• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    - 2008
    - 2009
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  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Quattro anni per pensare meglio, quarto anno. 1. L’importanza delle regole.

I bambini non giocano a scacchi a casa

Di solito inizio un nuovo anno facendo giocare i bambini:  controllo come giocano e soprattutto la velocità di gioco. Vedo così se posso continuare da dove li ho lasciati l’anno precedente o se devo riprendere qualche provvedimento in questa direzione. M’informo anche se in estate qualcuno ha giocato a scacchi. A parte due o tre bambini, i soliti noti che partecipano ai tornei giovanili, le partite giocate, con i genitori in prevalenza, si contano sulle dita di una mano. Per me va bene cosi, in estate l’attività che dovrebbe prevalere è il movimento e se vedessi in spiaggia due bambini che giocano a scacchi invece di essere in acqua, mi sembrerebbe perlomeno un po’ strano.

Scacchi speranza
Quest’anno però, per la prima volta, posso continuare da dove li avevo lasciati. Nella seconda ora ripresento il finale, trattato l’anno scorso con Re e pedone in quinta traversa conto Re. Considerando anche che all’incirca metà classe riesce a giocare in prevalenza senza mettere in presa troppi pezzi in una mossa decido di iniziare ad insegnare loro a pensare in avanti e considerare anche le mosse avversarie. Il gioco della classe è ancora al livello di “eseguo questa mossa, vediamo cosa succede e speriamo vada bene”. C’è ancora il pensiero dominante che l’avversario può sbagliare le proprie mosse e delle partite pari si possono vincere tramite l’errore dell’avversario. Convincere i bambini che nell’analisi non si calcola l’errore dell’avversario non è cosi semplice. Penso di dedicare questo ultimo anno soprattutto all’analisi.

Le regole non piacciono ai bambini.
Mettiamo la posizione del finale sulla scacchiera, una scacchiera per due bambini e tutt’e due dalla parte del Bianco, e inizio chiedendo quali siano le regole da avere in mente per gestire bene questo finale. Due le regole utili, prima condizione per vincere il finale, il Re davanti al pedone e la seconda il pedone in settima senza scacco. Le abbiamo imparate in quattro lezioni con simultanea finale, dopo ogni lezione, con Stefano. Aspettavano tutti che Stefano fornisse le regole ma Stefano non dice niente. Non ci sono nemmeno tentativi di indovinare qualche regola, niente. Alla fine delle lezioni dell’anno scorso una buona parte è riuscita a vincere la loro partita in simultanea e a pareggiare con il Nero. La posizione messa sulla scacchiera era: pedone bianco in d5 e Re in d4, il Re nero in e8. Non meraviglia più di tanto se non si ricordano le regole, una buona parte dei bambini odia le regole perché spiegano come si deve giocare, mentre loro preferiscono, caratteristica dell’età, trovare da se i modi per vincere. Un altro fattore che influisce a far loro dimenticare subito queste regole è la mancanza di occasioni per sfruttarle. Raramente in questo livello di gioco arrivano a un finale simile e sappiano che per imprimere le regole ci vogliono un sacco di partite vere che terminano in una situazione tipica. Non ho ancora visto una sola partita con un simile finale nelle due classi. 
Constatiamo alla fine che il Re deve stare davanti al pedone e vediamo la posizione finale da raggiungere. Rimettiamo la posizione di partenza e richiedo se la posizione è vinta o meno. Ci vuole un po’ di tempo prima che qualcuno chiede a chi tocca muovere. Muove il Bianco, ma nemmeno Stefano riesce a calcolare correttamente la posizione. Andiamo ora ad analizzare la posizione. I pezzi non vengono toccati e devono concentrarsi e risolvere il problema in mente. Ricerchiamo prima le mosse possibili del Bianco, eliminiamo quelle mosse che ovviamente non sono utili e poi calcoliamo due mosse in avanti con tutte le possibili mosse del Nero.

Se guardano me che spiego non imparano bene.
Io dirigo le varianti e tutti mi seguono con lo sguardo. Questo non va bene e chiedo loro di mettere la posizione corrente sulla scacchiera.
Il compagno di Stefano faceva affidamento sulle sue capacità di memorizzare ed è rimasto deluso quando Stefano non si è mosso. Risultato finale una sola posizione corretta su otto coppie. Chiariamo subito come fare per seguire con profitto la lezione. I bambini guardano la scacchiera e non l’istruttore e si concentrano solo sulla posizione e le mosse. Mi servono ancora due tentativi per far capire il modo di lavoro e poi continuiamo con le analisi.
Alla fine ci sono rimasti 10 minuti per giocare.

Nell’altra classe qualche idea sulla regola l’avevano, del tipo il Re deve stare davanti o forse dietro il pedone? Il resto della lezione è stato identico alla classe precedente. Verso la fine ho voluto controllare la mia opinione sulle regole e ho chiesto quali fossero le regole o piani per dare Matto con Donna e Re contro Re.
I sistemi per dare Matto con i pezzi pesanti li ho riproposti all’inizio del secondo anno e anche all’inizio del terzo anno e non prevedevo di ricontrollare nel quarto. Chiedo come siano i piani per dare Matto.  Mi arriva la gabbia dal Matto con una Torre, fino alla Donna difesa che si piazza di fonte al Re, ma niente sul Matto con la Donna. Regola uno: portare il Re sui lati della scacchiera, regola due: mettere la Donna ad un salto di Cavallo dal Re per costringerlo ai lati. Non rispiego le regole, ma chiedo loro di dare un’occhiata nel libro GS1.
Anche in questo caso manca la pratica su partite “vere” per ricordarsi le regole.
Mi viene qui in mente che nel sistema scolastico, ma anche nell’insegnamento degli scacchi, le valutazioni dei bambini si effettuano spesso sulla loro conoscenza delle regole. Anche se in pratica riescono ben o male ad usarle, definire  la regola si rivela fuori dalle loro caratteristiche, arrivare dalla pratica alle regole e non viceversa si avvicina di più alle loro caratteristiche.

Secondo corso per insegnanti elementari a Bolzano.

Ho appena finito due corsi per insegnanti.
Il corso principianti, riservato a chi non conosce ancora gli scacchi è durato 12 ore; il corso avanzato, a cui hanno preso parte gli insegnanti che hanno frequentato il corso base nel 2009, è durato 9 ore. Molti dei partecipanti al corso avanzato hanno già proposto gli scacchi ai loro alunni nell’anno scolastico 2009-2010.

Il gioco fine a se stesso.
Lo scopo che mi sono prefisso in questi corsi di formazione è trasmettere agli insegnanti una precisa filosofia sul modo di insegnare ai bambini le regole degli scacchi.

Cerco di spiegarmi meglio. Sappiamo che il gioco assume un ruolo importante non solo per i bambini. Il gioco migliore per i bambini è il gioco che inventano loro stessi secondo le loro disposizioni e necessità. Poi i giochi senza vincitori né vinti. Mentre gli scacchi svolgono un ruolo particolare di addestramento e gestione delle risorse del cervello umano. Però ….
Giocare per il gusto di giocare, senza additivi ha aspetti positivi. Solamente in questo caso  troviamo dimensioni etico-sociali, come modelli ed esempi di esperienze positive e alternative. Solamente in questo caso possiamo ottenere un trasferimento dagli scacchi di abilità, competenze e modi di essere sul bambino. Solamente cosi possiamo dare a tutti i bambini di una classe un aiuto in più a raggiungere la loro individualità. Gli scacchi servono solamente a giocare, non a vincere medaglie. La differenza è enorme se considerata sul piano personale o eventualmente, perché no, anche filosofico.
Qualsiasi cosa noi aggiungiamo al gioco (come competizione, sport, premi, sistemi motivazionali e di ricompense, valutazioni, strategie di gioco e tanti altri additivi sono possibili) porta inevitabilmente ai risultati opposti. Portano all’individualismo e distolgono l’attenzione dal gioco per se stesso.
Non esiste nessun vantaggio per i bambini nell’aggiungere qualsiasi cosa all’aspetto puramente ludico.  Se guardiamo nel vocabolario dei significati delle parole “individualità” e “individualismo” notiamo e capiamo la grande differenza che c’è fra le due parole, ma nella vita osservare la differenza e distinguere le due parole nei fatti risulta, evidentemente, estremamente difficile.
Un fatto che mi conferma e mi meraviglia è per esempio: sappiamo che il “gioco ludico” è positivo ha uno scopo ed è utile sia ai bambini che all’adulto, questo sapere lo colleghiamo o trasferiamo anche su tutte quelle attività, che si lasciano definire come gioco, ma che di ludico non hanno più niente. Giusto per citare qualche esempio: l’agonismo (sport?) nel calcio, nuoto, sci, basket eccetera.
Visto che non serve altro allo scopo, eliminiamo completamente qualsiasi additivo inutile e questo richiede anche uscire dal ruolo dell’insegnante e diventare il “giocatore di scacchi ludico”, che osserva ma non interferisce, che non valuta il gioco dei bambini ma eventualmente la funzionalità del gioco e le proprie lezioni.

 

Il programma del corso.
Per i principianti non ho aumentato il programma (v. il resoconto del corso 2009) e con tre ore in più ce la siamo presa con più calma, ma comunque le nozioni rimangono tante e forse anche troppe per i partecipanti. In dodici ore abbiamo appreso il programma contenuto nel Manuale per insegnanti e in Gs1 (per gli esercizi), vale a dire il programma dei primi due anni di scacchi scolastici.

Per il corso principianti ho alternato l’esposizione teorica alla pratica di gioco;  gli insegnanti devono acquisire giocando (partite ridotte) una minima padronanza dei pezzi e dei loro movimenti; devono esercitarsi a gestire gli esercizi, a leggere le soluzioni e a controllare le soluzioni dei bambini.
Ogni insegnante ha a disposizione il “Manuale per insegnanti” e i libri degli esercizi “Giocare a scacchi” 1 e 2, cioè il mio programma completo per quattro anni di corso dalla seconda elementare alla quinta. A fine corso circa il 70% si sente in grado di gestire gli scacchi scolastici in proprio. Più di metà dei partecipanti prevede di proporre realmente gli scacchi a scuola. In caso di problemi o domande possono rivolgersi a me tramite mail.
Non richiedo espressamente come condizione di eseguire il programma alla lettera, né condiziono il programma pretendendo un numero minimo di ore. Ovviamente se vogliono avere risultati coerenti con il programma proposto devono prepararsi ad un progetto a lungo termine e regolare, altrimenti i vantaggi e lo scopo di questo programma/filosofia saranno pressoché nulli.

 

Le esperienze di chi ha partecipato al corso insegnanti del 2009
Più interessante, per i feedback degli insegnanti del corso dell’anno scorso che hanno già fatto esperienza con il programma.
Vari sono stati gli approcci con il gioco degli scacchi.

Corso lungo, come da programma.
Un insegnante ha proposto un’ora di scacchi a settimana senza chiedere niente a nessuno. Ha semplicemente attuato il programma in ambito matematico. Con un collega di educazione civica e geografia si sono divisi l’ora. 30 minuti da matematica e 30 minuti sono stati tolti all’insegnante di geografia.  25 ore in quarta classe. L’esperienza è stata positiva senza problemi di sorta e l’anno prossimo si continuerà a giocare a scacchi. Un partecipante ha raccontato dei GSS –  purtroppo contro le convinzioni della società non ho potere – e l’insegnante ha subito voluto saperne di più e ha  fatto richiesta di orologi.

Poche ore, corso incompleto.
Un’altra insegnante ha avuto a disposizione 12 ore in una classe seconda ed ha seguito alla lettera il manuale per insegnanti proponendo tutti i suggerimenti contenuti. È riuscita a proporre “solo” i primi  tre pezzi al completo. Siccome ha fatto giocare ai bambini le partite ridotte e negli ultimi 10 minuti giocavano come volevano (cosi avevo suggerito già l’anno scorso) l’insegnante era convinta che ai bambini fosse piaciuta l’esperienza e che avrebbe continuato quest’anno. L’insegnante in questione ha partecipato nuovamente al primo corso perché non si sentiva abbastanza sicura.

Senza scacchiera murale, sulla lavagna!
Un altro insegnante (in una terza) non ha avuto a disposizione la scacchiera murale e per supplirne la mancanza ha disegnato i pezzi sulla lavagna. La soluzione non ha funzionato molto bene ma i bambini comunque hanno imparato le regole e sia lui che loro si sono divertiti. Colgo l’occasione per  spiegare brevemente come si possa spiegare il tutto direttamente sulla scacchiera. Riferisco che mi sono convinto che sia meglio lavorare direttamente sulla scacchiera con i bambini e dall’anno prossimo aggiungerò questo metodo al manuale per insegnanti. Non come unico metodo, visto che è più difficile da gestire, ma come possibilità aggiuntiva.

Doposcuola e bambini di età diverse: non funziona.
Due insegnanti raccontano la loro esperienza nel doposcuola, insieme c’erano i bambini di seconda e terza e in un altro gruppo quelli di quarta e quinta. Nell’insieme un’ esperienza positiva ma non troppo. Le insegnanti vogliono essere diplomatiche, ma ormai conosco bene o male i problemi che sorgono nel doposcuola. Il mio programma non è adatto né al doposcuola né a gruppi non omogenei per età. Il programma, cosi com’è, è pensato per la seconda elementare, con proseguimento negli anni a seguire. Probabilmente non hanno sentito questa parte l’anno scorso, oppure avevano bisogno di esercitarsi prima in un percorso meno impegnativo. Ironia della sorte il percorso supposto meno impegnativo si è rivelato più arduo. Seguire il manuale alla lettera è il sistema meno impegnativo, poi con l’esperienza s’impara a gestire meglio e si può usare più individualmente. I vari modi per insegnare le regole non sono indispensabili e possono anche in parte essere tralasciati a seconda delle preferenze dell’insegnante. Le insegnanti erano concordi nell’affermare che qualche risultato è stato raggiunto comunque e che avrebbero riproposto nuovamente il gioco degli scacchi, ma questa volta durante l’orario di lezione. Soprattutto dopo aver sentito pareri favorevoli dagli altri insegnanti presenti.

Chi interferisce troppo si trova male.
Un altro insegnante che quest’anno avrà una seconda classe, classe piuttosto debole in matematica, dubita che gli scacchi possano aiutare in questo senso e chiede come gestire il programma. A prima vista suppongo che questo insegnante sia uno che aiuta in modo sbagliato i bambini (l’impressione è stata successivamente confermata), suggerendo troppo presto la soluzione e interferendo spesso nel lavoro dei bambini. Credo di essere riuscito a spiegare il motivo per il quale NON interferiamo mai nel gioco dei bambini se non espressamente richiesto e nemmeno allora diamo le soluzioni, ma cerchiamo di portarli col ragionamento a trovare loro la soluzione, almeno quando questo è possibile. È anche importante dare una risposta precisa su domande precise.
Viceversa è necessario lasciar perdere suggerimenti sul modo “corretto” di giocare (non mi riferisco al rispetto delle regole, ma alla scelta delle mosse e degli impianti di gioco). Devono astenersi perché – glielo dimostro – non hanno la competenza (nemmeno io del resto) e comunque i bambini non accetterebbero imposizioni, perché non sono in grado di capire la differenza fra una strategia “corretta” di gioco e una non corretta (ad esempio, non capiscono – non possono capire – la differenza fra aprire con la spinta di un pedone centrale e aprire spingendo un pedone di torre, ecc.).

 

Gli scacchi scolastici aiutano i più deboli.
In linea di massima tutti gli insegnanti concordano sull’utilità del gioco e sul fatto che aiuta i più “deboli”, che aiutati dal ritmo lento del programma riescono a seguire bene e finiscono col migliorare anche il rendimento nelle materie scolastiche.
Gli insegnanti vedono, durante e dopo il corso di scacchi, qualche bambino con occhi diversi, spesso più positivi. Visto che anche l’idea o opinione che l’insegnante ha del bambino influisce sull’apprendimento e sulla personalità dello stesso, e questo anche su altri bambini, l’insegnante ha anche migliorato se stesso, almeno dal punto di vista del bambino. È fra l’altro questo che intendo quando dico che gli scacchi migliorano anche l’insegnante, unica condizione tenere aperti gli occhi ;).

Non c’è mai tempo abbastanza.
Le ore sono poche, riesco a fare i capitoli su attacco e difesa, inchiodatura, matti in uno con inchiodatura, leggere e scrivere gli scacchi, leggere le varianti, modi di attacco e difesa e difendersi da una minaccia di matto.
Non abbiamo molto tempo per gli esercizi e per leggere le soluzioni. Concordo con il coordinatore del corso che avrei riflettuto sul come gestire eventualmente queste necessità per il prossimo corso. Probabilmente invece di fare due corsi ne dovremo fare tre, altrimenti non bastano le ore.

Due corsi molto graditi dai partecipanti.
Il questionario finale sulla comprensibilità, gestione e utilità del corso è stato un successo in piena linea.  Condizione necessaria a continuare con i corsi.

Alcune cose che ho imparato quest’anno (3)

La disciplina
Disciplina: esempio di punizione in scuola dell'800Ho scritto che la disciplina, nel senso di silenzio, arriva man mano che migliora il loro gioco. Non sempre è cosi. Conviene nella maggioranza dei casi e soprattutto nelle scuole grandi, nel senso molti bambini, o in città, affidare la disciplina all’insegnante.  Si rivela molto difficile capire quali classi hanno un buon attaccamento verso l’insegnante, soprattutto all’inizio di un corso di scacchi, quando ancora non conosciamo i bambini.  I bambini orientati verso l’insegnante sono più propensi ad ascoltare ed eseguire quello che l’insegnante propone. In questi casi basta poco per indirizzarli verso un comportamento utile sia a loro che a noi e con il passare del tempo il silenzio durante il gioco viene automatico (per approfondire  i concetti di attaccamento e orientamento come li intendo nel testo vedere “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Gordon Neufeld, si trova pure qualche video su You Tube).
Quando i bambini cambiano, durante l’anno, più volte insegnante o l’insegnante non riesce ad instaurare un buon rapporto (attaccamento o orientamento verso l’adulto) con la classe, diventa estremamente difficile guidare i bambini senza diventare autoritari. I bambini diventano, come dire, privi di orientamento. Questo implica anche il dover spiegare le cose più volte, ma diventa anche più difficile raggiungerli. Nelle inevitabili piccole pause fra una spiegazione individuale e l’altra  l’attenzione dei bambini sparisce, non sanno più che fare (mancanza di orientamento) e abbiamo un bel caos. Per ristabilire ordine in questi casi ci vuole una brutale dose di autoritarismo. Il risultato sarà alla fine il silenzio, ma è controproducente per stabilire un buon contatto con i bambini, alla prossima occasione la situazione sarà tale e quale.
Quando le classi sono cosi “irrequiete” conviene lasciare all’insegnante la responsabilità per la disciplina, avremo cosi il tempo di instaurare un rapporto di attaccamento con i bambini.  A un’ora a settimana ci vorranno almeno un paio d’anni, se agiamo correttamente, ma anche di più a seconda delle classi. Il libro sopra citato offre alcune spiegazioni che si avvicinano molto alle mie impressioni degli ultimi anni ed è stato molto utile a comprendere meglio come interagire meglio con i bambini.

 

Tornei premi e ricompense
PremioPremetto che sono ormai convinto oppositore dei tornei prima degli otto anni.
Il primo torneo interno, alla classe, lo propongo verso la fine del secondo anno di scacchi a scuola. Un semplice torneo di prova senza premi o ricompense, semplicemente per “addomesticare” l’orologio.
Quest’anno nelle quarte classi (Scuola San Giorgio di Brunico,  progetto 4 anni per pensare meglio) propongo un torneo tutti contro tutti con 15 minuti di riflessione. Nella quarta A Stefano l’agonista (almeno una categoria superiore agli altri) si propone come arbitro con grande sollievo della classe ma anche mio. I bambini rendono di più se non partecipa. Il torneo non prevede premi ne ricompense e dopo il 2. e il 3. turno intravedo una sempre maggior concentrazione e attenzione dei bambini anche alle mosse avversarie. I bambini iniziano a ricordare lezioni precedenti e ad usarle sempre più spesso correttamente. Il torneo dura sette settimane e questo Stefano non lo aveva considerato, credo la prossima volta non ci starà più a fare l’arbitro. Nella quarta B il miglioramento durante il torneo è stato più leggero, spiegabile da un non chiaro orientamento della classe.
Questi tornei hanno dei vantaggi, nel senso che l’impostazione mentale dei bambini verso il modo giusto di giocare a scacchi aumenta, diventano più riflessivi e mantengono questa impostazione per un lungo periodo e si rafforzano le conoscenze precedentemente finora acquisite.
Non è cosi nel torneo di fine anno con 15 minuti a testa 7 turni in una giornata con premi per tutti.
I bambini delle due classi giocano insieme, maschi e femmine divisi in due tornei. Saranno i premi o il maggior numero di partecipanti oppure la presenza di bambini dell’altra classe, ma in questo torneo non ci sono vantaggi, solamente svantaggi. La maggior parte muove i pezzi e basta, il gioco cala di parecchio, poca concentrazione e meno attenzione. Pochi fanno eccezione.
Questi tornei sono assolutamente inutili per la maggioranza dei bambini, mentre piacciono molto alla direzione scolastica che ha piacere e soddisfazione nel venire a guardare cosa hanno imparato!
Una eccezione la fa il torneo scolastico. Gioca la squadra! Si divide il rischio e la gioia. Anche qui la concentrazione, l’attenzione e il gioco sono ai massimi livelli. Credo sia utile anche questo torneo.
Credo tutti i tornei per bambini con premi o ricompense (anche i corsi con ricompense sono controproducenti, anche se non sembra all’inizio) che si svolgo fuori dalla classe non siano utili per lo sviluppo dei bambini. Ovviamente con sviluppo non intendo lo sviluppo scacchistico!

Ancora sui premi e ricompense
Il libro sopra citato prende ad esempio uno studio fatto al riguardo. Due gruppi di studenti (nei bambini è ancora più incisivo) sono stati scelti per fare una attività sportiva. Ad un gruppo si dava delle ricompense e premi per partecipare all’attività mentre all’altro No. Questo per un certo periodo di tempo. Verso la fine del periodo osservato il gruppo che riceveva premi non ne riceveva più diventando cosi pari all’altro gruppo. La conclusione dello studio dice: Anche coloro che avrebbero fatto l’attività volontariamente alla fine condizionavano la partecipazione con i premi e ricompense, finiti i premi e le ricompense hanno smesso di partecipare all’attività.
Un po’ come la brutta abitudine di portare regali ai nipoti, quando si faceva visite ai parenti. Se lo zio veniva a trovare il nipote senza regali il nipote era contento se arrivava lo zio e giocava con lui, ogni volta che arrivava era una gioia per l’arrivo dello zio. Se pero lo zio inizia a portare ogni volta un regalo la gioia per l’arrivo dello zio si trasforma in gioia per il regalo e in secondo luogo per l’arrivo dello zio. Nel rapporto è cambiato qualcosa per il bambino, lo zio non se ne accorge.
Ma dopo un certo periodo che lo zio porta sempre regali, il regalo acquista la parte del leone nell’equazione zio – regalo. Se per un qualsiasi motivo lo zio non portasse più regali per due tre volte, la delusione è tale che non gli importa più di vedere lo zio. Si sente tradito, lo zio non gli vuole più bene. Ricostruire il rapporto di prima diventa ora estremamente difficile. Sembrava una buona cosa portare dei regalini, quando si fa visita ai parenti, invece non va bene per il rapporto personale. Molto meglio fare con il bambino, a sua esclusiva disposizione, qualsiasi cosa piaccia a lui, che sia giocare a pallone o anche a scacchi o nascondino. Basta concederli un periodo di tempo esclusivamente suo e il bambino sarà sempre contento di vedere lo zio e non si corre il rischio (certezza) di perdere il rapporto per il regalo.
Lo stesso vale nei miei corsi di scacchi, si gioca per il piacere di giocare e non per ricevere un premio. Il giorno che i premi non ci sono più che si fa? Smettono di giocare? Credo molti smetterebbero. Questa è anche una mia esperienza personale. Ovviamente non sempre deve andare cosi  ;).

L’orologio è “a norma di bambino”?
Bambini e orologi da torneo di scacchiSpesso quando si parla di programmi a “norma di bambino” oppure “adatto per i bambini” ci si confonde spesso con “piace ai bambini” oppure “i bambini sono entusiasti”. Invece spesso quello che piace ai bambini non è identico a quello che farebbe bene ai bambini. Porto un semplice esempio con caratteristiche già note a gran parte degli istruttori, l’introduzione dell’orologio.
Quando introduco l’orologio, verso la fine del secondo anno di corso, affermazioni tipo “figo”, “grande” oppure “molto meglio del gioco normale” sono la norma. Tutti si divertono un sacco per un buon periodo di tempo.
Piace ai bambini!
Ma fa male ai bambini!
Per averne conferma basta osservare il loro gioco. Il gioco regredisce a un mero muovere i pezzi e premere sul orologio, gli scacchi diventano un mezzo per poter premere sull’orologio. Non conta più niente la riflessione e nemmeno i ragionamenti sul gioco. I bambini con una buona dose di individualità, da non confondere con individualismo, sono i primi ad accorgersene e i primi a mettere da parte l’orologio quando possono. Seguono poi man mano anche gli altri. Ovviamente ci sono anche quelli che insistono e prima o poi si abituano bene o male. Morale della storia: non tutto quello che piace ai bambini è loro utile. Meglio controllare sempre, fare un “dietro front” e ammettere uno sbaglio, non è niente di negativo.

Alcune cose che ho imparato quest’anno (2).

Il libro degli esercizi e le ore da 50 minuti.

Ne avevo gia parlato in un precedente  articolo su questo blog dove ho notato che nei corsi fuori dall’ambito scolastico il libro degli esercizi non è cosi ben accettato all’inizio del corso mentre lo è se lo presento verso la fine del corso, dopo parecchie ore di gioco. In due seconde classi nuove a Brunico si è rivelato efficace interrompere gli esercizi dopo il numero 5 per concentrare le lezioni solo su pezzi e gioco. Mantengo i primi esercizi per introdurre i bambini al linguaggio scacchistico di base che gli consente di seguire le mie istruzioni quando passiamo a lavorare sulla scacchiera.
Il vantaggio di introdurre gli esercizi dopo un congruo numero di ore di lezioni e pratica è che posso lasciare liberi i bambini di eseguirli in un tempo prefissato di 20 minuti, ma senza imporre un numero specifico di esercizi. I bambini sanno che trascorso questo tempo li faccio giocare.
Un ulteriore vantaggio è che si trovano più a loro agio a fare gli esercizi adesso che hanno una migliore esperienza pratica sui pezzi.
Last but not least, ognuno procede alla sua velocità.

Niente istruzioni orali.
Non devo dare indicazioni al gruppo in merito agli esercizi, devono imparare da soli a leggere le istruzioni e a  eseguirle alla lettera. Naturalmente ci vuole del tempo affinché ci riescano tutti, ma questo non è un problema.

Le ore ristrette da 50 minuti.
Più difficile era la situazione nelle classi con le ore da 50 minuti, un po’ perché non mi  trovavo a mio agio con questa improvvisa mancanza di tempo (10 minuti mancano più di quanto prevedessi) e in aggiunta abbiamo iniziato tardi e sono mancate delle ore. Un altro fattore, soggettivo, è che le classi in città sono più irrequiete che nei paesi più piccoli ed è più difficile motivarli senza usare espedienti vari che però allontanano i bambini dagli scacchi verso gli espedienti, che in nessun caso voglio usare perché sono convinto che siano controproducenti per i miei scopi. Ci sono volute 4 lezioni di esercizi in più e adesso bene o male ci riescono, ma non sono troppo soddisfatto. Probabilmente era troppo presto per le due classi tradizionali, meglio è andata nella Montessori dove non ci sono stati grandi problemi in questo senso.

Lasciare che capissero da soli le indicazioni scritte ha richiesto molto più tempo per le spiegazioni individuali su come svolgere gli esercizi ed è anche capitato che dopo 20 minuti sotto pressione continua mi accorgessi di qualche bambino che o non aveva ancora iniziato oppure aveva sbagliato tutto. 
Il problema maggiore è il bambino che sbaglia tutto e marca le case a caso. Pian piano gli spiego le indicazioni scritte, perché se ancora non le comprende da sé non ci riflette nemmeno sopra, rendendosi più complicata qualsiasi ricerca della soluzione. Ci vuole più tempo, ma alla fine ognuno arriva – più o meno rapidamente – a risolvere i problemi. Per questo sono generalmente soddisfatto di questo sistema, che offre però qualche spazio per ulteriori miglioramenti.

Due bambine problematiche.
Forse a causa della maggiore pressione nel dare indicazioni individuali mentre alcuni già arrivano a far controllare le loro soluzioni, per almeno tre lezioni non ho visto le difficoltà di due bambine, una per classe. Si tratta di scuole di città con lezioni da 50 minuti; nelle classi ci sono molti individualisti e sono restii ad eseguire semplicemente un ordine. Si rende necessario un maggiore intervento dell’insegnante (autoritario ma giusto) perché mi riesce difficile mantenerli sotto controllo. Quando mi sono reso conto dei problemi delle due bambine, la situazione particolare mi ha reso leggermente nervoso. Nella lezione successiva ho seguito personalmente le due bambine per tutto il tempo necessario, anche se sono stato interrotto continuamente dagli altri che vogliono suggerimenti o solamente controllare le loro soluzioni. L’esercizio assegnato chiedeva di trovare una casa dalla quale il Cavallo potesse attaccare due pezzi contemporaneamente.  Quando la pressione è troppo alta divento meno tollerante, meno capace di “sentire” i bambini e sbaglio più facilmente. Nessun modo ha funzionato con questa bambina e mi sono sentito frustrato per la mia incapacità di aiutarla. La bambina continuava a guardare in giro e a non considerarmi nemmeno quando spiegavo la situazione sulla scacchiera e l’ho giudicata una via di mezzo fra bambini assenti e bambini invisibili. Ho per questo insistito sulla necessità di finire la pagina (sei esercizi) prima di lasciarla giocare. Non è servito a niente cosi l’ho comunque lasciata giocare. In momenti come questi mi sento talmente inerme che non rifletto quasi più e smetto i tentativi, abbandono. La bambina in questione ha simili problemi in classe. A volte va bene altre non combina niente.

La bambina nell’altra classe ha passato probabilmente troppo tempo davanti al televisore in età prescolare e ha gravi difficoltà a concentrarsi. Anche qui sono costretto ad abbandonare ogni velleità di aiuto; due abbandoni nello stesso giorno sono troppi.

Queste cose però non mi danno pace e mi seguono per il resto della settimana. Dopo tante riflessioni mi torna in mente – come ho fatto a dimenticarlo non lo so proprio – che quando i bambini iniziano a guardare in alto, ai lati o in tutte le direzioni eccetto che sulla scacchiera non hanno la più pallida idea su cosa io voglia da loro e sperano in un’intuizione divina o simile. Il loro cervello non lavora più (per eccesso di stress) e diventa quasi sempre impossibile comunicare con loro.  Perciò nella lezione successiva siedo vicino alla bambina, che vedo già un po’ preoccupata per questo, e sfoglio il libro fino ad arrivare agli esercizi con i pedoni. Le dico che per il momento passiamo oltre l’esercizio del Cavallo e continuiamo con i pedoni e chiedo se sa come si muovono. Spiego ed eseguo il primo esercizio e la lascio fare. Dopo un po’ si trasforma, si illumina ed esegue gli esercizi raggiante e con un’ottima velocità.
La morale è che ci sono cose che a volte un bambino proprio non capisce e prima ce ne accorgiamo meglio è.
La bambina nell’altra classe ha ricevuto lo stesso trattamento che ha funzionato pure in questo caso, anche se non cosi bene, ma qui i problemi sono diversi e più gravi. Questa bambina avrebbe bisogno di tempi più lunghi prima di passare agli esercizi e dovrei seguirla più da vicino, cosa molto difficile in questa classe e con le ore da 50 minuti…

Le case controllate da colorare in verde e rosso.
Scacchiera con case colorate di rosso e di verdeGli esercizi per colorare le case controllate dai pezzi serve per facilitare la comprensione del controllo delle case e lo scacco al Re alla fine. È indubbiamente più facile spiegare lo scacco e i motivi per i quali il Re non può occupare le case controllate dai pezzi avversari (colorate in rosso). Non si rivela poi un grande vantaggio visto che continuano comunque ad occuparle, anche se i bambini che hanno colorato le case fanno meno errori.
Lo svantaggio, quello che non mi piace, è che la scacchiera e il gioco reale non hanno colori e la situazione dalla teoria (colorare le case) alla realtà non combacia, sono due cose diverse. Per me la realtà, il mondo reale ha la priorità e non propongo più questi esercizi.
Anche la storia (v. la prima parte di questa serie  articoli) si potrebbe definire non conforme alla realtà, ma credo sia leggermente diverso visto che non insegna ma racconta solamente. La storia non dice ai bambini riflettete o state attenti a…, la storia si limita a nascondere in sé alcune caratteristiche dei pezzi raccontati e lascia ognuno libero di usare quello che interpreta.
Ovviamente non sono sicuro al 100% che l’argomentazione sia valida o meno.

(segue)

Alcune cose che ho imparato quest’anno (1)

Nell’anno scolastico appena concluso ho avviato nuovi corsi di scacchi in 5 classi seconde delle primarie (4 tradizionali e 1 Montessori). Con 5 primi corsi lunghi un intero anno scolastico ho potuto sperimentare piccole e grandi innovazioni didattiche. Vi racconto di seguito com’è andata.

Ho eliminato completamente la scacchiera murale dal programma.
No scacchiera muraleSono convinto che sia meglio insegnare senza la scacchiera murale. Ne ho parlato l’anno scorso in più occasioni (qui, qui e qui). Nei corsi base appena conclusi ho provato a farlo dal principio.

Inizio la prima ora con i bambini posizionati a coppie uno vicino all’altro. Racconto l’inizio della storia di Gilgamesh che parla della scacchiera (v. il mio Manuale per  insegnanti)  poi ogni coppia riceve una scacchiera. Spiego che ci sono due modi per posizionarsi con la scacchiera. Il primo è la posizione di lavoro/apprendimento, il secondo è la posizione di gioco. Nella posizione di lavoro/apprendimento due bambini siedono vicini, si dividono la scacchiera e collaborano insieme. I pezzi sono messi ai lati della scacchiera, fuori di essa. Io detto le posizioni o do indicazioni su dove bisogna mettere i pezzi e poi impartisco le istruzioni successive. Nella posizione di gioco i bambini si mettono l’uno di di fronte all’altro. I pezzi sono posti sulla scacchiera. 
Dopo questa introduzione passo agli esercizi e la prima ora finisce velocemente. Sono necessarie tre lezioni prima di iniziare a giocare partite ridotte.
Sfrutto l’entusiasmo iniziale, per la novità dell’argomento, per insegnare le basi comunicative e pratiche per le future lezioni.

I vantaggi del metodo senza scacchiera murale sono:
1. i bambini possono agire concretamente
Avere la scacchiera davanti dà maggiore concretezza alle spiegazioni: per i bambini è più reale e sono più coinvolti, nel senso che possono toccare e muovere direttamente i pezzi, oppure mettere le posizioni. Lavorano con le proprie mani sulla realtà.
2. è più facile capire se i bambini seguono l’insegnante
Diminuiscono i bambini che sembrano seguirti quando tieni una lezione frontale, ma che in realtà non ti seguono. Scopro abbastanza velocemente chi non segue, perché la posizione sulla scacchiera non è conforme alle istruzioni. Perciò dopo un breve periodo di adattamento al metodo, aumenta l’attenzione verso le istruzioni date.
3. l’insegnante controlla meglio il livello di apprendimento
Con questo metodo riesco a vedere molto meglio i limiti e le capacità effettive di ogni coppia di bambini. 

Gli svantaggi sono:
1. Aumenta il lavoro per l’insegnante
Il mio lavoro aumenta di parecchio, ma questo è un problema relativo, perché il tempo e la volontà non mi mancano.
2. È difficile
All’inizio è davvero difficile; ci vuole parecchio tempo prima che i ragazzi siano pronti per recepire le istruzioni, e altrettanto o di più perché si abituino a lavorare in questo modo. Devono ancora imparare a prestare attenzione maggiore quando parlo.
3. I bambini si stancano ad aspettare
Un problema di difficile soluzione è che devo aspettare che tutti abbiano trovato la soluzione alla posizione o istruzione prima di continuare con una nuova posizione. I bambini aspettano il mio ordine prima di effettuare la loro mossa sulla scacchiera; i più portati trovano la soluzione per primi e devono aspettare gli ultimi. A volte il tempo di attesa si allunga talmente tanto che i bambini faticano a stare tranquilli. È un problema più che altro disciplinare, che probabilmente si ridurrà man mano che i bambini crescono e progrediscono; più probabilmente è il prezzo da pagare quando si sceglie di non usare la scacchiera murale. Non sono propenso a dare ai più talentati il libro degli esercizi mentre con gli altri continuo sulla scacchiera. Non mi convince, a fondo, l’idea di creare due gruppi diversi perché potrebbe influire negativamente nel rapporto del gruppo, ma comunque vale la pena di fare qualche esplorazione in questo senso.

 

Usare una storia come integratore
Principessa sulla scacchieraIntrodurre i pezzi e la scacchiera con una storia aiuta la spiegazione e l’assimilazione da parte dei bambini. Alcuni si ricordano meglio le specificità dei pezzi se queste sono narrate da una storia. Io non mi considero un bravo narratore, ma mia figlia – che è anche mia allieva di scacchi a scuola – è convinta del contrario. Credo abbia imparato presto ad essere diplomatica ;).
Bravo o no, ho riscontrato che in alcune classi almeno la metà dei bambini preferirebbe passare direttamente alla spiegazione del pezzo,  saltando la storia, per poter giocare prima. Credo però che un buon contastorie riuscirebbe a raggiungere più bambini.
La mia esperienza mi dice, e cosi ho fatto negli ultimi corsi, che le storie della scacchiera, del Cavallo, dei pedoni, dell’Alfiere e della Torre siano utili per la comprensione anche se non le ritengo indispensabili. Non racconto più le storie sulla Donna e il Re, che spesso tratto insieme velocemente in pochi minuti.
Un fatto curioso ma comprensibile se si conosce un po’ (poco in verità) il sistema Montessori.
Su trenta classi gestite con il programma “Giocare a scacchi” solo la classe Montessori ha chiesto che raccontassi la conclusione della storia. Gli altri non se ne sono nemmeno accorti che non era completa, anche se è possibile che alcuni, interessati a sentire il proseguimento, non abbiano avuto il coraggio di chiedere.

 

 Il valore dei pezzi
Una torre = 5 pedoniL’esercizio 5 di Giocare a scacchi, vol. 1, dove i bambini sommano i pezzi catturati assolve diversi compiti. Mi fa capire chi memorizza bene e chi meno, mi fa capire se sono in grado di fare somme mentalmente senza numeri scritti e a parte che piace agli insegnanti piace anche a gran parte dei bambini. Anche se il “piace ai bambini” non necessariamente vuol dire che sia utile ai bambini (ne parleremo in seguito).
Non menzioni più i valori di scambio dei pezzi fino alla fine del secondo anno (dopo una cinquantina di ore) o agli inizi del terzo anno di corso quando inizio con le spiegazioni di attacco e difesa dei pezzi. Dopo quattro o cinque ore (più di un mese dopo), se proponessi un test sul valore dei pezzi credo solamente due o tre bambini si ricordano il loro valore di scambio.
In alcune classi ho tralasciato l’esercizio per un altro motivo, mi sembrava in corsi fuori dall’ambito scolastico, che i bambini si divertono di più con gli esercizi se hanno prima acquisito esperienza di gioco, ma ne parleremo in seguito e ho gia scritto qualcosa in merito nel blog.
Lo svantaggio nel non eseguire questo esercizio, ma solamente nel corso della presentazione dei pezzi spiegare perché un pezzo è più forte (senza valore numerico, ma in base alle possibilità di muoversi e controllare case) di un altro è che continuano leggermente più a lungo a fare catture negative rispetto ai bambini con più dimestichezza con i punti. La differenza non è molto grande e non è questa differenza la causa principale a farmi continuare con l’esercizio 5, ma i vantaggi prima menzionati e semplicemente perché mi piace l’esercizio e farlo o meno non influisce in modo decisivo sul gioco dei ragazzi nel prossimo futuro (il livello di gioco dove sono si protrarrà ancora a lungo. Ovviamente su richieste da parte dei bambini sul valore dei pezzi do in qualsiasi momento loro un valore preciso, hanno bisogno di riferimenti sicuri a questa età. In un eventuale futuro agonistico, di questi bambini, che non sono ancora indirizzati, nel senso che non hanno ancora certezze teoriche e sono ancora molto malleabili e aperti a tutte le novità, sarà compito dell’eventuale allenatore (quando sarà il momento) proporre alternative.

(continua)

Chiacchiere (mica tanto) da bar.

Cara FSI, perché fai i corsi quando l’istruttore è impegnato a fare l’istruttore?
Lo spunto per questo articolo è la recente esperienza al Campionato giovanile under 16 svoltosi a Città del Mare dal 3 al 10 luglio. Come accade ormai da diversi anni la Federazione Scacchistica Italiana, con una intuizione che ho sempre considerato felice, organizza durante queste fasi nazionali delle conferenze per istruttori, sapendo di poterne riunire parecchi che sono al seguito delle rappresentative regionali o accompagnatori dei propri allievi di circolo.
Quest’anno inoltre vi erano anche numerosi incontri interessantissimi a margine della manifestazione sportiva, come il corso di comunicazione orientato agli istruttori e tecnici. Qui ho potuto incontrare Filippo Sileci, Dario Rosato, Lucio Ragonese e Carla Mircoli, Maria Teresa Arnetta, Giuliano D’Eredità, oltre naturalmente a Marcello Perrone e Gianpietro Pagnoncelli.

Ma proprio per questo voglio fare i miei rilievi critici (raramente mi capita) alla nostra Federazione: quasi tutti gli eventi erano concomitanti coi turni di gioco…

Ora se è pur vero che gli istruttori sono presenti in questi giorni è per una ragione fondamentale, cioè per seguire i propri ragazzi: o in sala analisi, o comunque nelle vicinanze delle sale di gioco, come punti di riferimento per i bambini spesso giovanissimi. Personalmente, messo a scegliere – per la prima volta – tra seguire gli allievi o partecipare alla riunione degli istruttori non ho avuto dubbi: ho scelto di stare in sala analisi per supportare i giocatori.

 

Eravamo quattro amici al bar
In compenso per una casualità logistica abbiamo avuto una “tavola rotonda” improvvisata e senza alcun ordine del giorno presso l’Hotel Perla del Golfo in cui eravamo ospiti – tra gli altri – io, Alessandro Pompa, Andrea Rebeggiani, Marco Corvi, Pierluigi Passerotti, Riccardo Del Dotto, Roberto Fusco, Stefano Ticozzi e  Carmelita Di Mauro.  Data la grande disponibilità di ognuno di noi a confrontarsi sui temi della didattica e della preparazione tecnica dei giovani siamo riusciti ad incontrarci tutti insieme. Prendendo un caffè si è parlato di alcuni aspetti molto interessanti che stanno a cuore agli istruttori.

L’etica sportiva, grande sconosciuta.
Per prima cosa si è parlato della mancanza di cultura ed etica sportiva persino nell’ambiente scacchistico. Spesso la presenza di genitori poco abituati alle regole di garanzia a tutela della correttezza e della lealtà sportiva pone seri problemi anche agli organizzatori, prima ancora che ai giudici di gara. Tutti gli istruttori presenti al tavolo (si sono dovuti allontanare solo Pierluigi Passerotti e Riccardo Del Dotto, impegnati in una sessione di preparazione coi propri allievi) siamo stati concordi che dovremo farci promotori di una nuova fase di formazione, rivolta anche all’esterno se non vogliamo finire in problemi di ordine pubblico come in altri sport…
Interessantissime le osservazioni di Alessandro Pompa che ha raffrontato la situazione italiana con quella francese, parlandoci di una biblioteca che conta migliaia di volumi dedicati allo sport, e la quasi totalità sono inerenti proprio all’etica sportiva, alla didattica ad aspetti socio-culturali… non alla ricerca del successo a tutti i costi. Secondo Alessandro lo strumento di cui disponiamo è veramente rivoluzionario: possiamo rivolgerci alle nuove generazioni, che saranno i pilastri della società futura, con un occhio alla loro capacità di cittadinanza. Potremo sperare in un miglioramento del tessuto sociale solo se sapremo lavorare con loro in termini di miglior organizzazione del pensiero critico, ben lontano dai modelli pre-confezionati che sono proposti dai media.

Scacchi a scuola come fattore di inclusione
Andrea Rebeggiani ha indicato il forte impulso che in altre nazioni si sta facendo per la ricerca della validità educativa dei progetti scolastici: ha citato l’esperienza scozzese di Aberdeen, dove il valore aggiunto degli scacchi scolastici è stato riconosciuto proprio come l’aggregazione tra generazioni differenti. Il monitoraggio ha mostrato come i genitori si siano rapportati al meglio con gli insegnanti e coi bambini. Qui abbiamo tutti espresso il rammarico  per come progetti ministeriali come “Scuole aperte” non ci vedano protagonisti come meriteremmo, dal momento che è assai raro trovare attività in cui tutti possono confrontarsi senza limitazioni di sorta: il bambino con l’adulto, femminucce con maschietti, abili e diversamente abili, cittadini comunitari ed extracomunitari…

Perché le ragazze lasciano lo sport prima e più dei ragazzi?
In questo contesto è stata ripresa la domanda che Giuliano D’Eredità ha rivolto al responsabile del CONI presente ad uno degli incontri organizzati dalla FSI (l’unico a cui ero presente purtroppo): è un problema solo scacchistico l’abbandono dai 14 anni in su delle ragazze? E sebbene la risposta è stata che l’abbandono è piuttosto generalizzato in ogni disciplina sportiva, ci piacerebbe poter presentare un progetto pilota, magari proprio al Ministero delle Pari Opportunità, per far sì che anche le ragazze possano realizzarsi nello sport come i ragazzi.

Gli scacchi a scuola hanno obiettivi diversi e divergenti dagli scacchi “sportivi”
Altro punto discusso in questa chiacchierata informale è stato quello della didattica, sia nelle scuole, sia nei circoli che in altri contesti. Carmelita Di Mauro ha parlato della sua esperienza (che si è coronata quest’anno con un brillante terzo posto per una sua bambina negli Under 8), che è prettamente formativa, e che solo incidentalmente può innestarsi nelle capacità di un talento. Lei usa gli scacchi per accrescere le capacità logiche e matematiche dei suoi allievi, ma con gli scacchi ha scoperto uno strumento trainante che accresce la consapevolezza e l’auto-stima dei suoi studenti.

Non ci sono corsi di aggiornamento
Per il livello medio-alto molti istruttori lamentano la mancanza di occasioni di crescita. Si è ipotizzato un sistema di formazione continua, dove periodicamente gli istruttori vengono “istruiti” dalle eccellenze del settore, affinchè arricchiscano il proprio repertorio pedagogico e didattico, ma anche scacchistico. Solo in questo modo potremo crescere come movimento scacchistico.

Ci stiamo organizzando!
Al termine della chiacchierata, in cui non si è registrato un solo intervento polemico o di dissenso, ci siamo scambiati i nostri indirizzi e numeri telefonici, affinchè si possa trasformare in qualcosa di concreto queste considerazioni generali.

Lezioni di scacchi promozionali nelle scuole.

Uscire dai circoli e farsi conoscere!

È fondamentale coinvolgere attivamente i bambini

Da qualche decennio il movimento scacchistico italiano sta conoscendo una costante crescita, grazie soprattutto al grande lavoro che gli istuttori della Federazione scacchistica Italiana (molti di loro anche insegnanti) stanno svolgendo nelle scuole di tutta Italia. Ma questo è solo l’inizio, perché i margini per migliorare sono ancora molto ampii e il mio consiglio agli istruttori è quello di proporsi alle scuole, uscendo dal limite ristretto dei circoli scacchistici ed aprirsi al mondo della Scuola.

La FSI, proprio in questi ultimi anni, sta facendo del suo meglio per far decollare il progetto “Scacchi a Scuola” che sul modello eccezionale già realizzato in Piemonte vorrebbe estendere a tutte le regioni. Il mio pensiero è comunque che il gioco degli scacchi, sebbene più popolare che nei decenni scorsi, debba ancora essere conosciuto nelle istituzioni scolastiche, dove potrebbe giocare un ruolo eccezionale per alcune dinamiche didattiche e formative per le quali le scuole sono sempre alla ricerca di nuove strategie: catturare l’attenzione dei bambini, affinare le loro capacità di ragionamento critico e di problem solving, potenziare le loro capacità mnemoniche, di pianificazione e di logica, e l’elenco come sappiamo potrebbe continuare a lungo…

Lezioni gratis
Ora lo strumento principale per farsi conoscere dalle scuole e soprattutto dalle maestre e dai dirigenti scolastici è quello – secondo la mia personale esperienza – di proporre delle lezioni gratuite (o comunque senza oneri per le Scuole) sul movimento dei pezzi. È sufficiente una lezione di un’ora per classe (magari ad una decina di classi per scuola) per far conoscere tutte le regole basilari per poter giocare una partita.

Scacchiera murale (ideografica)

Per queste lezioni promozionali è sufficiente una scacchiera murale, ma consiglio comunque di coinvolgere gli studenti con esercizi continui sotto forma di quiz, in modo da non abusare della loro capacità di attenzione.

 

 

Una dispensa con tutte le regole, ma anche…
Personalmente distribuisco alle maestre una dispensa con tutte le regole ed in genere – non lo nascondo – cerco di incuriosire anche loro durante le lezioni, con continui collegamenti alle materie scolastiche: questo non per “captatio benevolentiae” ma per prospettare loro un utilizzo in chiave didattica del gioco degli scacchi. Oltre tutto per insegnare nelle scuole bisogna anche mostrare di possedere delle capacità pedagogiche, degli strumenti didattici efficaci ed un buon rapporto con la classe: questi incontri sono mirati anche a mostrare la propria professionalità.

Statisticamente la maggior parte di queste lezioni promozionali ha poi un seguito o sotto forma di progetto di istituto, o di laboratori scolastici, oppure come attività extra-scolastiche cui contribuiscono gli stessi genitori; ma soprattuto la popolarità degli scacchi cresce e di riflesso anche la richiesta di informazioni per aderire alle attività dei circoli.

Scacchi scolastici a Gela.

I premiati al Campionato Provinciale under 16

Il gruppo dei premiati al campionato Under 16

Sono stato con mio piacere presente allo svolgimento di due campionati giovanili provinciali di Caltanissetta, invitato dalla carissima maestra Carmelita ed il suo splendido compagno Totò. Per un resoconto sportivo scriverò presto sul mio blog “Sassari scacchi”, ma chi fosse impaziente potrà consultare da subito tutti i risultati, le classifiche e le foto sul sito dei bravissimi responsabili tecnici della manifestazione (monrealescacchi.it) l’arbitro Santino Puleio ed il “jolly” Franco Lupo! Sullo stesso sito si possono inoltre trovare già tutte le notizie relative alla finale dei Campionati individuali giovanili: dal momento che quest’anno si terranno a Città del Mare vicino a Palermo. 

Quello che invece in questa sede mi accingo a testimoniare è la bellissima iniziativa di gemellaggio tra le due classi di seconda elementare di Gela e due pari grado di Sassari (in cui io sono istruttore), che era anche uno dei motivi della mia piacevole visita alla maestra Carmelita. 

Infatti come ho accennato nell’ultimo numero della rivista “Scacchitalia” diretta da Mario Leoncini, è nata quasi per caso – questa idea di un incontro per “corrispondenza” (dapprima tradizionale poi anche scacchistica!) – ed ora prende corpo ufficialmente con l’illustrazione degli obiettivi ai rispettivi Dirigenti scolastici. Il progetto, dal punto di vista scacchistico è forse una specie di record: una sfida per corrispondenza su una trentina di scacchiere tra bambini di sette anni! Ma la vera potenzialità è l’amicizia che essi intrecceranno in questi anni prima di incontrarsi fisicamente a Gela o a Sassari: nel frattempo si scrivono domandandosi quanti cani hanno, che sport praticano, quali sono i loro giochi o programmi preferiti e persino quanti dentini hanno perduto! 

Premiazione del torneo scolastico

Premiazione del torneo scolastico

Ma la cosa più entusiasmante del viaggio a Gela, oltre alla riconferma dell’ospitalità e generosità dei Siciliani, è stato l’incontro coi bambini: che per mesi erano stati “caricati” da Carmelita, tanto che temevo di poterli deludere… Invece la loro accoglienza è stata trionfale: al mio ingresso in aula mi hanno cantato in coro – prima voce la splendida Martina – alcuni miei proverbi scacchistici musicati. 

 

Giochi di memoria

Giochi di memoria!

Allora ho fatto con i bambini, per prendere confidenza, alcuni giochini logici che hanno apprezzato moltissimo. In cambio mi hanno strabiliato con le loro capacità mnemoniche: Carmelita mi ha fatto scrivere una ventina di nomi, quindi me li ha fatti associare ad altrettanti numeri casuali compresi tra uno e cento; poi ha chiesto ai bambini quale parola era associata ad un numero e loro hanno dato prova di eccezionale tecnica; altrettanto quando si chiedeva loro di passare dai numeri alle corrispondenti parole.

 

La scacchiera coi coloriL’idea di Carmelita, in parte già accennata nel precedente articolo, è quella di fare associare ad ogni casella “l’incrocio cromatico” dei regoli aritmetici; un esempio chiarirà meglio il concetto: la casa d3 viene tradotta in numeri 43 (ottenibile mettendo il 4 al posto della d); i colori corrispondenti sono fucsia (4) e verde chiaro (3); le iniziali sono F (fucsia) e V (verdino); pertanto da queste consonanti si può comporre la parola mnemonica FaVe; i bambini non devono far altro che associare alla “stanza Fave” (la casa d3!) la parola corrispondente al n° 43 scelto per la prova mnemonica: nel mio caso “Pane”… Grazie a tutte queste possibili vie di accesso l’attenzione, i sensi, la memoria sono tutti impegnati nel consolidamento dell’associazione mentale: e l’effetto è stupefacente! 

Potrà sembrare estremamente complesso, ma la cosa sbalorditiva è la semplicità con cui i bambini di Carmelita applicano questa mnemotecnica. Come sbalorditiva mi è apparsa, per bambini di seconda elementare, la proprietà di leggere senza intoppi numeri di oltre 11 cifre. 

Insomma, io sono sempre più convinto che questa metodologia proposta ai bambini abitua a pensare alla scacchiera non solo come “campo di gioco” ma anche come “grimaldello” della memoria. Per questo auspico che le colleghe di tutta Italia inizino a prendere a modello l’opera di Carmelita, che da brava insegnante di matematica porta i suoi allievi a livelli di eccellenza. 

Qualche istruttore scacchistico tradizionale potrebbe chiedermi, scettico, ma che c’entra tutto questo con gli scacchi? Mentre qualche insegnante di scuola tradizionale potrebbe chiedermi: “Ma che c’entrano questi scacchi con la scuola?” Bene: il metodo di Carmelita mi dà l’assist per rispondere a tutte e due le categorie, sempre avverse alle novità e alle contaminazioni. Gli scacchi ai bambini piccoli sono utilissimi per acquisire una varietà di ragionamenti e strategie per meglio rappresentarsi la propria mappa della realtà. Ma la possibilità di veicolare col gioco degli scacchi strategie didattiche utili in tutte le altre materie è la vera sorpresa di questi nuovi approcci degli istruttori e delle maestre nelle scuole primarie.

Brunico, due anni di scacchi “is meglio che one”!

Senza chiedere rendimento e competizione si aumenta il rendimento!

L’Ufficio di valutazione delle scuole in lingua tedesca di Bolzano ha reso pubblico il rapporto del dr Franz Hilpold sulla sperimentazione di scacchi scolastici da me condotta nella scuola di San Giorgio a Brunico. I risultati sono molto soddisfacenti, perché dimostrano un ulteriore miglioramento delle prestazioni cognitive dei miei 28 allievi.
Per valutare i risultati si è fatto ricorso al test DL-KG di Hogrefe, già utilizzato nel 2008. Si tratta di un test articolato in 14 prove della durata di 90 secondi che misurano la concentrazione, l’attenzione e l’abilità logico-matematica dei bambini. Il test è stato scelto perché è utilizato in molti paesi e permette di confrontare i risultati dei bambini di Brunico con i dati medi internazionali.

Il grafico qui sotto mostra come i bambini di San Giorgio PRIMA del corso di scacchi ottenessero risultati in linea con la media internazionale (gennaio 2008) nel test .
Dopo le prime 30 ore di corso (giugno 2008) i bambini avevano ottenuto risultati ottimi, marcatamente superiori a quelli medi internazionali e, nel caso di una classe, addirittura eccezionali.

La prova di giugno 2009 conferma e migliora i risultati del 2008. La distanza dal dato medio (la linea blu del grafico) è addirittura cresciuta, sia in valore assoluto che in percentuale, e la classe B conferma la sua posizione fra gli “eccellenti”.

Nel test cognitivo DL-KG di Hogrefe i risultati medi dei piccoli allievi di Alex Wild dopo i corsi di scacchi sono nettamente migliori di quelli medi internazionali.

L’ufficio di valutazione di Bolzano non aveva grandi aspettative, anche perché autorevoli studi sugli effetti degli scacchi nella scuola primaria hanno rilevato che l’effetto principale degli scacchi si ha nel primo anno di lezioni e si attenua o riduce addirittura nel secondo e terzo anno. Perciò se i risultati raggiunti nel primo anno si fossero consolidati nel secondo, l’ufficio di valutazione avrebbe comunque ritenuto positiva l’esperienza.

Le prove evidenti sembrano indicare che:
(a) gli effetti possibili dei corsi di scacchi extracurricolari (facoltativi) non sono ancora ben definiti;
(b) l’introduzione degli scacchi come materia obbligatorio non è consigliabile, perché sembra creare problemi  di motivazione;
e
(c) mentre i corsi di scacchi possono essere utili all’inizio, i benefici sembrano diminuire man mano che crescono le competenze scacchistiche, a causa della pratica necessaria e della specificità della conoscenza che si acquisisce.

(Fernand Gobet & Guillermo Campitelli: Educational benefits of chess instruction: A critical review,  University of Nottingham)

Io invece, sulla base di una mia idea ero abbastanza sicuro di migliorare ulteriormente i risultati. (di questa idea – che ho avuto modo di illustrare al prof. Gobet, che non l’aveva considerata in precedenza e che l’ha accolta molto positivamente – scrivo nella seconda parte di questo articolo)

Il test è stato eseguito il 14 giugno 2009.
L’indicatore più importante è GZT, calcolato dividendo per 10 la somma dei risultati delle 14 prove.
Anche questa volta la classe B ha ottenuto risultati migliori della classe A.
Vediamole separatamente.

Classe 3A

Dal 2008 al 1009 i bambini più produttivi hanno aumentato la produzione in misura più alta rispetto ai più deboli.  10  bambini hanno aumentato la produzione in modo marcato, 2 sono rimasti uguali e 2 hanno avuto una produzione inferiore a quella dell’anno precedente.
Il numero di errori è rimasto uguale al 2008. 10 bambini su 14 non hanno fatto alcun errore.

L’attenzione è stata molto alta nella prima prova e si assesta già nella seconda. Ci sono stati lievi cali di attenzione nella decima prova, ma la diminuzione non raggiunge il 10%.

Confronto con i valori standard internazionali
Il valore medio che ci si può aspettare da questa categoria di età a livello internazionale è 122. 12 bambini hanno ottenuto risultati superiori agli standard internazionali; 2 invece sono stati parecchio al di sotto. 
Più di un terzo della classe (5 bambini su 14) ha risultati di eccellenza che li pongono nel gruppo dei migliori a livello internazionale.
 
Conclusione: Il rendimento di tutta la classe è aumentato in misura superiore alle aspettative, considerando che già nella seconda classe c’era stato un miglioramento notevole DOPO l’introduzione degli scacchi a scuola.
Resta una piccola percentuale di errori, ma probabilmente bisognerà conviverci. Resistenza, concentrazione e costanza nella prestazione sono complessivamente ottimi.

Classe 3B

Il livello di attenzione è quasi parallelo a quello della terza A, ma questo vale per il rendimento medio, non per il rendimento individuale.
L’attenzione di alcuni bambini oscilla di parecchio fra intervallo a intervallo. L’oscillazione del bambino con i risultati finali migliori è quasi doppia di quella del bambino con la seconda maggior oscillazione.

Conclusione:
11 bambini su 13 sono sopra lo standard, 1 è esattamente sullo standard e 1 leggermente sotto; 4 superano il confine dell’eccellenza.
Il rendimento di tutta la classe può essere definito con eccellente. Tutti i bambini hanno un ottimo standard di rendimento e quasi tutti sono sopra il livello atteso per questa età.
 

Il programma delle lezioni del secondo anno (29 ore)
In generale ogni ora inizia con 12 diagrammi con posizioni di matto in uno tematiche (inchiodatura, scacco di scoperta e scacco doppio) circa 15/20 minuti
Se tratto un altro tema non propongo i diagrammi.
Nella sesta e quindicesima lezione sono stati fatti esercizi di memorizzazione:  metto posizioni di pedoni sulla scacchiera magnetica, do ai bambini 2 minuti di tempo per memorizzare la posizione che poi devono mettere sulla scacchiera (una scacchiera per coppia) davanti a loro.
Alla diciannovesima lezione abbiamo trattato l’arrocco.

A partire dalla ventiquattresima ora i bambini hanno imparato la difesa dal matto in una mossa direttamente sulla scacchiera. Sempre due bambini insieme con una scacchiera, detto la posizione e loro devono trovare la minaccia e poi una difesa. Da quel punto in avanti non abbiamo più usato la scacchiera magnetica ma abbiamo imparato direttamente sulla scacchiera da tavolo. La maggior parte del tempo si gioca.

La mia ricetta per il successo: (1) niente interferenze!
Non interferisco mai nelle partite dei bambini. Unica eccezione sono eventuali richieste da parte dei bambini. Le mie risposte sono molto precise se non interferiscono nel gioco, vaghe e generali se possono influire nel gioco. Il pensiero dietro queste linee di comportamento è che i bambini devono cercare e trovare le loro vie e soluzioni.

La mia ricetta per il successo: (2) non sovraccaricare i bambini!
Non il gioco degli scacchi va messo in prima linea, nel senso stretto della frase, ma la possibilità di un trasferimento delle abilità e capacità, che scaturiscono dal giocare a scacchi, nella vita quotidiana della maggior parte dei bambini in classe. Se voglio raggiungere la maggior parte dei bambini, di una classe, devo evitare di sovraccaricare quei bambini, che non sono particolarmente interessati al gioco, con teorie scacchistiche.

La mia ricetta per il successo: (3) gioca, bambino, gioca.
Ci vuole naturalmente molto tempo per trasmettere la voglia di giocare. Tempo che non è più a disposizione per aumentare la forza di gioco dei bambini, ma a mio avviso non è nemmeno necessario. Voglio solo che giochino attivamente, quanto bene giocano è irrilevante per i miei scopi. Trattiamo il gioco degli scacchi più o meno come se fossero stati inventati ieri e non esistessero teorie in proposito. La maggior parte delle strategie deve essere elaborata dai bambini stessi.

La mia ricetta per il successo: (4) non considero il rendimento .
Non il gioco la fa da padrone, ma il giocare, la personale esplorazione e lo scoprire il proprio individuale, senza suggerimenti teorici dalla teoria scacchistica, stile, modo di giocare e la propria personalità.
Dei 28 bambini delle due classi seguite dallo studio, un bambino è un agonista convinto e quattro partecipano con lui ai tornei giovanili e al campionato a squadre provinciale, senza grande voglia di studiare e allenarsi al di fuori dell’ambito scolastico. Tutti gli altri giocano volentieri, ma prevalentemente a scuola.

A parte il bambino agonista, che è superiore agli altri di almeno due categorie e non è raggiungibile dagli altri, non ci sono differenze sostanziali nella forza di gioco e nella passione del gioco fra maschi e femmine.

Si può raggiungere una disposizione maggiore al rendimento personale dei bambini, senza i principi del rendimento e della competizione e la conseguente selezione che ne scaturisce?

La domanda rimarrà aperta ancora per un po’, ma i risultati dello studio di valutazione della sperimentazione nella scuola San Giorgio di Brunico sembrano dimostrare che è possibile.

Risorse internet per gli istruttori di scacchi.

Segnalo, con colpevole ritardo, alcune risorse importanti disponibili in rete per istruttori e insegnanti di scacchi.

Per l’istruttore “agonista”

Il Maestro Giuseppe Tarascio, istruttore di scacchiIl Maestro pugliese Giuseppe Tarascio ha pubblicato sul sito Apulia Scacchi una parte del  materiale didattico che usa per i suoi corsi di gruppo e individuali. [Aggiornamento del 24 febbraio 2010: il Maestro Giuseppe Tarascio ha trasferito i suoi materiali sul nuovo sito istruttorescacchi.it.]
I materiali sono pubblicati o nel formato Chessbase (cbv), con molti commenti e ottimo uso delle evidenziazioni grafiche dell’ambiente Chessbase, oppure come testi in formato Microsoft Word.

Da uno di questi materiali abbiamo ricavato un Test sulle strutture pedonali che pubblichiamo in comodo formato pdf insieme con il documento con le risposte al test.

 

Per chi insegna nella scuola
Il Comitato Regionale Scacchi Friuli Venezia Giulia ha pubblicato da molto tempo una serie di utili dispense per istruttori predisposte da Eugenio Cervesato dopo il corso di qualificazione per istruttori di base e insegnanti elementari tenuto a San Daniele del Friuli nell’aprile 2006.

Questa dispensa è il frutto del materiale trascritto durante il corso (…). Il materiale è stato poi integrato, a mia discrezione, con contributi tratti da altri autori.
(…)
Uno speciale ringraziamento va a: Andrea Serpi, Giovanni Messina e Massimo Varini per il materiale originale; Davide Prenassi e Fabio Cervesato e per le trascrizioni.
Eugenio Cervesato
(dall’introduzione)

Segnalo l’iniziativa meritoria del CRS Friuli Venezia Giulia e rilevo, al tempo stesso, quanto poco usuale essa sia. 

Ho trovato ottime le dispense tratte dal corso, mentre penso che i programmi di insegnamento nelle scuole (i materiali riferiti alla voce “dispensa per principianti”) siano troppo pretenziosi e troppo concentrati per le possibilità dei bambini e per le poche ore di lezione dei corsi scolastici tipici.