• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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  • Istruttori

    Sito degli istruttori di Federscacchi

    Il Forum degli istruttori del sito/blog Scacchierando

    Gli istruttori premiati dalla FSI per il 2010:

    FOTO: Gli istruttori dell'anno 2010: Roberta De Nisi, Olga Zimina, Eugenia Di Primio, Andrea Rebeggiani, Sebastiano Paulesu, Giuseppe Rinaldi

    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Madamina, il catalogo è questo. L’occasione mancata di The Chess Instructor 2009.

Quando ancora ero giovane e c’erano solo i dischi in vinile, le piccole case discografiche specializzate pubblicavano di quando in quando dei “sampler”, dischi con raccolte di brani di vari autori di quella casa, tratti dai rispettivi LP.
Contenevano un po’ di tutto e questo era il loro pregio e il loro difetto.

The Chess Instructor 2009 (2009, perché vuole essere il primo di una serie di annuari specifici per istruttori di scacchi) mi ha fatto ricordare i “sampler records” di quasi trentanni fa.
Anche qui, come in quei dischi, compaiono molti autori della casa, l’editore New In Chess; anche qui compaiono pezzi già pubblicati o addirittura disponibili su internet. Ma il risultato complessivo è per me molto deludente.
C’è poco di originale e mancano esperienze significative: nulla dalla Germania, primo paese occidentale per diffusione degli scacchi; poco dai paesi dell’ex Unione Sovietica: un contributo di Zaitsev e la riproposizione con titolo diverso di un articolo di Vaisman, istruttore ucraino.
Certo, la genesi di The Chess Instructor è stata tribolata, visto che era annunciato dall’editore New In Chess addirittura a novembre 2006, poi a luglio 2007, poi era sparito dagli annunci. Ma proprio per questo si poteva e si doveva fare meglio.
Penso che i curatori avranno molto da lavorare per dare dignità alla serie.

 

In ordine di pubblicazione, il libro riporta i seguenti contributi:

Allard Hoogland, L’insegnante di scacchi che fa giocare 70.000 bambini ogni anno
Di questo articolo, che riporta una intervista a Michael Basman, ho già scritto qui.

Mark Dvoretsky, Opinioni controcorrente (Controversial Thoughts)
Anche questo testo è già disponibile in internet, in due articoli comparsi sul sito Chesscafe.com, nelle puntate di dicembre 2007 e gennaio 2008 della rubrica di Dvoretsky.
Ho riferito del primo di questi due contributi in un post di dicembre (qui).

Cor van Wijgerden, Lo Stappenmethode (metodo per gradi)
L’autore di Stappenmethode presenta il suo corso in cinque volumi, che è stato adottato dalla federazione scacchistica olandese. Oltre alla presentazione, van Wijgerden pubblica un esempio tratto dal manuale per gli istruttori del secondo anno, una lezione sull’attacco doppio.
Dello Stappenmethode ho scritto qui.

Igor Zaitsev, Lo sviluppo di un criterio guida. Formulare una regola per il gioco di attacco
Il titolo inglese è The Development of a Sensible Concept, l’ho tradotto con molta libertà.

Dall’analisi approfondita della sedicesima partita del campionato del mondo fra Alekhine ed Euwe, Zaitsev elabora la “regola” che dice di attaccare quando si ha un vantaggio di sviluppo e trova un importante corollario, non liquidare troppo presto l’attacco emantenere il potenziale offensivo anche a costo di svantaggio materiale.
Articolo interessante ma di elevato contenuto tecnico e di limitato interesse pratico per gli istruttori scacchisticamente deboli come me.

 

Jan Van de Mortel, Le dieci cose principali da ricordare per un istruttore di scacchi
Un MI olandese che insegna scacchi a Chicago fornisce il suo decalogo, che risente molto della situazione statunitense. Il punto di vista è quello di chi guarda agli scacchi come un “business”; van de Mortel, infatti, è contitolare di Chess Education Partners, impresa che fornisce lezioni di scacchi alle scuole e campi estivi per i ragazzi.
Liberamente tradotto e interpretato il decalogo è questo:
1. cura la comunicazione con i bambini;
2. meglio un buon insegnante che uno scacchista;

Un persona con capacità di insegnare e una conoscenza elementare delle regole è da preferire ad un maestro di scacchi con mediocri capacità didattiche

La lezione tipica, secondo van de Mortel prevede:
– gli studenti arrivano nel locale in cui si fa lezione (negli USA è pratica normale che siano gli studenti a spostarsi, per seguire le lezioni del loro piano di studi). Se arrivano alla spicciolata è bene intrattenere i primi arrivati dando loro una paginetta di quiz;
– lezione di gruppo per 15-25 minuti;
– quiz su carta o partite ridotte (ci sono solo alcuni pezzi, esempio, donna contro 8 pedoni);
– gioco libero, almeno per 20 minuti

Concedete sempre ai bambini tempo sufficiente per giocare

3. se puoi, insegna DURANTE l’orario scolastico;
4. meglio insegnare in un’aula, o nella biblioteca scolastica (non in palestra o in sala mensa);
5. metti un limite al numero di allievi (l’ottimo sarebbe 12 bambini per insegnante);
6. non ci sono cattivi giocatori di scacchi nella mia classe (ogni giocatore di scacchi si considera intelligente per il solo fatto che gioca a scacchi). Il corollario di questo punto è che i quiz da assegnare ad allievi di livello differente nella stessa classe devono essere differenziati;
7. ripeti i concetti da vari punti di vista (van de Mortel intitola questo punto “Tom & Jerry, dal nome assegnato alla partita fra la donna nera e 8 pedoni bianchi, ma il senso del paragrafo è che conviene ripetere i concetti, perché non si può essere troppo veloci nell’introdurli:

Far arrivare i bambini dal punto in cui hanno imparato le regole degli scacchi a quello in cui vedono velocemente gli attacchi avversari ai propri pezzi richiede anni piuttosto che mesi.

8. I trofei devono essere grandi! (pare che negli USA una coppa di 30 cm sia considerata piccola e i trofei tendano al metro. Mah!)
9. Non parlar male della concorrenza;
10. (anche negli USA) i soldi sono il problema principale per la diffusione degli scacchi nelle scuole.

 

Jeroen Bosch, Piccole manovre strategiche
Il GM Jeroen Bosch è uno dei curatori del volume.
Il suo contributo è fra quelli più interessanti e riguarda l’utilità di insegnare anche ai giocatori meno esperti manovre tipiche per conquistare piccoli vantaggi posizionali.
Le manovre proposte si concludono in una o al massimo due mosse e non richiedono pianificazione raffinata. Ma devono far parte del bagaglio di conoscenze di ogni buon giocatore.
Bosch propone 18 posizioni di esercizio e suggerisce agli istruttori e allenatori di scacchi di crearsi un buon database di posizioni di questo tipo, dove una parte può ottenere un vantaggio, anche minimo ma chiaro. Esempi di vantaggi sono “rovinare la struttura pedonale avversaria, attivare un proprio pezzo, cambiare un pezzo forte dell’avversario, assicurare una casa forte ad un proprio pezzo, ecc.”.

 

Anique B. H. De Bruin Aiutare i giocatori di scacchi a migliorare
articolo interessante nel quale l’autrice, ricercatrice dell’Università Erasmo di Rotterdam, illustra i risultati di alcuni studi, e in particolare di quello, da lei coordinato, che ha verificato l’effetto positivo della pratica intenzionale (“deliberated practice”) degli scacchi sullo sviluppo della forza scacchistica.

Lo studio della De Bruin conferma che i migliori risultati si ottengono lavorando intensamente sui punti deboli. L’allenamento specifico, intenso e ripetuto conta di più del gioco in torneo. E ha effetto nettamente maggiore rispetto al talento o al sesso di appartenenza. Fondamentale risulta perciò la motivazione del giocatore, e quindi il ruolo svolto dal suo allenatore.

Per i giocatori meno esperti, secondo quanto rilevato dalla De Bruin, la pratica deve prevedere:
– l’autospiegazione delle cose che si stanno imparando;
e, a seguire in ordine di importanza
– l’autocontrollo dell’apprendimento
e
– l’autoregolazione del processo di apprendimento.

Ritornerò su questo contributo nei prossimi giorni.

 

Steve Giddins, Imparare un’apertura …studiandone il finale!
Titolo fuorviante per un articolo interessante. I “finali” di cui scrive Giddins sono, in realtà, posizioni di mediogioco (quasi sempre) senza le donne.
Il Maestro Fide inglese, che è anche curatore con Bosch di The Chess Instructor 2009, mostra alcuni esempi di posizioni tipiche che possono scaturire dalla variante di spinta della Francese.
Paulsen-Tarrasch, Norimberga 1888, insegna la debolezza del pedone bianco in d4, la bontà per il Nero del cambio degli alfieri campochiaro, la posizione ottimale del re nero in d7.
Atkins-Capablanca, Londra 1922, (iniziata come una Caro-Kann!!) mostra come il Nero possa creare due debolezze al Bianco. Giddins ne ricava altre due indicazioni: la spinta a2-a4 va fatta con molta attenzione, perché la debolezza creata in b4 e la possibile apertura della colonna b da parte del Nero gli danno ottime possibilità; la spinta in f5 del Nero mette il Bianco di fronte ad uno spiacevole dilemma: prendere in f6, consentendo facile gioco al Nero, oppure lasciargli guadagnare spazio e rischiare un attacco sul lato di re.
Alleati (giocatori in consultazione) – Capablanca, Barcellona 1920, mostra il piano con …a4 per fissare i pedoni bianchi in b2 e a3, e la manovra con l’alfiere camposcuro del Nero Ae7-d8-b6 e poi ritorno in d8. Anche in questa partita, Capablanca aveva giocato la Caro-Kann, rientrando poi in schemi francesi.
Vasjukov-Suetin, 1954, mostra come giocare contro un pedone g3 debole del Bianco e mostra, soprattutto, la manovra di donna Db6-a6-d3, che offre l’impedonatura a6/a5 in cambio dell’apertura della colonna b (correttamente rifiutata dal Bianco perché svantaggiosa) per penetrare nel campo avversario.

Giddins sottolinea che lo studio degli esempi che ho citato è molto più utile dello studio di varianti d’apertura.

 

Intervista con Alexander Vaisman
Alexander Vaisman è istruttore onorario dell’Ucraina. Il testo riportato in The Chess Instructor 2009 coincide, tranne che per il titolo, con un articolo da lui scritto per The British Chess Magazine, già pubblicato nel 2005 col titolo “How to Become s Strong Grandmaster” e disponibile su internet (clicca qui per scaricarlo in pdf).
Io ho trovato tre cose interessanti:
1. gli scacchi sono una palestra naturale per lo sviluppo di abilità facilmente utilizzabili nel mondo degli affari.

[Un istruttore dà lezioni al figlio di uno dei nuovi ricchi russi]
Dopo alcune lezioni, l’istruttore si rese conto che il ragazzo non sarebbe mai diventato un forte giocatore e lo disse con franchezza al padre. La risposta fu
«Non voglio che diventi un forte grande maestro! Voglio che mio figlio impari a pensare, ad anticipare e comprendere quello che il suo avversario sta per fare e a prendere decisioni autonome

2. il gioco lampo rivela il talento;
3. è preferibile una crescita lenta, perché porre obiettivi troppo precoci al bambino (i campionati mondiali under 10) è dannoso per il suo sviluppo come giocatore.

Il resto dell’articolo è infarcito dei soliti consigli: studiate partite commentate, ecc.

 

Richard James, Le capacità cognitive scacchistiche dei bambini
Questo articolo, che risale al 2003 e che è già disponibile da oltre 4 anni su internet (clicca qui per scaricarlo in formato pdf) riporta i risultati di un test condotto su oltre 70 bambini inglesi di età e livello di gioco differenti. I bambini furono invitati a risolvere 8 posizioni e a spiegare come avevano raggiunto la soluzione. I risultati, secondo James, indicano che ci sono modi diversi di pensare a seconda delle età dei bambini e che questo ha implicazioni sul come sia opportuno insegnare loro a giocare.
James parte da Piaget e dalla sua suddivisione in fasi dello sviluppo cognitivo del bambino (senso-motoria da 0-2 anni; pre-operatoria, da 2 a 7 anni; delle operazioni concrete, da 7 a 11 anni; delle operazioni formali, da 12 anni in avanti) per sostenere che il bambino/a MEDIO:
1) prima dei 12 anni non è in grado di applicare procedimenti logici complessi e quindi non può arrivare a comprendere da solo le finezze del gioco degli scacchi (per finezze si intendono anche combinazioni di poche mosse, niente di particolarmente evoluto);
2) perciò l’apprendimento scacchistico non può essere spontaneo prima dei 12 anni e i bambini non possono essere lasciati a se stessi mentre imparano, ma vanno seguiti e allenati in modo appropriato alle loro capacità naturali di pensiero. In mancanza di questo succede quello che James rileva con il suo test:

per la maggior parte dei casi i bambini [posti di fronte alle posizioni da risolvere] reagivano alla prima cosa che vedevano sulla scacchiera

E questa osservazione è alla base della polemica di 4 anni fa con un articolo del Guardian che parlava degli scacchi come del nuovo rock’n’roll, capaci di attirare moltitudini di bambini (per chi volesse leggerla, sta qui). James sostenne, con qualche ragione, che la maggior parte di quei bambini non sarebbe mai diventata pubblico adulto per gli scacchi, perché non avrebbe imparato a sufficienza il gioco per apprezzarne le finezze.

Nell’articolo del 2003, ora pubblicato su The Chess Instructor 2009, James prometteva di spiegare le sue idee su come dovessero essere insegnati gli scacchi ai bambini in un articolo successivo. Se mai l’ha pubblicato, io non ne ho trovato traccia.

 

Adrian Mikhalchishin, Endgame trouble at the Fide Women’s World Championship
Il GM ucraino, ora sloveno, Adrian Mikhalchishin, analizza alcuni finali interessanti occorsi nel campionato del mondo femminile 2006 e ne ricava quattro raccomandazioni ai giocatori di scacchi:
1. fate una lista di posizioni teoriche fondamentali che bisogna conoscere assolutamente;
2. approfondite la conoscenza del gioco nel finale. A questo proposito è consigliata la lettura dei libri di Smyslov;
3. allenatevi a calcolare le varianti risolvendo gli studi. In aggiunta potete giocare posizioni classiche con il vostro allenatore o un altro sparring-partner;
4. fate e tenete aggiornato un database o un quaderno con le vostre analisi dei finali.
Si tratta di consigli non particolarmente originali.

 

Karel Van Delft e Dharma Tjiam, Il questionario di analisi di Apeldoorn
Karel Van Delft è uno psicologo appassionato di scacchi, grande organizzatore, anche se il suo massimo pregio scacchistico sembra essere quello di avere un figlio Maestro Internazionale. Dharma Tjiam è un MI che collabora con la scuola di scacchi di Apeldoorn.
L’articolo presenta un lunghissimo questionario da sottoporre ai ragazzi dopo una loro partita per aiutarli ad analizzarla. Il questionario affronta sia aspetti psicologici del gioco (come ti sei sentito / cosa pensavi del tuo avversario / ecc.) sia aspetti tecnici ed è composto di quattro parti:
– una psicologica, con 34 domande (!),
– una di controllo tattico, con 19 elementi da controllare,
– una sugli elementi posizionali, 16 in tutto fra vantaggi permanenti e vantaggi temporanei,
– e 21 domande “tecniche”.

Personalmente trovo dannosa la scheda proposta. Questo alla luce della mia esperienza negativa nel 2007, di cui ho parlato nel post “pensa come un grande (non necessariamente maestro) che qui cito”:

L’errore commesso è stato di predisporre una scheda di analisi troppo complessa. Nel tentativo di rendere più semplice il lavoro [ai bambini], la scheda realizzata a inizio corso era strutturata come una lista di controllo con una serie di domande relative alla partita da analizzare. Il carico di lavoro si è rivelato eccessivo rispetto alla pazienza e concentrazione dei bambini ed ha inficiato l’efficacia dell’analisi.

Se poi si legge cosa dicono altri autori all’interno dello stesso libro:
1. Simen Adgenstein, che nel suo articolo sul lavoro con Carlsen pone l’accento sul divertimento come fattore motivante per il giovane giocatore di scacchi (e aggiunge divertito: “almeno per i giovani norvegesi”);
2. Anique de Bruin, che sottolinea l’importanza della motivazione per il raggiungimento del successo scacchistico, 
la proposta di van Delft e Tjiam rivela la sua pericolosità per lo sviluppo scacchistico dei giovani e non si può che provare pena per i poveri bambini della scuola di Apeldoorn.

Per chi non sa resistere alla curiosità e per i masochisti riporto i link per scaricare la scheda usata a Vicenza (clicca qui), e la scheda a cui mi sono ispirato, tratta dal sito professorchess.com (clicca qui ).
Il questionario di Apeldoorn si può trovare sul sito internet del circolo di Apeldoorn (cliccal qui).

 

Charles Hertan, La gerarchia di Hertan
Charles Hertan, “forte maestro Fide”, presenta anche lui una lista di domande, che chiama “la gerarchia di Hertan” e che servono al giocatore che sta imparando a scegliere la mossa migliore.
Le domande sono collegate all’ultima mossa dell’avversario. Se questa pone una minaccia, bisogna dapprima controllare se la minaccia è reale. Se lo è si deve considerare la possibilità di portare a nostra volta una minaccia più forte. Se ciò non è possibile bisogna chiedersi, in sequenza, se non sia possibile difendere: a) in maniera attiva; b) in maniera flessibile; c) in un qualche modo che non ci faccia perdere materiale senza compenso. Se proprio bisogna concedee materiale all’avversario, ci si deve chiedere se si possa farlo ottenendo in cambio un gioco attivo o comunque del controgioco. E se neanche questo  possibile, si deve cercare comunque una difesa ostinata.
Se l’ultima mossa dell’avversario non crea alcuna minaccia, occorre considerare per prime le mosse forzanti. Se non esistono mosse forzanti ci si deve chiedere se si possa migliorare la posizione. Questo implica determinare dove e quali siano i vantaggi della posizione. Hertan conclude discutendo brevemente di questo.

 

Willy Hendricks, Prima muovi, poi pianifica, infine giudica

Quello di Hendriks è un articolo brillante (su cui ritorneremo) che affronta il modo in cui un giocatore esperto sceglie le mosse. Non sono i principi o una valutazione pignola degli elementi posizionali e/o tattici della posizione, a determinare le scelte delle mosse candidate, ma l’intuito e l’esperienza. Il giocatore esperto comincia a ragionare di mosse e dalle prime analisi comincia ad individuare gli elementi tattici e strategici della posizione. E ovviamente può trovare nuove candidate. La tesi di Hendriks è esposta in modo brillante, ma non mi convince del tutto.
Anche questo articolo è già stato pubblicato, sia pure in olandese, sulla rivista della federazione olandese degli scacchi.

 

Simen Agdenstein, Lavorare con Magnus
Racconta l’esperienza dei primi anni.  Istruttore come ispiratore.
Interessanti alcune annotazioni:
– il lavoro con Carlsen era prevalentemente lavoro di analisi delle partite;
– meglio analizzare le partite con la scacchiera e i pezzi di legno che con il computer …ma non vale per le aperture;
– l’allenatore è soprattutto un ispiratore ma…

i bambini non possono essere spinti [troppo] almeno non quelli norvegesi. Magari funziona per altre culture, ma in Norvegia [l’allenamento scacchistico] deve essere sempre un divertimento.

Qui un’intervista video in inglese sul rapporto con Carlsen.

  

Jeroen Bosch, Recensioni di libri
Recensione di Chess for Zebras, di J. Rowson; Starting Out Defensive Play, di A. Dunnington; Starting Out Attacking Play, di J. Plaskett; Rethinking the Value of the Pieces, di A. Soltis, How to Choose a Chess Move, di A. Soltis (tradotto in italiano da Prisma un anno fa con il titolo Come scegliere la mossa migliore), The Grandmaster’s Mind, di A. Avni. Segnalazione di altri libri.

 

Se siete arrivati fino in fondo meritate un piccolo premio, che ha a che fare con gli scacchi e, in modo obliquo, anche con il titolo di questo post.

A lezione dal GM, un euro a lezione.

La copertina del libro di YusupovL’ottima casa editrice Quality Chess ha pubblicato l’edizione in lingua inglese del primo di tre manuali scritti da Artur Yusupov, Build up Your Chess – 1. The Fundamentals.

Il libro riporta, rivedute e corrette, le lezioni di Yusupov del primo corso della  Chess Tigers Universitat, che dovrebbe portare il principiante ad un livello di circa 1500 punti Elo. In tedesco sono usciti anche il secondo volume, per chi vuole fare il salto a 1800 punti Elo, e sta per uscire a giorni il terzo, per chi vuole arrivare a 2100. Speriamo che questo abbia successo e che Quality Chess pubblichi presto anche gli altri due, vista la qualità del primo.
La grafica dell’edizione inglese è stata curata da Augusto Caruso, socio e grafico delle edizioni Caissa Italia.

Nell’introduzione Yusupov spiega alcune specificità del libro, che è strutturato in modo tale da poter essere utilizzato direttamente dall’allievo, oppure, meglio, dall’istruttore che voglia materiale di prima qualità organizzato benissimo per l’esposizione. Per ognuna delle 24 lezioni, infatti, c’è almeno un esempio facile facile, seguito da esempi e posizioni via via più complesse. Una batteria di 12 posizioni da risolvere completa la lezione e aiuta a ricordarne i contenuti e ne verifica l’apprendimento.
Secondo Yusupov, ogni lezione richiede da 1 a 2 ore, e altrettanto tempo va dedicato ai quiz.

Gli argomenti trattati coprono 6 aree di interesse: la tattica, il gioco posizionale, la strategia, il calcolo, l’apertura e il finale. Li riporto in ordine di esposizione:
1. Schemi di matto 1
2. Schemi di matto 2
3. Principi generali delle aperture
4. Finali semplici di pedoni
5. Scacco doppio
6. Il valore dei pezzi
7. Attacco di scoperta
8. Centralizzare i pezzi
9. Matto in due mosse
10. L’opposizione
11. L’inchiodatura
12. L’attacco doppio
13. Sfruttare il vantaggio di materiale
14. Colonne aperte e avamposti
15. Combinazioni
16. Donna contro pedone
17. Schemi di stallo
18. Varianti forzate
19. Combinazioni con promozione di pedone
20. Case deboli
21. Combinazioni di pedoni
22. L’alfiere sbagliato
23. Il matto affogato
24. Gambetti.

Studiare, avverte, Yusupov, non basta per migliorare. Prima di tutto bisogna giocare, poi occorre analizzare le proprie partite. E infine è importante guardare le partite – commentate – dei giocatori forti e …leggere libri di scacchi. Yusupov consiglia How to Beat Your Dad at Chess, di Murray Chandler, un libro sugli schemi di matto, molto più sofisticato di quanto il suo titolo e la grafica di copertina possano far pensare;  Understanding Chess Tactics, di Martin Weteschnik, che spiega in modo chiaro e didattico gli elementi della tattica, Tactical Play (School of Chess Excellence 2), che forse è una evoluzione di Corso avanzato di analisi scacchistica, Catastrofi d’apertura, di Jacov Neistadt, difficilissimo da trovare, Il manuale degli scacchi di Lasker, Il mio sistema, di Nimzowitsch (in italiano esistono sia la versione dell’editore Mursia, sia quella dell’editore Caissa Italia), I maestri della scacchiera, di Reti, The Game of Chess, di Tarrasch, e Il Manuale dei finali, di Dvoretsky. Ma penso che questo elenco sia solo esemplificativo.

Un libro indispensabile per ogni istruttore. Compratelo.

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Aggiunta del 15 agosto 2008
Il Maestro Internazionale Jeremy Silman, famoso autore di buoni libri per principianti e giocatori di categoria nazionale ha pubblicato sul suo sito una recensione piuttosto negativa.
Ma alla fine l’unico appunto che riesce a muovere al libro è di “mancare di energia ed essere privo di umorismo“. Opnione rispettabile ma non documentata. E in conflitto d’interessi, visto che il mercato di riferimento dei libri di Silman e quello di questo libro di Yusupov è lo stesso.

Recensione: la serie “Giocare a scacchi”.

Il logo della serie Giocare a scacchiFino a un anno e mezzo fa, non c’erano corsi di scacchi in italiano  per bambini delle elementari.
Affermazione temeraria?
Certamente sì, visto che i libri per bambini in commercio erano tanti, a cominciare dal bel volume di Roberto Messa e Maria Teresa Mearini, Il gioco degli scacchi, poi la Guida Tecnica di Federscacchi, e numerosi altri, compresi i corsi in dispense della De Agostini.
Certamente no, visto che in questi libri i concetti sono spiegati più (Messa e Mearini) o meno bene, ma gli esercizi  per rinforzare l’apprendimento e consolidare i concetti nella mente dei bambini mancano o sono in numero esiguo.  E soprattutto mancavano indicazioni precise per l’insegnante elementare o l’istruttore meno esperti, lasciati a loro stessi nella ricerca dei metodi e, soprattutto, degli esercizi ed esempi supplettivi.

A settembre 2005 uscì il primo volume della serie “Giocare a scacchi”, delle edizioni Ediscere. Era privo delle soluzioni, con spiegazioni ridotte all’essenziale e spesso ambigue. Ma riportava oltre 400 esercizi, graduati nella difficoltà, ma tutti alla portata dei bambini che cominciavano a conoscere gli scacchi. Appariva poco definito come prodotto editoriale, un po’ quaderno degli esercizi e un po’ (ma poco) testo di apprendimento.
Però finalmente c’era un sussidio per chi insegnava scacchi e il libro/quaderno trovò numerosi acquirenti.
Un anno dopo, insieme con la seconda edizione, furono pubblicati anche il Manuale per gli insegnanti e il secondo volume della serie.
Con questi tre volumi, un qualunque volenteroso insegnante delle scuole elementari era in grado di avviare un corso di scacchi pluriennale.

Giocare a scacchi volume 1 e volume 2 sono proposti come quaderni di esercizi, addirittura con spazio specifico in copertina per scrivere il nome del bambino.
Le copertine sono colorate e vivaci; l’interno, invece, è spartano e non particolarmente attraente dal punto di vista grafico.

Giocare a scacchi, volume 1

La copertina di Giocare a scacchi, vol. 1Il primo volume è quello che accompagna il bambino – sotto la guida dell’insegnante – ad imparare le regole per giocare, ma anche i primi finali e i primi matti.
Il libro consta di 111 pagine effettive (indice escluso), di cui 50 dedicate a schede sintetiche, e 61 ad esercizi. Le schede espongono in forma sintetica l’argomento che dovrebbe essere stato spiegato dall’insegnante in classe, ma possono anche aiutare chi volesse usare il volume per l’autoapprendimento. L’autore fa ampio uso di frecce e simboli grafici per sottolineare le mosse o gli attacchi. L’idea è ottima, ma l’esecuzione lascia un po’ a desiderare.
Le pagine con gli esercizi prevedono anche spazi e righe apposite dove il bambino può segnare le risposte. Alcuni esercizi, soprattutto quelli iniziali, consentono una indicazione grafica delle risposte, contrassegnando le case nei diagrammi o tracciando linee per i percorsi. L’autore, però, privilegia nelle istruzioni per gli esercizi la risposta verbale (“scrivi le case” ricorre spesso) a quella grafica.

Gli esercizi sono studiati per rinforzare l’apprendimento, in particolare l’apprendimento per schemi. La loro quantità e qualità consente ampia scelta all’insegnante.

La parte conclusiva del primo volume contiene una ampia sezione dedicata all’apertura e agli errori in apertura (manca, purtroppo, il matto del barbiere che è spiegato benissimo con tanti diagrammi nel volume 2, ma che dovrebbe stare nel volume 1) e qualche indicazione sui finali di re e pedone contro re.

Cosa mi piace:
– l’utilizzo frequente di esercizi di percorso (labirinti, ma non solo);
– la ridondanza degli esercizi, che aiuta i bambini a comprendere i concetti e a farli propri;
– le schede sui finali elementari, molto dettagliate;
– l’insegnamento degli scacchi incentrato sul riconoscimento degli schemi.

Cosa non mi piace:
– il linguaggio ambiguo in alcune spiegazioni degli esercizi (ma l’autore rivendica questa “caratteristica”, in quanto, sostiene, lascia maggiore libertà al bambino);
– l’impostazione grafica disomogenea (ad esempio i titoli sono scritti con font e corpi diversi);
– l’uso di simboli secondo codici che vanno contro il senso comune. Ad esempio, per indicare le case su cui il re non può andare, l’autore usa il cerchio, mentre usa la X per indicare le case in cui il re può andare. Ma tutti usiamo la X per indicare divieto;
– il valore assegnato ai pezzi prima ancora di spiegare come si comportano sulla scacchiera. Qualsiasi altro testo che utilizzi i valori dei pezzi (e sono tanti, ahimé) li introduce dopo aver presentato le regole degli scacchi. Qui, invece, i valori sono la prima caratteristica dei pezzi che viene indicata ai bambini;
– nella scheda che parla dei finali di re e pedone contro re, si parla prima dello zugzwang che della regola del quadrato: dal complesso al semplice non va bene!;
– non ci sono esercizi né spiegazioni sullo stallo (tranne un cenno a pag. 85, 36 pagine dopo la scheda sullo scaccomatto!). Nel manuale per gli insegnanti è richiamata l’esigenza di spiegare anche lo stallo con lo scaccomatto, ma chi acquistasse il libro per autoapprendimento resterebbe privato di una regola fondamentale degli scacchi.

Fra le lamentele minori, segnalo anche la presenza di un esercizio sulla struttura pedonale  (n. 59) che per me è inadatto e fuorviante per chi ha appena imparato come si gioca e deve ancora fare tanta pratica di gioco e tattica. Speriamo sparisca dalle prossime edizioni.

Per chi è.
I destinatari naturali sono i bambini della scuola elementare. Può essere utilizzato anche per i corsi di base nella scuola media, ovviamente velocizzando la prima parte, riducendo gli esercizi.
Non è l’ideale per l’autoapprendimento, anche se può essere usato pure per questo. Ma io preferisco, in questi casi, il libro di Messa e Mearini, o, per i più grandicelli, il nuovo Corso completo di scacchi, di Pantaleoni, Benetti e Messa. GS1 può però essere utilizzato dall’autodidatta come eserciziario, avendo cura di scaricare le soluzioni da internet (a proposito: sarebbe il caso di segnalare all’interno del libro il sito da cui prelevare le soluzioni).

 

Giocare a scacchi, volume 2

La copertinadi Giocare a scacchi, vol. 2Il secondo volume della serie Giocare a scacchi è rivolto ai bambini che hanno già uno o due anni di pratica del gioco.
Graficamente più ordinato di GS1 (anche se contiene disomogeneità nelle font, corpi e attributi dei titoli), è fondamentalmente un libro che introduce alla tattica e alla tecnica dei finali elementari.

Come per GS1, schede informative si alternano a pagine di esercizi. Le posizioni da risolvere sono oltre 400, ma stavolta ci sono anche le soluzioni.

 Le pagine effettive, senza indice, sono 105, di cui 42 dedicate alla tattica (21 per le spiegazioni, 21 per gli esercizi); 21 dedicate alla tecnica dei finali (14 per le spiegazioni, 7 per gli esercizi); 23 dedicate allo studio strategico dei pezzi (16 per le spiegazioni, 7 per gli esercizi); 14 dedicate all’apertura (10 per le spiegazioni, 4 per gli esercizi). La qualità del materiale è molto buona, sia per le spiegazioni che per gli esercizi. Soprattutto la tattica è smontata nelle sue componenti elementari e risulta facile da comprendere per tutti: attacco doppio, deviazione, adescamento, inchiodatura. E sono mostrati alcuni famosi temi di matto: affogato, di Anastasia, di Damiano.

Fra i finali sono affrontati quello di donna contro pedone in settima, di torre contro pedone avanzato, di re e pedone contro re, con la spiegazione delle case critiche; bella ma con una simbologia grafica che non mi piace, ci sono troppi re sulla scacchiera.

Cosa mi piace:
– come viene spiegata la tattica;
– la qualità generale dell’informazione.

Cosa non mi piace:
– c’è ancora da lavorare sulla grafica, anche qui poco omogenea, soprattutto nei titoli;
– i diagrammi col nero in basso;
– manca il finale elementare di due alfieri.

Per chi è.
Va bene un po’ per tutti, anche per gli adulti. GS2 è ottimo anche per la scuola media e lo consiglierei anche al ragazzo che vuole padroneggiare la tattica e i finali elementari (non ci sono tutti però). La presenza delle soluzioni ne consente anche un utilizzo autonomo da parte del bambino.

 

Il manuale per insegnanti

La copertina del Manuale per gli insegnanti.Il Manuale è un libro denso, stampato in formato A4 per facilitare le fotocopie degli esercizi e delle figure da appendere in classe. Nelle 182 pagine stanno tante cose:
– discussioni sulla filosofia degli scacchi scolastici;
– indicazioni sui benefici del gioco degli scacchi come materia scolastica;
– indicazioni pedagogiche;
– indicazioni sugli stili di insegnamento;
– un corso, basato sui volumi 1 e 2, con 47 lezioni.

Ogni lezione è fatta sia con materiali dei volumi 1 e 2, sia con spiegazioni ed esercizi integrativi. Per le lezioni basate su GS1 sono riportate le soluzioni degli esercizi.

Per chi è
Fin dal nome il manuale si propone agli insegnanti della scuola elementare e media. Ma può essere utile anche all’istruttore.

 

Per chi cerca altri punti di vista
La recensione di Walter Ravagnati, noto istruttore lombardo, si trova a pag. 18 della rivista elettronica di Federscacchi, Scacchitalia n. 1/2007.

Per chi vuole avere un’idea di come sono fatti i libri
L’editore Ediscere mette a disposizione le anteprime dei tre libri della serie Giocare a scacchi. Le anteprime contengono l’indice del libro e alcune pagine dello stesso.
Clicca qui per scaricare l’anteprima di Giocare a scacchi, volume 1
Clicca qui per scaricare l’anteprima di Giocare a scacchi, volume 2
Clicca qui per scaricare l’anteprima di Manuale per insegnanti

Labirinti

Labirinto d’alfiereCome sviluppare la capacità di visualizzare il movimento dei pezzi sulla scacchiera?
Fra i tanti esercizi possibili, il maestro statunitense Bruce Alberston propone la soluzione dei suoi labirinti.

Cosa sono i labirinti di Alberston? Sono posizioni  a partire dalle quali muove solo il Bianco, che deve muovere solo un pezzo senza mai metterlo in una casa attaccata da pezzi neri. Il pezzo può catturare i pezzi neri ma sempre senza finire a sua volta sotto possibilità di cattura. La posizione è risolta quando il pezzo bianco dà scacco al Nero, da una casa in cui non può essere catturato. Qui a lato vediamo un esempio semplice di labirinto di alfiere.

Questi esercizi aiutano sia a migliorare la visualizzazione, sia a pensare in modo inverso, partendo cioè dalla situazione finale e ricostruendo le mosse all’indietro. Spesso, infatti, per risolvere una posizione occorre prima pensare da quali case il pezzo bianco può dare scacco senza  essere catturato, e, da lì, si studiano i possibili percorsi.

Alberston ha pubblicato i suoi labirinti nel libro Chess Mazes. Poco dopo ha cominciato a collaborare col sito chesscafe.com dove si trovano già oltre 100 posizioni di varia difficoltà.

Labirinto d’alfiere risolto

La storia: maestra di vita ma non di scacchi.

La copertina di “San Pietroburgo 1909″Nella mia biblioteca scacchistica c’è un libro storico sul torneo dei grandi maestri di San Pietroburgo del 1909.  È un libro molto curato dal punto di vista grafico, con una bella appendice con le biografie e le foto di tutti i partecipanti al torneo. Le partite sono riportate in ordine cronologico con i commenti del vincitore del torneo, Emanuel Lasker, allora campione del mondo. Sembrerebbe un libro ideale per il principiante e per chi voglia migliorare: tante partite commentate, giocate in un periodo in cui si potevano ancora fare piani “lunghi” senza che l’avversario li contrastasse. Per giunta con i commenti del campione del mondo e vincitore del torneo.

Ma sono proprio questi commenti, scarni ed essenziali, che tolgono validità didattica al libro. Prendiamo, ad esempio, la partita Teichmann-Bernstein, giocata al nono turno. Lasker evidenzia la posizione dopo la 23.ma mossa del Bianco, diagrammandola.

1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Cc3 Cf6 4.Ab5 d6 5.d4 Ad7 6.0-0 Ae7 7.Te1 exd4 8.Cxd4 0-0 9.Axc6 bxc6 10.b3 Te8 11.Ab2 Af8 12.Dd3 g6 13.Tad1 Ag7 14.f3 Db8 15.Ac1 Db6 16.Ca4 Db7 17.Cb2 c5 18.Ce2 Ab5 19.c4 Ac6 20.Cc3 Cd7 21.Ae3 Cb6 22.Tb1 a5 23.Af2

Teichmann-Bernstein, San Pietroburgo 1909, dopo 23.Af2

e commenta:

Con questa mossa il Nero si obbliga a riprendere il pedone in un momento successivo. Il suo campo tuttavia presenta una perniciosa debolezza in f6, che il Bianco riesce nel frattempo a sfruttare. Bisognava perciò giocare prima 23…Dc8 e continuare a5-a4 o adoperarsi sull’ala di re secondo le circostanze 

seguono le altre mosse della partita: 
23. …a4 24.Cbxa4 Cxa4 25.bxa4 Da6 26.Te2 Axa4 27.Cd5 Ta7 28.Ah4 Ad4+ 29.Rh1 Rg7 30.Af2

Qui c’è un altro commento di Lasker (il quarto e ultimo di tutta la partita):

La strategia del Bianco prevedeva il cambio degli alfieri camposcuro: ora che ha ottenuto questo obiettivo, è in grado di prendere possesso della diagonale a1-h8 con la donna. In questo modo si può innescare un attacco finale in cui la casa f6 funga da avamposto sicuro per i pezzi bianchi. La partita è istruttiva per via della pianificazione strategica.

e poi le mosse finali della partita:
30. …Axf2 31.Txf2 Da5 32.Dd2 f6 33.Db2 Tf8 34.g4 h6 35.h4 g5 36.f4 gxh4 37.Cxf6 Tf7 38.g5 Ac6 39.Tg1 Da3 40.gxh6+ Rxh6 41.Th2 Axe4+ 42.Cxe4 Df3+ 43.Dg2 Dxg2+ 44.Thxg2 Txf4 45.Tg6+ Rh7 46.Cf6+ Txf6 47.Txf6 1-0

Trovo il commento di Lasker insufficiente dal punto di vista didattico. Segnala che la partita è “interessante per la pianificazione strategica“,  ma non mostra come il piano strategico è stato realizzato dal Bianco (e permesso dal Nero).

Il centro di partita - copertina della seconda edizione italiana.Prendiamo ora un libro, scritto qualche decennio dopo quello di Lasker,  per insegnare ai giovani dell’Unione Sovietica gli elementi fondamentali del mediogioco, Il centro di partita di Piotr Ilich Romanovskij e vediamo come tratta la stessa partita.
Romanovskij commenta solo la parte rilevante della partita, quella in cui il Bianco mette in atto il suo piano di indebolimento delle case scure attorno al re Nero. Le spiegazioni guidano il lettore mossa dopo mossa alla comprensione della manovra del Bianco. Vediamo come. Si parte dal diagramma della posizione che si verificò in partita dopo la 27.ma mossa del Nero, …Ta7. Le mosse sono rinumerate.

Teichmann-Bernstein, San Pietroburgo 1909, posizione dopo27. …Ta7

 1. Ah4 minacciando non tanto 2.Af6, quanto 2.Cf6+, dopodiché il Nero sarebbe costretto a cambiare l’Alfiere per il Cavallo, con la conseguenza che l’Alfiere bianco attestato sulla diagonale a1-h6 creerebbe una situazione da matto in vista di una discesa della Donna in h6. Il Nero cerca di sventare la minaccia giocando 1…Ad4+ 2.Rh1 Rg7. Ora il punto f6 è difeso due volte e il Nero può sperare di ricacciare il Cd5 dalla sua posizione centrale con la spinta in c6. Il Bianco però è in grado di rinnovare la minaccia di cambiare gli Alfieri su casa nera.

Qui Romanovskij mette un altro diagramma, per sottolineare la conclusione della manovra con cui il Bianco ha forzato il cambio degli alfieri camposcuro. Il commento prosegue:

3.Af2! la manovra Af2-h4-f2 si rivela ora decisiva. Il Nero non ha tempo di giocare 3…c6 perché il Bianco prenderebbe in d4 con scacco, né è possibile ritirare l’Alfiere, con la conseguenza che la casa f6 diventa ora debole al massimo (…)

E il commento continua così per un’altra pagina. Al lettore resta impressa la manovra e l’uso della tattica a fini strategici. Ha imparato senz’altro qualcosa.

Che dire dopo questo confronto? I libri storici sono interessanti ma non sono indicati per l’uso didattico. Almeno non questo di Lasker. La storia sarà anche maestra di vita, ma non è maestra di scacchi. La didattica è altra cosa.