• scacchi012

    Riflessioni, appunti e spunti sul gioco degli scacchi, sul loro insegnamento a bambini e ragazzi, soprattutto nelle scuole.
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    FOTO: Gli istruttori dell'anno 2010: Roberta De Nisi, Olga Zimina, Eugenia Di Primio, Andrea Rebeggiani, Sebastiano Paulesu, Giuseppe Rinaldi

    Ne abbiamo scritto in un articolo su scacchi012.

    I premiati degli anni scorsi:
    - 2008
    - 2009
    .

  • Il nuovo libro di Alex!

    Per gentile concessione dell'editore (ediscere), pubblichiamo un estratto dell'ultimo libro di Alexander Wild per la serie Giocare a scacchi, I matti. Per scaricarlo, clicca qui.

    Wild, i matti

  • I racconti di Kob

    apici sinistraIl silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti.apici destra

    Mauro Kob Cereda, Foto

    Link ai racconti di Kob.

Alcune cose che ho imparato quest’anno (3)

La disciplina
Disciplina: esempio di punizione in scuola dell'800Ho scritto che la disciplina, nel senso di silenzio, arriva man mano che migliora il loro gioco. Non sempre è cosi. Conviene nella maggioranza dei casi e soprattutto nelle scuole grandi, nel senso molti bambini, o in città, affidare la disciplina all’insegnante.  Si rivela molto difficile capire quali classi hanno un buon attaccamento verso l’insegnante, soprattutto all’inizio di un corso di scacchi, quando ancora non conosciamo i bambini.  I bambini orientati verso l’insegnante sono più propensi ad ascoltare ed eseguire quello che l’insegnante propone. In questi casi basta poco per indirizzarli verso un comportamento utile sia a loro che a noi e con il passare del tempo il silenzio durante il gioco viene automatico (per approfondire  i concetti di attaccamento e orientamento come li intendo nel testo vedere “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Gordon Neufeld, si trova pure qualche video su You Tube).
Quando i bambini cambiano, durante l’anno, più volte insegnante o l’insegnante non riesce ad instaurare un buon rapporto (attaccamento o orientamento verso l’adulto) con la classe, diventa estremamente difficile guidare i bambini senza diventare autoritari. I bambini diventano, come dire, privi di orientamento. Questo implica anche il dover spiegare le cose più volte, ma diventa anche più difficile raggiungerli. Nelle inevitabili piccole pause fra una spiegazione individuale e l’altra  l’attenzione dei bambini sparisce, non sanno più che fare (mancanza di orientamento) e abbiamo un bel caos. Per ristabilire ordine in questi casi ci vuole una brutale dose di autoritarismo. Il risultato sarà alla fine il silenzio, ma è controproducente per stabilire un buon contatto con i bambini, alla prossima occasione la situazione sarà tale e quale.
Quando le classi sono cosi “irrequiete” conviene lasciare all’insegnante la responsabilità per la disciplina, avremo cosi il tempo di instaurare un rapporto di attaccamento con i bambini.  A un’ora a settimana ci vorranno almeno un paio d’anni, se agiamo correttamente, ma anche di più a seconda delle classi. Il libro sopra citato offre alcune spiegazioni che si avvicinano molto alle mie impressioni degli ultimi anni ed è stato molto utile a comprendere meglio come interagire meglio con i bambini.

 

Tornei premi e ricompense
PremioPremetto che sono ormai convinto oppositore dei tornei prima degli otto anni.
Il primo torneo interno, alla classe, lo propongo verso la fine del secondo anno di scacchi a scuola. Un semplice torneo di prova senza premi o ricompense, semplicemente per “addomesticare” l’orologio.
Quest’anno nelle quarte classi (Scuola San Giorgio di Brunico,  progetto 4 anni per pensare meglio) propongo un torneo tutti contro tutti con 15 minuti di riflessione. Nella quarta A Stefano l’agonista (almeno una categoria superiore agli altri) si propone come arbitro con grande sollievo della classe ma anche mio. I bambini rendono di più se non partecipa. Il torneo non prevede premi ne ricompense e dopo il 2. e il 3. turno intravedo una sempre maggior concentrazione e attenzione dei bambini anche alle mosse avversarie. I bambini iniziano a ricordare lezioni precedenti e ad usarle sempre più spesso correttamente. Il torneo dura sette settimane e questo Stefano non lo aveva considerato, credo la prossima volta non ci starà più a fare l’arbitro. Nella quarta B il miglioramento durante il torneo è stato più leggero, spiegabile da un non chiaro orientamento della classe.
Questi tornei hanno dei vantaggi, nel senso che l’impostazione mentale dei bambini verso il modo giusto di giocare a scacchi aumenta, diventano più riflessivi e mantengono questa impostazione per un lungo periodo e si rafforzano le conoscenze precedentemente finora acquisite.
Non è cosi nel torneo di fine anno con 15 minuti a testa 7 turni in una giornata con premi per tutti.
I bambini delle due classi giocano insieme, maschi e femmine divisi in due tornei. Saranno i premi o il maggior numero di partecipanti oppure la presenza di bambini dell’altra classe, ma in questo torneo non ci sono vantaggi, solamente svantaggi. La maggior parte muove i pezzi e basta, il gioco cala di parecchio, poca concentrazione e meno attenzione. Pochi fanno eccezione.
Questi tornei sono assolutamente inutili per la maggioranza dei bambini, mentre piacciono molto alla direzione scolastica che ha piacere e soddisfazione nel venire a guardare cosa hanno imparato!
Una eccezione la fa il torneo scolastico. Gioca la squadra! Si divide il rischio e la gioia. Anche qui la concentrazione, l’attenzione e il gioco sono ai massimi livelli. Credo sia utile anche questo torneo.
Credo tutti i tornei per bambini con premi o ricompense (anche i corsi con ricompense sono controproducenti, anche se non sembra all’inizio) che si svolgo fuori dalla classe non siano utili per lo sviluppo dei bambini. Ovviamente con sviluppo non intendo lo sviluppo scacchistico!

Ancora sui premi e ricompense
Il libro sopra citato prende ad esempio uno studio fatto al riguardo. Due gruppi di studenti (nei bambini è ancora più incisivo) sono stati scelti per fare una attività sportiva. Ad un gruppo si dava delle ricompense e premi per partecipare all’attività mentre all’altro No. Questo per un certo periodo di tempo. Verso la fine del periodo osservato il gruppo che riceveva premi non ne riceveva più diventando cosi pari all’altro gruppo. La conclusione dello studio dice: Anche coloro che avrebbero fatto l’attività volontariamente alla fine condizionavano la partecipazione con i premi e ricompense, finiti i premi e le ricompense hanno smesso di partecipare all’attività.
Un po’ come la brutta abitudine di portare regali ai nipoti, quando si faceva visite ai parenti. Se lo zio veniva a trovare il nipote senza regali il nipote era contento se arrivava lo zio e giocava con lui, ogni volta che arrivava era una gioia per l’arrivo dello zio. Se pero lo zio inizia a portare ogni volta un regalo la gioia per l’arrivo dello zio si trasforma in gioia per il regalo e in secondo luogo per l’arrivo dello zio. Nel rapporto è cambiato qualcosa per il bambino, lo zio non se ne accorge.
Ma dopo un certo periodo che lo zio porta sempre regali, il regalo acquista la parte del leone nell’equazione zio – regalo. Se per un qualsiasi motivo lo zio non portasse più regali per due tre volte, la delusione è tale che non gli importa più di vedere lo zio. Si sente tradito, lo zio non gli vuole più bene. Ricostruire il rapporto di prima diventa ora estremamente difficile. Sembrava una buona cosa portare dei regalini, quando si fa visita ai parenti, invece non va bene per il rapporto personale. Molto meglio fare con il bambino, a sua esclusiva disposizione, qualsiasi cosa piaccia a lui, che sia giocare a pallone o anche a scacchi o nascondino. Basta concederli un periodo di tempo esclusivamente suo e il bambino sarà sempre contento di vedere lo zio e non si corre il rischio (certezza) di perdere il rapporto per il regalo.
Lo stesso vale nei miei corsi di scacchi, si gioca per il piacere di giocare e non per ricevere un premio. Il giorno che i premi non ci sono più che si fa? Smettono di giocare? Credo molti smetterebbero. Questa è anche una mia esperienza personale. Ovviamente non sempre deve andare cosi 😉.

L’orologio è “a norma di bambino”?
Bambini e orologi da torneo di scacchiSpesso quando si parla di programmi a “norma di bambino” oppure “adatto per i bambini” ci si confonde spesso con “piace ai bambini” oppure “i bambini sono entusiasti”. Invece spesso quello che piace ai bambini non è identico a quello che farebbe bene ai bambini. Porto un semplice esempio con caratteristiche già note a gran parte degli istruttori, l’introduzione dell’orologio.
Quando introduco l’orologio, verso la fine del secondo anno di corso, affermazioni tipo “figo”, “grande” oppure “molto meglio del gioco normale” sono la norma. Tutti si divertono un sacco per un buon periodo di tempo.
Piace ai bambini!
Ma fa male ai bambini!
Per averne conferma basta osservare il loro gioco. Il gioco regredisce a un mero muovere i pezzi e premere sul orologio, gli scacchi diventano un mezzo per poter premere sull’orologio. Non conta più niente la riflessione e nemmeno i ragionamenti sul gioco. I bambini con una buona dose di individualità, da non confondere con individualismo, sono i primi ad accorgersene e i primi a mettere da parte l’orologio quando possono. Seguono poi man mano anche gli altri. Ovviamente ci sono anche quelli che insistono e prima o poi si abituano bene o male. Morale della storia: non tutto quello che piace ai bambini è loro utile. Meglio controllare sempre, fare un “dietro front” e ammettere uno sbaglio, non è niente di negativo.

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