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    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

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    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

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    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Nonne, sceriffi, gorilla: tutti matti.

 
Ancora sulle carte di scacchi!
 
Le carte scacchistiche di Sebastiano Paulesu
 
Spendo ancora alcune parole per le “mie” carte scacchistiche, con una premessa doverosa: non sono in vendita! Questo per fugare subito ogni sospetto che il mio interesse per esse sia meramente commerciale e per ribadire che esse servono da incentivo alla disciplina dei bambini.
Ho avuto diverse ottime richieste per commercializzarle in tutta Italia ma per ora ho tralasciato ogni elementare regola di marketing. Il motivo è semplice, le carte hanno un senso se inserite in un contesto metodologico che le valorizzi. Pertanto la mia intenzione è di strutturare al meglio il mio metodo ideografico e magari proporne alla Federazione Scacchistica Italiana una implementazione tale da proporlo alle scuole come strumento didattico.
Come già scritto in un precedente articolo al momento l’idea migliore mi sembra quella di prevedere dei livelli di competenza secondo questo immaginario percorso:
  • il sentiero (carte celesti – livello zero);
  • il giardino (carte verdi – livello uno);
  • il labirinto (carte gialle – livello due);
  • il castello (carte arancioni – livello tre);
  • il tesoro (carte arcobaleno – livello quattro).
L’idea è quella di accompagnare i bambini verso una maggiore competenza scacchistica dandogli dei rinforzi visivi (e non solo…) per la loro memoria.
Per fare un esempio, si inizia con le carte celesti, che comprendono i movimenti dei pezzi o alcune rime semplici: queste carte vengono consegnate ai bambini dopo le prime lezioni (ogni bambino avrà una carta diversa dagli altri per stimolare la socialità e lo scambio).
Quando i bambini non fanno più errori di movimento dei pezzi allora regalo loro delle carte verdi (quindi per loro è già una conquista), che prevedono delle mosse semplici (tipo la forchetta, il doppio di cavallo, le “mosse lunghe” ecc.) , oppure dei semplici matti in una mossa  definiti con nomi di fantasia.
Quando i bambini hanno dato prova di aver superato il livello precedente, di solito sono passati dei mesi, allora inizio a proporre le carte gialle, in cui la difficoltà è maggiore e richiede una visualizzazione di due mosse a mente.
Quindi si procede, ma occorrono degli anni scolastici, con le carte arancioni e iridate.
Ovviamente per ogni livello la varietà di carte è di oltre un centinaio, quindi i bambini non avranno modo di annoiarsi.
 
Il matto della “nonna”.
Il matto "della nonna"
Ho ricevuto numerosi spunti relativi alla denominazione di questo matto, e mi pare doverosa qualche precisazione.
Qualche anno fa, per evitare che i bambini facessero stallo con Re e Regina contro Re, ideai un sistema che ne diminuisse la possibilità. Si tratta di procedere a salto di Cavallo sino a costringere il Re difendente in due sole caselle, quindi solo allora intervenire col Re e dare scacco matto.
Per meglio spiegare questo scacco matto ai bambini decisi di ricorrere ad una scenetta familiare: quella della nonna che cerca di abbracciare il nipotino che invece – per gioco – scappa; la nonna insegue allora il nipotino con le braccia tese ed esclamando “dove vuoi scappare da qui non passi!”; naturalmente quel birbone del nipotino riesce a scappare finché possibile e alla fine in un angolo trova un tavolo dove girare in tondo e la nonna è costretta a ricorrere all’aiuto del nonno, che accorre in suo sostegno sino a che la nonna abbraccia il nipotino, lo cattura, e lo bacia sulla fronte!
I bambini ridono sempre quando racconto loro questa storia e quando chiedo loro di ripeterla sulla scacchiera ideografica raramente hanno difficoltà, poiché li agevolo visivamente con le orme dei piedi e con i fuochi (per evidenziare le case controllate dalla “nonna”); inoltre in questo modo si attenua il senso di sconfitta poiché si inserisce l’elemento ludico di un contesto familiare ben conosciuto.
Insomma, sia chiaro che non si voleva connotare la “nonna” in senso negativo!
 
Fantasia (dei bambini) al potere!
 
Per i bambini questo è il matto "del gorilla"

Altro suggerimento che accetto di buon grado è quello di lasciar inventare e combinare i nomi dei matti ai bambini stessi e cito il matto rappresentato in figura che è appunto il frutto della fantasia dei bambini: originariamente l’avevo chiamato il “matto degli accompagnatori” poiché la dinamica ricorda quella di un adulto che accompagna un neonato “abbambinandolo” da sinistra a destra o viceversa.
Quando lo proposi ai bambini qualcuno mi disse che sembrava che il Re fosse scortato da due “gorilla” e qualche altro mi disse “No: sembra proprio il gorilla che quando corre muove le braccia così!” Ed io immaginai la scena del gorilla “caracollante” e mi parve una buona idea: chiesi ai bambini quale nome preferissero e fu un plebiscito per “matto del gorilla“.

Per questo non sono contrario a lasciare che siano i bambini stessi ad inventare i nomi dei matti!
Come si comprende da questi due esempi la raccomandazione che faccio ai colleghi istruttori è quella di associare la spiegazione di questi matti con delle scenette recitate o quantomeno mimate fisicamente: l’attenzione dei bambini è catturata e la loro memoria raddoppiata.
 
Matto dello sceriffo!

Bang bang! questo è il matto dello sceriffo!

Per concludere un ultima “scenetta” di matto che propongo ai più bravini (in genere dopo un paio di anni di corso) è quella del matto dello sceriffo, così chiamato perchè il Re attaccante recita la parte attiva dello sceriffo che assicura il Re fuggiasco alla Giustizia. Si tratta del modo più rapido per dare matto al Re, ma poiché i bambini si confondono lo propongo quando hanno già dimestichezza con il matto delle “sentinelle” e dei “passeggiatori” che sono i classici matti che si insegnano coi pezzi pesanti.
Ai bambini, nel quadretto finale, mimo il Re attaccante (lo Sceriffo) che estrae dal cinturone le sue due pistole e intima all’avversario: “Altolà, scacco matto!”

Scacco matto!

Combinazioni di matto! 
Ci sono molte definizioni per il termine “combinazione” di scacchi, ma la mia personale accezione è quasi etimologica: e cioè la combinazione di più temi o minacce in un’unica sequenza di mosse. Infatti essa è distinta dal tatticismo (o “petite combination” secondo la definizione di Capablanca), in cui invece è sufficiente un solo tema per acquisire il vantaggio e il più delle volte non è necessario alcun sacrificio, che secondo la maggior parte degli autori è ciò che caratterizza invece la combinazione.

Qualche anno fa iniziai a inventare delle definizioni per alcuni “quadri di matto”, sulla scorta di quelli più famosi come “Matto del barbiere” o del “corridoio”, perché mi pareva che fosse più facile tenerli a mente una volta che li si potesse associare ad un nome. Così ne inventai – senza esagerazione – qualche migliaio e mi accorsi di essere entrato in una “miniera” inesauribile.

Molti scacchisti “puristi” storsero un po’ il naso, mi dissero “Passi per matto affogato, che è universalmente riconosciuto, ma non puoi definire arbitrariamente un tema di matto”; semplicemente l’ho fatto! Non solo ma il passo successivo fu di “incorniciarli” a futura memoria dei miei bambini nelle carte di scacchi.

Per chi ama la classificazione storica dei motivi di matto posso segnalare il bellissimo libro di Pierluigi Beggi “Impariamo a dare matto”, che contiene una panoramica sui quadri di matto più famosi; oppure l’ottimo libro di Alex Wild “I matti” che ne contiene in gran numero senza alcun intento classificatorio.

Quest’anno invece sperimenterò un ulteriore gradino del mio metodo: la combinazione delle definizioni di matto! L’idea è semplicissima, poiché le definizioni hanno un senso (oltre all’evocazione della fantasia) che è prettamente scacchistico: per esempio i matti che sono resi possibili da una inchiodatura li ho chiamati “Matto del falegname”

Matto del falegname

Matto del falegname

il matto in cui la  Donna è a stretto contatto col Re avversario l’ho chiamato “Matto della nonna”

Matto della nonna

Matto della nonna

ora un matto in cui la Donna che dà matto al Re non può essere catturata a causa di una inchiodatura lo chiamerò “Matto della nonna del falegname” 

Matto della nonna del falegname

Matto della nonna del falegname

In pratica in questo modo si vengono a creare delle vere e proprie storielle, il che è di ulteriore stimolo per la memoria dei bambini.

Altro esempio: questo matto l’ho chiamato “Matto dell’Indiano” perché pare che l’Alfiere lanci una freccia al Re avversario 

Matto dell'Indiano

Matto dell'Indiano

quest’altro matto potrà allora chiamarsi “Matto del falegname indiano” 

Matto del falegname Indiano

Matto del falegname Indiano

Naturalmente le permutazioni combinatorie sono tendenti all’infinito, così i possibili quadri di matto degli scacchi, ciò nonostante i bambini sono stimolati a crearsi il proprio sistema euristico di riconoscimento e potranno esserne avvantaggiati.

 

Gli schemi ricorrenti.
Uno dei contributi più attesi al Convegno di Torino “Gli scacchi: un gioco per crescere” dello scorso febbraio, era quello di Fernand Gobet, sul ruolo cognitivo che possono avere gli scacchi a scuola. Dalla sua relazione emergeva chiaramente che la pratica era molto più importante del talento per raggiungere la maestria a scacchi (e non solo a scacchi), e che sostanzialmente la differenza tra esperto e novizio è puramente una questione di dinamicità o plasticità mentale nell’organizzare la propria memoria in blocchi (chunks) di alcuni motivi o schemi ricorrenti (patterns): il maestro è solo più abile e più veloce nel riconoscere questi schemi o di ripescarli dalla propria esperienza, mentre il dilettante è più lento e possiede in genere meno schemi di riferimento.

Per lo stesso motivo io ritengo che le mie carte scacchistiche possano svolgere un gran ruolo sulla capacità dei bambini di migliorare sia la memoria che l’immaginazione (senza alcuna particolare spinta agonistica nell’insegnamento) e le ho adottate da qualche anno nella mia didattica a scuola.

Le illustrazioni dei matti (semplici diagrammi che vanno dal matto in una mossa fino ad un massimo di 4 mosse per i bambini più bravi) grazie al loro nome vengono memorizzati più facilmente e spesso i bambini mi chiamano quando ne hanno eseguito qualcuno sulla scacchiera. Inoltre io non svelo mai la soluzione e gli raccomando di cercarla con calma, fornendogli in questo modo degli esercizi di visualizzazione per casa: per loro è un piacere perché piace collezionarle e perfino scambiarsele.

Scacchi a scuola in Sardegna. I successi del metodo ideografico.

Si parla tantissimo in questi ultimi tempi della possibilità di prevedere sistematicamente dei corsi di scacchi nei programmi scolastici per migliorare soprattutto le capacità di problem solving.

La Regione Sardegna stanzia soldi per le scuole
Nel 2008 la Giunta della Regione Sardegna, presieduta da Renato Soru, ha deliberato misure rivolte alla lotta alla dispersione scolastica e al miglioramento delle capacità degli studenti di supporto secondo i protocolli OCSE-PISA (potete leggere un resoconto e consultare delibera e documenti sul il sul sito del regione Sardegna).
Grazie anche a  questi finanziamenti ho potuto materialmente realizzare la mia innovativa metodologia “ideografica” per far meglio comprendere gli scacchi ai bambini delle scuole primarie. I risultati che ho ottenuto sono stati giudicati eccezionali da tutti gli addetti ai lavori: insegnanti, genitori, istruttori, dirigenti scolastici e non ultima la Commissione didattica e scuola della FSI che mi ha invitato a presentare il mio metodo al recente convegno internazionale di Torino.

Per questo mi piace parlare di questa splendida esperienza nelle scuole della provincia di Sassari e dei risultati apprezzabili che sta producendo, con la soddisfazione che anche la nuova Giunta Regionale presieduta da Ugo Cappellacci ha deciso di riconfermare la legge anche per i prossimi anni.

Grazie ai soldi della Regione nasce la scacchiera ideografica
Iniziamo questo resoconto dalla Direzione didattica dell’ottavo circolo “Galileo Galilei” di Sassari, dove sei anni fa ho iniziato la mia avventura “professionale” di Istruttore di scacchi nelle scuole: erano previsti due laboratori per complessivi 24 bambini ma hanno aderito oltre 60 bambini (che io non ho voluto affatto deludere sdoppiando di fatto un laboratorio di un plesso in due giornate). Ogni laboratorio prevedeva 30 ore totali di corso con incontri extra-curricolari di 2 ore ciasuno a cadenza settimanale.
La misura regionale prevedeva, oltre ad un’ottima remunerazione per gli esperti esterni (tanto che noi ci organizzavamo in coppie di istruttori) e per il personale scolastico coinvolto, anche un budget per acquisto di materiale che poteva arrivare sino a 1000 euro. Questo ci ha consentito di sviluppare  a Sassari il primo prototipo di scacchiera ideografica, con la possibilità di interagire con pennarelli cancellabili direttamente sulla scacchiera murale, arricchita di circa un centinaio di immagini magnetiche: orme di piedi, fuochi, bombe, fulmini, carote, muri, dischi solari, smile…

La scacchiera ideografica,<br/>con i simboli del Re e delle case agibili dal Re nero

La scacchiera ideografica, con i simboli del Re nero e delle case su cui può muovere. Col pennarello è stato tracciato un quadrato ideale che delimita le mosse del Re (alcune sono fuori della scacchiera)

Inoltre è stato possibile stampare le carte scacchistiche di nostra invenzione, accolte con grande entusiasmo dei bambini che spesso hanno coinvolto nelle loro case anche i propri genitori.

Quest’anno,  a coronamento di quel laboratorio, una squadra dell’ottavo circolo di Sassari ha vinto i campionati regionali scolastici ed ha potuto partecipare alla finale nazionale svoltasi a maggio a Terrasini (PA). Al termine di questo percorso molti dei bambini coinvolti hanno voluto proseguire la loro conoscenza degli scacchi presso il nostro Centro di avviamento allo sport ospitato presso il Centro per le politiche giovanili del Comune di Sassari.

Scacchiera ideografica: il matto con Donna e Torre

Scacchiera ideografica: il matto con Donna e Torre

Carte scacchistiche e dispense per tutti
Sempre nel 2008 ho partecipato come supervisore ad un altro progetto presso il secondo circolo didattico “San Giuseppe” di Sassari dove oltre alle scacchiere ideografiche abbiamo collaudato ulteriormente il metodo delle carte scacchistiche e quello delle dispense scolastiche molto apprezzate dai bambini.

Le carte scacchistiche di Sebastiano Paulesu sono articolate in 5 livelli diversi di gioco.

Le carte scacchistiche di Sebastiano Paulesu sono articolate in 5 livelli diversi di gioco.

Al termine del laboratorio da segnalare un torneo finale interscolastico con la partecipazione di circa 40 bambini, vinto a punteggio pieno dalla bravissima Maria Cuccu di terza elementare. La stessa è diventata di recente campionessa regionale (categoria Piccoli Alfieri) e disputerà a fine giugno la finale nazionale a Courmayeur.

Dispense a fumetti per gli scolari di Sassari

Dispense a fumetti per gli scolari di Sassari

La cosa più gratificante è stato il parere espresso dagli insegnanti dei bambini che hanno riscontrato un notevole miglioramento in tutte le materie scolastiche dei partecipanti ai laboratori di scacchi!

Interessare e integrare i bambini difficili: con gli scacchi è più facile.
Altra esperienza che mi ha visto protagonista è quella del terzo circolo didattico “Sacro cuore” di Sassari, dove abbiamo realizzato due laboratori in altrettanti plessi scolastici e dove pure si è riscontrata una adesione record,  seconda solo ad un laboratorio sul cinema!
La cosa che ha sorpreso la referente del progetto era la presenza massiccia di molti bambini “difficili” (tanto da esclamare che ci sarebbe voluto Padre Pio per sopportarli).
Dopo sole 3 lezioni la stessa referente ha confessato candidamente che voleva venire anche lei per capire come avevamo fatto a coinvolgere bambini che erano considerati impossibili! Credo che questo sia il miglior risultato per una legge che vuole evitare la dispersione scolastica.

Nel plesso invece di Via Baldedda abbiamo messo in moto una vera e propria sinergia col già citato Centro delle autonomie giovanili del Comune di Sassari, invitando le scolaresche in una struttura che si candida ad essere una sorta di “oratorio laico”  a favore della città.

Sinergia che si è potuta ricreare anche ad Ittiri, dove si è partiti con un primo laboratorio rivolto a due classi, e si è replicato con  altri 4 laboratori (oltre sessanta i bambini coinvolti). Al termine dei laboratori si è tenuto il consueto torneo interscolastico – anche qui con la straordinaria egemonia delle bambine, vincitrici di 3 premi su quattro! – a cui hanno presenziato le autorità politiche del comune di Ittiri: Sindaco ed Assessore alla cultura e allo sport, che hanno dato il loro costruttivo contributo logistico alla nascita di un circolo cittadino di scacchi.

In conclusione posso affermare, sulla scorta dei sinceri complimenti dei referenti scolastici e dei genitori dei bambini,  che questa esperienza è veramente una risorsa graditissima e certamente sarà guardata dalle altre Regioni italiane con grande interesse.

Giocare a scacchi con le carte.

 

Sebastiano Paulesu, carte e scacchi.Insegnare significa trasmettere passione.
Prima di parlare delle carte scacchistiche mi piacerebbe fare una premessa sul mio approccio all’insegnamento degli scacchi. La cosa più importante – a mio parere – è trasmettere la passione per gli scacchi, e per farlo è necessario comprendere quali sono le aspettative di chi sta per impararli: per qualcuno gli scacchi sono “solo” un gioco, per altri uno sport, per altri scienza o tecnica, per altri ancora arte, per qualcuno un esercizio di raziocinio e per altri ancora sono creatività e fantasia.
Che fare? Non è possibile che ci sia una modalità che abbracci tutte queste aspettative, e quindi il mio consiglio è di non essere troppo sistematici per evitare di deludere molti principianti che stanno avvicinandosi agli scacchi.

Evitiamo di far diventare i bambini come avremmo voluto diventare noi.
Il discorso si complica ancora quando si tratta di insegnare ai bambini, perché loro non hanno ancora una “forma-mentis” e allora ogni in-forma-zione rischia di diventare una de-forma-zione: cioè cerchiamo di far diventare i bambini come avremmo voluto diventare noi (cosa già nota a tutti gli onesti pedagoghi di tutti i tempi).

Ascoltare e osservare i bambini.
Io penso di aver in parte risolto questo problema col rispetto di una regola semplice semplice: immedesimarsi sempre nel prossimo in modo da capire le loro esigenze, siano essi bambini di 4 o 5 anni o anziani di 80 anni! Grazie a questa empatia – che è la vera base di ogni comunicazione umana – riesco ad essere sempre ricettivo ed imparare ogni giorno cose nuove semplicemente ascoltando le idee dei bambini.
A tale proposito cito una frase illuminante di Pablo Picasso:

“Ho impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come i bambini”
Pablo Picasso

Sulle carte meglio scacchi che Pokemon
Ed ora – fatta questa doverosa premessa – veniamo alle carte scacchistiche. Circa 6 anni fa ho iniziato una fantastica esperienza in una scuola primaria di Sassari (che d’ora in poi chiamerò per brevità “Via Washington”) con due classi di prima elementare con le quali ho condiviso un percorso per tutto il ciclo delle scuole primarie.
Inizialmente le mie lezioni erano di tipo frontale per quanto riguarda la parte teorica e completamente libere per la parte pratica, ma col passare degli anni mi accorsi che anche la parte teorica può essere resa molto interattiva con grande beneficio per la cosiddetta “curva dell’attenzione” che altrimenti non può durare più di 15 minuti.
Poiché arrivavo subito dopo la pausa pranzo spesso i bambini erano ancora in “ricreazione” e li vedevo scambiarsi delle carte con “mostricciattoli” giapponesi di cui conoscevano a memoria tutti gli impronunciabili nomi. La cosa mi stupì e mi fece riflettere: prima di tutto sulle capacità pedagogiche di questo strumento, poi per l’entusiasmo che i bambini mostravano a scambiarsele (che mi ha ricordato quello della mia generazione per le figurine “Panini”). In quel momento balenò in me un’idea fantastica: perché non realizzare delle carte con diagrammi scacchistici in cui si ponevano ai bambini dei semplici problemi da risolvere (tipo matto in una mossa)?
Il tutto, ovviamente, corredato da nomi fantasiosi, perché ai bambini piacciono e perché nella mia mente era sempre indelebile l’immagine del “Matto del barbiere”.

Così ne parlai al mio amico Michele Devilla (anche lui istruttore e complice delle mie “invenzioni”) che lavora in una tipografia e lui mi ha subito assecondato curando tutta la parte grafica.

Qui sotto riporto alcuni esempi delle migliaia di carte che realizzammo: a sinistra carte verdi (dal colore del retro della carta) con problemi del tipo il bianco muove e dà matto in una mossa; a destra carte gialle con matti in due mosse.

Esempio di carte scacchistiche

Esempio di carte scacchistiche

Proposi subito al Comitato Regionale Scacchi Sardegna l’iniziativa, che venne accolta con favore dal presidente Roberto Abis e dai consiglieri e  prontamente finanziata. In questo modo ho potuto dare gratis le carte alle scuole.

Successo immediato
La cosa straordinaria, e in parte prevedibile, fu l’entusiasmo dei bambini per queste carte e l’incredibile capacità di ricordare i nomi dei matti e le situazioni.
Fu l’occasione per utilizzare le carte come incentivo per i più disciplinati con risultati da subito eccezionali, bastava che dicessi “Ai più silenziosi regalerò 3 carte in più” che tutta la classe diventava meno rumorosa, con grande vantaggio per la concentrazione e l’apprendimento.
Inoltre le lezioni successive c’era sempre qualcuno che mi diceva “Ho  trovato il matto del pinguino” oppure “Io il matto dell’esploratore non l’ho capito”, che io avevo degli spunti per la lezione da fare, e così iniziai ad integrare nella mia metodologia per le lezioni teoriche lo strumento delle carte. Coinvolsi i bambini nell’invenzione dei nomi per i matti, e quando furono in terza elementare mi chiamavano a guardare le loro partite per mostrarmi i matti e chiedere “Come si chiama questo?” Se il matto era originale io dicevo “Non ha ancora un nome” e allora per i bambini era una festa inventarselo (come quando noi scacchisti pensiamo di avere trovato una novità teorica in apertura)

A proposito di aperture, abbiamo realizzato carte anche per quelle.
Si tratta di carte che avevano solo un preteso valore mnemonico, invece anche in questo caso ho visto i bambini – arrivati nel frattempo in quarta elementare – collezionarle con grande interesse e imparare i nomi delle aperture meglio talvolta del loro stesso istruttore!

Ed infine un esempio di carte che raffigurano momenti di gioco e sono impreziosite da proverbi e detti scacchistici di cui vi parlerò in qualche prossimo post.

Carte arcobaleno con proverbi scacchistici

Carte arcobaleno con proverbi scacchistici

Un percorso didattico incentrato sulle carte.
Per concludere devo dire la cosa più importante: sono almeno dieci anni che avrei voluto fare un manuale per principianti che fosse strutturato a livelli, da zero a quattro per esempio. Ho visto che a livello internazionale c’è molta attenzione per lo Stappenmethode, che ancora non conosco purtroppo, ed io credo che sia la strada giusta da seguire: è inutile sovradimensionare l’informazione, meglio semplificarla per il livello reale dell’allievo (e mi riferisco proprio al singolo).
Così ho deciso di strutturare il sistema delle carte scacchistiche secondo questo percorso ideale:

il sentiero
carte celesti con movimento dei pezzi, rime, mosse lunghe e corte, ritagli di matti incastrati in disegni;

il giardino
carte verdi con mosse semplici, matti in una, proverbi, aperture semplici di una mossa;

il castello
carte arancio con mosse complesse, matti in due, proverbi, aperture due mosse;

il labirinto
carte rosse con mosse brillanti, matti in tre, rime, aperture di tre mosse;

il tesoro
carte arcobaleno con mosse antologiche, matti in 4, rime, aperture di più di tre mosse.