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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
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    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Oristano: Incontro sulla psicomotricità.

Nello scorso fine settimana il Comitato Regionale Sardegna della Federazione Scacchistica Italiana, grazie alla preziosa disponibilità logistica della Società Operaia di Mutuo Soccorso (SOMS) di Oristano, ed alla gentilissima collaborazione della maestra Paola Russo di Savigliano, Alessandro Pompa di Roma e del sottoscritto, ha potuto illustrare ad una platea composta da circa 30 insegnanti di ogni ordine e grado della scuola, una prima esposizione teorica della psicomotricità su scacchiera gigante.

Si tratta del primo evento che il Comitato Regionale sardo, presieduto da Giovanni Mascia di Cagliari,  ha pensato per inaugurare la costituenda “Struttura degli istruttori sardi”, che avrà lo scopo di colmare una lacuna: quella della formazione permanente degli istruttori, sia scolastici, sia sportivi sia “sociali”.

Ma torniamo all’evento. La mattina in qualità di coordinatore dell’incontro ho introdotto gli splendidi lavori di Maria Beatrice Rapaccini e Mauro Gaspari – ottimamente testimoniati in questo sito – che purtropppo non siamo riusciti economicamente ad invitare di persona ad Oristano: ma siamo già daccordo che al prossimo appuntamento non mancheranno.

Ciò che ho voluto sottolineare di tutta l’esperienza nelle Marche è stata la grande condivisione coi bambini, in una creatività costruttiva che segna un vero modello didattico per tutti coloro che vorranno sperimentare la psicomotricità coi bambini dai 4 anni un su: la costruzione della scacchiera; l’introduzione della musica; le filastrocche; i giochi motori utilizzati; i momenti di attenzione, riflessione e comprensione… Non credo di esagerare nel dire che Maria Beatrice e Mauro, al loro primo anno di sperimentazione, hanno tratto il meglio dalle idee precedenti (Lazio, Piemonte, Sardegna)  ed abbiano introdotto a pieno merito le Marche all’avanguardia rispetto a questa innovativa pratica!Un momento dell'incontro.

Metodo ideografico.

Con l’ausilio di una mia scacchiera ideografica, ho voluto fare un quadro delle potenzialità formative della psicomotricità. Nel mio personale approccio alla psicomotricità non posso non citare il “quaderno” che ho sviluppato grazie al mio prezioso collaboratore Michele Devilla, che ha la funzione di “raccordare ” l’esperienza motoria a quella “scolastica” e viceversa, poichè gli esercizi proposti nel quaderno (puzzle, labirinti, pre-grafismi, disegni…) sono poi riportati nella “mappa” della scacchiera ideografica (con le solite icone delle orme, dei muri, dei fuochi ecc.) per poi essere eseguiti in coinvolgenti giochi corporei all’interno della scacchiera gigante. Il metodo ideografico, come ho scritto anche altrove, si completa realmente con questa pratica psicomotoria, perchè si passa dall’idea più astratta a delle immagini o dei suoni, quindi alla manipolazione di oggetti sullo sfondo di una griglia ben definita (la scacchiera 10×10!), infine nell’azione o rappresentazione anche plateale della stessa!

Gli scacchi come terapia.

Alessandro Pompa

Nel primo pomeriggio Alessandro Pompa, molto apprezzato da tutti i presenti, ha fatto una splendida premessa a partire dal convegno “Giocare a scacchi con la mente” svoltosi a Pomezia lo scorso anno, sulla potenzialità degli scacchi per l’inclusione di soggetti diversamente abili (“come noi tutti siamo” ha affermato Alessandro), sulla possibilità di riprogrammare le attività didattiche con un’azione di mediazione tra docente e discente (metodo Feuerstein, brillantemente esposto sempre a Pomezia dal Prof. Mauro di Mauro dell’Università Cà Foscari di Venezia).

L’esposizione di Alessandro, non scevra di continui giochi di parole secondo un suo ormai riconoscibile stile, ha poi illuminato i presenti sul valore educativo del gioco degli scacchi, ripercorrendo anche storicamente la funzione della FSI come ente morale e facendo degli omaggi a personaggi che si sono particolarmente distinti  nell’ambito della formazione.

La psicomotricità, secondo Pompa, può fungere benissimo un ruolo diagnostico non solo sulle capacità di apprendimento dei bambini, ma persino sulla capacità del sistema scolastico di rinnovarsi e di individuare buone pratiche per la didattica relativa allo sport ed alla consapevole cittadinanza delle future generazioni: iniziando con una condivisione – mettendosi in gioco – delle basilari regole. Proprio questo è stato il senso di una esemplificazione pratica che lo stesso Pompa ha mostrato, con l’aiuto di un suo vecchio allievo (Francesco Pes, venuto proprio per salutarlo) e della campioncina regionale Under 8 Maria Cristina Pannella. Il gioco consisteva nel togliere le case al Re (Alessandro) alzando le mani (Francesco e Maria Cristina) ogni volta che questi finiva sotto scacco.

Paola Russo

La scacchiera come palestra!

Nel pomeriggio ci ha raggiunto – dopo una breve “odissea” aerea – anche Paola Russo, che ha fatto una interessantissima relazione agli insegnanti (molti di loro insegnano proprio educazione fisica) sull’utilizzo della scacchiera gigante per fare interiorizzare concretamente molti concetti astratti curriculari di materie come la matematica, geometria, storia, geografia e motoria. L’enfasi della relazione di Paola era posto soprattutto nella ricerca di soluzioni adeguate di fronte alle molteplici difficoltà che si incontrano nel quotidiano, mostrando una costante di tutti gli approcci didattici: una sincera attenzione alla formazione globale dei giovani.

La struttura dell’intervento di Paola Russo è la suddivisione del metodo didattico in due distinti moduli di 8-10 lezioni ciascuno: nel primo modulo si passa dalla spontanea esplorazione dello spazio alla consapevolezza dei primi concetti spaziali, ritmici e numerici. Si passa alle prime esperienze guidate, all’assegnazione di istruzioni di gioco, al problem solving, promuovendo emotività e accentundo il momento creativo, relazionale e le competenze acquisite per consentire la trasferibilità ad altri contesti.

Gli strumenti proposti sono in genere facilmente reperibili: una scacchiera di stoffa, corde, cappelli, coni, palle, tamburelli e fischietti (persino una vera canna da pesca!); coi quali sono possibili molteplici varianti ai giochi proposti per graduarne la difficoltà e tenere sempre viva l’attenzione dei partecipanti.

Nel gioco poi vengono “tirati in ballo” i vari blocchi emotivi e relazionali, e vengono risolti grazie alla consapevole guida dell’istruttore che li usa come espedienti per fornire i “giocatori” di nuovi strumenti psicologici, per arricchire la formazione del carattere.

Alla ricerca del gioco perduto!

Alla ricerca del gioco perduto… 

Prosegue l’esperienza con la psicomotricità nelle scuole di Sassari (8° Circolo  “Galileo Galilei”e 13° Circolo di via Forlanini, entrambi di scuola primaria), in attesa di introdurre finalmente il progetto presso le scuole dell’infanzia come strumento propedeutico all’alfabetizzazione elementare: dell’istruzione, dell’attività motoria e naturalmente degli scacchi. 

Pertanto il mio personale percorso benché sia svolto nelle scuole primarie sta procedendo nell’ottica di coinvolgere i bambini della scuola dell’infanzia, cioè di 4 e 5 anni. Coerentemente con quanto mi ero prefissato questa esperienza è fondamentalmente motoria, ma con un orientamento ludico che ha l’ambizione di far condividere ai bambini partecipanti l’accettazione delle regole del gioco: mi presento quindi a loro – con una certa enfasi – come “Maestro di gioco” e gli propongo dei giochi semplici che la mia generazione giocava tranquillamente per strada pochi decenni fa, mentre ora è assai raro trovare bambini che abbiano gli spazi urbani per praticarli. 

Il primo gioco proposto è un semplice gioco di memoria (che serve anche alla mia per ricordare i nomi dei bambini) e consiste nel farli entrare uno per uno sulla scacchiera e fargli dire a voce alta il proprio nome: per esempio il primo entra sulla scacchiera si posiziona sulla casa A1 e dice il suo nome (Mario); il secondo si posizionerà su A2 dando così le spalle ad A1 e dovrà ripetere il nome di A1 ed il proprio (Luigi); quindi entra un altro bambino si dispone in A3 ripetendo i nomi di A1, di A2 ed il proprio (Alessio)… Il gioco sembra semplice, ma quando devono entrare sulla scacchiera 24 bambini c’è da divertirsi: un vero e proprio allenamento! 

I bambini all'esterno devono memorizzare le posizioni dei compagni all'interno.

Questo gioco si può naturalmente migliorare con delle varianti più motorie, come procedere con saltelli, oppure più mnemoniche: basta chiedere ad ogni bambino di entrare a caso su una qualsiasi casella e lo scopo del gioco è ricordare tutte le entrate precedenti (non lo crederete ma al momento ci sono bambini di prima elementare che hanno dei record personali di 14 associazioni nomi-caselle: siamo ancora ai primi “esercizi”, vi aggiornerò sui prossimi sviluppi!) 

Altro gioco che manda i bambini in visibilio è quello popolare dei “4 cantoni” : consiste nel far disporre ai 4 angoli della scacchiera altrettanti bambini; un altro bambino si posiziona invece al centro della scacchiera ed il suo compito è quello di “rubare” il posto d’angolo ad uno dei quattro bambini che ad un battito di mani della maestra dovranno obbligatoriamente cambiare di posto (pena l’immediata sostituzione con un altro bambino in “lista d’attesa”). Il gioco è accattivante, può essere reso più complesso con un falso allarme (cioè un battito di mani estraneo a cui è vietato muoversi pena la sostituzione) che mette i bambini di fronte ad una ulteriore prova di attenzione! Il numero dei bambini non è mai un problema: il fatto che siano “troppi” si può usare come espediente nella didattica  per disciplinarli all’attenzione sostituendoli per “punizione” ogni volta che sconfinano dalle regole: spesso è sufficiente dir loro che perderanno il turno per far sì che riprendano subito il giusto contegno di gioco! 

Altri giochi proposti sono stati il classico Paradiso (o Mondo o Campana a seconda delle regioni italiane) che consiste nel fare un percorso definito all’interno della scacchiera secondo delle regole: io ho proposto di saltellare con un solo piede nelle case nere e con due nelle bianche; è vietato mettere un piede su due caselle; chi sbaglia cede il turno ai compagni.
Il “Ruba-bandiera” fatto per far prendere loro confidenza con le coordinate alfanumeriche: ma si può fare anche cambiando di volta in volta (per esempio assegnando alle lettere delle colonne il nome di città, oppure colori, oppure animali o – come proposto da Alessandro Pompa e Filomena Morrone – delle illustrazioni di carta!). 

Palla “avvelenata” in cui essere colpiti in linea retta dalla palla comporta l’eliminazione dal gioco; “Gira la ruota”: si fanno muovere i bambini a caso all’interno della scacchiera e ad un battito di mani (o altro suono convenuto) devono fermarsi nella casella in cui si trovano; quindi si passa la palla ad un bambino e si chiede di colpire un giocatore che occupa una casa specifica (sempre per insegnare le coordinate, che non sono contrassegnate sulle scacchiere proposte). 

Un'azione di "palla avvelenata"

La maggior parte dei giochi all’aperto possono essere adattati allo spazio della scacchiera gigante, che anzi ne delimita i confini di campo rendendo necessarie le regole. Chi non avesse avuto – come il sottoscritto – la fortuna di giocarne a centinaia nella propria infanzia può trovare delle schede dettagliate nel sito dell’accademia del gioco dimenticato . 

Per una filosofia del gioco… 

Agli Istruttori che vogliono cimentarsi con la psicomotricità su scacchiera gigante consiglio inoltre vivamente la bellissima “Enciclopedia dei giochi” in due volumi di Giampaolo Dossena, edita da Mondadori, che contiene ben 1600 giochi con regole e istruzioni: fatevi ispirare ci sono davvero molti spunti interessanti come quello che propongo qui di seguito. Oltre a tutti i tipi di gioco (di movimento, di società, di parole, di strategia ecc.) ci sono anche delle schede relative ai personaggi importanti per la teoria del gioco, ed io ho letto con particolare attenzione quella di Roger Caillois – nato a Reims nel 1913 e morto a Parigi nel 1978 – si occupò del mito, del sacro e soprattutto dei giochi, scrivendo nel 1958 il libro “Les jeux et les hommes”  (I giochi e gli uomini), e curò nell’enciclopedia diretta da Raymond Queneau (“Encyclopédie de la Pléiade” edito da Gallimard) il volume su giochi e sport pubblicato nel 1967. 

Le idee di Caillois sui giochi si riferiscono esplicitamente a quelle di Johan Huizinga, il cui “Homo ludens” (altra pietra miliare!) era uscito nel 1938.  Caillois pensa di poter classificare i giochi in 4 categorie : 

  1.  agon o competizione
  2. alea o caso
  3. mimicry o maschera
  4. ilinx o vertigine

Per esempio gli scacchi sono puramente competitivi, mentre un tiro di dadi è completamente aleatorio; l’altalena è di pura vertigine e i bambini che giocano alla guerra fanno un gioco di “maschera”. Persuasiva è inoltre l’idea di Caillois che tutti i giochi si muovano lungo 2 piani fondamentali, la “paidìa” o turbolenza e il “ludus” o regola, che non sono categorie di gioco ma modalità di giocare. 

Anche il matto con donna e torre diventa un esercizio di psicomotricità.

E proprio con quest’ultima osservazione mi voglio collegare alla mia esperienza: tutti questi giochi di psicomotricità possono portare facilmente ad un’euforia tipica dei giochi di movimento verso una turbolenza (o “paidia” come la definiva Roger Caillois in contrapposizione alla regola o “ludus”) in tal caso spesso è utile riportare i bambini verso giochi di attenzione o memoria, in cui devono fare affidamento su un minimo di silenzio: io ho proposto dei giochi con una serie di oggetti che vengono disposti sulla scacchiera e che devono essere memorizzati; divido la classe in due o più squadre e li faccio sfidare assegnando ad una squadra il compito di spostare un oggetto (mentre gli altri sono voltati dall’altra parte) e quindi lasciare indovinare all’altra squadra quale oggetto è stato spostato. Dopo i primi tentativi ingenui iniziano a delinearsi alcune strategie ed organizzazioni, di cui vi parlerò prossimamente… 

Il gioco anziché con attrezzi di psicomotricità va bene anche coi pezzi degli scacchi!

Nonne, sceriffi, gorilla: tutti matti.

 
Ancora sulle carte di scacchi!
 
Le carte scacchistiche di Sebastiano Paulesu
 
Spendo ancora alcune parole per le “mie” carte scacchistiche, con una premessa doverosa: non sono in vendita! Questo per fugare subito ogni sospetto che il mio interesse per esse sia meramente commerciale e per ribadire che esse servono da incentivo alla disciplina dei bambini.
Ho avuto diverse ottime richieste per commercializzarle in tutta Italia ma per ora ho tralasciato ogni elementare regola di marketing. Il motivo è semplice, le carte hanno un senso se inserite in un contesto metodologico che le valorizzi. Pertanto la mia intenzione è di strutturare al meglio il mio metodo ideografico e magari proporne alla Federazione Scacchistica Italiana una implementazione tale da proporlo alle scuole come strumento didattico.
Come già scritto in un precedente articolo al momento l’idea migliore mi sembra quella di prevedere dei livelli di competenza secondo questo immaginario percorso:
  • il sentiero (carte celesti – livello zero);
  • il giardino (carte verdi – livello uno);
  • il labirinto (carte gialle – livello due);
  • il castello (carte arancioni – livello tre);
  • il tesoro (carte arcobaleno – livello quattro).
L’idea è quella di accompagnare i bambini verso una maggiore competenza scacchistica dandogli dei rinforzi visivi (e non solo…) per la loro memoria.
Per fare un esempio, si inizia con le carte celesti, che comprendono i movimenti dei pezzi o alcune rime semplici: queste carte vengono consegnate ai bambini dopo le prime lezioni (ogni bambino avrà una carta diversa dagli altri per stimolare la socialità e lo scambio).
Quando i bambini non fanno più errori di movimento dei pezzi allora regalo loro delle carte verdi (quindi per loro è già una conquista), che prevedono delle mosse semplici (tipo la forchetta, il doppio di cavallo, le “mosse lunghe” ecc.) , oppure dei semplici matti in una mossa  definiti con nomi di fantasia.
Quando i bambini hanno dato prova di aver superato il livello precedente, di solito sono passati dei mesi, allora inizio a proporre le carte gialle, in cui la difficoltà è maggiore e richiede una visualizzazione di due mosse a mente.
Quindi si procede, ma occorrono degli anni scolastici, con le carte arancioni e iridate.
Ovviamente per ogni livello la varietà di carte è di oltre un centinaio, quindi i bambini non avranno modo di annoiarsi.
 
Il matto della “nonna”.
Il matto "della nonna"
Ho ricevuto numerosi spunti relativi alla denominazione di questo matto, e mi pare doverosa qualche precisazione.
Qualche anno fa, per evitare che i bambini facessero stallo con Re e Regina contro Re, ideai un sistema che ne diminuisse la possibilità. Si tratta di procedere a salto di Cavallo sino a costringere il Re difendente in due sole caselle, quindi solo allora intervenire col Re e dare scacco matto.
Per meglio spiegare questo scacco matto ai bambini decisi di ricorrere ad una scenetta familiare: quella della nonna che cerca di abbracciare il nipotino che invece – per gioco – scappa; la nonna insegue allora il nipotino con le braccia tese ed esclamando “dove vuoi scappare da qui non passi!”; naturalmente quel birbone del nipotino riesce a scappare finché possibile e alla fine in un angolo trova un tavolo dove girare in tondo e la nonna è costretta a ricorrere all’aiuto del nonno, che accorre in suo sostegno sino a che la nonna abbraccia il nipotino, lo cattura, e lo bacia sulla fronte!
I bambini ridono sempre quando racconto loro questa storia e quando chiedo loro di ripeterla sulla scacchiera ideografica raramente hanno difficoltà, poiché li agevolo visivamente con le orme dei piedi e con i fuochi (per evidenziare le case controllate dalla “nonna”); inoltre in questo modo si attenua il senso di sconfitta poiché si inserisce l’elemento ludico di un contesto familiare ben conosciuto.
Insomma, sia chiaro che non si voleva connotare la “nonna” in senso negativo!
 
Fantasia (dei bambini) al potere!
 
Per i bambini questo è il matto "del gorilla"

Altro suggerimento che accetto di buon grado è quello di lasciar inventare e combinare i nomi dei matti ai bambini stessi e cito il matto rappresentato in figura che è appunto il frutto della fantasia dei bambini: originariamente l’avevo chiamato il “matto degli accompagnatori” poiché la dinamica ricorda quella di un adulto che accompagna un neonato “abbambinandolo” da sinistra a destra o viceversa.
Quando lo proposi ai bambini qualcuno mi disse che sembrava che il Re fosse scortato da due “gorilla” e qualche altro mi disse “No: sembra proprio il gorilla che quando corre muove le braccia così!” Ed io immaginai la scena del gorilla “caracollante” e mi parve una buona idea: chiesi ai bambini quale nome preferissero e fu un plebiscito per “matto del gorilla“.

Per questo non sono contrario a lasciare che siano i bambini stessi ad inventare i nomi dei matti!
Come si comprende da questi due esempi la raccomandazione che faccio ai colleghi istruttori è quella di associare la spiegazione di questi matti con delle scenette recitate o quantomeno mimate fisicamente: l’attenzione dei bambini è catturata e la loro memoria raddoppiata.
 
Matto dello sceriffo!

Bang bang! questo è il matto dello sceriffo!

Per concludere un ultima “scenetta” di matto che propongo ai più bravini (in genere dopo un paio di anni di corso) è quella del matto dello sceriffo, così chiamato perchè il Re attaccante recita la parte attiva dello sceriffo che assicura il Re fuggiasco alla Giustizia. Si tratta del modo più rapido per dare matto al Re, ma poiché i bambini si confondono lo propongo quando hanno già dimestichezza con il matto delle “sentinelle” e dei “passeggiatori” che sono i classici matti che si insegnano coi pezzi pesanti.
Ai bambini, nel quadretto finale, mimo il Re attaccante (lo Sceriffo) che estrae dal cinturone le sue due pistole e intima all’avversario: “Altolà, scacco matto!”

Scacco matto!

Combinazioni di matto! 
Ci sono molte definizioni per il termine “combinazione” di scacchi, ma la mia personale accezione è quasi etimologica: e cioè la combinazione di più temi o minacce in un’unica sequenza di mosse. Infatti essa è distinta dal tatticismo (o “petite combination” secondo la definizione di Capablanca), in cui invece è sufficiente un solo tema per acquisire il vantaggio e il più delle volte non è necessario alcun sacrificio, che secondo la maggior parte degli autori è ciò che caratterizza invece la combinazione.

Qualche anno fa iniziai a inventare delle definizioni per alcuni “quadri di matto”, sulla scorta di quelli più famosi come “Matto del barbiere” o del “corridoio”, perché mi pareva che fosse più facile tenerli a mente una volta che li si potesse associare ad un nome. Così ne inventai – senza esagerazione – qualche migliaio e mi accorsi di essere entrato in una “miniera” inesauribile.

Molti scacchisti “puristi” storsero un po’ il naso, mi dissero “Passi per matto affogato, che è universalmente riconosciuto, ma non puoi definire arbitrariamente un tema di matto”; semplicemente l’ho fatto! Non solo ma il passo successivo fu di “incorniciarli” a futura memoria dei miei bambini nelle carte di scacchi.

Per chi ama la classificazione storica dei motivi di matto posso segnalare il bellissimo libro di Pierluigi Beggi “Impariamo a dare matto”, che contiene una panoramica sui quadri di matto più famosi; oppure l’ottimo libro di Alex Wild “I matti” che ne contiene in gran numero senza alcun intento classificatorio.

Quest’anno invece sperimenterò un ulteriore gradino del mio metodo: la combinazione delle definizioni di matto! L’idea è semplicissima, poiché le definizioni hanno un senso (oltre all’evocazione della fantasia) che è prettamente scacchistico: per esempio i matti che sono resi possibili da una inchiodatura li ho chiamati “Matto del falegname”

Matto del falegname

Matto del falegname

il matto in cui la  Donna è a stretto contatto col Re avversario l’ho chiamato “Matto della nonna”

Matto della nonna

Matto della nonna

ora un matto in cui la Donna che dà matto al Re non può essere catturata a causa di una inchiodatura lo chiamerò “Matto della nonna del falegname” 

Matto della nonna del falegname

Matto della nonna del falegname

In pratica in questo modo si vengono a creare delle vere e proprie storielle, il che è di ulteriore stimolo per la memoria dei bambini.

Altro esempio: questo matto l’ho chiamato “Matto dell’Indiano” perché pare che l’Alfiere lanci una freccia al Re avversario 

Matto dell'Indiano

Matto dell'Indiano

quest’altro matto potrà allora chiamarsi “Matto del falegname indiano” 

Matto del falegname Indiano

Matto del falegname Indiano

Naturalmente le permutazioni combinatorie sono tendenti all’infinito, così i possibili quadri di matto degli scacchi, ciò nonostante i bambini sono stimolati a crearsi il proprio sistema euristico di riconoscimento e potranno esserne avvantaggiati.

 

Gli schemi ricorrenti.
Uno dei contributi più attesi al Convegno di Torino “Gli scacchi: un gioco per crescere” dello scorso febbraio, era quello di Fernand Gobet, sul ruolo cognitivo che possono avere gli scacchi a scuola. Dalla sua relazione emergeva chiaramente che la pratica era molto più importante del talento per raggiungere la maestria a scacchi (e non solo a scacchi), e che sostanzialmente la differenza tra esperto e novizio è puramente una questione di dinamicità o plasticità mentale nell’organizzare la propria memoria in blocchi (chunks) di alcuni motivi o schemi ricorrenti (patterns): il maestro è solo più abile e più veloce nel riconoscere questi schemi o di ripescarli dalla propria esperienza, mentre il dilettante è più lento e possiede in genere meno schemi di riferimento.

Per lo stesso motivo io ritengo che le mie carte scacchistiche possano svolgere un gran ruolo sulla capacità dei bambini di migliorare sia la memoria che l’immaginazione (senza alcuna particolare spinta agonistica nell’insegnamento) e le ho adottate da qualche anno nella mia didattica a scuola.

Le illustrazioni dei matti (semplici diagrammi che vanno dal matto in una mossa fino ad un massimo di 4 mosse per i bambini più bravi) grazie al loro nome vengono memorizzati più facilmente e spesso i bambini mi chiamano quando ne hanno eseguito qualcuno sulla scacchiera. Inoltre io non svelo mai la soluzione e gli raccomando di cercarla con calma, fornendogli in questo modo degli esercizi di visualizzazione per casa: per loro è un piacere perché piace collezionarle e perfino scambiarsele.

S’impara prima, se spiego in rima?

Gli scacchi resi semplici!
Uno dei miti da sfatare – lo ripeto spesso – per rendere più popolare il gioco degli scacchi è quello che siano un gioco complicato e che occorra molta intelligenza o pazienza per giocarci. L’insegnamento degli scacchi ai bambini più piccoli è l’occasione migliore per farlo: essi imparano in poche ore il gioco tra lo stupore dei propri genitori che spesso pensano di avere in casa un “genio”!
Cosa deve fare allora l’Istruttore? Prima di tutto deve spiegare ai genitori che il gioco degli scacchi è semplice ed i bambini – dato che è un gioco – non hanno difficoltà ad impararlo; a Sassari abbiamo sperimentato una dispensa di 12 pagine che diamo alla prima lezione ai bambini (e alle maestre!) con tutti i movimenti e i regolamenti basilari, affinchè anche i genitori possano giocare con loro a casa, quando lo vogliono!
Personalmente condivido la preoccupazione di Alex Wild sulla inopportunità di introdurre nelle scuole, specialmente quelle primarie, l’aspetto tecnico-agonistico: così premiante nelle competizioni sportive, ma così discriminante sulla diffusione di massa degli scacchi.
Perché per ogni vincitore di torneo ci sono decine e decine di sconfitti, e se non si riesce a fare una adeguata preparazione da parte di tutte le Agenzie formative (genitori, maestre, istruttori…) questo aspetto porta forte stress ai bambini (ne ho avuto una conferma anche agli ultimi campionati Under 16 di Courmayeur, dove ho assistito a pianti pressochè sistematici), fino al punto di portarli a rifiutare anche di giocare.

Allo stesso tempo, come Istruttore giovanile della FSI, penso di avere anche un altro compito: quello di proseguire il lavoro di promozione, svolto nelle scuole ed orientato ad una integrazione con i programmi scolastici, con uno di formazione fatto invece nei circoli, nei centri di avviamento allo sport (CAS) del CONI, o nelle scuole di scacchi.
Lo scopo non è ancora quello di formare campioncini di scacchi, ma di iniziare a guidare i bambini verso la pratica sportiva, dandogli modo di crescere e di sperimentare le difficoltà che questo può comportare. Statisticamente questi bambini sono una minoranza: secondo la mia personale esperienza su circa 500 bambini alfabetizzati solo una sessantina partecipano a tornei che non siano scolastici, e di questi solo una trentina si tesserano e fanno i campionati giovanili. Quindi non si può sospettare che la Federazione abbia  il solo interesse per la Scuola per fare numeri: tanto più che la tessera scolastica è addirittura gratuita!

I proverbi scacchistici.
Per quanto riguarda il passaggio dagli scacchi a scuola alla scuola di scacchi, da qualche tempo utilizzo un sistema simpatico per spiegare i principi generali ai bambini più piccoli che abbiano già una discreta padronanza del movimento dei pezzi, cioè non sbagliano più e non lasciano i pezzi sotto attacco.
Si tratta di rime scacchistiche che sottolineano alcuni momenti tipici della partita, che i bambini vivono con grande coinvolgimento, tanto che le maestre spesso mi riferiscono che anche durante la ricreazione i bambini vogliono giocare a scacchi e spesso cercano di inventarsi delle rime.
Lo scorso anno una bambina di quinta elementare ha composto una poesia eccezionale di ben 54 versi, che dimostra davvero una grande passione sia per gli scacchi che per la poesia!
I proverbi scacchistici sono stati pensati proprio per far comprendere meglio, o comunque catturare l’attenzione, su alcune condotte che è preferibile seguire quando si gioca a scacchi, ma non hanno lo scopo né di indottrinare l’allievo, né di essere utilizzate per denigrare i compagni, né di farli diventare campioni. Ritengo invece che svolgano un utile rinforzo per la comprensione di alcuni argomenti trattati durante la lezione: i bambini si divertono tantissimo e spesso sono loro a richiederli o cercare di inventarseli.

Qui di seguito riporto una breve rassegna di questi proverbi impreziositi da alcune linotipie  in perfetto stile espressionista che lei adora, della amica e collega Erika Pili. Sia lei che Salvatore Fenu hanno adottato nella loro metodologia i miei proverbi e lei ogni tanto mi sforna un’opera ispirata ad essi.

Sto lavorando ad un mio manuale che raccoglierà – possibilmente con dei fumetti – la maggior parte delle mie lezioni col metodo ideografico e le carte scacchistiche. In questo manuale non mancheranno, naturalmente, i proverbi.

 "La regina", da una linotipia di Erika Pili

La Regina sui suoi tacchi andava a spasso
e subiva attacchi ad ogni passo.

O anche:

Sulla Regina fuoco
con altri pezzi in gioco

Chi muove solo la Regina
la sua fine si avvicina

Chi gioca subito il suo pezzo forte
certamente sfida la sorte.

  "Pedoni", da una linotipia di Erika Pili

Pedoni doppiati, pedoni isolati…
Son tutti pedoni malandati!

O anche:

I pedoni siano un muro
dietro cui sta il Re al sicuro

Contro i pedoni uniti a catena
ogni nemico arretra o si frena.

Avanza il pedone, metro dopo metro,
però attenzione: non torna più indietro!

Vedo un pedone non protetto
e lo mangio come un confetto!

  "Cavallo a lato, cavallo dimezzato", da una linotipia di Erika Pili

Cavallo al lato
Cavallo dimezzato

o anche:

Cavallo laterale
sovente porta male

Cavallo al bordo
Cavallo balordo

Cavallo posto al margine
è come un fiume contro l’argine…

  "Stallo", da una linotipia di Erika Pili

Tante Regine presenti al gran ballo
e il Re contento rimane in stallo!

O anche:

“Oh povero me: non ho più spazio…
Resto in stallo e vi ringrazio!”

Come insegna talvolta la Storia
ogni promozione ritarda la vittoria!

Ora il Re è cicondato,
ma è contento: ha pareggiato!

   "Abbandono" - da una linotipia di Erika Pili

Sua maestà scende dal trono
per annunciare mesto il suo abbandono…

o anche :

Il Re vagabondo
e l’esercito a fondo.

Quando il Re se ne va in gita
si regala la partita

Finita una prova
ne inizia una nuova!

Ogni partita è un Campionato del mondo
bravo il primo, ma anche il secondo!

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Erica Pili e Sebastiano PaulesuErika Pili
L’autrice delle illustrazioni di questo articolo è Erika Pili, campionessa italiana di scacchi, categoria under 14, nel 2000. Attualmente Erika è anche istruttrice di scacchi e usa il metodo ideografico, che ha sperimentato insieme con l’autore dell’articolo, Sebastiano Paulesu, con lei nella foto.

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Chi volesse avere un esempio più ampio dei proverbi e motti ideati o riutilizzati da Sebastiano Paulesu, può scaricare il documento pdf La rima bianca, la rima nera, presente anche nella sezione materiali.

Il Guardiano della Luna

Il Guardiano della lunaUna dimostrazione che gli scacchi sono in continua crescita è dato dal fatto che anche nelle prime elementari si trovano bambini che sanno già buona parte delle regole del gioco. Questo non è affatto un vantaggio per noi istruttori dal momento che questi bambini da una parte “ispirano” un senso di inferiorità ai compagni e dall’altra interrompono continuamente la lezione cercando di anticipare contenuti che l’Istruttore presenta invece nell’ordine che ritiene più adatto.

 

L’origine di tutto, il petulante.
Così qualche anno fa inventai un nuovo “fantomatico ” pezzo: il Petulante, e grazie al supporto del mio amico istruttore Michele Devilla, lo costruimmo con le sembianze di un giullare, del tipo che sbuca con una molla dalla sua scatola.
Quando un bambino interrompeva la lezione dicendo di sapere già come muovevano i pezzi io replicavo:
“Però forse non sai come si muove il Petulante!”
e naturalmente questo produceva oltre all’effetto sperato di “imbrigliare l’impertinente” anche qualche sorrisino complice delle maestre che ci confessavano di avere spesso lo stesso problema durante le loro lezioni.
L’introduzione del Petulante ha ridotto considerevolmente gli interventi di questi bambini. Per non deluderli troppo, erano comunque i primi intervistati per le domande di feedback (bisogna sempre verificare che i bambini abbiano capito le istruzioni facendo domande dopo ogni informazione trasmessa!)

 Il “Guardiano della luna”
Forte di questa bella pensata, ho sperimentato quest’anno in due prime elementari dell’Ottavo circolo “Galileo Galilei” di Sassari un nuovo espediente: il “Guardiano della luna” (l’istruttore Maurizio Figus).
Poiché nei miei corsi affianco in genere nuovi istruttori per affinare una metodologia comune, in genere li presento sempre con nomi immaginifici che stimolano la fantasia dei bambini. Così ho avuto con me  in passato “Il Castigamatti” (Salvatore Fenu), “Il giornalista” (Michele Devilla) “La schiamazzatrice” (Erika Pili), “Il prestigiatore” (Daniele Sistu) “O Sarracino” (Lorenzo Maldarelli).

Grazie al “Guardiano della luna”, l’amico Maurizio Figus, abbiamo iniziato quest’anno quest’avventura col proposito di mettere in pratica il mio metodo ideografico, ma ci siamo anche divertiti a fare dei giochi di memoria e di logica: per esempio i bambini dovevano dire parole che iniziassero con la prima lettera del loro nome (gioco che raccomando per imparare subito tutti i nomi dei bambini), oppure parole che avevano lo stesso numero di lettere di quella detta dal Guardiano, eccetera.
Ad ogni lezione gli ultimi dieci minuti erano sempre dedicati – a richiesta – ai giochi di logica. Il “Guardiano della luna” faceva sempre una verifica sulla scacchiera ideografica per accertarsi che i bambini avessero capito il movimento dei pezzi. Ad esempio,
“La torre si muove sulle diagonali: vero o falso?”
Una volta Maurizio è arrivato con 5 minuti di ritardo creando una grande aspettativa e così abbiamo concordato di utilizzare sempre questa “manfrina”:  il “Guardiano della luna” arriva solo quando c’è perfetto silenzio in classe.

I personaggi “Lunari”.
Osservando i bambini (quest’anno ho tenuto lezioni tra le altre a ben 5 prime elementari!) ho potuto catalogare alcuni comportamenti ricorrenti e mi sono inventato dei corrispondenti personaggi di una ipotetica classe sulla Luna, con nomi altisonanti e poco comprensibili, affinchè non siano utilizzati come soprannomi, che sarebbe deleterio.
Così sono nati:

  • l’Eclatante, colui che alza la voce senza apparente motivo;
  • lo Sbandieratore, il bambino che alza continuamente la mano;
  • Cacciafarfalle, chi parla sempre di argomenti non pertinenti;
  • Scarabocchione, personaggio inventato da Salvatore Fenu per i bambini che disegnano sempre;
  • Girellone, chi si alza in piedi continuamente;
  • Pisolino, il bambino perennemente assorto;
  • Cacofonico, che emette invece versi “animaleschi”;
  • Masticabrodo, colui che timidamente biascica le risposte;
  • Magnalagna, per tutti coloro che si lamentano sempre;
  • Infingardo, il pigro che non vuole collaborare;
  • Tiraemolla, chi contende gli oggetti ai compagni.

 Poi ci sono altri personaggi che si notano quando giocano a scacchi insieme:

  •  il Tesoriere, che tende a contare continuamente i pezzi catturati;
  • Bruciafuoco, il giocatore precipitoso;
  • Spergiuro, il bambino che nega di aver toccato un pezzo;
  • Spelagambe, il bambino che irride i compagni;
  • Pilandra, parola in dialetto sassarese per i bambini vivaci e furbi;
  • Carica-batterie, il bambino iperattivo;
  • Filantropo, il bambino che perde col sorriso;
  • l’Affarista, che propone patta quando ha praticamente perso;
  • l’Intrepido, votato agli attacchi sconsiderati.

Questa è solo una rassegna provvisoria di questa nostra “tassonomia” scolastica, che ci serve oltre che per avere personaggi astratti da raffigurare nelle carte che diamo ai bambini, anche come “bersagli” protagonisti delle miniature delle nostre dispense. Tutto questo ci dà modo di osservare come il carattere porta a fare dei tipici errori di concetto.

Così il “Guardiano della luna” racconta i suoi personaggi lunari ogni volta che abbiamo bisogno di stigmatizzare un certo atteggiamento, e alla fine della lezione distibuisce a piene mani le carte coi personaggi, con i movimenti dei pezzi, o con semplici esercizi di matto.

Gli incontri coi bambini si sono tenuti per un’ora alla settimana, e trattandosi di studenti di 6 anni si sono limitati alla fase ludica: raramente invito questi bambini a partecipare a tornei, perché ritengo troppo presto per loro fare esperienza della competizione sportiva; in genere aspetto sempre che siano in terza elementare e con almeno due anni di corsi scolastici “alle spalle”.

Scacchi a scuola in Sardegna. I successi del metodo ideografico.

Si parla tantissimo in questi ultimi tempi della possibilità di prevedere sistematicamente dei corsi di scacchi nei programmi scolastici per migliorare soprattutto le capacità di problem solving.

La Regione Sardegna stanzia soldi per le scuole
Nel 2008 la Giunta della Regione Sardegna, presieduta da Renato Soru, ha deliberato misure rivolte alla lotta alla dispersione scolastica e al miglioramento delle capacità degli studenti di supporto secondo i protocolli OCSE-PISA (potete leggere un resoconto e consultare delibera e documenti sul il sul sito del regione Sardegna).
Grazie anche a  questi finanziamenti ho potuto materialmente realizzare la mia innovativa metodologia “ideografica” per far meglio comprendere gli scacchi ai bambini delle scuole primarie. I risultati che ho ottenuto sono stati giudicati eccezionali da tutti gli addetti ai lavori: insegnanti, genitori, istruttori, dirigenti scolastici e non ultima la Commissione didattica e scuola della FSI che mi ha invitato a presentare il mio metodo al recente convegno internazionale di Torino.

Per questo mi piace parlare di questa splendida esperienza nelle scuole della provincia di Sassari e dei risultati apprezzabili che sta producendo, con la soddisfazione che anche la nuova Giunta Regionale presieduta da Ugo Cappellacci ha deciso di riconfermare la legge anche per i prossimi anni.

Grazie ai soldi della Regione nasce la scacchiera ideografica
Iniziamo questo resoconto dalla Direzione didattica dell’ottavo circolo “Galileo Galilei” di Sassari, dove sei anni fa ho iniziato la mia avventura “professionale” di Istruttore di scacchi nelle scuole: erano previsti due laboratori per complessivi 24 bambini ma hanno aderito oltre 60 bambini (che io non ho voluto affatto deludere sdoppiando di fatto un laboratorio di un plesso in due giornate). Ogni laboratorio prevedeva 30 ore totali di corso con incontri extra-curricolari di 2 ore ciasuno a cadenza settimanale.
La misura regionale prevedeva, oltre ad un’ottima remunerazione per gli esperti esterni (tanto che noi ci organizzavamo in coppie di istruttori) e per il personale scolastico coinvolto, anche un budget per acquisto di materiale che poteva arrivare sino a 1000 euro. Questo ci ha consentito di sviluppare  a Sassari il primo prototipo di scacchiera ideografica, con la possibilità di interagire con pennarelli cancellabili direttamente sulla scacchiera murale, arricchita di circa un centinaio di immagini magnetiche: orme di piedi, fuochi, bombe, fulmini, carote, muri, dischi solari, smile…

La scacchiera ideografica,<br/>con i simboli del Re e delle case agibili dal Re nero

La scacchiera ideografica, con i simboli del Re nero e delle case su cui può muovere. Col pennarello è stato tracciato un quadrato ideale che delimita le mosse del Re (alcune sono fuori della scacchiera)

Inoltre è stato possibile stampare le carte scacchistiche di nostra invenzione, accolte con grande entusiasmo dei bambini che spesso hanno coinvolto nelle loro case anche i propri genitori.

Quest’anno,  a coronamento di quel laboratorio, una squadra dell’ottavo circolo di Sassari ha vinto i campionati regionali scolastici ed ha potuto partecipare alla finale nazionale svoltasi a maggio a Terrasini (PA). Al termine di questo percorso molti dei bambini coinvolti hanno voluto proseguire la loro conoscenza degli scacchi presso il nostro Centro di avviamento allo sport ospitato presso il Centro per le politiche giovanili del Comune di Sassari.

Scacchiera ideografica: il matto con Donna e Torre

Scacchiera ideografica: il matto con Donna e Torre

Carte scacchistiche e dispense per tutti
Sempre nel 2008 ho partecipato come supervisore ad un altro progetto presso il secondo circolo didattico “San Giuseppe” di Sassari dove oltre alle scacchiere ideografiche abbiamo collaudato ulteriormente il metodo delle carte scacchistiche e quello delle dispense scolastiche molto apprezzate dai bambini.

Le carte scacchistiche di Sebastiano Paulesu sono articolate in 5 livelli diversi di gioco.

Le carte scacchistiche di Sebastiano Paulesu sono articolate in 5 livelli diversi di gioco.

Al termine del laboratorio da segnalare un torneo finale interscolastico con la partecipazione di circa 40 bambini, vinto a punteggio pieno dalla bravissima Maria Cuccu di terza elementare. La stessa è diventata di recente campionessa regionale (categoria Piccoli Alfieri) e disputerà a fine giugno la finale nazionale a Courmayeur.

Dispense a fumetti per gli scolari di Sassari

Dispense a fumetti per gli scolari di Sassari

La cosa più gratificante è stato il parere espresso dagli insegnanti dei bambini che hanno riscontrato un notevole miglioramento in tutte le materie scolastiche dei partecipanti ai laboratori di scacchi!

Interessare e integrare i bambini difficili: con gli scacchi è più facile.
Altra esperienza che mi ha visto protagonista è quella del terzo circolo didattico “Sacro cuore” di Sassari, dove abbiamo realizzato due laboratori in altrettanti plessi scolastici e dove pure si è riscontrata una adesione record,  seconda solo ad un laboratorio sul cinema!
La cosa che ha sorpreso la referente del progetto era la presenza massiccia di molti bambini “difficili” (tanto da esclamare che ci sarebbe voluto Padre Pio per sopportarli).
Dopo sole 3 lezioni la stessa referente ha confessato candidamente che voleva venire anche lei per capire come avevamo fatto a coinvolgere bambini che erano considerati impossibili! Credo che questo sia il miglior risultato per una legge che vuole evitare la dispersione scolastica.

Nel plesso invece di Via Baldedda abbiamo messo in moto una vera e propria sinergia col già citato Centro delle autonomie giovanili del Comune di Sassari, invitando le scolaresche in una struttura che si candida ad essere una sorta di “oratorio laico”  a favore della città.

Sinergia che si è potuta ricreare anche ad Ittiri, dove si è partiti con un primo laboratorio rivolto a due classi, e si è replicato con  altri 4 laboratori (oltre sessanta i bambini coinvolti). Al termine dei laboratori si è tenuto il consueto torneo interscolastico – anche qui con la straordinaria egemonia delle bambine, vincitrici di 3 premi su quattro! – a cui hanno presenziato le autorità politiche del comune di Ittiri: Sindaco ed Assessore alla cultura e allo sport, che hanno dato il loro costruttivo contributo logistico alla nascita di un circolo cittadino di scacchi.

In conclusione posso affermare, sulla scorta dei sinceri complimenti dei referenti scolastici e dei genitori dei bambini,  che questa esperienza è veramente una risorsa graditissima e certamente sarà guardata dalle altre Regioni italiane con grande interesse.

Giocare a scacchi con le carte.

 

Sebastiano Paulesu, carte e scacchi.Insegnare significa trasmettere passione.
Prima di parlare delle carte scacchistiche mi piacerebbe fare una premessa sul mio approccio all’insegnamento degli scacchi. La cosa più importante – a mio parere – è trasmettere la passione per gli scacchi, e per farlo è necessario comprendere quali sono le aspettative di chi sta per impararli: per qualcuno gli scacchi sono “solo” un gioco, per altri uno sport, per altri scienza o tecnica, per altri ancora arte, per qualcuno un esercizio di raziocinio e per altri ancora sono creatività e fantasia.
Che fare? Non è possibile che ci sia una modalità che abbracci tutte queste aspettative, e quindi il mio consiglio è di non essere troppo sistematici per evitare di deludere molti principianti che stanno avvicinandosi agli scacchi.

Evitiamo di far diventare i bambini come avremmo voluto diventare noi.
Il discorso si complica ancora quando si tratta di insegnare ai bambini, perché loro non hanno ancora una “forma-mentis” e allora ogni in-forma-zione rischia di diventare una de-forma-zione: cioè cerchiamo di far diventare i bambini come avremmo voluto diventare noi (cosa già nota a tutti gli onesti pedagoghi di tutti i tempi).

Ascoltare e osservare i bambini.
Io penso di aver in parte risolto questo problema col rispetto di una regola semplice semplice: immedesimarsi sempre nel prossimo in modo da capire le loro esigenze, siano essi bambini di 4 o 5 anni o anziani di 80 anni! Grazie a questa empatia – che è la vera base di ogni comunicazione umana – riesco ad essere sempre ricettivo ed imparare ogni giorno cose nuove semplicemente ascoltando le idee dei bambini.
A tale proposito cito una frase illuminante di Pablo Picasso:

“Ho impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come i bambini”
Pablo Picasso

Sulle carte meglio scacchi che Pokemon
Ed ora – fatta questa doverosa premessa – veniamo alle carte scacchistiche. Circa 6 anni fa ho iniziato una fantastica esperienza in una scuola primaria di Sassari (che d’ora in poi chiamerò per brevità “Via Washington”) con due classi di prima elementare con le quali ho condiviso un percorso per tutto il ciclo delle scuole primarie.
Inizialmente le mie lezioni erano di tipo frontale per quanto riguarda la parte teorica e completamente libere per la parte pratica, ma col passare degli anni mi accorsi che anche la parte teorica può essere resa molto interattiva con grande beneficio per la cosiddetta “curva dell’attenzione” che altrimenti non può durare più di 15 minuti.
Poiché arrivavo subito dopo la pausa pranzo spesso i bambini erano ancora in “ricreazione” e li vedevo scambiarsi delle carte con “mostricciattoli” giapponesi di cui conoscevano a memoria tutti gli impronunciabili nomi. La cosa mi stupì e mi fece riflettere: prima di tutto sulle capacità pedagogiche di questo strumento, poi per l’entusiasmo che i bambini mostravano a scambiarsele (che mi ha ricordato quello della mia generazione per le figurine “Panini”). In quel momento balenò in me un’idea fantastica: perché non realizzare delle carte con diagrammi scacchistici in cui si ponevano ai bambini dei semplici problemi da risolvere (tipo matto in una mossa)?
Il tutto, ovviamente, corredato da nomi fantasiosi, perché ai bambini piacciono e perché nella mia mente era sempre indelebile l’immagine del “Matto del barbiere”.

Così ne parlai al mio amico Michele Devilla (anche lui istruttore e complice delle mie “invenzioni”) che lavora in una tipografia e lui mi ha subito assecondato curando tutta la parte grafica.

Qui sotto riporto alcuni esempi delle migliaia di carte che realizzammo: a sinistra carte verdi (dal colore del retro della carta) con problemi del tipo il bianco muove e dà matto in una mossa; a destra carte gialle con matti in due mosse.

Esempio di carte scacchistiche

Esempio di carte scacchistiche

Proposi subito al Comitato Regionale Scacchi Sardegna l’iniziativa, che venne accolta con favore dal presidente Roberto Abis e dai consiglieri e  prontamente finanziata. In questo modo ho potuto dare gratis le carte alle scuole.

Successo immediato
La cosa straordinaria, e in parte prevedibile, fu l’entusiasmo dei bambini per queste carte e l’incredibile capacità di ricordare i nomi dei matti e le situazioni.
Fu l’occasione per utilizzare le carte come incentivo per i più disciplinati con risultati da subito eccezionali, bastava che dicessi “Ai più silenziosi regalerò 3 carte in più” che tutta la classe diventava meno rumorosa, con grande vantaggio per la concentrazione e l’apprendimento.
Inoltre le lezioni successive c’era sempre qualcuno che mi diceva “Ho  trovato il matto del pinguino” oppure “Io il matto dell’esploratore non l’ho capito”, che io avevo degli spunti per la lezione da fare, e così iniziai ad integrare nella mia metodologia per le lezioni teoriche lo strumento delle carte. Coinvolsi i bambini nell’invenzione dei nomi per i matti, e quando furono in terza elementare mi chiamavano a guardare le loro partite per mostrarmi i matti e chiedere “Come si chiama questo?” Se il matto era originale io dicevo “Non ha ancora un nome” e allora per i bambini era una festa inventarselo (come quando noi scacchisti pensiamo di avere trovato una novità teorica in apertura)

A proposito di aperture, abbiamo realizzato carte anche per quelle.
Si tratta di carte che avevano solo un preteso valore mnemonico, invece anche in questo caso ho visto i bambini – arrivati nel frattempo in quarta elementare – collezionarle con grande interesse e imparare i nomi delle aperture meglio talvolta del loro stesso istruttore!

Ed infine un esempio di carte che raffigurano momenti di gioco e sono impreziosite da proverbi e detti scacchistici di cui vi parlerò in qualche prossimo post.

Carte arcobaleno con proverbi scacchistici

Carte arcobaleno con proverbi scacchistici

Un percorso didattico incentrato sulle carte.
Per concludere devo dire la cosa più importante: sono almeno dieci anni che avrei voluto fare un manuale per principianti che fosse strutturato a livelli, da zero a quattro per esempio. Ho visto che a livello internazionale c’è molta attenzione per lo Stappenmethode, che ancora non conosco purtroppo, ed io credo che sia la strada giusta da seguire: è inutile sovradimensionare l’informazione, meglio semplificarla per il livello reale dell’allievo (e mi riferisco proprio al singolo).
Così ho deciso di strutturare il sistema delle carte scacchistiche secondo questo percorso ideale:

il sentiero
carte celesti con movimento dei pezzi, rime, mosse lunghe e corte, ritagli di matti incastrati in disegni;

il giardino
carte verdi con mosse semplici, matti in una, proverbi, aperture semplici di una mossa;

il castello
carte arancio con mosse complesse, matti in due, proverbi, aperture due mosse;

il labirinto
carte rosse con mosse brillanti, matti in tre, rime, aperture di tre mosse;

il tesoro
carte arcobaleno con mosse antologiche, matti in 4, rime, aperture di più di tre mosse.