• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
    Il blog è aperto ai contributi dei ragazzi e dei loro genitori e agli interventi di altri istruttori e insegnanti.

    Per domande, interventi o collaborazioni ci potete contattare ai seguenti indirizzi di posta elettronica:


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  • Istruttori

    Sito degli istruttori di Federscacchi

    Il Forum degli istruttori del sito/blog Scacchierando

    Gli istruttori premiati dalla FSI per il 2010:

    FOTO: Gli istruttori dell'anno 2010: Roberta De Nisi, Olga Zimina, Eugenia Di Primio, Andrea Rebeggiani, Sebastiano Paulesu, Giuseppe Rinaldi

    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

A lezione dal GM, un euro a lezione.

La copertina del libro di YusupovL’ottima casa editrice Quality Chess ha pubblicato l’edizione in lingua inglese del primo di tre manuali scritti da Artur Yusupov, Build up Your Chess – 1. The Fundamentals.

Il libro riporta, rivedute e corrette, le lezioni di Yusupov del primo corso della  Chess Tigers Universitat, che dovrebbe portare il principiante ad un livello di circa 1500 punti Elo. In tedesco sono usciti anche il secondo volume, per chi vuole fare il salto a 1800 punti Elo, e sta per uscire a giorni il terzo, per chi vuole arrivare a 2100. Speriamo che questo abbia successo e che Quality Chess pubblichi presto anche gli altri due, vista la qualità del primo.
La grafica dell’edizione inglese è stata curata da Augusto Caruso, socio e grafico delle edizioni Caissa Italia.

Nell’introduzione Yusupov spiega alcune specificità del libro, che è strutturato in modo tale da poter essere utilizzato direttamente dall’allievo, oppure, meglio, dall’istruttore che voglia materiale di prima qualità organizzato benissimo per l’esposizione. Per ognuna delle 24 lezioni, infatti, c’è almeno un esempio facile facile, seguito da esempi e posizioni via via più complesse. Una batteria di 12 posizioni da risolvere completa la lezione e aiuta a ricordarne i contenuti e ne verifica l’apprendimento.
Secondo Yusupov, ogni lezione richiede da 1 a 2 ore, e altrettanto tempo va dedicato ai quiz.

Gli argomenti trattati coprono 6 aree di interesse: la tattica, il gioco posizionale, la strategia, il calcolo, l’apertura e il finale. Li riporto in ordine di esposizione:
1. Schemi di matto 1
2. Schemi di matto 2
3. Principi generali delle aperture
4. Finali semplici di pedoni
5. Scacco doppio
6. Il valore dei pezzi
7. Attacco di scoperta
8. Centralizzare i pezzi
9. Matto in due mosse
10. L’opposizione
11. L’inchiodatura
12. L’attacco doppio
13. Sfruttare il vantaggio di materiale
14. Colonne aperte e avamposti
15. Combinazioni
16. Donna contro pedone
17. Schemi di stallo
18. Varianti forzate
19. Combinazioni con promozione di pedone
20. Case deboli
21. Combinazioni di pedoni
22. L’alfiere sbagliato
23. Il matto affogato
24. Gambetti.

Studiare, avverte, Yusupov, non basta per migliorare. Prima di tutto bisogna giocare, poi occorre analizzare le proprie partite. E infine è importante guardare le partite – commentate – dei giocatori forti e …leggere libri di scacchi. Yusupov consiglia How to Beat Your Dad at Chess, di Murray Chandler, un libro sugli schemi di matto, molto più sofisticato di quanto il suo titolo e la grafica di copertina possano far pensare;  Understanding Chess Tactics, di Martin Weteschnik, che spiega in modo chiaro e didattico gli elementi della tattica, Tactical Play (School of Chess Excellence 2), che forse è una evoluzione di Corso avanzato di analisi scacchistica, Catastrofi d’apertura, di Jacov Neistadt, difficilissimo da trovare, Il manuale degli scacchi di Lasker, Il mio sistema, di Nimzowitsch (in italiano esistono sia la versione dell’editore Mursia, sia quella dell’editore Caissa Italia), I maestri della scacchiera, di Reti, The Game of Chess, di Tarrasch, e Il Manuale dei finali, di Dvoretsky. Ma penso che questo elenco sia solo esemplificativo.

Un libro indispensabile per ogni istruttore. Compratelo.

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Aggiunta del 15 agosto 2008
Il Maestro Internazionale Jeremy Silman, famoso autore di buoni libri per principianti e giocatori di categoria nazionale ha pubblicato sul suo sito una recensione piuttosto negativa.
Ma alla fine l’unico appunto che riesce a muovere al libro è di “mancare di energia ed essere privo di umorismo“. Opnione rispettabile ma non documentata. E in conflitto d’interessi, visto che il mercato di riferimento dei libri di Silman e quello di questo libro di Yusupov è lo stesso.

Recensione: la serie “Giocare a scacchi”.

Il logo della serie Giocare a scacchiFino a un anno e mezzo fa, non c’erano corsi di scacchi in italiano  per bambini delle elementari.
Affermazione temeraria?
Certamente sì, visto che i libri per bambini in commercio erano tanti, a cominciare dal bel volume di Roberto Messa e Maria Teresa Mearini, Il gioco degli scacchi, poi la Guida Tecnica di Federscacchi, e numerosi altri, compresi i corsi in dispense della De Agostini.
Certamente no, visto che in questi libri i concetti sono spiegati più (Messa e Mearini) o meno bene, ma gli esercizi  per rinforzare l’apprendimento e consolidare i concetti nella mente dei bambini mancano o sono in numero esiguo.  E soprattutto mancavano indicazioni precise per l’insegnante elementare o l’istruttore meno esperti, lasciati a loro stessi nella ricerca dei metodi e, soprattutto, degli esercizi ed esempi supplettivi.

A settembre 2005 uscì il primo volume della serie “Giocare a scacchi”, delle edizioni Ediscere. Era privo delle soluzioni, con spiegazioni ridotte all’essenziale e spesso ambigue. Ma riportava oltre 400 esercizi, graduati nella difficoltà, ma tutti alla portata dei bambini che cominciavano a conoscere gli scacchi. Appariva poco definito come prodotto editoriale, un po’ quaderno degli esercizi e un po’ (ma poco) testo di apprendimento.
Però finalmente c’era un sussidio per chi insegnava scacchi e il libro/quaderno trovò numerosi acquirenti.
Un anno dopo, insieme con la seconda edizione, furono pubblicati anche il Manuale per gli insegnanti e il secondo volume della serie.
Con questi tre volumi, un qualunque volenteroso insegnante delle scuole elementari era in grado di avviare un corso di scacchi pluriennale.

Giocare a scacchi volume 1 e volume 2 sono proposti come quaderni di esercizi, addirittura con spazio specifico in copertina per scrivere il nome del bambino.
Le copertine sono colorate e vivaci; l’interno, invece, è spartano e non particolarmente attraente dal punto di vista grafico.

Giocare a scacchi, volume 1

La copertina di Giocare a scacchi, vol. 1Il primo volume è quello che accompagna il bambino – sotto la guida dell’insegnante – ad imparare le regole per giocare, ma anche i primi finali e i primi matti.
Il libro consta di 111 pagine effettive (indice escluso), di cui 50 dedicate a schede sintetiche, e 61 ad esercizi. Le schede espongono in forma sintetica l’argomento che dovrebbe essere stato spiegato dall’insegnante in classe, ma possono anche aiutare chi volesse usare il volume per l’autoapprendimento. L’autore fa ampio uso di frecce e simboli grafici per sottolineare le mosse o gli attacchi. L’idea è ottima, ma l’esecuzione lascia un po’ a desiderare.
Le pagine con gli esercizi prevedono anche spazi e righe apposite dove il bambino può segnare le risposte. Alcuni esercizi, soprattutto quelli iniziali, consentono una indicazione grafica delle risposte, contrassegnando le case nei diagrammi o tracciando linee per i percorsi. L’autore, però, privilegia nelle istruzioni per gli esercizi la risposta verbale (“scrivi le case” ricorre spesso) a quella grafica.

Gli esercizi sono studiati per rinforzare l’apprendimento, in particolare l’apprendimento per schemi. La loro quantità e qualità consente ampia scelta all’insegnante.

La parte conclusiva del primo volume contiene una ampia sezione dedicata all’apertura e agli errori in apertura (manca, purtroppo, il matto del barbiere che è spiegato benissimo con tanti diagrammi nel volume 2, ma che dovrebbe stare nel volume 1) e qualche indicazione sui finali di re e pedone contro re.

Cosa mi piace:
– l’utilizzo frequente di esercizi di percorso (labirinti, ma non solo);
– la ridondanza degli esercizi, che aiuta i bambini a comprendere i concetti e a farli propri;
– le schede sui finali elementari, molto dettagliate;
– l’insegnamento degli scacchi incentrato sul riconoscimento degli schemi.

Cosa non mi piace:
– il linguaggio ambiguo in alcune spiegazioni degli esercizi (ma l’autore rivendica questa “caratteristica”, in quanto, sostiene, lascia maggiore libertà al bambino);
– l’impostazione grafica disomogenea (ad esempio i titoli sono scritti con font e corpi diversi);
– l’uso di simboli secondo codici che vanno contro il senso comune. Ad esempio, per indicare le case su cui il re non può andare, l’autore usa il cerchio, mentre usa la X per indicare le case in cui il re può andare. Ma tutti usiamo la X per indicare divieto;
– il valore assegnato ai pezzi prima ancora di spiegare come si comportano sulla scacchiera. Qualsiasi altro testo che utilizzi i valori dei pezzi (e sono tanti, ahimé) li introduce dopo aver presentato le regole degli scacchi. Qui, invece, i valori sono la prima caratteristica dei pezzi che viene indicata ai bambini;
– nella scheda che parla dei finali di re e pedone contro re, si parla prima dello zugzwang che della regola del quadrato: dal complesso al semplice non va bene!;
– non ci sono esercizi né spiegazioni sullo stallo (tranne un cenno a pag. 85, 36 pagine dopo la scheda sullo scaccomatto!). Nel manuale per gli insegnanti è richiamata l’esigenza di spiegare anche lo stallo con lo scaccomatto, ma chi acquistasse il libro per autoapprendimento resterebbe privato di una regola fondamentale degli scacchi.

Fra le lamentele minori, segnalo anche la presenza di un esercizio sulla struttura pedonale  (n. 59) che per me è inadatto e fuorviante per chi ha appena imparato come si gioca e deve ancora fare tanta pratica di gioco e tattica. Speriamo sparisca dalle prossime edizioni.

Per chi è.
I destinatari naturali sono i bambini della scuola elementare. Può essere utilizzato anche per i corsi di base nella scuola media, ovviamente velocizzando la prima parte, riducendo gli esercizi.
Non è l’ideale per l’autoapprendimento, anche se può essere usato pure per questo. Ma io preferisco, in questi casi, il libro di Messa e Mearini, o, per i più grandicelli, il nuovo Corso completo di scacchi, di Pantaleoni, Benetti e Messa. GS1 può però essere utilizzato dall’autodidatta come eserciziario, avendo cura di scaricare le soluzioni da internet (a proposito: sarebbe il caso di segnalare all’interno del libro il sito da cui prelevare le soluzioni).

 

Giocare a scacchi, volume 2

La copertinadi Giocare a scacchi, vol. 2Il secondo volume della serie Giocare a scacchi è rivolto ai bambini che hanno già uno o due anni di pratica del gioco.
Graficamente più ordinato di GS1 (anche se contiene disomogeneità nelle font, corpi e attributi dei titoli), è fondamentalmente un libro che introduce alla tattica e alla tecnica dei finali elementari.

Come per GS1, schede informative si alternano a pagine di esercizi. Le posizioni da risolvere sono oltre 400, ma stavolta ci sono anche le soluzioni.

 Le pagine effettive, senza indice, sono 105, di cui 42 dedicate alla tattica (21 per le spiegazioni, 21 per gli esercizi); 21 dedicate alla tecnica dei finali (14 per le spiegazioni, 7 per gli esercizi); 23 dedicate allo studio strategico dei pezzi (16 per le spiegazioni, 7 per gli esercizi); 14 dedicate all’apertura (10 per le spiegazioni, 4 per gli esercizi). La qualità del materiale è molto buona, sia per le spiegazioni che per gli esercizi. Soprattutto la tattica è smontata nelle sue componenti elementari e risulta facile da comprendere per tutti: attacco doppio, deviazione, adescamento, inchiodatura. E sono mostrati alcuni famosi temi di matto: affogato, di Anastasia, di Damiano.

Fra i finali sono affrontati quello di donna contro pedone in settima, di torre contro pedone avanzato, di re e pedone contro re, con la spiegazione delle case critiche; bella ma con una simbologia grafica che non mi piace, ci sono troppi re sulla scacchiera.

Cosa mi piace:
– come viene spiegata la tattica;
– la qualità generale dell’informazione.

Cosa non mi piace:
– c’è ancora da lavorare sulla grafica, anche qui poco omogenea, soprattutto nei titoli;
– i diagrammi col nero in basso;
– manca il finale elementare di due alfieri.

Per chi è.
Va bene un po’ per tutti, anche per gli adulti. GS2 è ottimo anche per la scuola media e lo consiglierei anche al ragazzo che vuole padroneggiare la tattica e i finali elementari (non ci sono tutti però). La presenza delle soluzioni ne consente anche un utilizzo autonomo da parte del bambino.

 

Il manuale per insegnanti

La copertina del Manuale per gli insegnanti.Il Manuale è un libro denso, stampato in formato A4 per facilitare le fotocopie degli esercizi e delle figure da appendere in classe. Nelle 182 pagine stanno tante cose:
– discussioni sulla filosofia degli scacchi scolastici;
– indicazioni sui benefici del gioco degli scacchi come materia scolastica;
– indicazioni pedagogiche;
– indicazioni sugli stili di insegnamento;
– un corso, basato sui volumi 1 e 2, con 47 lezioni.

Ogni lezione è fatta sia con materiali dei volumi 1 e 2, sia con spiegazioni ed esercizi integrativi. Per le lezioni basate su GS1 sono riportate le soluzioni degli esercizi.

Per chi è
Fin dal nome il manuale si propone agli insegnanti della scuola elementare e media. Ma può essere utile anche all’istruttore.

 

Per chi cerca altri punti di vista
La recensione di Walter Ravagnati, noto istruttore lombardo, si trova a pag. 18 della rivista elettronica di Federscacchi, Scacchitalia n. 1/2007.

Per chi vuole avere un’idea di come sono fatti i libri
L’editore Ediscere mette a disposizione le anteprime dei tre libri della serie Giocare a scacchi. Le anteprime contengono l’indice del libro e alcune pagine dello stesso.
Clicca qui per scaricare l’anteprima di Giocare a scacchi, volume 1
Clicca qui per scaricare l’anteprima di Giocare a scacchi, volume 2
Clicca qui per scaricare l’anteprima di Manuale per insegnanti

Chi ha detto che a scacchi non si può dire “passo”?

Alcuni volumi della serie in inglese di Stappen MethodeI migliori incontri nascono per caso

Sabato 27 maggio 2006. Con Giuseppe, Sergio e Pietro andiamo a vedere le olimpiadi. Arriviamo in largo anticipo sull’inizio delle partite; Korcnoj, che deve presentare la sua autobiografia, non ha ancora cominciato, quindi ne approfitto per fiondarmi nel padiglione delle Due Torri. In uno degli stand ospitati vedo tanti volumi di quello che sembra un corso per ragazzi in lingua inglese, Sfoglio sia i manuali per gli istruttori, sia i quaderni degli esercizi e decido che il corso completo (5 manuali + 5 quaderni per esercizi) vale 75 dei miei euro. Pago e metto nello zaino e mi godo un po’ di Korcnoj e di olimpiadi.

Come mi capita sempre con i nuovi acquisti di libri di scacchi, li sfoglio avidamente. Trovo un sacco di consigli pratici e apprezzo la struttura del corso. Scopro che lo Stappen methode o metodo per gradi (passo passo) è nato in Olanda 20 anni prima ed è molto utilizzato in Olanda e Belgio, ma anche in Germania. Sebbene il metodo mi paia ottimo, non ne ho un utilizzo pratico immediato, perciò metto in libreria il tutto e per un po’ non ci penso.

Stappenmethode come base per un programma didattico 

Il circolo torna però ad avere un’attività sistematica di assistenza e istruzione ai giovani (ne ho parlato in un post precedente) e ricorro ai quaderni di esercizi dello Stappenmethode per dare ai bambini tanti esercizi sull’attacco doppio.

Il vero – e pieno – utilizzo c’è però quando devo scrivere il programma della scuola scacchi del circolo. L’idea iniziale era di raccogliere materiali vari da più fonti disparate: i libri di Seirawan della serie Winning Chess, partite ed esempi da vari volumi della Piccola Biblioteca di Scacchi, il manuale dei finali di Silman, Simple Chess, di Micheal Stean, e altri spunti dai libri della mia biblioteca e da internet.

Mentre annoto argomenti e spunti, mi rendo conto che la didattica richiede progressività nella complessità di quanto si insegna e un minimo di organicità del materiale presentato. Organizzo il corso base con le lezioni dei volumi 2 e 3 dello Stappenmethode …ma mi rendo conto alla fine che il materiale è troppo per le 30 lezioni scarse che faremo. E così il programma di questo anno (2007-2008) sarà poco più della metà di quello inizialmente previsto.

Alla fine ricorro a Stappenmethode anche per costruire il programma del corso avanzato. Poi in corso d’anno stiamo integrando con altri materiali e soprattutto con l’analisi in classe di qualche partita di torneo dei partecipanti, ma le lezioni dei volumi 4 e 5 sono molto utili e molto interessanti. Per quanto conosco, Stappenmethode è il miglior corso per bambini, per completezza e metodo.

Ma cos’è e com’è lo Stappenmethode?

Stappenmethode è un corso strutturato in 6 fasi o step (6 in Olanda, la versione tedesca e quella in lingua inglese hanno solo 5 fasi). Il modello didattico è quello della spirale, cioè ciclicamente gli argomenti sono riproposti in versione via via più complessa e più ampia. In ogni lezione l’argomento è spiegato in modo graduale, prima con esempi più semplici e poi con esempi più complessi. Il metodo punta a favorire il riconoscimento di schemi e posizioni tipiche (pattern recognition), e per fare questo usa principalmente situazioni tattiche. Per i livelli avanzati (4 e 5) sono previste anche lezioni di tecnica, soprattutto finali, ed elementi di strategia.
Per ogni livello/fase c’è un manuale per l’istruttore e un quaderno di esercizi collegati a ciascuna lezione. Quest’anno in Olanda sono usciti nuovi quaderni, con ulteriori esercizi. Manca ancora, però, la traduzione in lingua inglese.

I manuali per gli istruttori sono molto istruttivi. Gli autori hanno considerato anche gli istruttori meno abili scacchisticamente e laddove ad essi è richiesto un impegno maggiore (simultanee, analisi di posizioni complesse) forniscono le indicazioni guida per disimpegnarsi in modo soddisfacente. Indicazioni pedagogiche accompagnano quelle scacchistiche.

Il corso è adottato da molti circoli e organizzazioni olandesi e belghe, e ha acquisito grande popolarità in Germania, dove è preferito da 3 istruttori su 4.

Gli autori

Lo Stappenmethode è stato creato da Rob Brunia e da Cor Van Wijgerden.
Brunia, nato nel 1947 e morto nel gennaio 2005,  è stato un istruttore molto famoso in Olanda, e ha avuto come allievi anche i giovani grandi maestri Daniel Stellwagen (classe 1987, Elo 2639 ad ottobre 2007) ed Erwin l’Ami (classe 1985, Elo 2577 ad ottobre 2007).
Cornelis (Cor) Van Wijgerden è un Maestro Internazionale olandese nato nel 1950 (Elo 2430 ottobre 2007) che si è specializzato nell’insegnamento.

Il sito dello Stappenmethode
Stappenmethode

La storia: maestra di vita ma non di scacchi.

La copertina di “San Pietroburgo 1909″Nella mia biblioteca scacchistica c’è un libro storico sul torneo dei grandi maestri di San Pietroburgo del 1909.  È un libro molto curato dal punto di vista grafico, con una bella appendice con le biografie e le foto di tutti i partecipanti al torneo. Le partite sono riportate in ordine cronologico con i commenti del vincitore del torneo, Emanuel Lasker, allora campione del mondo. Sembrerebbe un libro ideale per il principiante e per chi voglia migliorare: tante partite commentate, giocate in un periodo in cui si potevano ancora fare piani “lunghi” senza che l’avversario li contrastasse. Per giunta con i commenti del campione del mondo e vincitore del torneo.

Ma sono proprio questi commenti, scarni ed essenziali, che tolgono validità didattica al libro. Prendiamo, ad esempio, la partita Teichmann-Bernstein, giocata al nono turno. Lasker evidenzia la posizione dopo la 23.ma mossa del Bianco, diagrammandola.

1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Cc3 Cf6 4.Ab5 d6 5.d4 Ad7 6.0-0 Ae7 7.Te1 exd4 8.Cxd4 0-0 9.Axc6 bxc6 10.b3 Te8 11.Ab2 Af8 12.Dd3 g6 13.Tad1 Ag7 14.f3 Db8 15.Ac1 Db6 16.Ca4 Db7 17.Cb2 c5 18.Ce2 Ab5 19.c4 Ac6 20.Cc3 Cd7 21.Ae3 Cb6 22.Tb1 a5 23.Af2

Teichmann-Bernstein, San Pietroburgo 1909, dopo 23.Af2

e commenta:

Con questa mossa il Nero si obbliga a riprendere il pedone in un momento successivo. Il suo campo tuttavia presenta una perniciosa debolezza in f6, che il Bianco riesce nel frattempo a sfruttare. Bisognava perciò giocare prima 23…Dc8 e continuare a5-a4 o adoperarsi sull’ala di re secondo le circostanze 

seguono le altre mosse della partita: 
23. …a4 24.Cbxa4 Cxa4 25.bxa4 Da6 26.Te2 Axa4 27.Cd5 Ta7 28.Ah4 Ad4+ 29.Rh1 Rg7 30.Af2

Qui c’è un altro commento di Lasker (il quarto e ultimo di tutta la partita):

La strategia del Bianco prevedeva il cambio degli alfieri camposcuro: ora che ha ottenuto questo obiettivo, è in grado di prendere possesso della diagonale a1-h8 con la donna. In questo modo si può innescare un attacco finale in cui la casa f6 funga da avamposto sicuro per i pezzi bianchi. La partita è istruttiva per via della pianificazione strategica.

e poi le mosse finali della partita:
30. …Axf2 31.Txf2 Da5 32.Dd2 f6 33.Db2 Tf8 34.g4 h6 35.h4 g5 36.f4 gxh4 37.Cxf6 Tf7 38.g5 Ac6 39.Tg1 Da3 40.gxh6+ Rxh6 41.Th2 Axe4+ 42.Cxe4 Df3+ 43.Dg2 Dxg2+ 44.Thxg2 Txf4 45.Tg6+ Rh7 46.Cf6+ Txf6 47.Txf6 1-0

Trovo il commento di Lasker insufficiente dal punto di vista didattico. Segnala che la partita è “interessante per la pianificazione strategica“,  ma non mostra come il piano strategico è stato realizzato dal Bianco (e permesso dal Nero).

Il centro di partita - copertina della seconda edizione italiana.Prendiamo ora un libro, scritto qualche decennio dopo quello di Lasker,  per insegnare ai giovani dell’Unione Sovietica gli elementi fondamentali del mediogioco, Il centro di partita di Piotr Ilich Romanovskij e vediamo come tratta la stessa partita.
Romanovskij commenta solo la parte rilevante della partita, quella in cui il Bianco mette in atto il suo piano di indebolimento delle case scure attorno al re Nero. Le spiegazioni guidano il lettore mossa dopo mossa alla comprensione della manovra del Bianco. Vediamo come. Si parte dal diagramma della posizione che si verificò in partita dopo la 27.ma mossa del Nero, …Ta7. Le mosse sono rinumerate.

Teichmann-Bernstein, San Pietroburgo 1909, posizione dopo27. …Ta7

 1. Ah4 minacciando non tanto 2.Af6, quanto 2.Cf6+, dopodiché il Nero sarebbe costretto a cambiare l’Alfiere per il Cavallo, con la conseguenza che l’Alfiere bianco attestato sulla diagonale a1-h6 creerebbe una situazione da matto in vista di una discesa della Donna in h6. Il Nero cerca di sventare la minaccia giocando 1…Ad4+ 2.Rh1 Rg7. Ora il punto f6 è difeso due volte e il Nero può sperare di ricacciare il Cd5 dalla sua posizione centrale con la spinta in c6. Il Bianco però è in grado di rinnovare la minaccia di cambiare gli Alfieri su casa nera.

Qui Romanovskij mette un altro diagramma, per sottolineare la conclusione della manovra con cui il Bianco ha forzato il cambio degli alfieri camposcuro. Il commento prosegue:

3.Af2! la manovra Af2-h4-f2 si rivela ora decisiva. Il Nero non ha tempo di giocare 3…c6 perché il Bianco prenderebbe in d4 con scacco, né è possibile ritirare l’Alfiere, con la conseguenza che la casa f6 diventa ora debole al massimo (…)

E il commento continua così per un’altra pagina. Al lettore resta impressa la manovra e l’uso della tattica a fini strategici. Ha imparato senz’altro qualcosa.

Che dire dopo questo confronto? I libri storici sono interessanti ma non sono indicati per l’uso didattico. Almeno non questo di Lasker. La storia sarà anche maestra di vita, ma non è maestra di scacchi. La didattica è altra cosa.

La legge di Morphy

Paul MorphyHai preparato con cura la lezione sullo sviluppo rapido in cambio di materiale e su come sfruttare il vantaggio di sviluppo aprendo il gioco. La partita te l’ha suggerita il GM Ortega nella sua lezione al circolo poche settimane prima: Morphy-NN, giocata in simultanea alla cieca a New Orleans nel 1858. Hai ritrovato la partita in due libri, A First Book Of Morphy, di Frisco Del Rosario, e soprattutto Paul Morphy, A Modern Perspective, di Valery Beim. Ne hai ricavato una scheda, adattata al formato di A te la mossa!, che consegnerai ai bambini dopo la lezione. La fretta ti ha fatto scrivere qualche corbelleria, ma te ne sei accorto e la correggi prima della lezione.

Mostri la partita e segni i punti, pochini per la verità, che i ragazzi accumulano. Ad un certo punto arrivate alla posizione prima della 18.ma mossa del Bianco, e lasci che i bambini pensino.

Partita Morphy-Ross, New Orleans, 1858, posizione dopo 17…hxg6

Alcuni trovano la mossa giocata da Morphy in partita, 18.Dxg6 che guadagna qualità e due pedoni e poi un ulteriore pezzo alla fine. Sufficiente per vincere. Tanto sufficiente che i due libri che hai consultato non si soffermano a cercare mosse migliori.

A questo punto uno dei più piccoli  del gruppo insiste per 18.Txf4. La guardate in tre istruttori presenti. NON PUO’ essere una buona mossa se un GM allenatore di squadre nazionali come Valery Beim non l’ha presa in considerazione.

Ma il bambino insiste, ha visto il matto sulla colonna h. Shredder a casa troverà 18.Tf3 e dimostrerà che è la migliore, ma 18.Txf4 è vincente lo stesso.

Il bambino diventa euforico. Non sa chi sia Morphy, non sa chi sia Beim, ma è pienamente consapevole che LUI e non gli altri due, ha trovato la mossa più forte. E quel bambino va a casa urlando “Sono più forte del GM”.

L’istruttore, invece, comprende che la prossima volta sarà meglio analizzare col computer la partita proposta ai bambini, e intanto pensa che scrivere libri di scacchi non è un’attività remunerativa e che anche quelli che dovrebbero essere buoni autori, come Beim, “tirano via” nelle analisi, perché non possono perdere troppo tempo per i pochi soldi che ne ricavano.