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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Le tante intelligenze degli scacchi

Quasi trent’anni fa, Howard Gardner teorizzava la compresenza nell’uomo (e nel bambino) di tante intelligenze diverse, che operano spesso insieme.  Tante più sono le intelligenze stimolate e coinvolte nell’apprendimento, tanto migliore dovrebbe essere l’apprendimento/acquisizione della materia.

Dalla Pennsylvania alle Marche
Giuseppina Gentili, esperta e formatrice nel campo delle intelligenze multiple, oltre che insegnante della scuola primaria da più di vent’anni, ha provato a capire se gli scacchi potessero essere un’occasione per stimolare nei bambini tante intelligenze diverse. Confrontandosi con la prof.ssa Mindy Kornhaber dell’Università della Pennsylvana, collaboratrice di Gardner, Giuseppina Gentili ha tentato di individuare le abilità cognitive coinvolte negli scacchi e rapportarle ad ogni intelligenza. Il frutto (provvisorio) di questo lavoro è riportato in questo articolo (è disponibile anche una versione in formato pdf per chi volesse un documento più facile da stampare).
L’autrice precisa che un conto è individuare i processi cognitivi coinvolti e altra cosa è verificare se e in che modo queste intelligenze siano state effettivamente potenziate o meno attraverso la sollecitazione dei processi mentali individuati. Su questo aspetto Gentili e Kornhaber stanno ancora riflettendo e discutendo; la verifica della competenze raggiunte e la valutazione  sono operazioni complicate e critiche, soprattutto con le intelligenze intrapersonale e interpersonale.

Le intelligenze di Gardner e gli scacchi

Qui sotto riporto i processi mentali tipici degli scacchi associati a ciascuna intelligenza individuati da Giuseppina Gentili (e Mindy Kornhaber). In corsivo ho premesso le riflessioni sull’argomento di un istruttore di scacchi statunitense, John Bucky, che le ha presentate nel corso della sua relazione al convegno Chess in Education, tenuto negli USA nel 2006.

Linguistica
Dialogo interno su quale mossa sia buona, cosa sta minacciando il nostro avversario, ecc.
(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Favorire strategie comunicative di descrizione, informazione, persuasione
– Sviluppare un  linguaggio specifico
– Potenziare l’abilità  di argomentazione

Logico-matematica
Causa ed effetto. Se metto un pezzo in presa, può essere catturato.
(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Usare il linguaggio algebrico
– Velocizzare il calcolo mentale (valore pezzi)
– Attivare processi di problem posing (individuazione situazioni problematiche)
– Attivare processi di problem solving (sviluppo strategie risolutive
– Sviluppare il pensiero anticipatore (prefigurare azioni future)
– Sviluppare il pensiero critico e strategico (destreggiarsi in maniera autonoma e personale fra molte informazioni ed usare le stesse per la pianificazione degli interventi)

Visivo-spaziale
Localizzazione dei nostri pezzi e di quelli dell’avversario (“visione”).
(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Attivare e potenziare la percezione e la memoria  visiva
– Sviluppare l’orientamento spaziale, la topologia, i rapporti e gli elementi geometrici 
– Utilizzare il sistema (piano) e coordinate cartesiane
– Pensare  per immagini (prefigurare azioni future) 

Corporeo-cinestetica
Movimento fisico dei pezzi.
Gioco lampo.
Uso delle scacchiere a terra e impersonificazione dei pezzi.
(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Utilizzare con efficacia la comunicazione non verbale
– Attivare la coordinazione oculo-manuale
– Potenziare l’orientamento spaziale

Musicale
Ogni pezzo può essere pensato come avente una sua frequenza di risonanza, più alta per la donna, più bassa per il pedone. [Mah? NdR] Questo può avere rilevanza per gli studenti con disabilità visive.
(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Comprendere schemi temporali e ritmici (turni dei giocatori).

Interpersonale
Necessità di capire le intenzioni dell’altro (l’avversario).
Capita che qualche giocatore si alzi e per meglio pensare guardi alla scacchiera dal punto di vista dell’avversario.
(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Favorire una valutazione critica delle potenzialità, aree di forza e aree di debolezza dei propri compagni
– Costruire relazioni positive con gli altri (lavorare in gruppo), dialogare, concordare, negoziare
– Stimolare la disponibilità al confronto, al rispetto delle idee e opinioni degli altri
–  Favorire il rispetto delle regole relazionali e di gioco condivise (autocontrollo fisico ed emotivo)

Riflessiva (intrapersonale)
Dialogo interiore.
Riflessione sul perché abbiamo fatto una certa mossa e preso una certa decisione.
L’analisi delle proprie partite diventa anche analisi dei propri punti di forza e di debolezza

(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Favorire l’auto-consapevolezza e l’autovalutazione (riconoscere le proprie potenzialità, aree di forza e aree di debolezza
– Migliorare la capacità di riflessione
– Controllare la propria istintività ed emotività (autocontrollo ed esercizio della pazienza)
– Formare una auto-coscienza critica
– Stimolare la fiducia in sé stessi, le capacità decisionali, senso di responsabilità
– Favorire la costanza e la concentrazione
– Sviluppare atteggiamenti di accettazione della sconfitta e adattamento alla realtà

Naturalistica
Sensibilità verso la scacchiera e i pezzi.
Essere “sintonizzati” sulla posizione.

(Buky)

Gli scacchi possono servire per:
– Osservare con attenzione e concentrazione
– Confrontare e classificare
– Formulare  e sperimentare le ipotesi di gioco ideate

Esistenziale
Gli scacchi possono servire per:
– Comprendere la necessità praticare il rispetto, la tolleranza e la correttezza nei confronti dell’altro
– Interiorizzare il concetto di giustizia ed equità
– Maturare la consapevolezza di sé e degli altri
– Maturare la consapevolezza della necessità e dell’efficacia del lavoro di squadra
– Sperimentare la positività di appartenere ad una comunità educante

Possiamo concludere con John Bucky che:

“Gli scacchi consentono tutte le modalità di apprendimento [previste dalla teoria delle intelligenze multiple] e possono inserirsi a pieno titolo nelle aule scolastiche moderne e differenziate di oggi”

 

La sperimentazione a Carassai e San Benedetto del Tronto

Stabilito che gli scacchi possono essere validamente utilizzati per sviluppare praticamente tutte le diverse intelligenze, la dott.ssa Gentili ha predisposto un programma di scacchi scolastici di cui riportiamo in documento a parte la  prima unità operativa. Le attività previste sono state realizzate in due classi seconde delle scuole di Carassai e San Benedetto del Tronto ed è previsto che proseguano nei prossimi anni, fino alla quinta.

La costruzione della scacchiera

Il programma delle attività è stato elaborato a partire da quello proposto da Alessandro Pompa nel libro I bambini e gli scacchi, e dalle fiabe di Carlo Alberto Cavazzoni nel libro  “Il Castello degli scacchi”.
Il corso di scacchi è cominciato con la lettura della leggenda di Sissa, seguita dalla costruzione della scacchiera e dei pezzi e pedoni per giocare.

La costruzione dei pezzi

È seguita la lettura della fiaba “Il Regno degli scacchi” (Cavazzoni) che ha fatto da sfondo integratore a tutte le attività successive. Dopo la presentazione della scacchiera e l’esecuzione di giochi logico-matematici basati su di essa, i bambini hanno ascoltato la canzone dello Zecchino d’Oro, “Scacco matto”, che hanno prima analizzata e poi memorizzata e cantato.

Il successivo incontro di gemellaggio con coetanei più esperti della scuola primaria “Bice Piacentini” ha aiutato i bambini della scuola di Carassai ad avvicinarsi ulteriormente agli scacchi.

Si gioca all'aperto

Dopo il gemellaggio sono cominciale le “lezioni” di scacchi: sono stati presentati per primi i pezzi, nell’ordine Re, Torre, Alfiere, Regina (sì, Regina e non Donna), Cavallo. E dopo i pezzi i bambini hanno conosciuto il pedone e le sue caratteristiche principali, inclusa la promozione ad altro pezzo. Questa parte del programma è stata basata sul lavoro di Alessandro Pompa I bambini e gli scacchi.

 

Una storia da rappresentare
I bambini di Carassai hanno completato tutte le attività e da un paio di mesi stanno facendo pratica del gioco. Ma non si sono limitati a giocare, perché, lavorando in gruppi, hanno scritto una storia che ora dovranno sceneggiare per una rappresentazione teatrale. Ecco la storia prescelta, scritta da Samuele, Giorgia Jonathan e Matteo:

Un…due…tre…fante, cavallo e al Re!!

C’erano una volta, tra due colline, in una terra molto lontana, due regni: uno completamente banco e l’altro completamente nero.
Il regno bianco meraviglioso era rivestito da fiori multicolori, cascate d’argento, boschi fatati, fiumi e laghi a volontà ed impreziosito da montagne innevate e candide nuvole che giocando insieme spesso si fondevano in giochi di luce bellissimi. Al centro del regno si ergeva un castello di cristallo, tutti vivevano in pace e tranquillità rispettando sé stessi, gli altri e la natura
Il regno nero invece, a differenza di quello bianco, conteneva un castello scuro di argilla, circondato da cascate inquinate, fiori di colore scuro, laghi e fiumi scarsi ed inquinati ed alberi completamente  coperti da sacchi neri; tutti erano sempre costantemente arrabbiati, ognuno pensava solo a sé stesso, non rispettando e distruggendo le poche cose che erano in comune con gli altri, non solo non rispettavano gli altri ma neanche sé stessi ed i propri talenti. Ogni regno si differenziava con il proprio colore. Nel regno bianco viveva una coppia formata da un re potente e ricco che si poteva permettere il primo passo nel gioco degli scacchi (considerato nei due regni gioco nazionale)  e una regina dotata di incredibile bellezza che amava la natura e che ogni giorno perfezionava i suoi capelli che abbelliva sempre con fiori profumati. Le dame di sua maestà erano due torri con capelli rizzati all’insù, fedeli e sempre pronte al suo servizio. I  mezzi di trasporto utilizzati, sempre lavati  e puliti  erano due  cavalli bianchi  con una sella che si illuminava al sole. I due cavalieri più coraggiosi, sempre pronti a sacrificarsi  per il sovrano, ricoperti da un’armatura d’oro erano gli alfieri. I figli dei due sovrani erano otto ed erano talmente carini che con la loro bellezza imprigionavano diagonalmente gli avversari.
Nel regno nero invece vivevano due sovrani, un re  e una regina che erano diventati con il tempo molto poveri avendo speso incoscientemente tutto il loro patrimonio, e che obbligavano i loro sudditi a compiere umili lavori senza riconoscere le loro abilità e i  loro talenti.
Un giorno però, il re bianco si accorse del degrado e della distruzione che stava avvenendo nel regno nero e decise insieme alla consorte di fare qualcosa. Chiese udienza al re nero e si recò nel suo castello di argilla per chiedere spiegazioni del suo comportamento irresponsabile nei confronti dei suoi sudditi e dell’ambiente, facendo notare che sia lui che il suo regno non avrebbero potuto sopravvivere molto al grande e disastroso inquinamento che già c’era e alla mancanza di rispetto tra le persone.
Il re bianco fu molto convincente, tanto che il re nero capì il suo errore ma a causa della sua poca responsabilità decise di affidare la  decisioni definitiva alla sorte. Per celebrare il possibile  accordo si  decise di organizzare un torneo e fare una partita a scacchi, che come ricordato era il gioco nazionale dei due regni. Bianchi e neri si scontrarono per un semplice motivo: se la vittoria fosse stata bianca i neri avrebbero rispettato i propri talenti e non avrebbero  inquinato più l’ambiente; se invece la vittoria fosse stata dei neri, i bianchi avrebbero dovuto dare i propri rifiuti ai neri per inquinare ancora di più.
Fortunatamente il torneo finì con una “patta”. Ed ora che si fa? Pensarono i due re!
Questi  dopo una lunga passeggiata e un ottimo pic-nic nel regno bianco, presero una coraggiosa decisione, decisero infatti di unirsi, non più bianchi, non più  neri,  ma un unico popolo onesto, coraggioso e pieno di rispetto per sé, per gli altri e per la natura, uniti  da una comune  passione: il gioco degli scacchi. Questa decisione piacque molto a tutti e fu così che i due regni dopo un po’ di tempo si unirono e tutti uscirono dal proprio regno per andare ad abitare in un bosco lì vicino dove, pensate un po’, le chiome degli alberi avevano le sembianze dei pezzi del gioco degli scacchi, alcuni verdi chiaro altri verde scuro. Ovviamente erano alberi e chiome magiche, sempre pronti e disponibili a far giocare i due re ed  i loro  sudditi al loro gioco preferito, dando vita a delle memorabili partite che si concludevano sempre con una  grande e sincera stretta di mano.
Sapete come è andata a finire? Beh…tutti vissero felici e contenti, ovviamente!!
Ah…un’ultima cosa…se cercate questo bosco, non è molto lontano, lo troverete nel vostro cuore e se cercate più attentamente troverete anche i  vostri  talenti. Rispettate voi stessi e l’ambiente! 

Insomma, le intelligenze stimolate nei bambini nel progetto di Giuseppina Gentili sono proprio tante.
Attendiamo gli sviluppi futuri e soprattutto qualche indicazione su come si possano valutare esperienze simili.
 

Giuseppina Gentili
Laureata in Scienze della Formazione all’Università di Macerata, insegna da oltre venti anni nella scuola primaria. Attualmente lavora presso l’Istituto comprensivo di Montalto Marche (AP), dove coordina un gruppo di autoformazione I.M.A.S. (Intelligenze Multiple A Scuola).
È autrice del libro Intelligenze multiple e insegnamento della matematica (Dai punti di forza del bambino ai settori di debolezza), edizioni Junior. È formatrice nel campo delle intelligenze multiple; in rete si trova la sua presentazione ad un convegno del 2008.

Lezioni di scacchi promozionali nelle scuole.

Uscire dai circoli e farsi conoscere!

È fondamentale coinvolgere attivamente i bambini

Da qualche decennio il movimento scacchistico italiano sta conoscendo una costante crescita, grazie soprattutto al grande lavoro che gli istuttori della Federazione scacchistica Italiana (molti di loro anche insegnanti) stanno svolgendo nelle scuole di tutta Italia. Ma questo è solo l’inizio, perché i margini per migliorare sono ancora molto ampii e il mio consiglio agli istruttori è quello di proporsi alle scuole, uscendo dal limite ristretto dei circoli scacchistici ed aprirsi al mondo della Scuola.

La FSI, proprio in questi ultimi anni, sta facendo del suo meglio per far decollare il progetto “Scacchi a Scuola” che sul modello eccezionale già realizzato in Piemonte vorrebbe estendere a tutte le regioni. Il mio pensiero è comunque che il gioco degli scacchi, sebbene più popolare che nei decenni scorsi, debba ancora essere conosciuto nelle istituzioni scolastiche, dove potrebbe giocare un ruolo eccezionale per alcune dinamiche didattiche e formative per le quali le scuole sono sempre alla ricerca di nuove strategie: catturare l’attenzione dei bambini, affinare le loro capacità di ragionamento critico e di problem solving, potenziare le loro capacità mnemoniche, di pianificazione e di logica, e l’elenco come sappiamo potrebbe continuare a lungo…

Lezioni gratis
Ora lo strumento principale per farsi conoscere dalle scuole e soprattutto dalle maestre e dai dirigenti scolastici è quello – secondo la mia personale esperienza – di proporre delle lezioni gratuite (o comunque senza oneri per le Scuole) sul movimento dei pezzi. È sufficiente una lezione di un’ora per classe (magari ad una decina di classi per scuola) per far conoscere tutte le regole basilari per poter giocare una partita.

Scacchiera murale (ideografica)

Per queste lezioni promozionali è sufficiente una scacchiera murale, ma consiglio comunque di coinvolgere gli studenti con esercizi continui sotto forma di quiz, in modo da non abusare della loro capacità di attenzione.

 

 

Una dispensa con tutte le regole, ma anche…
Personalmente distribuisco alle maestre una dispensa con tutte le regole ed in genere – non lo nascondo – cerco di incuriosire anche loro durante le lezioni, con continui collegamenti alle materie scolastiche: questo non per “captatio benevolentiae” ma per prospettare loro un utilizzo in chiave didattica del gioco degli scacchi. Oltre tutto per insegnare nelle scuole bisogna anche mostrare di possedere delle capacità pedagogiche, degli strumenti didattici efficaci ed un buon rapporto con la classe: questi incontri sono mirati anche a mostrare la propria professionalità.

Statisticamente la maggior parte di queste lezioni promozionali ha poi un seguito o sotto forma di progetto di istituto, o di laboratori scolastici, oppure come attività extra-scolastiche cui contribuiscono gli stessi genitori; ma soprattuto la popolarità degli scacchi cresce e di riflesso anche la richiesta di informazioni per aderire alle attività dei circoli.

Alla ricerca del gioco perduto!

Alla ricerca del gioco perduto… 

Prosegue l’esperienza con la psicomotricità nelle scuole di Sassari (8° Circolo  “Galileo Galilei”e 13° Circolo di via Forlanini, entrambi di scuola primaria), in attesa di introdurre finalmente il progetto presso le scuole dell’infanzia come strumento propedeutico all’alfabetizzazione elementare: dell’istruzione, dell’attività motoria e naturalmente degli scacchi. 

Pertanto il mio personale percorso benché sia svolto nelle scuole primarie sta procedendo nell’ottica di coinvolgere i bambini della scuola dell’infanzia, cioè di 4 e 5 anni. Coerentemente con quanto mi ero prefissato questa esperienza è fondamentalmente motoria, ma con un orientamento ludico che ha l’ambizione di far condividere ai bambini partecipanti l’accettazione delle regole del gioco: mi presento quindi a loro – con una certa enfasi – come “Maestro di gioco” e gli propongo dei giochi semplici che la mia generazione giocava tranquillamente per strada pochi decenni fa, mentre ora è assai raro trovare bambini che abbiano gli spazi urbani per praticarli. 

Il primo gioco proposto è un semplice gioco di memoria (che serve anche alla mia per ricordare i nomi dei bambini) e consiste nel farli entrare uno per uno sulla scacchiera e fargli dire a voce alta il proprio nome: per esempio il primo entra sulla scacchiera si posiziona sulla casa A1 e dice il suo nome (Mario); il secondo si posizionerà su A2 dando così le spalle ad A1 e dovrà ripetere il nome di A1 ed il proprio (Luigi); quindi entra un altro bambino si dispone in A3 ripetendo i nomi di A1, di A2 ed il proprio (Alessio)… Il gioco sembra semplice, ma quando devono entrare sulla scacchiera 24 bambini c’è da divertirsi: un vero e proprio allenamento! 

I bambini all'esterno devono memorizzare le posizioni dei compagni all'interno.

Questo gioco si può naturalmente migliorare con delle varianti più motorie, come procedere con saltelli, oppure più mnemoniche: basta chiedere ad ogni bambino di entrare a caso su una qualsiasi casella e lo scopo del gioco è ricordare tutte le entrate precedenti (non lo crederete ma al momento ci sono bambini di prima elementare che hanno dei record personali di 14 associazioni nomi-caselle: siamo ancora ai primi “esercizi”, vi aggiornerò sui prossimi sviluppi!) 

Altro gioco che manda i bambini in visibilio è quello popolare dei “4 cantoni” : consiste nel far disporre ai 4 angoli della scacchiera altrettanti bambini; un altro bambino si posiziona invece al centro della scacchiera ed il suo compito è quello di “rubare” il posto d’angolo ad uno dei quattro bambini che ad un battito di mani della maestra dovranno obbligatoriamente cambiare di posto (pena l’immediata sostituzione con un altro bambino in “lista d’attesa”). Il gioco è accattivante, può essere reso più complesso con un falso allarme (cioè un battito di mani estraneo a cui è vietato muoversi pena la sostituzione) che mette i bambini di fronte ad una ulteriore prova di attenzione! Il numero dei bambini non è mai un problema: il fatto che siano “troppi” si può usare come espediente nella didattica  per disciplinarli all’attenzione sostituendoli per “punizione” ogni volta che sconfinano dalle regole: spesso è sufficiente dir loro che perderanno il turno per far sì che riprendano subito il giusto contegno di gioco! 

Altri giochi proposti sono stati il classico Paradiso (o Mondo o Campana a seconda delle regioni italiane) che consiste nel fare un percorso definito all’interno della scacchiera secondo delle regole: io ho proposto di saltellare con un solo piede nelle case nere e con due nelle bianche; è vietato mettere un piede su due caselle; chi sbaglia cede il turno ai compagni.
Il “Ruba-bandiera” fatto per far prendere loro confidenza con le coordinate alfanumeriche: ma si può fare anche cambiando di volta in volta (per esempio assegnando alle lettere delle colonne il nome di città, oppure colori, oppure animali o – come proposto da Alessandro Pompa e Filomena Morrone – delle illustrazioni di carta!). 

Palla “avvelenata” in cui essere colpiti in linea retta dalla palla comporta l’eliminazione dal gioco; “Gira la ruota”: si fanno muovere i bambini a caso all’interno della scacchiera e ad un battito di mani (o altro suono convenuto) devono fermarsi nella casella in cui si trovano; quindi si passa la palla ad un bambino e si chiede di colpire un giocatore che occupa una casa specifica (sempre per insegnare le coordinate, che non sono contrassegnate sulle scacchiere proposte). 

Un'azione di "palla avvelenata"

La maggior parte dei giochi all’aperto possono essere adattati allo spazio della scacchiera gigante, che anzi ne delimita i confini di campo rendendo necessarie le regole. Chi non avesse avuto – come il sottoscritto – la fortuna di giocarne a centinaia nella propria infanzia può trovare delle schede dettagliate nel sito dell’accademia del gioco dimenticato . 

Per una filosofia del gioco… 

Agli Istruttori che vogliono cimentarsi con la psicomotricità su scacchiera gigante consiglio inoltre vivamente la bellissima “Enciclopedia dei giochi” in due volumi di Giampaolo Dossena, edita da Mondadori, che contiene ben 1600 giochi con regole e istruzioni: fatevi ispirare ci sono davvero molti spunti interessanti come quello che propongo qui di seguito. Oltre a tutti i tipi di gioco (di movimento, di società, di parole, di strategia ecc.) ci sono anche delle schede relative ai personaggi importanti per la teoria del gioco, ed io ho letto con particolare attenzione quella di Roger Caillois – nato a Reims nel 1913 e morto a Parigi nel 1978 – si occupò del mito, del sacro e soprattutto dei giochi, scrivendo nel 1958 il libro “Les jeux et les hommes”  (I giochi e gli uomini), e curò nell’enciclopedia diretta da Raymond Queneau (“Encyclopédie de la Pléiade” edito da Gallimard) il volume su giochi e sport pubblicato nel 1967. 

Le idee di Caillois sui giochi si riferiscono esplicitamente a quelle di Johan Huizinga, il cui “Homo ludens” (altra pietra miliare!) era uscito nel 1938.  Caillois pensa di poter classificare i giochi in 4 categorie : 

  1.  agon o competizione
  2. alea o caso
  3. mimicry o maschera
  4. ilinx o vertigine

Per esempio gli scacchi sono puramente competitivi, mentre un tiro di dadi è completamente aleatorio; l’altalena è di pura vertigine e i bambini che giocano alla guerra fanno un gioco di “maschera”. Persuasiva è inoltre l’idea di Caillois che tutti i giochi si muovano lungo 2 piani fondamentali, la “paidìa” o turbolenza e il “ludus” o regola, che non sono categorie di gioco ma modalità di giocare. 

Anche il matto con donna e torre diventa un esercizio di psicomotricità.

E proprio con quest’ultima osservazione mi voglio collegare alla mia esperienza: tutti questi giochi di psicomotricità possono portare facilmente ad un’euforia tipica dei giochi di movimento verso una turbolenza (o “paidia” come la definiva Roger Caillois in contrapposizione alla regola o “ludus”) in tal caso spesso è utile riportare i bambini verso giochi di attenzione o memoria, in cui devono fare affidamento su un minimo di silenzio: io ho proposto dei giochi con una serie di oggetti che vengono disposti sulla scacchiera e che devono essere memorizzati; divido la classe in due o più squadre e li faccio sfidare assegnando ad una squadra il compito di spostare un oggetto (mentre gli altri sono voltati dall’altra parte) e quindi lasciare indovinare all’altra squadra quale oggetto è stato spostato. Dopo i primi tentativi ingenui iniziano a delinearsi alcune strategie ed organizzazioni, di cui vi parlerò prossimamente… 

Il gioco anziché con attrezzi di psicomotricità va bene anche coi pezzi degli scacchi!

L’arrocco spiegato ai bambini di quarta elementare.

Nel suo ultimo articolo, Alexander Wild, parlando del suo secondo anno di corso a Brunico, con i bambini di terza elementare, ha scritto:

L’arrocco è stato recepito in maniera corretta, ma a parte qualche eccezione non è usato, e io non insisto con loro perché arrocchino. Forse l’anno prossimo spiegherò qualche concetto sulla strategia dell’apertura includendo nuovamente l’arrocco, ma non ho ancora deciso al riguardo, perché inizialmente prevedevo di iniziare con gli elementi di strategia solo in quinta classe, al quarto anno di corso.

Alessandro Pompa è convinto che in quarta elementare si possa parlare dell’arrocco ai bambini in chiave strategica. Vediamo come.
Da libro “I Bambini e gli Scacchi“, di A. Pompa, R. Miletto, M.R. Fucci, F. Morrone, pp. 113-114:

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L’Arrocco va considerato come una vera chiave strategica del re dei giochi: perciò tendiamo a proporlo, dalla media latenza [8-9 anni, NdR], al temine della trattazione dei temi tattici e strategici del medio gioco. E questa ci pare una buona sede per fornire al lettore una esposizione breve in proposito.

Un’importante acquisizione, che costituisce prerequisito per l’Arrocco, è l’idea dello “sviluppo dei pezzi”. Un lavoro che va ben calibrato nel gruppo. Si può partire dalla realistica concretezza del qui ed ora, come nell’esempio che segue tratto da un’esperienza in una quarta classe.

A. [indica Alessandro Pompa, NdR] si appoggia alla parete della classe, spalle al muro, e dando piccoli colpi alla parete con i gomiti e i talloni, con un’aria un po’ di costrizione:

Ma se sto qui al bordo della stanza, posso muovermi in tutte le direzioni?

Poi A. passa al centro della stanza, muove le braccia con circolarità e lo sguardo va compiaciuto in tutte le direzioni:

E qui, adesso, secondo voi, va meglio o peggio?

Per poi passare alla scacchiera murale:

Guardate questo Cavallo bianco nella sua stalla in g1 …anche lui ha le spalle al muro, eh?
Vogliamo farlo galoppare in mezzo alla prateria?
Allora, su ditemi dove lo mettiamo per farlo stare meglio, più libero di muoversi da tutte le parti …indicatemi le case…

E i bambini propongono. A.:

Bene… e in g1 quante case controllava? E quante sono le case partendo da e2? È meglio o peggio?

e così via. Passando poi allo sviluppo degli altri pezzi. Per capire che il centro offre al riguardo sempre di più. Se i Cavalli saltano, per altri pezzi, a cominciare dagli Alfieri, ci sono “porte” che devono essere aperte, costituite da Pedoni:

Se il centro è come una bella torta, per arrivarci dobbiamo aprire la porta dei Pedoni!
E nelle case a1 e h1, dove ci sono le Torri del Bianco, quali sono le porte?

Antonio (9,4 anni):
I Pedoni che stanno davanti! Oppure possono passare dove ha già mosso i pezzi… ma c’è ‘sto Re de mezzo…

A.: Hai ragione! Il Re impiccia, eh? Possiamo farlo diventare un “impiccione viaggiatore”! Guardate ora come lo faccio galoppare verso il suo castello… ecco la sua Torre, la sua Rocca… sì, va lì per …arroccarsi!

E così sposta il Re di due passi da e1 a g1, verso la Torre più vicina.

Eleonora (9,2 anni):
Maè… ma… ma il Re fa un passo!

A.: Hai proprio ragione… ma questo è l’Arrocco del Re! Una mossa veramente incredibile! Eccezionale… Non uno ma due balzi verso la sua Torre… che poi vola… Avete mai visto una Torre che vola, voi?

Coro: Nooo!!

A.: Appunto, anche per questo è una mossa eccezionale! Mai vista una cosa del genere, no? Il vecchio Re che corre veloce e la Torre che vola… Ma non finisce qui, eh no… Di solito quanti pezzi muoviamo per volta? Forse trentasette…

(perplessità nei bambini)

o forse uno?

Coro unanime.

A.: Bene e arroccando quanti pezzi abbiamo invece mosso? Sì, proprio così… lasciatemelo dire ‘sto Arrocco è proprio una supermossa!

Introdotto l’Arrocco corto, si può poi proporre quello lungo. Far fare al gruppo paragoni tra i due Arrocchi è solitamente una buona cosa; c’è un volo più corto ed uno più lungo delle due Torri e sono i bambini stessi che, in base al volo fatto, giungono alla denominazione del tipo di Arrocco.

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Alessandro Pompa Alessandro Pompa
Candidato Maestro di scacchi, istruttore FSI di scacchi e Responsabile della Commissione Formazione e Ricerca della Lega Scacchi UISP.
È stato campione italiano di scacchi “under 20”.
Insegna nella scuola d’infanzia.

 

Scacchi e scuola. Se ne parla e scrive sempre di più.

La Repubblica, 11 maggio 2009
Articolo su Repubblica dell’11 maggio 2009: Bimbi più bravi con la lezione di scacchi, a cura di Andrea Tarquini. Riprende un articolo della Frankfurter Allgemeine, che racconta di una sperimentazione nella città di Amburgo e, poi, dei risultati positivi dello studio quadriennale dell’Università di Trier (su questo blog abbiamo pubblicato la traduzione di una intervista alla responsabile, Sigrun-Heide Filipp).

TG5, 11 maggio 2009 – Scacchi e matematica
E la stessa sera dell’11 maggio, il TG5 ha parlato di scacchi e matematica, intervistando Roberta Brunello e la mamma. Gli scacchi sono stati presentati come un utile esercizio per la mente e un validissimo aiuto per migliorare in matematica.
Grazie ad internet è possibile rivedere il video del telegiornale serale del TG5. Il pezzo sugli scacchi comincia al minuto 24:06)

 

Il convegno di Torino raccontato a chi non c’era

Il logo di Torre & Cavallo Scacco!Sul numero di aprile 2009 della rivista Torre & Cavallo – Scacco!,  Roberto Messa ha pubblicato un ottimo articolo sul convegno di Torino, Scacchi un gioco per crescere.
Per chi non avesse acquistato la rivista, l’autore ed editore propone ora l’articolo in un file pdf scaricabile gratuitamente dal sito messaggeriescacchistiche.it.
Sullo stesso sito si trovano altri articolo gratis, fra i quali segnalo una pagina di quiz per principianti.
Il sito è stato appena realizzato e deve ancora essere popolato di contenuti, ma si presenta già molto bene.

Anche il sito euroscacchi.com (realizzato dal M.I. Roberto Mogranzini e dall’Accademia degli scacchi di Perugia) riporta un resoconto in due parti del convegno di Torino, a cura di Ettore Bertolini. La prima parte presenta il convegno e riassume la prima giornata di lavori, la seconda parte riferisce sulle ultime due giornate.
Il sito euroscacchi.com pubblica ogni mese, a fine mese, la rivista didattica omonima, gratuita e in formato pdf. Il livello però è impegnativo, per giocatori di categoria nazionale almeno.

Ha scritto del convegno di Torino anche il consigliere federale FSI Giuliano d’Eredità, che ha pubblicato le sue impressioni e riflessioni nel sito dedicato agli scacchi giovanili in Sicilia, centroscacchi.it.

A scuola con i Re. Un convegno a San Benedetto del Tronto.

Locandina convegno «A scuola con i re» di San Benedetto del Tronto

Venerdì 22 maggio nell’auditorium della Biblioteca comunale di San Benedetto del Tronto, si terrà un interessante convegno sugli scacchi a scuola.

Denso il programma, che riportiamo qui sotto, con relazioni che affrontano sotto vari aspetti tematiche legate all’apprendimento del gioco degli scacchi e a percorsi di crescita positivi per i bambini e i ragazzi, coinvolgendo scuola e famiglie.

 

A scuola con i re

ore 9.30 – La personalità del giocatore di scacchi, Giuseppe Sgrò – Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino.
ore 10.00 – Le basi neuroscientifiche del gioco degli scacchi, Marco Antonelli – dirigente medico dell’Ospedale Civile di san Benedetto del Tronto (AP), Commissione Scientifica FSI
ore 10.30 – Scacchi e computer: i giocatori artificiali e gli strumenti didattici, Paolo Ciancarini – Dipartimento di Scienze dell’Informazione, Università degli Studi di Bologna
ore 11.15 – Il bambino e gli scacchi, Augusto Caruso – Accademia Internazionale degli Scacchi, Perugia
ore 11.45 – Aspetti cognitivi, affettivi e motivazionali nel gioco degli scacchi, Eleonora Di Terlizzi – Facoltà di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi del Molise, Campobasso.
ore 14.30 – Cruciverba sugli scacchi,  Rosario Lucio Ragonese, A.D. Frascati Scacchi
ore 15.00 – Incontro con l’autore: Alessandro Pompa, docente della scuola dell’infanzia nel distretto scolastico di Pomezia e Responsabile Nazionale UISP-Lega scacchi, presenta, “I bambini e gli scacchi”, Armando Editore
ore 15.30 – Le esperienze delle scuole : testimonianze e dibattito
L’esperienza italiana
di Marcello Perrone
Introdurre gli scacchi a scuola: Matematica & Enigmistica di Rosario Lucio Ragonese
Scacchi: Roma come New York. La periferia delle grandi città di Carla Mircoli

Aggiornamento del 4 giugno 2009
Un resoconto del convegno, si trova sul sito del IlQuotidiano.it, di Ascoli Piceno.

C’è speranza se questo accade a Laghetto.

La prima squadra della scuola elementare di Laghetto con la maestra Patrizia e l'istruttrice Paola Valentini

La squadra A di Laghetto, prima con 20 su 20 ai GSS provinciali

Mettete insieme una mamma giocatrice appassionata di scacchi (CM, da un paio d’anni è anche istruttrice FSI), una maestra che vuole sperimentare se gli scacchi possono servire all’educazione dei bambini, un bambino che cresce in una famiglia di scacchisti e stimola i suoi compagni a giocare. Mescolate gli ingredienti in terza elementare e lasciateli crescere con un corso breve di 10 lezioni da un’ora e mezza ad ogni anno scolastico, ma con scacchi e scacchiere sempre pronti all’uso e quasi sempre usati nelle pause di scuola. Bene, arrivata in quinta questa classe da sola ha prodotto tre squadre, due nell’assoluto e una nel femminile, che sono arrivate prima e seconda nell’assoluto e seconda nel torneo femminile provinciale GSS.

Tutto questo è successo negli ultimi tre anni nella scuola primaria del quartiere di Laghetto, a nord di Vicenza.

L’introduzione degli scacchi a scuola non ha prodotto solo campioncini, ma ha migliorato di molto le capacità matematiche della classe e ha attenuato l’esuberanza di qualche bambino.

Come ho scritto sopra, i meriti vanno divisi. Brava l’istruttrice (che ha insegnato gratis, vista la presenza del figlio nella classe), e brava la maestra, che ha imparato con i suoi allievi, ha giocato con loro, e ha favorito la scelta degli scacchi quale gioco praticato nel tempo di ricreazione.
Bravi i bambini, e bambine, che si sono appassionati e hanno cercato di migliorare.

Per i tre corsi sono stati utilizzati i tre libri di Alex Wild, Giocare a scacchi 1 e 2 e quest’anno “i matti”. Ma è stata soprattutto la pratica regolare a rendere bambini e bambine della scuola di Laghetto i più forti della provincia (e quando uscirà questo articolo, spero lo saranno anche della regione Veneto).

La squadra B di Laghetto, con l'istruttrice Paola Valentini

La squadra B di Laghetto, seconda classificata ai GSS provinciali

Da quest’anno la scuola di Laghetto ha avviato altri 3 corsi a scuola, uno in seconda elementare, sempre con l’istruttrice, e due in quinta, con altro istruttore del circolo.

Aggiornamento (3 maggio 2009)
La squadra di Laghetto ha vinto la fase regionale del Veneto con 6 vittorie su 6 partite e 22 punti individuali su 24. Niente male!