranno  essere confusi l’un l’altro perché ognuno di loro avrà percorsi e caratteristiche differenti.
Questi elementi si sono rivelati  molto utili per il bambino , per seguire  ricostruire ed analizzare la partita, e per studiare eventuali tattiche e strategie!

I personaggi così presentati diventano per  il bambino dei veri “compagni” di gioco, da interpretare durante le attività di role play, ma  anche  da vedere e rivedere   attraverso i cartoni animati di Scaccolandia creati ad hoc per loro e recuperabili da YouTube.

I personaggi di Scaccolandia

Grazie a questa caratterizzazione ogni pezzo della scacchiera assume una ben precisa fisionomia e caratterizzazione che può consentire alla fantasia dei bambini di costruire delle storie che facilitino il ricordo delle partite giocate ma anche una maggiore consapevolezza del valore di ogni singolo pezzo del proprio schieramento e di quello avversario.
Ecco qui sotto un esempio:

 

Carmelita ha molti altri video su YouTube. Il suo canale è Scaccolandia1.

Carlo Alberto Cavazzoni, Carmelita Di Mauro, Sebastiano Paulesu - Torino, febbraio 2009

Carlo Alberto Cavazzoni, Carmelita Di Mauro, Sebastiano Paulesu - Torino, febbraio 2009

Trovo molti parallelismi anche col mio metodo ideografico che ho sviluppato indipendentemente e che pure fa largo utilizzo di immagini e filastrocche (Carmelita in questo senso è impareggiabile!) che danno ai bambini una nuova chiave di accesso al mondo degli scacchi facendo leva sulla loro fantasia e coinvolgendoli entusiasticamente.

Matto del “carabiniere”

 L’insegnamento non può prescindere dall’apprendimento.

Il Re come un "carabiniere"!

Il Re come un "carabiniere"!

Uno dei problemi maggiori per gli scacchisti di un certo livello quando hanno a che fare con i bambini è quello che non riescono a “dimenticare” tutto quello che sanno e cercano di insegnare ai bambini l’ultimo grado della loro competenza (senza considerare che persino loro l’hanno raggiunta per gradi e in molto tempo).
È quello che accadeva anche a me alle prime esperienze di insegnamento. Il problema è dato dal fatto che i bambini non sono in grado di raggiungere subito un tale livello di competenza senza prima aver incontrato tutte le difficoltà della pratica; senza contare che persino il linguaggio dell’istruttore rischia di essere troppo “strutturato” e complesso.

Tempo fa – anche con bambini piccoli – introducevo tutti i pezzi sin dalla prima lezione, per farli subito giocare dopo venti minuti di istruzioni; quindi riprendevo le stesse informazioni per almeno 3 o 4 lezioni. Ora, con i più piccoli, introduco un pezzo per volta e li faccio giocare solo con i pezzi già spiegati. Ho notato che apprendono meglio. 

Ho sperimentato, insomma, un metodo che “costruisce”  per gradi la conoscenza dei bambini, senza preoccuparmi – a volte – di dare informazioni incomplete… Per esempio spiego l’arrocco e la presa en-passant almeno dopo 5 lezioni di pratica di gioco con tutti i pezzi.

Oppure insegno dei metodi più lunghi ma più facili da ricordare: faccio un esempio tipico: il matto fondamentale di Re e Torre contro Re può essere eseguito rapidamente col meccanisco “dell’inscatolamento” cioè confinare il Re difendente in spazi sempre più ridotti sino a costringerlo ad un angolo e dargli matto. Per anni ho insegnato questo sistema ai miei bambini (dopo una decina di lezioni preliminari), ma ora ho capito due cose: primo che non è il metodo più adatto, secondo che al momento di giocarlo in torneo vanno semplicemente nel pallone!

 Così da qualche anno ho sperimentato il “Matto del Carabiniere”, che seppure più lungo come procedimento è molto più facile da imparare e memorizzare.

Il matto del carabiniere. Diagr. 1, posizione di partenza

1.Ta4  (Si fa notare ai bambini che la Torre impedisce al Re l’accesso a metà scacchiera)

Il matto del carabiniere. Diagr. 2.

1…Rd5  (il difensore cerca di catturare la “sentinella” avvicinandosi)

Il matto del carabiniere. Diagr. 3

2.Rd2 Rc5 3.Rc3 Rb5 (ora il Re cerca di catturare la Torre, ma…) 
Il matto del carabiniere. Diagr. 4
4.Th4 (questa si trasferisce dall’altro lato!) 4…Rc5 (il Re, si dirige verso la Torre, ma si pone di fronte al Re avversario)  
5.Th5+Quando è attaccata la Torre si trasferisce di lato
Il matto del carabiniere. Diagr. 5

5…Rd6 6.Rd4 Re6 7.Ta5 (una mossa di attesa: si aspetta che il Re torni di fronte al “Carabiniere”) 

Il matto del carabiniere. Diagr. 6

7…Rf6 8.Re4 Rg6 9.Rf4 Rf6 (nel bordo il Re perderebbe ancora prima!) 10.Ta6+ Re7 11.Re5 Rd7 12.Th6 (mossa di attesa) Rc7 13.Rd5 Rb7 14.Rc5 (si insegue un Re, come farebbe un carabiniere) Rc7 15.Th7+ Rd8 16.Rd6 Re8 17.Ta7 (mossa di attesa)

Il matto del carabiniere. Diagr. 7

17…Rf8 18.Re6 (il carabiniere insegue) Rg8 19.Rf6 Rh8 20.Rg6 (ora il Re è costretto a portarsi in “opposizione”)

Il matto del carabiniere. Diagr. 8

20…Rg8 21.Ta8#

Ai Giochi sportivi studenteschi di Jesolo del 2008  un mio allievo è venuto da me esultante: “Ho fatto il  matto del carabinere!”, redarguito da uno stupefatto arbitro che prima lo ha apostrofato “Vai a rimettere a posto i pezzi” (il bambino voleva orgogliosamente farmelo vedere) e poi esclamando tra sé e sé: “Matto del carabiniere, mah!”

francesca

Torre2

Tutti i disegni sono di mia nipote Francesca!

Esercizi di visualizzazione.

La conferenza stampa di Dresda mi ha fatto conoscere nuovi esercizi per esercitare la memoria. Adesso che li ho sperimentati con i bambini dei miei corsi, posso dire che funzionano.

Memorizzare la posizione
Si tratta di mettere sulla scacchiera magnetica alcuni pezzi (pochi all’inizio) poi nascondere la scacchiera e far mettere le posizioni sulla scacchiera dei ragazzi. Ho provato prima a fargli fare questi esercizi in coppia della serie “mal comune mezzo gaudio”.

Battaglie navali.
Altro spunto interessante sono le battaglie navali con i pezzi imparati da poco. Per esempio metto la Donna sulla scacchiera magnetica nascosta alla vista dei ragazzi (in coppia), loro posizionano la Torre su una casa, se la Torre vede la Donna allora dico bersaglio in vista, altrimenti si ritenta. Poi quando il bersaglio è in vista bisogna catturarlo con mossa regolare.

Sono giochini da fare in 10 minuti alla fine della lezione oppure all’inizio.

Lezioni dimenticate.

Il Bianco pensa (poi farà h3)Domenica 18 maggio 2008, tifo da stadio sugli spalti della palestra Azzurra di San Martino di Lupari (PD). Siamo all’ultimo turno del Campionato giovanile del Veneto, e nella categoria pulcini femminile Noemi De Grandi ha un punto di vantaggio sulla sua avversaria.
Nonostante i consigli dell’allenatrice e di noi accompagnatori ha impostato una partita tutta tesa allo scambio dei pezzi e alla semplificazione, per ottenere una patta che le garantirebbe la conferma del titolo di campionessa regionale.
Le due bambine approdano ad un finale di pedoni che inizialmente si presenta rischioso per il Nero, cioè per Noemi. Ma il Bianco, anziché a2-a3 gioca l’ingenua c3-c4 e si raggiunge questa posizione:

Posizione 1

Noemi riflette su cosa sia giusto fare, mentre sugli spalti fremiamo e ci auguriamo che spinga. Il tempo di riflessione sembra lunghissimo, poi Noemi spinge e a questo punto aspettiamo tutti la sua facile (??) vittoria che darebbe il secondo posto a Livia, sua compagna di scuola. 

Il Bianco ora spinge in f3, e Noemi spinge in h5. Il Bianco ora riflette …e spinge in h3, condannandosi definitivamente. Ma fra bambini mai dire mai. Noemi potrebbe giocare h4 e sarebbe finita, ma,  

Il Nero muove e vince

fra la nostra costernazione, spinge in g4. Cambio, cambio, cambio e poi il Bianco spinge in g3.

Noemi adesso non può ritardare ulteriormente la spinta del pedone a, e forse per recuperare il tempo perduto, muove spettacolarmente da a6 ad a4. Di fronte a tanta determinazione, la sua avversaria propone patta che viene inopinatamente accettata. Noemi vince il torneo ed è ancora campionessa regionale; Livia perderà il secondo posto per spareggio tecnico.

Tutto bene quello che finisce bene, ma era lecito aspettarsi di più, visto che le tecniche di base dei finali di pedone sono state oggetto di una lunga lezione a gennaio (lezione che si può scaricare cliccando qui). Evidentemente l’assimilazione richiede tempi più lunghi. E visto che la cognizione dell’importanza di un pedone passato lontano, di come lo si crei e lo si possa sfruttare dovrebbero far parte del bagaglio tecnico di ogni piccolo agonista, alla scuola di scacchi, ieri, abbiamo usato questo finale per ripassare quanto visto a gennaio.
Insegnate, insegnate, qualcosa resterà.

Quanto vale un kg di pedoni? Una polemica sul valore dei pezzi.

Un kg di pezzi mistiIo non insegno scacchi nelle scuole elementari. I ragazzi che vengono al circolo sanno già giocare, e se pure mettono pezzi in presa, conoscono la forza relativa dei pezzi.

Per questo motivo, fino al recente corso per istruttori di base del Comitato Regionale Scacchi del Veneto, non mi ero mai posto il problema del valore dei pezzi. Io non avevo imparato con i numeri, come capita invece oggigiorno alla maggior parte dei bambini, ma è anche vero che la mia formazione scacchistica autodidatta degli anni giovanili, prima della lunga pausa, è stata decisamente “selvaggia”. Il mio primo libro fu quello di Bobby Fischer, 60 partite da ricordare: bello, ma inadatto ad un principiante che sapeva appena le regole. E i libri successivi – allora pubblicava solo la Mursia – erano tradotti dalla scuola sovietica, quindi non davano alcun valore ai singoli pezzi. Però i manuali per bambini li riportano quasi tutti, anche quelli che giudico meglio curati. E la cattiva abitudine risale ad oltre un secolo fa:

Alcuni scienziati hanno calcolato il valore matematico approssimativo dei pezzi così come segue: prendendo il pedone come unità, il Cavallo vale 3,05, l’Alfiere 3,50, la Torre 5,48 e la Donna 9,94
Wilhelm Steinitz, campione del mondo di scacchi dal 1886 al 1893

ed è proseguita negli anni fino ai giorni nostri. 

Dicevo che tutti i manuali che conosco riportano i valori dei pezzi. C’è un’eccezione, ed è il libro di Roberto Messa e Maria Teresa Mearini, Il gioco degli scacchi, che così affronta la questione:

La forza dei pezzi
Giocando ti sarai già accorto che non tutti i pezzi hanno la stessa forza: il Pedone è sicuramente il più debole perché le sue possibilità di movimento sono molto limitate.
Al contrario, la Donna è il pezzo più potente, quello più pericoloso per il Re avversario. In mezzo ci sono la Torre, l’Alfiere e il Cavallo, che hanno circa la stessa forza (fra i tre vale un po’ più la Torre).

Con poche e semplici parole sono stabilite le gerarchie “normali” fra i pezzi, ma senza quantificarne un valore. (15.12.07: ma la terza edizione inserisce anche i valori, vedi sotto)

Ho riflettuto su questa modalità di insegnamento dopo che il prof. (ma forse lui  preferisce essere chiamato maestro) Rosino ha proposto il suo vecchio articolo sulla valutazione funzionale dei pezzi al recente corso per istruttori elementari tenuto a Padova.

Sostiene Rosino (riassumo sperando di non distorcere troppo) che:

  • gli scacchi sono un sistema di segni che diventa sistema linguistico

  • quindi agli scacchi si può applicare quello che si è scoperto a proposito del linguaggio, e cioè che la formazione del senso (in ambito scacchistico, della posizione) sia dato dalla relazione in cui stanno i pezzi, cioè dalla funzione che in quel momento (posizione) stanno svolgendo.

Citando Carlo Salvioli, forte giocatore e teorico degli scacchi, attivo fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900,

per entrare nello spirito del giuoco, non tanto sarà necessario conoscere la forza e la natura di ogni singolo pezzo in via assoluta, quanto studiarne la differente attività in ogni stadio differente della partita, e collo studio delle partite e dei finali dei grandi maestri.

Rosino propone il suo approccio pedagogico agli scacchi:

fin dalle prime lezioni sul gioco e in modo particolare nelle fasi immediatamente successive, ogni pezzo va presentato assieme ad altri, nel luogo “convenzionale” degli avvenimenti scacchistici, la scacchiera, mostrandone le funzioni in rapporto con le altre presenze e facendo verificare “sperimentalmente” come sia la disposizione dei pezzi sulla scacchiera a rendere dinamico e fortemente variabile il loro valore.

Io penso che anche un bambino piccolo (7-8 anni) possa imparare e migliorare senza avere bisogno di sapere se un alfiere vale 3 oppure 3,3 punti. E Rosino mi ha convinto che se il bambino impara a valutare la forza dei pezzi in relazione alla funzione svolta in quel momento (cioè in quella posizione) crescerà con maggiore autonomia di pensiero e sarà facilitato nella sua crescita scacchistica. E spero, in un tempo ragionevole,  di riuscire a pubblicare un po’ di materiali su questo argomento.

Aggiunta (15 dicembre 2007)

La terza edizione di Giocare a Scacchi riporta anche i valori numerici dei pezzi. Sarebbe interessante sapere perché.

Pensa come un grande (non necessariamente maestro)

Allora, cosa diceva Dvoretskij delle posizioni come questa?Analizzare è una parola magica e piena di fascino per un adulto (maturo) come me. Da quando ho ripreso, da NC, a giocare a scacchi, quattro anni fa, ho avuto la ferma convinzione che trovando il metodo giusto del processo di analisi avrei trovato anche il modo per migliorare tantissimo. Ho scoperto subito che la questione è molto controversa e che oltre al metodo serve competenza, cioè conoscenza più abilità.

Per un bambino, soprattutto per quelli più piccoli, analizzare è sinonimo di fatica (anche per gli adulti) e per questo evita accuratamente di farlo.

Nella mia limitata esperienza ho osservato alcune problematiche ricorrenti. Le riporto qui come base per una eventuale discussione.

  

La colonna infame, ovvero i problemi nella funzione di valutazione delle posizioni.

La funzione di valutazione è spesso scarsa anche in noi adulti di livello medio basso, 1N-CM. Nei bambini è spesso assente.

I bambini, infatti, sono molto più dogmatici …e in compenso conoscono meno principi (ma parlando del loro punto di vista sarebbe meglio chiamarli “regole”). La combinazione di questi due elementi – potenziata dall’orientamento materialistico dei bambini – produce scelte scorrette.

Ad esempio: il possesso di una colonna è un vantaggio strategico facile da capire, perciò assume importanza enorme per i bambini, anche per quelli un po’ più grandi, 11-12 anni. E così vedono solo la colonna aperta – molto di più di quella semiaperta – e cercano di occuparla, senza curarsi della reale possibilità di entrata nel territorio dell’avversario.

  

La prima mossa non si scorda mai.

C’è un altro elemento che caratterizza l’analisi dei bambini ed è la Sindrome della prima mossa che piace (io qui avevo scritto “che viene in mente”, devo la precisazione ad Alex Wild, che ringrazio molto anche per avere chiarito il perché). Il bambino guarda la posizione sulla scacchiera – o solo parte di essa!! – ha un’idea che gli piace e analizza, quando va bene, solo quella, cercando conferme della bontà della scelta. Se questo avviene durante una lezione, il bambino cercherà in tutti i modi di dimostrare che la SUA scelta è corretta.

Studi accademici hanno confermato questo comportamento, che pare tipico di tutti i giocatori alle prime armi. Uno studio olandese, in particolare, ha rilevato che

  • il principiante cerca conferme della bontà della mossa che pensa di giocare,
  • il grande maestro cerca confutazioni alla mossa che sta analizzando.
  • Lo studio olandese è stato menzionato da Michele Collatina in una discussione intavolata sul newsgroup it.hobby.scacchi.  Cliccate qui per leggerla.

    Alexander Wild ha fatto notare che questo modo di funzionare dei bambini è molto naturale ed è, in realtà, un meccanismo di difesa dal sovraccarico cognitivo. Mi pare una bella spiegazione.

      

    Questa faccia non mi è nuova, ovvero del riconoscimento di schemi tipici come ausilio nell’analisi 

    I bambini hanno poca esperienza di gioco e ancor meno di studio. Per questo la loro capacità di riconoscere schemi e configurazioni di gioco è molto limitata. D’altra parte l’apprendimento per schemi (quindi un apprendimento visivo) è quello più efficace per i bambini fino a 12 anni. A questa modalità di apprendimento si rifanno sia i libri di Alex Wild, sia lo Stappenmethode olandese, di cui scriverò prossimamente (l’articolo è qui).

    Ovviamente è più facile stimolare il riconoscimento di schemi tattici che strategici. Per la strategia bisogna limitarsi a quegli schemi dove gli elementi di valutazione posizionale sia visibili direttamente sulla scacchiera. I concetti troppo astratti sono quasi incomprensibili ai bambini.

    Far analizzare i bambini: tentativi e insuccessi nei corsi del Circolo vicentino Palladio.

    Da febbraio 2007 nella scuola di scacchi del Circolo scacchistico vicentino Palladio ho provato maldestramente a migliorare l’attenzione e l’analisi dei ragazzi. Tre le esperienze principali:

    1. analisi a casa con una scheda guida.
    L’errore commesso è stato di predisporre una scheda di analisi troppo complessa. Nel tentativo di rendere più semplice il lavoro (!), la scheda realizzata a inizio corso era strutturata come una lista di controllo con una serie di domande relative alla partita da analizzare. Il carico di lavoro si è rivelato eccessivo rispetto alla pazienza e concentrazione dei bambini ed ha inficiato l’efficacia dell’analisi.

    2. analisi durante il gioco in orario di lezione
    I bambini hanno ricevuto una scheda con le mosse di partenza, obbligatorie per tutti, e hanno giocato con l’orologio, 20 minuti a testa, non con lo scopo di vincere, ma con quello di giocare almeno 5 mosse prima delle quali dovevano completare una serie di domande relative alla posizione di gioco corrente. L’esercizio doveva abituare i ragazzi a riflettere prima di muovere, ma non ha avuto molto successo.

    3. analisi a casa di posizioni sia tattiche che strategiche.
    Questo esercizio è stato affidato solo ai ragazzi più forti scacchisticamente. Si sono applicati, ma l’analisi non è stata del tutto accurata e l’esecuzione domestica dell’esercizio ha impedito di seguire i percorsi di pensiero dei ragazzi.

    In conclusione, posso raccomandare solo attività che  favoriscano il riconoscimento degli schemi e configurazioni di gioco. Per il resto le esperienze sono in gran parte negative. Come un GM ho cercato di confutare le mie varianti. …il problema è che ci sono riuscito e non ho più idee!